L’altro giorno sul sito di Generazione Italia è apparsa una durissima lettera contro Silvio Berlusconi, con sfiducia finale al governo, che in realtà non era altro che il testo del discorso di Umberto Bossi quando il leader della Lega sfiduciò il Cavaliere nel lontano 1994.
Ora, a parte che è curioso che Gianfranco Fini si immedesimi proprio nell’odiato e invidiato Bossi, ma questo “gioco” dei finiani è l’ennesima dimostrazione che di politica non ne capiscono proprio niente.
E’ l’ennesima prova che la dignità non è una loro caratteristica, è l’ulteriore testimonianza della loro sterilità politica.
Perché?
Semplice, perché è facile replicare con quella che fu, allora, la replica di Gianfranco Fini al “traditore” Bossi.
E noi, infatti, lo facciamo, perché segnare un gol a porta vuota rivela soltanto una cosa: la pochezza degli avversari.
E quindi, di seguito, trovate il testo pesantissimo letto da Fini alla Camera dei Deputati il 21 dicembre del 1994, quando accusò Bossi di tradire, di fare il ribaltone, di aver paura del voto e tanto altro.
Invitiamo, fin da ora, i responsabili di Generazione Italia a pubblicare questo testo. :sofico: :sofico:
Senza giochi, questa volta sono pregati di indicare subito il vero autore.
Perché il gioco, qui, il divertimento è tutto lì.
E’ tutto tristemente lì.
Discorso di Gianfranco Fini alla Camera dei Deputati il 21 dicembre 1994, in risposta alla sfiducia annunciata da Umberto Bossi, leader della Lega, al Governo Berlusconi.
GIANFRANCO FINI.
Onorevole Presidente, onorevole presidente del Consiglio, colleghi […]
Non è una crisi come le altre, anche e soprattutto perché il Governo non si sente sconfitto.
Il Governo si sente tradito. […]
questo è un Governo che vede interrotto bruscamente il suo cammino unicamente perché una componente indispensabile della maggioranza ritiene di venir meno ad un impegno.
È un elemento importante, che peraltro va accompagnato ad un altro aspetto rilevante: la crisi si apre — lo sanno tutti e forse l’unico che ancora non lo ha compreso è proprio l’onorevole Bossi al buio; nessuno sa come andrà a finire.
E la crisi al buio vede fra le prospettive di soluzione quello che è stato definito dai giornali il «ribaltone», quanto di meno in sintonia può esistere con quello che è il principio solenne di ogni democrazia, vale a dire: si governa esclusivamente con il consenso.
Io mi sento e so di essere, al pari di molti colleghi di Alleanza Nazionale — in questo momento, nelle scorse settimane e forse nelle settimane future — sotto esame di democrazia.
Ma credo che il primo accorgimento, la prima nozione consista nel sapere che si governa solo se si ha il consenso:
ed il consenso viene misurato dall’unico strumento che è stato individuato per verificarlo, le elezioni.
La situazione non è, onorevole D’Alema, quella che caratterizza le altre crisi di Governo, perché fra le prospettive di cui — da qui a qualche giorno — dovremo tutti occuparci c’è anche l’ipotesi del cosiddetto «ribaltone», che sposta completamente quello che è stato ed è un canone insostituibile di qualsivoglia democrazia (parlamentare o presidenziale): governano coloro che vincono le elezioni, fanno opposizione coloro che perdono le elezioni.
[…] Ha fatto benissimo il Presidente del Consiglio a ricordare che, al di là delle distinzioni tra repubbliche parlamentari e repubbliche presidenziali, il Parlamento ha una delega, ma il sovrano è il popolo.
In altre circostanze, in altri momenti vi furono accesi dibattiti su questo essenziale concetto, che appartiene in toto al principio della democrazia.
Vi è qualcuno, non in quest’aula ma fuori di qui, che si sente in qualche modo scippato.
Mi rendo conto che l’espressione di uno stato d’animo possa apparire provocatoria, ma non è volontà di provocare; è l’affermazione di una realtà.
È la prima volta che un Governo va in crisi e una buona fetta della pubblica opinione non accetta che la crisi venga proclamata;
è la prima volta che si dà vita a manifestazioni di sostegno di una coalizione sfiduciata per ragioni interne alla medesima.
