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Discussione: Il boomerang

  1. #11
    Ex ore tuo te judico
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    Citazione Originariamente Scritto da x-mas
    Io propongo di fare una classifica su chi ha meno pregiudicati e dargli il voto.
    _____________
    Voi non ne prendereste neanche uno. Siete pregiudicati a prescindere.

  2. #12
    email non funzionante
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    Citazione Originariamente Scritto da salerno69
    TUTTI I PROCESSI DI BERLUSCONI

    Bugie sulla loggia P2 (falsa testimonianza)
    La Corte d'appello di Venezia, nel 1990, dichiara Berlusconi colpevole di aver giurato il falso davanti al Tribunale di Verona a proposito della sua iscrizione alla P2, ma il reato è coperto dall'amnistia del 1989. Interrogato sotto giuramento Berlusconi aveva detto: "Non ricordo la data esatta della mia iscrizione alla P2, ricordo comunque che è di poco anteriore allo scandalo [.]. Non ho mai pagato una quota di iscrizione, né mai mi è stata richiesta". Berlusconi però si era iscritto alla P2 nel 1978 (lo scandalo è del 1981) e aveva pagato la sua quota. Così i giudici della Corte d'appello di Venezia scrivono: "Ritiene il Collegio che le dichiarazioni dell'imputato non rispondano a verità [.], smentite dalle risultanze della commissione Anselmi e dalle stesse dichiarazioni rese del prevenuto avanti al giudice istruttore di Milano, e mai contestate [.]. Ne consegue quindi che il Berlusconi ha dichiarato il falso", rilasciato "dichiarazioni menzognere" e "compiutamente realizzato gli estremi obiettivi e subiettivi del delitto di falsa testimonianza". Ma "il reato va dichiarato estinto per intervenuta amnistia".

    Tangenti alla Guardia di Finanza (corruzione)
    I grado: condanna a 2 anni e 9 mesi per tutte e quattro le tangenti contestate (niente attenuanti generiche). Appello: prescrizione per tre tangenti (grazie alle attenuanti generiche), assoluzione con formula dubitativa (comma II art.530 c.p.p) per la quarta. Nelle motivazioni si legge: "Il giudizio di colpevolezza dell'imputato poggia su molteplici elementi indiziari, certi, univoci, precisi e concordanti, per ciò dotati di rilevante forza persuasiva, tali da assumere valenza probatoria". Cassazione: assoluzione. La motivazione contiene due riferimenti alla classica insufficienza di prove. La Cassazione non può entrare dichiaratamente nel merito, né dunque annullare la sentenza precedente con formula dubitativa: deve emettere un verdetto secco (conferma oppure annulla). Ma nella motivazione i giudici della VI sezione penale rimandano esplicitamente all'"articolo 530 cpv": dove "cpv" significa "capoverso", cioè comma 2 ("prova contraddittoria o insufficiente"). A 12 righe dalla fine, a scanso di equivoci, i supremi giudici hanno voluto essere ancora più chiari. Si legge infatti: "Tenuto conto di quanto già osservato sulla insufficienza probatoria, nei confronti di Berlusconi, del materiale indiziario utilizzato dalla Corte d'appello...".

    All Iberian 1 (finanziamento illecito ai partiti)
    I grado: condanna a 2 anni e 4 mesi per i 21 miliardi versati estero su estero, tramite il conto All Iberian, a Bettino Craxi. Appello: il reato cade in prescrizione, ma c'è: "per nessuno degli imputati emerge dagli atti l'evidenza dell'innocenza". Cassazione: prescrizione confermata, con condanna al pagamento delle 11 spese processuali. Nella sentenza definitiva tra l'altro si legge: "Le operazioni societarie e finanziarie prodromiche ai finanziamenti estero su estero dal conto intestato alla All Iberian al conto di transito Northern Holding [Craxi] furono realizzate in Italia dai vertici del gruppo Fininvest spa, con il rilevante concorso di Berlusconi quale proprietario e presidente. [.] Non emerge negli atti processuali l'estraneità dell'imputato".

    All Iberian 2 (falso in bilancio)
    Processo sospeso in attesa che sulla legittimità delle nuove norme in materia di reati societari approvate dal governo Berlusconi si pronuncino l'Alta Corte di giustizia europea e la Corte costituzionale italiana. Se le eccezioni sollevate da vari tribunali verranno respinte, il reato sarà dichiarato prescritto.

