Non devi dirlo a me; indicaglielo a chessmate.Originariamente Scritto da Malik
Io non ho La Stampa sotto mano.
E tu, ce l'hai?


Non devi dirlo a me; indicaglielo a chessmate.Originariamente Scritto da Malik
Io non ho La Stampa sotto mano.
E tu, ce l'hai?


Fidarsi di te?Originariamente Scritto da Malik
Non porti mai un supporto a ciò che scrivi, solo chiacchiere, infamie e veleno. Ma smettila e vai in ritiro!


Originariamente Scritto da MrBojangles
Io non devo spiegare nulla. Sulla Stampa di oggi c'è scritto cosi. Se non ci credete , fa nulla.


Originariamente Scritto da Gallo Senone
Noi abbiamo voi avete
di Riccardo Barenghi
Può darsi che le intercettazioni delle telefonate tra Fassino e Consorte (pubblicate violando la legge che impedisce di mettere nero su bianco le conversazioni di un parlamentare) siano frutto di estrapolazioni arbitrarie e strumentalizzazioni politiche (come peraltro accusa lo stesso Fassino attraverso il suo portavoce).
Ma se invece fosse tutto vero, la legge e la violazione della privacy del segretario Ds passerebbero in secondo, anzi in terzo piano. A quel punto bisognerà interrogarsi e indagare (ma questo è compito dei magistrati) sui fatti che da quelle conversazioni emergono (e tutti sappiamo che lo stillicidio continuerà e magari si allargherà ad altri giornali). Non si tratta di fatti penalmente rilevanti finora, meglio dirlo subito. Ma politicamente e dal punto di vista etico, sì. Eccome. Per due, forse tre ragioni. La prima è che Fassino ha sempre detto che, pur sentendosi vicino al mondo delle Coop e dell'Unipol (e ci mancherebbe altro), lui e tutto il suo partito si sono limitati a tifare per la scalata alla Bnl, informandosi sui suoi sviluppi. Senza partecipare e tantomeno scendere in campo. Dalle conversazioni registrate risulta purtroppo il contrario, il segretario diessino non somiglia a un tifoso seppur d’onore, uno che sta sugli spalti. Quantomeno si siede in panchina, sprona i giocatori, consiglia tattica e strategie. Soprattutto parla di tutta l'operazione - dalla quale aveva ripetuto ossessivamente che i Ds restavano totalmente estranei - in prima persona plurale: «E allora, siamo padroni di una banca?»; oppure: «Prima portiamo a casa tutto»; fino alla correzione in corsa del «perché il problema è adesso dimostrare che noi abbiamo... voi avete un piano industriale». Dunque o sono vere le affermazioni estive di Fassino, o sono vere le intercettazioni. La verità in questo caso non sta nel mezzo, o di qua o di là. E se sono veri i verbali, non sono vere le affermazioni del segretario. Il che sarebbe un brutto guaio, per lui e per tutto il partito (che infatti non sta certo vivendo giorni tranquilli).
Ma non è questo il guaio maggiore, le bugie in politica come in amore si possono anche perdonare. Semmai è il fatto che da tutta questa vicenda emerge un intreccio tra la più grande forza della sinistra e uomini d'affari piuttosto spregiudicati (di famiglia ma non solo). Un intreccio che anche se non portasse a problemi giudiziari per questo o quel leader politico (e su Fassino tutti mettono la mano sul fuoco), avrebbe di per sé macchiato quell'immagine di partito diverso che, meritata o immeritata che fosse, i Ds hanno ereditato. Non esattamente la questione morale di Berlinguer (che pure tanto insensata non era), ma proprio l'idea di riuscire a vivere nel mondo reale, anche quello che fa affari, quello che gioca scorrettamente in Borsa, quello che produce soldi con i soldi (o al massimo col mattone), quello «cattivo» insomma, senza tuttavia entrarci dentro, senza farne parte a pieno titolo. Rifiutandone la logica (quando è sporca, e spesso lo è), e magari denunciandone anche gli illeciti, quando se ne viene a conoscenza.
Non sembra sia andata esattamente così. E ormai si può solo sperare che il «tesoretto» di Consorte e Sacchetti (prodotto illegalmente con pratiche di insider trading) sia solo un loro arricchimento personale. Ma in ogni caso il partito rischia di pagare un prezzo altissimo. Il prezzo cioè di apparire davanti ai suoi militanti e a tutti gli elettori del centrosinistra come troppo simile ad altri, al Psi di Craxi per dirne uno. Non ci voleva. A pochi mesi dalle elezioni che dovrebbero sconfiggere Berlusconi non è esattamente questa l'immagine giusta (e vincente) per una sinistra che continua a proclamarsi «diversa».