Badate, onorevoli colleghi: non va in piazza la destra estrema, chi alla piazza ha sempre fatto in qualche modo ricorso in ragione di quella che era una contrapposizione politica ed ideologica.
È la prima volta che va in piazza quella che in altri tempi avremmo chiamato l’Italia moderata, che nel passato votava ed il più delle volte non esprimeva se non con il voto il consenso o il dissenso.
Non si può sottovalutare quel che accade fuori di qui.
[…] Io temo un’ondata di sfiducia; temo, qualora si esca da questa crisi per la via sbagliata, un’autentica crisi di rigetto nei confronti delle istituzioni, non perché qualcuno domani pensi o riesca a sopprimere le libertà, ma perché gli italiani oggi avvertono che vi è un pericolo, evocato anche dal Presidente del Consiglio nel suo discorso: che votare non serva assolutamente a nulla, che il voto sia una sorta di optional in una regìa che vede protagonisti unicamente i partiti.
Non vi è ombra di dubbio che gli italiani hanno votato in un determinato modo e sarebbero moltissimi coloro che, qualora non fosse rispettato il loro volere, si troverebbero di fronte a questa bruttissima sensazione:
le elezioni possono essere annullate non ricorrendo ad altre elezioni, ma per volontà di alcuni segretari di partito, di alcuni maggiorenti, di quella che un tempo la lega chiamava partitocrazia e che oggi pare diventata, al contrario, la compagna di strada che l’onorevole Bossi sceglie per dar vita al cosiddetto ribaltone (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale-MSI, di Forza Italia, del centro cristiano
democratico e federalisti e liberaldemocratici).
Vi sono due illusioni che vanno cancellate al termine di questo dibattito e che, se dovessero permanere, sarebbero, al contrario, pericolose:
la prima è che caduto il Governo il più sia risolto.
Eliminato, sfiduciato il Presidente del Consiglio, vi è qualcuno che forse ancora oggi ritiene che, tutto sommato, si possa ricominciare come si faceva prima, vale a dire con il rituale non delle consultazioni — che sono un dovere costituzionale esplicito, previsto —, ma degli incontri, dei conversari più o meno segreti.
Nel momento in cui cade il Governo non si è risolto alcun problema; anzi, il problema comincia ad essere posto nei suoi termini reali.
L’altra illusione che viene in qualche modo annullata è che di fronte ad una crisi così anomala e grave —che non ha precedenti non solo perché non li ha la legge elettorale che ci ha eletti, ma perché non ha precedenti quanto sta accadendo fuori di qui — sia sufficiente ricorrere a quella che nella prima Repubblica era la panacea di tutti i mali: sia sufficiente prendere tempo, fare una pausa di riflessione (è Natale, sbollirà la rabbia).
Al riguardo, ho letto affermazioni estremamente ciniche circa il dibattito politico in atto nel Parlamento e nel paese;
c’è chi ha detto che, una volta caduto il Governo, poi con un po’ di tempo e di pazienza si metteranno insieme i cocci.
Non è tempo di pause di riflessione: è tempo di assoluta chiarezza per tutti i protagonisti, grandi e piccoli, di quella che non è una recita, ma un’importante fase della nostra vita politica.
È tempo di chiarezza per tutti, dal Capo dello Stato all’ultimo dei parlamentari; è tempo di chiarezza, ovviamente, e di assunzione di responsabilità per chi si è reso protagonista della crisi, per la Lega.
Non vi è ombra di dubbio che la responsabilità maggiore di ciò che stiamo vivendo sia sulle spalle di chi ha ritenuto esaurito il rapporto, il vincolo che lo legava a forza Italia e al centro cristiano democratico per volontà degli elettori, e ad Alleanza Nazionale per scelta politica.
Ammettiamo invece che, tutto sommato, io mi sia sbagliato, che si sia sbagliato l’onorevole Berlusconi e che lei abbia ragione:
cioè che il federalismo e il liberismo possano essere realizzati dando vita a quella che appare a tutti come la più innaturale delle operazioni politiche, un autentico ribaltone in termini politici, il tradimento di quella che è stata la volontà espressa dagli elettori, ma anche una vera e propria follia in termini strategici.