    Medusa Cinema (falso in bilancio)
    I grado: condanna a 1 anno e 4 mesi (10 miliardi di fondi neri che, grazie alla compravendita, vengono accantonati su una serie di libretti al portatore di Silvio Berlusconi). Appello: assoluzione con formula dubitativa (comma 2 art. 530). Berlusconi, secondo il collegio è così ricco che potrebbe anche non essersi reso conto di come, nel corso della compravendita, il suo collaboratore Carlo Bernasconi (condannato) gli abbia versato 10 miliardi di lire in nero. Scrivono i giudici: "La molteplicità dei libretti riconducibili alla famiglia Berlusconi e le notorie rilevanti dimensioni del patrimonio di Berlusconi postulano l'impossibilità di conoscenza sia dell'incremento sia soprattutto dell'origine dello stesso". Cassazione: sentenza d'appello confermata.

    Terreni di Macherio (appropriazione indebita, frode fiscale, falso in bilancio)
    I grado: assoluzione dall'appropriazione indebita e dalla frode fiscale (per 4.4 miliardi di lire pagati in nero all'ex proprietario dei terreni che circondano la villa di Macherio, dove vivono la moglie Veronica e i tre figli di secondo letto), prescrizione per i falsi in bilancio di due società ai quali "indubbiamente ha concorso Berlusconi". Appello: confermata l'assoluzione dalle prime due accuse. Assoluzione anche dal primo dei due falsi in bilancio, mentre il secondo rimane ma è coperto da amnistia. Cassazione: in corso.

    Caso Lentini (falso in bilancio)
    I grado: il reato (10 miliardi versati in nero al Torino Calcio in occasione dell'acquisto del giocatore Luigi Lentini) è stato dichiarato prescritto grazie alla nuova legge sul falso in bilancio. Appello: in corso.

    Consolidato gruppo Fininvest (falso in bilancio)
    Il gip Fabio Paparella ha dichiarato prescritti, sulla base della nuova legge sul falso in bilancio, i 1500 miliardi di lire di presunti fondi neri accantonati 12 dal gruppo Berlusconi su 64 off-shore della galassia All Iberian (comparto B della Fininvest). Il pm Francesco Greco ha presentato ricorso in Cassazione perché la mancata fissazione dell'udienza preliminare gli ha impedito di sollevare un'eccezione d'incostituzionalità e di incompatibilità con le direttive comunitarie delle nuove norme sui reati societari e con il trattato dell'Ocse.

    Lodo Mondadori (corruzione giudiziaria)
    Grazie alla concessione delle attenuanti generiche il reato - che in primo grado ha portato alla condanna di Cesare Previti - è stato dichiarato prescritto dalla Corte d'Appello di Milano e dalla Corte di Cassazione. Nelle motivazioni della Cassazione, tra l'altro, si legge: "il rilievo dato [per concedere le attenuanti generiche] alle attuali condizioni di vita sociale ed individuale del soggetto [Berlusconi è diventato presidente del Consiglio], valutato dalla Corte come decisivo, non appare per nulla incongruo.".

    Sme-Ariosto (corruzione giudiziaria)
    A causa dei continui "impedimenti istituzionali" sollevati da Berlusconi e dei conseguenti rinvii delle udienze, la posizione del premier è stata stralciata dal processo principale. Ed è stato creato un processo parallelo, che però Berlusconi ha sospeso fino al termine del suo incarico (o sine die, in caso di rielezione o di nomina ad altra carica istituzionale) facendo approvare a tempo di record il Lodo Maccanico, proprio alla vigilia della requisitoria, delle arringhe e della sentenza, e a 40 mesi dall'inizio del dibattimento.

    Sme-Ariosto (falso in bilancio)
    In seguito all'entrata in vigore delle nuove norme sul diritto societario, questo capo d'imputazione contestato a Berlusconi per il denaro versato - secondo l'accusa- ad alcuni giudici, è stato stralciato. Il processo è fermo in attesa che l'Alta Corte di giustizia europea si pronunci sulla conformità tra le nuove regole e le normative comunitarie. Ma, anche in caso di risposta positiva per i giudici, resterà bloccato per il Lodo Maccanico. Come tutti gli altri procedimenti ancora in corso a carico di Silvio Berlusconi.