Un articolo davvero carogna, quello di Barenghi. Ma non mi stupisce: odia Fassino, credo ricambiato.Originariamente Scritto da Malik
Per anni fa il "puro" e l'"estremo" sul Manifesto, poi per un pacchettino di euro, va a fare il lacché della Fiat.


solo per quelli di sinistra qui a Pol è tutto normaleROMA - Lo stato maggiore della Quercia tace, ma nel partito si discute: la telefonata tra il segretario Piero Fassino e il presidente della Unipol Giovanni Consorte, pubblicata ieri dal Giornale, ha aperto un difficile e complicato dibattito.
In silenzio Fassino, e così Massimo D'Alema. La linea dei Ds è nelle parole del coordinatore della segreteria Maurizio Migliavacca: una sorta di "non ci stiamo", una denuncia della "campagna scandalistica e strumentale" che colpisce il partito, la sottolineatura che le intercettazioni "non mettono in discussione il comportamento morale e politico dei ds e dei suoi dirigenti".
Ma la fibrillazione cresce, e nel partito non sono pochi quelli che chiedono un qualche stappo, un'autocritica, una "nuova rotta". Tutti gli occhi sono puntati verso la direzione nazionale convocata per mercoledì 11 gennaio. Si doveva discutere di candidature, e invece la bufera Unipol ha stravolto l'ordine del giorno.
Nel frattempo, la linea ufficiale della Quercia è quella di protestare per la diffusione e pubblicazione "illegale" della telefonata tra Fassino e Consorte. Dal colloquio, ripetono a via Nazionale, viene fuori che il segretario Ds non ha commesso alcun reato e che si limitava a chiedere informazioni a cose fatte, quando l'opa per l'acquisto di Bnl era stata già lanciata.
Quello che però viene rimproverato ai Ds è il "tifo" del loro segretario per la scalata di Unipol alla Bnl. Quel tifo che il coordinatore della segreteria Vannino Chiti ieri ha detto di considerare un "errore" e che ora è diventato il principale capo d'accusa contro la dirigenza di via Nazionale.
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A fool and his money can throw one hell of a party.


"Tutti uguali"Originariamente Scritto da Malik
(continua alla prossima minch ... puntata)


E allora? Questa è la valutazione di Barenghi, un passato al Manifesto e che ora ha portato la sua penna a scrivere per la ben più comoda Stampa di Torino. Peraltro Barenghi non scopre nulla. Che il mondo che fa capo alla Lega delle Cooperative sia da sempre vicino alla Sx è cosa nota e risaputa. Io ho avuto in famiglia diversi cooperatori della prima ora. Per loro era naturale essere cooperatori, iscritti alla CGIL, all'ANPI ed al PCI. Ma era gente onesta, che al lavoro dedicava molto più delle otto ore, e per parecchi anni queste ore in più non sono state mai pagate, perchè quel lavoro era necessario per rendere più forte la coperativa. Quindi che il capo del principale Partito della Sx sia interessato a conoscere cosa bolle nella pentola della Lega delle Cooperative non può destare meraviglia ed è assolutamente nella logica delle cose. Diverso è il discorso se si è in presenza di interessi privati o di finanziamenti occulti. In questo caso sarei il primo a gridare al tradimento. Ma fino ad oggi di questo non c'è nulla, anche se a questa Destra sfascista che ci governa, questo non piace.Originariamente Scritto da Malik
P.S. - non ho trovato traccia dell'1% di cui hai parlato. Puoi essere più preciso in proposito?


Originariamente Scritto da chessmate
Chess sei troppo intelligente per liquidarla cosi. Barenghi scrive sulla Stampa diretta da Anselmi. Ex Espresso e uomo di sx. Insomma non è la stampa e le tv del Silvio che sparano a zero contro Fassino.


Tutti uguali, anzi, di più.Originariamente Scritto da MrBojangles
Io inizierei a rendere pubblici gli onorari e i nomi delle miriadi di consulenti assoldati dalle amministrazioni rosse. Anche se non ci sono reati, mettiamo un po' in risalto questa tangentopoli legalizzata.
Bene ha fatto il governo nello specificare dove le regioni dovevano tagliare le spese causate dai minori trasferimenti dallo stato, e guarda caso agli amministratori rossi sono scattati i nervi.