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  1. #11
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    io ti dico come io vorrei che andassero le cose;
    1-tutti i privilegi al clero azzerati.
    2-costituzione di un partito cattolico,con vescovi e preti che si possono anche candidare!se questo partito raggiunge la maggioranza per governare,allora prende le decisioni che vuole!tutto alla luce del sole,non come adesso,che senza nessuna maggioranza legittima si vorrebbe imporre il proprio volere anche a chi non è cattolico!
    mi pare di non aver detto niente di così strano,la democrazia funziona così!
    saresti d'accordo?

  2. #12
    Vincent II
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    Citazione Originariamente Scritto da Su pisìttu
    cioè?scusa l'ignoranza,che sono snp e svp?
    Ho fatto un errore: PNV (non SNP) e SVP.
    Il resto ve lo commentate da soli.

  3. #13
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    Citazione Originariamente Scritto da Vincent II
    Ho fatto un errore: PNV (non SNP) e SVP.
    Il resto ve lo commentate da soli.
    parla al singolare,io rappresento solo me stesso,non so lo stesso cosa sono quelle sigle!,per il resto, perchè non discuterne?,di la tua,il forum è fatto per questo,mi pare di non aver detto niente di male!

  4. #14
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    Citazione Originariamente Scritto da Vincent II
    La carattertizzazione anticlericale del vostro partito, non a caso laico e di sinistra, è uno dei motivi che gli ha impedito (anche se il problema è molto più complesso) di diventare partito nazionale di massa quali sono l'UV, la SVP, il PNV, lo SNP e quant'altro, caso tra l'altro più unico che raro in tutto il continente.
    Io sono cattolico praticante come una parte notevole della popolazione sarda. Non è molto intelligente autoghettizzarsi escludendo me e loro dal sentirci parte di un progetto nazionale serio.
    A proposito, quando si parla di progetto di lberazione o di nazionalitarismo mi sento tanto un abitante di qualche paese sottosviluppato del sud America o dell'Africa in fase di decolonizzazione. Il mio consiglio è di cambiare il lessico terzomindista.
    Cordialmente


    chin tottu su rispettu...sa limba in sa liturgia...o misssa..non est tra sos problemas mannos chi tenimus in SARDIGNA

  5. #15
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    Citazione Originariamente Scritto da Vincent II
    La carattertizzazione anticlericale del vostro partito, non a caso laico e di sinistra, è uno dei motivi che gli ha impedito (anche se il problema è molto più complesso) di diventare partito nazionale di massa quali sono l'UV, la SVP, il PNV, lo SNP e quant'altro, caso tra l'altro più unico che raro in tutto il continente.
    Io sono cattolico praticante come una parte notevole della popolazione sarda. Non è molto intelligente autoghettizzarsi escludendo me e loro dal sentirci parte di un progetto nazionale serio.
    A proposito, quando si parla di progetto di lberazione o di nazionalitarismo mi sento tanto un abitante di qualche paese sottosviluppato del sud America o dell'Africa in fase di decolonizzazione. Il mio consiglio è di cambiare il lessico terzomindista.
    Cordialmente
    Mi pare che alcune tue concezioni sul PSd’A. siano approssimative. Andiamo per ordine.
    Il PSd’A non mi risulta essere anticlericale, da cosa evinci questa affermazione?
    Ciò non toglie che tra i militanti qualcuno potrebbe esserlo.
    Sul fatto che sia laico, lo ritengo un elemento qualificante, in quanto non si ispira esplicitamente alla Chiesa, ma gli insegnamenti del cristianesimo, in qualche modo sono “interiorizzati”.
    Il PSd’A è una organizzazione politica democratica, in cui vige il massimo rispetto personale, basta leggersi l’Art. 4 dello Statuto:

    ART. 4 - VALORI SOCIALI
    Il “ Partidu Sardu - Partito Sardo d'Azione" esalta i valori della libertà, dell'uguaglianza e della fratellanza fra gli uomini e fra i popoli. Si batte affinché tutti gli uomini e le donne godano di pari diritti, pari opportunità e abbiano gli stessi doveri. Combatte ogni forma di razzismo e di sfruttamento dell'uomo sull'uomo.
    Tutela la libertà religiosa, di manifestazione del pensiero, di parola, d’informazione, di comunicazione, di sindacato e di associazione.
    Rifiuta il primato della guerra nella risoluzione delle controversie e adotta la non violenza come metodo di lotta politica. Difende i diritti fondamentali di tutto il popolo sardo ed in particolare il diritto al lavoro ed il diritto alla libertà di impresa. Valorizza e tutela il territorio della Sardegna, in un quadro di sviluppo economico e di partecipazione delle popolazioni.