    Diritti televisivi (falso in bilancio -?- e frode fiscale)
    Indagini preliminari in corso alla Procura di Milano (pm Alfredo Robledo e Fabio De Pasquale), a carico di numerosi manager del gruppo, più il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri e il titolare Silvio Berlusconi, il quale - secondo l'ipotesi accusatoria - avrebbe continuato anche dopo l'ingresso in politica nel '94 ad esercitare di fatto il ruolo di dominus dell'azienda. Oggetto dell'indagine: una serie di operazioni finanziarie di acquisto di diritti cinematografici e televisivi da majors americane, con vorticosi passaggi fra una società estera e l'altra del gruppo Berlusconi, con il risultato di far lievitare artificiosamente il prezzo dei beni compravenduti e beneficiare di sconti fiscali previsti dalla legge Tremonti, approvata dal primo governo dello stesso Berlusconi per detassare gli utili reinvestiti dalle imprese. Un presunto falso in bilancio che i magistrati valutano in circa 180 milioni di euro nel 1994.

    Telecinco (violazione delle leggi antitrust e frode fiscale in Spagna)
    Il giudice anticorruzione di Madrid Baltasàr Garzòn Real, dopo aver chiesto nel 2001 al governo italiano di processare Berlusconi o, in alternativa, di privarlo dell'immunità in modo di poterlo giudicare in Spagna, non ha ancora ricevuto risposta. Per questo il procuratore anticorruzione Carlo Castresana, nel maggio 2002, ha pregato Garzòn di rivolgersi di nuovo alle autorità italiane. Berlusconi in Spagna è accusato - insieme a Marcello Dell'Utri e ad altri dirigenti del gruppo Fininvest - di aver posseduto, grazie a una serie di prestanomi e di operazioni finanziarie illecite, il controllo pressoché totalitario dell'emittente Telecinco eccedenti rispetto ai limiti dell'antitrust spagnola, negli anni in cui il tetto massimo era del 25 per cento delle quote azionarie.

    Mafia (concorso esterno in associazione mafiosa e riciclaggio di denaro sporco)
    Indagini archiviate a Palermo su richiesta della Procura per scadenza dei termini massimi concessi per indagare.

    Bombe del 1992 e del 1993 (concorso in strage)
    Le inchieste delle Procure di Firenze e Caltanissetta sui presunti "mandanti a volto coperto" delle stragi del 1992 (Falcone e Borsellino) e del 1993 (Milano, Firenze e Roma) sono state archiviate per scadenza dei termini d'indagine. A Firenze, il 14 novembre 1998, il gip Giuseppe Soresina ha però rilevato come Berlusconi e Dell'Utri abbiano "intrattenuto rapporti non meramente episodici con i soggetti criminali cui è riferibile il programma stragista realizzato". Cioè con il clan corleonese che da vent'anni guida Cosa Nostra, con centinaia di omicidi e una mezza dozzina di stragi. Aggiunge il giudice fiorentino che esiste "una obiettiva convergenza degli interessi politici di Cosa Nostra rispetto ad alcune qualificate linee programmatiche della nuova formazione [Forza Italia]: articolo 41 bis, legislazione sui collaboratori di giustizia, recupero del garantismo processuale asseritamente trascurato dalla legislazione dei primi anni 90". Poi aggiunge che, nel corso delle indagini, addirittura "l'ipotesi iniziale [di un coinvolgi- mento di Berlusconi e dell'Utri nelle stragi] ha mantenuto e semmai incrementato la sua plausibilità". Ma purtroppo è scaduto "il termine massimo delle indagini preliminari" prima di poter raccogliere ulteriori elementi. Il gip di Caltanissetta Giovanni Battista Tona ha scritto: "Gli atti del fascicolo hanno ampiamente dimostrato la sussistenza di varie possibilità di contatto tra uomini appartenenti a Cosa Nostra ed esponenti e gruppi societari controllati in vario modo dagli odierni indagati [Berlusconi e Dell'Utri]. Ciò di per sé legittima l'ipotesi che, in considera- zione del prestigio di Berlusconi e Dell'Utri, essi possano essere stati individuati dagli uomini dell'organizzazione quali eventuali nuovi interlocutori". Ma "la friabilità del quadro indiziario impone l'archiviazione". C'è, infine, la sentenza della Corte di Assise di Appello di Caltanissetta, che il 23 giugno 2001 ha condannato 37 boss mafiosi per la strage di Capaci: nel 14 capitolo intitolato esplicitamente "I contatti tra Salvatore Riina e gli on. Dell'Utri e Berlusconi", si legge che è provato che la mafia intrecciò con i due "un rapporto fruttuoso quanto meno sotto il profilo economico". Talmente fruttuoso che poi, nel 1992, "il progetto politico di Cosa Nostra sul versante istituzionale mirava a realizzare nuovi equilibri e nuove alleanze con nuovi referenti della politica e dell'economia". Cioè a "indurre nella trattativa lo Stato ovvero a consentire un ricambio politico che, attraverso nuovi rapporti, assicurasse come nel passato le complicità di cui Cosa Nostra aveva beneficiato".
    e questo è solo il fascicolo di silviuccio... immaginate cosa c'è su dell'utri...

  3. #13
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    Citazione Originariamente Scritto da matrix82ct
    questa sarebbe una cosa molto saggia tanto per iniziare... almeno si ripulirebbe il parlamento dai condannati in via definitiva... sarebbe già un piccolo passo avanti...
    Ci sono già almeno due proposte di legge in tal senso che giacciono nei cassetti delle varie Commissioni parlamentari.
    Basterebbe prenderne una e METTERLA NEL PROGRAMMA come una delle priorità.

  4. #14
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    Citazione Originariamente Scritto da matrix82ct
    e questo è solo il fascicolo di silviuccio... immaginate cosa c'è su dell'utri...
    Sui numeri non lo batte nessuno, al Banana.
    Dell'Utri "vince" in quanto GIA' (tecnicamente) pregiudicato.

  5. #15
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    La legge salva-Dell'Utri


    Giustizia fai-da-te: dopo rogatorie, falso in bilancio e legittimo sospetto, arrivano il patteggiamento allargato, l'inutilizzabilità delle intercettazioni telefoniche e le immunità parlamentari. Con l'aiuto, dal centrosinistra, di Marco Boato. Una norma sui tabulati telefonici sembra fatta su misura per il senatore di Forza Italia sotto processo a Palermo. E infatti...







    Palermo, processo a Marcello Dell’Utri,
    pomeriggio di giovedì 10 aprile. Si alza l’avvocato Giuseppe Di Peri, difensore del senatore di Forza Italia, e chiede la parola. È da due mesi che i legali di Dell’Utri chiedono continui rinvii dell’audizione in aula di un consulente della Procura di Palermo, Gioacchino Genchi, che ha lavorato sui tabulati telefonici del braccio destro di Silvio Berlusconi. Le ripetute richieste di rinvio sono motivate con gli impegni parlamentari dell’imputato (senatore della Repubblica e anche parlamentare europeo). Gli avvocati tentano anche di far dichiarare inutilizzabili i tabulati e inammissibile la testimonianza del consulente. Invano: i tabulati telefonici sono una prova essenziale per dimostrare le accuse.

    Allora, il 10 aprile, ecco la mossa a sorpresa:
    Di Peri comunica al Tribunale che il giorno prima, mercoledì 9 aprile, la Camera ha approvato alcune norme proprio sull’utilizzabilità di intercettazioni e tabulati telefonici. Norme che incideranno sul processo, e in particolare sulla prova che per due mesi la difesa del senatore era riuscita a non far arrivare in aula. «Mi permetto di prevedere», dice l’avvocato, «che entro e non oltre quindici giorni» l’altro ramo del Parlamento approverà definitivamente la legge. L’avvocato aggiunge di aver ricevuto «assicurazioni in tal senso». Conclusione: il Tribunale conceda dunque un’ulteriore sospensione, per permettere alla legge salva-Dell’Utri di venire approvata.

    Non era mai successo che in un’aula di giustizia
    si ammettesse apertamente, senza troppi giri di parole, di contare su leggi ad personam, di aspettare norme su misura, confezionate appositamente per un imputato. Le leggi su misura, come sappiamo, non sono una novità: negli ultimi mesi rogatorie, falso in bilancio, legittimo sospetto ci hanno aperto un mondo. Ma erano sempre presentate come leggi buone e giuste per tutti, che poi casualmente risolvevano anche qualche problemino a un pugno di imputati eccellenti. Il 10 aprile, invece, la musica cambia: un avvocato dichiara in aula di aver ricevuto «assicurazioni» addirittura sui tempi d’approvazione («entro e non oltre quindici giorni») di una norma di legge che risolve il processo e azzera le prove contro un imputato.

    Aspetteremo ancora qualche giorno
    per vedere se le «assicurazioni» saranno mantenute. Certo è che in questi giorni il Parlamento e la politica italiane sono impegnati in una intensa attività per risolvere, con leggi da varare in fretta e furia, i problemi giudiziari di alcuni cittadini italiani, i cui nomi sono Marcello Dell’Utri, Cesare Previti e, sopra tutti, Silvio Berlusconi.

    OPPOSIZIONE MORBIDA


    Alla Camera dei deputati ha avuto una corsia preferenziale
    la legge sul patteggiamento allargato. Prevede che i processi possano essere bloccati per 45 giorni: uno stop per dare la possibilità a qualunque imputato di valutare se patteggiare o no. Un’ennesima dilazione che potrebbe essere utile per bloccare alcuni processi eccellenti, in attesa di una soluzione legislativa. Come quella che potrebbe arrivare con la legge sull’«attuazione dell’articolo 68 della Costituzione» (cioè sulle garanzie processuali spettanti ai parlamentari): la legge sull’immunità parlamentare ha ottenuto, alla Camera, la benevola astensione dell’Ulivo. Queste nuove norme serviranno a salvare Previti, che (a suon di ricusazioni) continua a cercare d’allontanare la fine del processo di Milano? E Berlusconi riuscirà a bloccare la sentenza Toghe sporche prima di diventare presidente di turno dell’Unione europea?

    Il suo avvocato-parlamentare Gaetano Pecorella
    ha mandato segnali all’opposizione, chiedendo apertamente una norma che sospenda i processi al presidente del Consiglio (e alle alte cariche dello Stato, che però non hanno di questi problemi). Una norma che potrebbe essere inserita, come emendamento, al Senato: «Un’opposizione responsabile», dice Pecorella, «dovrebbe favorire questa soluzione, proprio perché, con la presidenza del semestre europeo, l’Italia si troverà al centro dell’Europa, che in questo momento storico è anche il centro del mondo. Se invece vorrà lo sfascio...».

    Poi c’è il caso Dell’Utri.
    Meno noto, più defilato, quasi invisibile per la stampa italiana, che non spende una parola per raccontare le avventure processuali palermitane del fondatore di Forza Italia. Ma è un caso molto istruttivo, che fa capire l’aria che tira in questo momento tra le aule parlamentari e quelle di giustizia.

    COMPLOTTO PER PENTITI E ORCHESTRA


    Il processo a Dell’Utri
    su cui sono ora appuntati gli sguardi è uno dei due che si celebrano a Palermo contro il senatore. Non il più noto, in cui Marcello è imputato di concorso esterno nell’organizzazione mafiosa chiamata Cosa nostra. Ma l’altro, con accusa di calunnia aggravata nei confronti di alcuni collaboratori di giustizia.
    La storia, molto in breve, è questa. Dell’Utri, già sotto inchiesta per mafia, contatta un paio di mafiosi «pentiti» (Cosimo Cirfeta e Giuseppe Chiofalo), con i quali prepara una complessa manovra: i due – secondo l’accusa – si impegnano a raccontare di essere stati avvicinati da altri collaboratori di giustizia, che li volevano spingere ad aggiungersi agli accusatori di Dell’Utri, inventandosi falsi addebiti a suo carico. Se l’operazione fosse andata in porto, l’effetto sarebbe stato dirompente: sarebbe crollata la credibilità di tutti i testimoni contro Dell’Utri e sarebbe invece passata l’ipotesi di un complotto, di un accordo tra «pentiti» ai danni del collaboratore di Berlusconi.

    I magistrati di Palermo e gli agenti della Dia
    scoprono però il piano. La Direzione investigativa antimafia filma addirittura alcuni incontri tra Dell’Utri e Chiofalo, uno dei due falsi «pentiti». Questi, scoperto, ammette: «Dell’Utri mi disse: “Confermi le accuse di Cirfeta e io farò ricco lei e la sua famiglia, avrà per sempre la riconoscenza mia, del dottore Berlusconi e quella di tutte le persone che ci vogliono bene”...». Per questa vicenda, la Procura di Palermo nel marzo 1999 chiede al Senato addirittura l’arresto di Dell’Utri, che viene però salvato dal voto dell’aula.