[…] Non usciremo da questa crisi con un Governo Berlusconi-bis.
Ne usciremo imboccando l’unica strada percorribile, quella di tornare alle urne, per la semplice ragione che, come anche questo dibattito ha dimostrato, si illudeva chi pensava che esistessero falchi e colombe nella maggioranza, si illudeva chi pensava che il gruppo di forza Italia si sarebbe diviso
(Vivissimi prolungati applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale-MSI, di Forza Italia e del Centro Cristiano Democratico, che si levano in piedi).
[…] Non c’è dubbio che uscire da questa crisi (ed è possibile) con il ribaltone, vale a dire con un bel governo Lega-PDS-PPI, qualche problema ve lo creerà, in termini non soltanto di immagine, ma anche di numeri.
Infatti, se l’attuale è stata una maggioranza non compatta per una ragione che hanno capito anche i bambini, figuriamoci quanto potrebbe essere compatta una maggioranza numericamente meno cospicua e minata dallo stesso identico germe che ha fatto naufragare l’attuale maggioranza, vale a dire l’atteggiamento dell’onorevole Bossi!
(Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale-MSI, di Forza Italia, del Centro Cristiano Democratico e Federalisti e Liberaldemocratici).
[…] La via d’uscita da questa crisi non è il ribaltone, ma ciò che viene proposto da sinistra, ciò che viene proposto dal partito popolare (forse non glielo hanno detto!), vale a dire il governo delle regole, il governo del Presidente, il governo di tregua, la grosse Koalition… come dice l’onorevole Buttiglione.
È una cosa diversa rispetto al ribaltone.
Ciò vuol dire che, in un momento eccezionalmente diverso rispetto al passato, ci si presenta alle Camere con un governo per vedere chi è disposto a sostenerlo.
Di qui a qualche giorno al Presidente della Repubblica risulterà evidente che non ci sta nessuna delle forze rimaste leali nei confronti del Presidente del Consiglio. Alleanza nazionale, Forza Italia e il Centro Cristiano Democratico hanno in questo momento…
È impensabile un governo di tregua, del Presidente, istituzionale, un governo a grande maggioranza, per una semplice ragione:
perché abbiamo deciso — lo hanno deciso Alleanza Nazionale, Forza Italia, CCD con il Presidente del Consiglio, che non ha fatto un discorso adirato ma ragionato — che se il Governo cade noi chiediamo unicamente le elezioni; chiediamo esclusivamente di tornare a quella che è la sovranità, vale a dire il popolo.
E non può nascere alcun governo a larga maggioranza se questa fetta del Parlamento, che come vedete è compatta, non ci sta! […]
Noi non accetiamo di entrare in qualsivoglia governo, in qualsiasi modo lo si chiami. […]
E allora da qui a qualche settimana tutti si renderanno conto che siete — e soprattutto lei, onorevole Bossi — con le spalle al muro:
o lo fate davvero il ribaltone, e ve ne assumete la responsabilità …
Noi faremo ciò che dobbiamo fare: l’opposizione! […]
Fate il ribaltone, oppure prendete atto più serenamente che si deve tornare a votare.
Ecco, io credo che l’abbiano capito in molti. […]
Quest’oggi non finisce, onorevole Bossi, la prima Repubblica;
quest’anno finisce la Lega
(Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale-MSI, di Forza Italia e del Centro Cristiano Democratico)!
In questo momento finisce l’esperienza di un movimento che ha dimostrato di non sapere tener conto del responso delle urne.
(Vivissimi, prolungati applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale-MSI, di Forza Italia e del Centro Cristiano Democratico — / deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale-MSI e di Forza Italia si levano in piedi — Molte congratulazioni — / deputati del gruppo della Lega Nord gridano: Lega! Lega!).
1994: Fini contro il traditore Bossi
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E' andata in scena la piu' palese prova di doppiaggine nonche' di conclamata incapacita' , a questo punto , NON SOLO POLITICA ! :giagia:
P.S.: sostituire il nome Bossi con Fini ed ecco che avremmo un discorso assolutamente d'attualita'![]()





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iaociao:

