Pensavo poi che Marx intende la trasformazione della società capitalista in società socialista, ma presuppone un successivo e radicale cambiamento che nei fatti chiude, attraverso la società comunista, il ritorno dell'uomo alla sua natura di essere sociale. Chiaro che l'uomo nuovo e la società nuova rappresentavano un radicale cambiamento che non si origina dal capitalismo, ma dalle conquiste sociali che esso inconsapevolmente recava con sè. Heidegger non ha perso nessuna speranza, semplicemente, vive una fase di disillusione tipica del pensiero post-nietzscheano, e si rende conto che il progresso è spesso un mito illusorio, esattamente come il marxista Georges Sorel in ambito politico. Lo stesso fideismo scientifico di Marx (che comunque si terrà sempre molto ma molto lontano dallo scientismo e dal positivismo anglosassone) è comunque giovanile e diventa sempre meno intenso negli anni più maturi: la rivoluzione si fa sempre meno necessità storica e sempre più evento politico e d'avanguardia.




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