    Il consulente Gioacchino Genchi,
    analizzando per la Procura i tabulati del traffico telefonico, ha scoperto contatti tra Dell’Utri e i due uomini di Cosa nostra avvenuti ben prima del giorno ammesso dal senatore: è la prova oggettiva del tentativo di Dell’Utri di manovrare i due falsi «pentiti». Ma quei tabulati non sono ancora riusciti ad arrivare nell’aula del tribunale, dove diventerebbero prova processuale. Due mesi di rinvii e, ora, la richiesta dell’ulteriore stop in attesa di quella che a Palermo qualcuno ha già chiamato «legge Genchi».

    Che cosa prevede, infatti, la norma
    già approvata dalla Camera sull’immunità parlamentare? Il Parlamento dovrà votare se concedere o no l’autorizzazione all’uso, nei processi, di intercettazioni e tabulati raccolti in precedenza e che convolgono, indirettamente, un deputato o un senatore (indirettamente: perché nei confronti di parlamentari le intercettazioni dirette sono vietate). Se il Parlamento dirà no, la documentazione dovrà essere distrutta, salvando così anche l’eventuale mafioso (regolarmente intercettato) che sia stato sorpreso a parlare con un parlamentare. Ma non occorrerà neppure il voto negativo dell’Assemblea parlamentare: basterà tirare in lungo, non votare la richiesta dei magistrati, poiché le nuove norme non prevedono termini di tempo.

    Per quanto riguarda Dell’Utri,
    la nuova legge obbligherà il Senato a votare sull’utilizzo o meno nel processo dei tabulati raccolti da Genchi. La prova dei contatti con i mafiosi uscirà così dal processo penale per entrare nel novero delle materie politiche da decidere a colpi di maggioranza.

    Diario, 24 aprile 2003

  6. #16
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    Citazione Originariamente Scritto da MrBojangles
    Sui numeri non lo batte nessuno, al Banana.
    Dell'Utri "vince" in quanto GIA' (tecnicamente) pregiudicato.
    fra l'altro dell'utri e previti (ci metto in mezzo anche lui) non agito di certo per interese personale, ma i servi del padrone agiscono e si sporcano PER il padrone...

  7. #17
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    Citazione Originariamente Scritto da salerno69
    La legge salva-Dell'Utri


    Giustizia fai-da-te: dopo rogatorie, falso in bilancio e legittimo sospetto, arrivano il patteggiamento allargato, l'inutilizzabilità delle intercettazioni telefoniche e le immunità parlamentari. Con l'aiuto, dal centrosinistra, di Marco Boato. Una norma sui tabulati telefonici sembra fatta su misura per il senatore di Forza Italia sotto processo a Palermo. E infatti...







    Palermo, processo a Marcello Dell’Utri,
    pomeriggio di giovedì 10 aprile. Si alza l’avvocato Giuseppe Di Peri, difensore del senatore di Forza Italia, e chiede la parola. È da due mesi che i legali di Dell’Utri chiedono continui rinvii dell’audizione in aula di un consulente della Procura di Palermo, Gioacchino Genchi, che ha lavorato sui tabulati telefonici del braccio destro di Silvio Berlusconi. Le ripetute richieste di rinvio sono motivate con gli impegni parlamentari dell’imputato (senatore della Repubblica e anche parlamentare europeo). Gli avvocati tentano anche di far dichiarare inutilizzabili i tabulati e inammissibile la testimonianza del consulente. Invano: i tabulati telefonici sono una prova essenziale per dimostrare le accuse.

    Allora, il 10 aprile, ecco la mossa a sorpresa:
    Di Peri comunica al Tribunale che il giorno prima, mercoledì 9 aprile, la Camera ha approvato alcune norme proprio sull’utilizzabilità di intercettazioni e tabulati telefonici. Norme che incideranno sul processo, e in particolare sulla prova che per due mesi la difesa del senatore era riuscita a non far arrivare in aula. «Mi permetto di prevedere», dice l’avvocato, «che entro e non oltre quindici giorni» l’altro ramo del Parlamento approverà definitivamente la legge. L’avvocato aggiunge di aver ricevuto «assicurazioni in tal senso». Conclusione: il Tribunale conceda dunque un’ulteriore sospensione, per permettere alla legge salva-Dell’Utri di venire approvata.