    Credo comunque che la maggioranza dei sardisti siano cattolici, non so in quale percentuale praticanti.
    Potrei aggiungere che Sacerdoti e appartenenti ad ordini religiosi, come i Francescani, hanno avuto un passato sardista…

    ***

    Sul fatto che il Partito sia “di sinistra”, mi sembra si voglia ricadere in categorie politiche di schieramento, che rende i sardisti insofferenti, semplicemente perché non ci riconosciamo in nessuno dei partiti della “sinistra italiana”; ma su questo mi sono già espresso nel 3d “Sussulti di parte: http://www.politicaonline.net/forum/...d.php?t=213677 .
    Buttando lì una definizione “estemporanea” preferisco il termine “progressista” di tipo “azionista-socialista-liberale-sardo”.

    ***

    Leggendo il tuo post, questo pomeriggio ho voluto/dovuto acquistare il testo del Prof. Gigi Sanna: Pulpito, politica e letteratura, pubblicato nel 2002.

    Riporto la presentazione di Don Antonio Pinna, che può contribuire a chiarire le idee:

    PRESENTAZIONE

    La ricerca di Gigi Sanna sulla storia della predica in Sardegna nasce all'interno dei corsi di Storia della Chiesa presso l'Istituto di Scienze Religiose di Oristano. Studioso che non si lascia intimorire dalle sfide, egli accettò la nostra proposta di integrare gli aspetti locali sardi nei corsi fondamentali, senza rimandarla a successivi corsi opzionali. L'intento era che gli studenti dell'Istituto, tanto gli insegnanti di Religione nelle scuole pubbliche quanto i collaboratori nelle attività ecclesiali, non terminassero gli studi di teologia nelle medesime condizioni degli studenti e dei preti usciti dal Seminario di Cuglieri a partire dal 1928, e anche, almeno in parte, delle ultime generazioni che escono dalla Facoltà Teologica trasferita a Cagliari nel 1971: sapendo molto della storia della chiesa universale, e niente o quasi della storia della chiesa locale sarda. Non si tratta, certo, di restringere gli orizzonti in tempi di globalizzazione. Si tratta invece di ritrovare il senso fondante di un logos fatto carne. Dimenticando l'incarnazione, la verità evangelica diventa filosofia perenne, l'universalismo diventa colonialismo, l'unità diventa uniformità.
    Dalle Memorie storiche pubblicate nel 1912 per il secondo centenario del Seminario Arcivescovile di Oristano, veniamo a sapere che un simile intento fu presente tra il 1904 e il 1907 nel piano di studi teologici di allora. La relazione quasi burocratica delle notizie viene d'improvviso interrotta da una pagina quanto mai personale, che vogliamo rendere pubblica, anche perché aiuta a capire il senso dell'accostamento tra «pulpito, politica e letteratura»: «Si è pensato pure ad istituire una cattedra di storia dedicata specialmente ai monumenti ed alle memorie isolane, affinché nei giovani leviti rimanesse caldo l'amore della patria, e vivessero nello spirito dei nostri antenati, e parlassero il loro linguaggio, con significato di nobile protesta contro la invadenza e le usanze di popoli stranieri, che hanno sempre spadroneggiato, infeudato e sfruttato l'isola cara [ ... ] Quanti sono in Sardegna che conoscono la storia dei nostri maggiori? Quanti pochi han pensato al contenuto letterario e storico dei nostri archivi [ ... ] Anche i sacerdoti devono essere sardi, forti di disciplina morale e di nazionale fierezza, di spirito di sagrifizio e di abnegazione; anch'essi sappiano apprezzare le virtù eroiche che li rende fieri e gelosi della loro indipendenza, mal sopportando la vicinanza dei cupidi nemici e il contatto dei disprezzatori del loro paese [ ... ] Ricordiamoci tutti che a nessuno il passato deve far ira, ma a tutti deve il presente causare vergogna e l'avvenire paura».
    Ma subito dopo questa pagina ispirata, leggiamo: «Nobile adunque il pensiero di un insegnamento di storia patria; se bene deva per ora ritardarsi l'attuazione. Col programma degli studi di S. S. Pio X, il Seminario attuò tutto l'insegnamento ufficiale con orario regolare, senza più pensare a maggior numero di materie». Successe dunque che, per ottemperare a un programma di studi universalmente stabilito, la "nobile" intenzione di favorire una più incarnata identità dei "sacerdoti sardi" restò soltanto una bella pagina dimenticata, e per certi segni destinata a rimanere tale.
    Riguardo al contenuto, la prima comunicazione orale dello studio presso l’Istituto di Scienze Religiose e i condizionamenti pratici della ricerca spiegano la focalizzazione sulla predica in sardo nel territorio arborense1. Questo limite territoriale, di cui l'autore è ben consapevole, sottolinea l'aspetto di «sfida» implicito nel tema stesso della ricerca, sia per lo stato iniziale della conoscenza degli archivi sia per la diffusa sfiducia, discussa più volte nel testo, circa l'interesse storico, letterario, e anche religioso, di ciò che si trova o si potrebbe "ancora" trovare. Il lettore, di qualsiasi lingua, sentirà tra le righe l'invito ad acquisire una maggiore conoscenza dell'identità della propria ed altrui cultura, invertendo i frutti di un'educazione allo sradicamento e alla disincarnazione, che faceva e fa assimilare più il disprezzo per il proprio paese che la corretta inculturazione di una fede universale. A sentire certe rituali e solenni, ma generiche dichiarazioni di principio, non corroborate da precise analisi e non seguite da decisioni concrete, potrebbe sembrare che ai sardi non resti ormai altro destino che lasciare in eredità ai loro posteri (ancora «sardi»?) una sterile «ira» per il passato. Cresce, tuttavia, l'interesse per rispondere alla domanda su "quanti pochi han pensato al contenuto letterario e storico dei nostri archivi". Se questi pochi aumenteranno, stimolati anche dall'interesse e dagli interrogativi suscitati dal libro di Gigi Sanna, e se all'interesse per gli archivi si affiancherà la consapevolezza della propria identità e dignità, allora il presente avrà meno motivi di vergogna e l'avvenire meno ragioni di paura. Deus bollat e aici siat.

    Antonio Pinna
    Direttore dell'Istituto Scienze Religiose di Oristano

    1 Il cap. 7 avanza l'ipotesi di una "scuola oratoria" arborense. A supporto, faccio presente che nell'archivio del Seminario di Oristano sono conservate, per gli anni dal 1904 al 1947, 43 locandine graficamente curate con F«elenco dei predicatori» per i tre generi di esercitazione (spiegazione del vangelo, panegirici, mese mariano). Inoltre, il "Diario di cappella" di mons. Serci nota che gli alunni cominciarono a predicare per il mese mariano nel 1893, e che '1e feste patronali interne" (seguendo lo schema delle feste patronali delle ville) sono celebrate a partire dal 1834. La dicitura Aa spiegazione dei vangelo è in dialetto» appare nelle locandine dal 1904 fino al 1928, anno in cui la sezione di teologia termina e inizia il Seminario Regionale di Cuglieri, affidato ai Padri Gesuiti della Provincia Sardo-Piemontese.

    ***

    GIGI SANNA
    Pulpito, politica e letteratura.
    Predica e predicatori in lingua sarda. 2002, pp. 344, 17x24, euro 52,00.

    Un’opera si presenta come un originale contributo critico nell'ambito degli studi sulla lingua e sulla letteratura sarda. In essa infatti viene tracciato un percorso storico sulla predicazione e sulla predica in sardo in Sardegna dalle origini sino alla prima metà del '900. L’autore si sofferma in alcuni capitoli sulla natura della predica e sulle qualità dei predicatori nell'Ottocento e nel Novecento (Arangino, Soggiu, Cossu, Carboni, Sanna, Casu, Marras ecc.) con riferimento documentario a testi già pubblicati e, in particolare, a più di 500 autografi in variante campidanese di area arborense. Il lavoro viene corredato alla fine da un'antologia di prediche, quasi tutte inedite, per agevolare il lettore impossibilitato a procurarsi testi rari e ad accedere alle fonti dirette.

    ***
    Ancora: ci mancherebbe altro che il PSd’A. voglia “autoghettizzarsi” escludendo i cattolici dal partecipare ad “un progetto nazionale serio” come tu lo chiami.
    Come vedi anche questo potrebbe essere un lessico “terzomondista”, che in effetti considerato il periodo degli articoli riportati, appartiene agli anni ’70 e ’80.
    Tuttavia, non ti sembra che molte delle problematiche del rapporto tra la Sardegna e lo Stato si possano, ancora oggi, configurare in senso “coloniale”?

    ***
    Infine: il PSd’A. non può essere ricondotto ad un “partitino ideologico laico e socialista” e non credo nemmeno voglia essere un “partito pigliatutto”, ma è aperto alla società sarda così com’è, con l’ambizione (testimoniata dalla sua storia politica) di indicare la strada per il riscatto e la crescita civile, culturale, economica, politico-istituzionale “de Su Populu Sardu”, in una parola di una Nazionalità a pieno titolo, nel contesto europeo, passando, se necessario, da quello italiano.
    Gli esempi dell’UV, SVP,PNV. hanno origini diverse.

    Altrettanto cordialmente.

  6. #16
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    vincent che ne pensi della mia proposta?

  7. #17
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    interessante su libru...peccato chi costas 5o neuros!

    pesso chi non l'ait chin tecus...custe pure idet Comunistas in tottue!

  8. #18
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    Citazione Originariamente Scritto da juanna maria
    pesso chi non l'ait chin tecus... che significa?
    .

  9. #19
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    ...traduzione: penso che non l'aveva con te...riferito a su Componidori
    chao...e sa saluta sa Marmilla

  10. #20
    www.urn-indipendentzia.com
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    Purtroppo manca un vero grande partito di massa, aperto a tutti.
    Un pò come Progetto Sardegna che neppure si è posto il problema di trasversalismi....
    Ma non è indipendentista.
    Il socialismo non rappresenta certo tuttta la popolazione,per questo il ps d'az non potrà mai rappresentare tutti.
    Poi Soru si è anche accorto che i soldi non bastavano per arrivare ai vertici e si è dovuto trovare un polo con cui allearsi:
    Un aprova concreta che le storie sui trasversalismi sono fesserie.

 

 
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