    Non era mai successo che in un’aula di giustizia
    si ammettesse apertamente, senza troppi giri di parole, di contare su leggi ad personam, di aspettare norme su misura, confezionate appositamente per un imputato. Le leggi su misura, come sappiamo, non sono una novità: negli ultimi mesi rogatorie, falso in bilancio, legittimo sospetto ci hanno aperto un mondo. Ma erano sempre presentate come leggi buone e giuste per tutti, che poi casualmente risolvevano anche qualche problemino a un pugno di imputati eccellenti. Il 10 aprile, invece, la musica cambia: un avvocato dichiara in aula di aver ricevuto «assicurazioni» addirittura sui tempi d’approvazione («entro e non oltre quindici giorni») di una norma di legge che risolve il processo e azzera le prove contro un imputato.

    Aspetteremo ancora qualche giorno
    per vedere se le «assicurazioni» saranno mantenute. Certo è che in questi giorni il Parlamento e la politica italiane sono impegnati in una intensa attività per risolvere, con leggi da varare in fretta e furia, i problemi giudiziari di alcuni cittadini italiani, i cui nomi sono Marcello Dell’Utri, Cesare Previti e, sopra tutti, Silvio Berlusconi.

    OPPOSIZIONE MORBIDA


    Alla Camera dei deputati ha avuto una corsia preferenziale
    la legge sul patteggiamento allargato. Prevede che i processi possano essere bloccati per 45 giorni: uno stop per dare la possibilità a qualunque imputato di valutare se patteggiare o no. Un’ennesima dilazione che potrebbe essere utile per bloccare alcuni processi eccellenti, in attesa di una soluzione legislativa. Come quella che potrebbe arrivare con la legge sull’«attuazione dell’articolo 68 della Costituzione» (cioè sulle garanzie processuali spettanti ai parlamentari): la legge sull’immunità parlamentare ha ottenuto, alla Camera, la benevola astensione dell’Ulivo. Queste nuove norme serviranno a salvare Previti, che (a suon di ricusazioni) continua a cercare d’allontanare la fine del processo di Milano? E Berlusconi riuscirà a bloccare la sentenza Toghe sporche prima di diventare presidente di turno dell’Unione europea?

    Il suo avvocato-parlamentare Gaetano Pecorella
    ha mandato segnali all’opposizione, chiedendo apertamente una norma che sospenda i processi al presidente del Consiglio (e alle alte cariche dello Stato, che però non hanno di questi problemi). Una norma che potrebbe essere inserita, come emendamento, al Senato: «Un’opposizione responsabile», dice Pecorella, «dovrebbe favorire questa soluzione, proprio perché, con la presidenza del semestre europeo, l’Italia si troverà al centro dell’Europa, che in questo momento storico è anche il centro del mondo. Se invece vorrà lo sfascio...».

    Poi c’è il caso Dell’Utri.
    Meno noto, più defilato, quasi invisibile per la stampa italiana, che non spende una parola per raccontare le avventure processuali palermitane del fondatore di Forza Italia. Ma è un caso molto istruttivo, che fa capire l’aria che tira in questo momento tra le aule parlamentari e quelle di giustizia.

    COMPLOTTO PER PENTITI E ORCHESTRA


    Il processo a Dell’Utri
    su cui sono ora appuntati gli sguardi è uno dei due che si celebrano a Palermo contro il senatore. Non il più noto, in cui Marcello è imputato di concorso esterno nell’organizzazione mafiosa chiamata Cosa nostra. Ma l’altro, con accusa di calunnia aggravata nei confronti di alcuni collaboratori di giustizia.
    La storia, molto in breve, è questa. Dell’Utri, già sotto inchiesta per mafia, contatta un paio di mafiosi «pentiti» (Cosimo Cirfeta e Giuseppe Chiofalo), con i quali prepara una complessa manovra: i due – secondo l’accusa – si impegnano a raccontare di essere stati avvicinati da altri collaboratori di giustizia, che li volevano spingere ad aggiungersi agli accusatori di Dell’Utri, inventandosi falsi addebiti a suo carico. Se l’operazione fosse andata in porto, l’effetto sarebbe stato dirompente: sarebbe crollata la credibilità di tutti i testimoni contro Dell’Utri e sarebbe invece passata l’ipotesi di un complotto, di un accordo tra «pentiti» ai danni del collaboratore di Berlusconi.

    I magistrati di Palermo e gli agenti della Dia
    scoprono però il piano. La Direzione investigativa antimafia filma addirittura alcuni incontri tra Dell’Utri e Chiofalo, uno dei due falsi «pentiti». Questi, scoperto, ammette: «Dell’Utri mi disse: “Confermi le accuse di Cirfeta e io farò ricco lei e la sua famiglia, avrà per sempre la riconoscenza mia, del dottore Berlusconi e quella di tutte le persone che ci vogliono bene”...». Per questa vicenda, la Procura di Palermo nel marzo 1999 chiede al Senato addirittura l’arresto di Dell’Utri, che viene però salvato dal voto dell’aula.

    Il consulente Gioacchino Genchi,
    analizzando per la Procura i tabulati del traffico telefonico, ha scoperto contatti tra Dell’Utri e i due uomini di Cosa nostra avvenuti ben prima del giorno ammesso dal senatore: è la prova oggettiva del tentativo di Dell’Utri di manovrare i due falsi «pentiti». Ma quei tabulati non sono ancora riusciti ad arrivare nell’aula del tribunale, dove diventerebbero prova processuale. Due mesi di rinvii e, ora, la richiesta dell’ulteriore stop in attesa di quella che a Palermo qualcuno ha già chiamato «legge Genchi».

    Che cosa prevede, infatti, la norma
    già approvata dalla Camera sull’immunità parlamentare? Il Parlamento dovrà votare se concedere o no l’autorizzazione all’uso, nei processi, di intercettazioni e tabulati raccolti in precedenza e che convolgono, indirettamente, un deputato o un senatore (indirettamente: perché nei confronti di parlamentari le intercettazioni dirette sono vietate). Se il Parlamento dirà no, la documentazione dovrà essere distrutta, salvando così anche l’eventuale mafioso (regolarmente intercettato) che sia stato sorpreso a parlare con un parlamentare. Ma non occorrerà neppure il voto negativo dell’Assemblea parlamentare: basterà tirare in lungo, non votare la richiesta dei magistrati, poiché le nuove norme non prevedono termini di tempo.

    Per quanto riguarda Dell’Utri,
    la nuova legge obbligherà il Senato a votare sull’utilizzo o meno nel processo dei tabulati raccolti da Genchi. La prova dei contatti con i mafiosi uscirà così dal processo penale per entrare nel novero delle materie politiche da decidere a colpi di maggioranza.

    Diario, 24 aprile 2003
    tanto per capirci, uno schifo in tutti i sensi... il senato decide se condannare o meno l'imputato insomma... stanno riscrivendo la costituzione...

  8. #18
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    Citazione Originariamente Scritto da matrix82ct
    fra l'altro dell'utri e previti (ci metto in mezzo anche lui) non agito di certo per interese personale, ma i servi del padrone agiscono e si sporcano PER il padrone...
    Come ha recentemente affermato il Banana:
    "Le inchieste non influiranno minimamente sull'esito elettorale; sono solamente fastidiose."

    Quale migliore occasione per SMENTIRLO?
    Noi, questa volta ...

  9. #19
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    Citazione Originariamente Scritto da MrBojangles
    Ci sono già almeno due proposte di legge in tal senso che giacciono nei cassetti delle varie Commissioni parlamentari.
    Basterebbe prenderne una e METTERLA NEL PROGRAMMA come una delle priorità.
    di pietro c'ha provato ma evidentemente non é importante nemmeno per il csx....o forse sarebbe importante evitare di metterla anche per il csx....
    se non han niente da temere,ma evidentemente non è così,perchè non l'han fatto già nel 96 quando dipietro la propose?

  10. #20
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    Citazione Originariamente Scritto da MrBojangles
    Come ha recentemente affermato il Banana:
    "Le inchieste non influiranno minimamente sull'esito elettorale; sono solamente fastidiose."

    Quale migliore occasione per SMENTIRLO?
    Noi, questa volta ...
    che dire... spero questo "fastidio" contribuisca in maniera ancora più incisiva alla sconfitta (secondo me ormai inevitabile) del nano...

 

 
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