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Discussione: Nuove

  1. #31
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    Citazione Originariamente Scritto da Lutzianu
    leggiti (a pag 46 mi pare, cmq di do i riferimenti) il discorso di simon mossa dopo il deludente incontro con Masala in cui quest' ultimo afferma che cio che bisogna fare la è rivoluzione sociale e che questa è l'unica possibile e finisce appellando i sardi un popolo de canes de istrezu.
    Qui Simon Mossa, dalle parola di Giampiero Marras è deluso e dice che come al solito le idee d'oltre mare erano entrate nei sardi portandoli all' atavica divisione. Questo passo si trova giusto vicino a quello da te citato. Simon Mossa dice poi: prima facciamo l'indipendenza e poi ci dividiamo in progressisti conservatori riformisti rivoluzionari etc etc....

    così scrive Marras nel libro su Simon Mossa.

    capisco che la vostra posizione sia diversa da quella del Masala ma non è neanche coincidente con quella del Mossa, almeno nei termini posti dal suo amico e discepolo Marras.

    come l'Angioy anche il Mossa evidentemente ha un pensiero in evoluzione, come ha ricordato anche Sedda su TDM.

    Salude
    L
    Con tutto il rispetto per l'autore, lo storico e l'uomo Giampiero Marras, gli scritti diSimon Mossa non vanno decisamente in quella direzione.
    Simon Mossa si definiva socialista-rivoluzionario, e definiva il sardismo(rivoluzionario) stesso(quello da lui declinato in senso indipendentista) come l'applicazione sarda del socialismo-rivoluzionario.
    Questo era ed è il messaggio che Mossa ha posto per iscritto.

  2. #32
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    Citazione Originariamente Scritto da Iolao
    Con tutto il rispetto per l'autore, lo storico e l'uomo Giampiero Marras, gli scritti diSimon Mossa non vanno decisamente in quella direzione.
    Simon Mossa si definiva socialista-rivoluzionario, e definiva il sardismo(rivoluzionario) stesso(quello da lui declinato in senso indipendentista) come l'applicazione sarda del socialismo-rivoluzionario.
    Questo era ed è il messaggio che Mossa ha posto per iscritto.
    L'errore principale di Mossa, la scelta, la valutazione che impedirono alle sue idee di diventare forma e vettore di un movimento indipendentista fu la sua concezione del sardismo, visione quanto mai immaginaria e falsa, costruzione mentale e intellettuale e adattamento forzato alla sua visione del mondo del pensiero sardista. Quando invece quet'ultimo fu sempre tensione contraria a quella indipendentista, istericamente protesa, con zelo calvinista, a demolire qualsiasi elemento potesse turbare e mettere in dubbio la fedeltà alla nazione italiana, contribuendo notevolmente alla costruzione del pensiero, della mitologia e della stessa concezione della sardegna e della sua storia in chiave ferocemente unionista (anche quando questo ha significato l'autodenigrazione e l'autocastrazione) che permea tristemente tutt'oggi la nostra sardegna.

  3. #33
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    Citazione Originariamente Scritto da Iolao
    Con tutto il rispetto per l'autore, lo storico e l'uomo Giampiero Marras, gli scritti diSimon Mossa non vanno decisamente in quella direzione.
    Simon Mossa si definiva socialista-rivoluzionario, e definiva il sardismo(rivoluzionario) stesso(quello da lui declinato in senso indipendentista) come l'applicazione sarda del socialismo-rivoluzionario.
    Questo era ed è il messaggio che Mossa ha posto per iscritto.
    L'errore principale di Mossa, la scelta, la valutazione che impedirono alle sue idee di diventare forma e vettore di un movimento indipendentista fu la sua concezione del sardismo, visione quanto mai immaginaria e falsa, costruzione mentale e intellettuale e adattamento forzato alla sua visione del mondo del pensiero sardista. Quando invece quet'ultimo fu sempre tensione contraria a quella indipendentista, istericamente protesa, con zelo calvinista, a demolire qualsiasi elemento potesse turbare e mettere in dubbio la fedeltà alla nazione italiana, contribuendo notevolmente alla costruzione del pensiero, della mitologia e della stessa concezione della sardegna e della sua storia in chiave ferocemente unionista (anche quando questo ha significato l'autodenigrazione e l'autocastrazione) che permea tristemente tutt'oggi la nostra sardegna.

  4. #34
    w i punkillonis
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    credo che l'autore sia in buona fede d'altronde mette le virgolette in queste frasi che sono quindi delle citazioni, non so se riscritte a memoria o registrare su un supporto. comunque sia, ragionanado sulla vostra posizione, e senza polemiche, non ritenete che sia un po troppo utopistica una rivoluzione di stampo socialista in Sardegna, oggi?

    inoltre vi volevo chiedere, sempre prendendo per buono quello che dice Marras sul libro: come vi mettete rispetto alla posizione di masala che preclude una rivoluzione indipendentista a favore di una rivoluzione socialista e che pone quest' ultima come unica liberazione?

    ancora per capire: voi avete paura che una "rivoluzione indipendentista" o comunque un processo di emancipazione in questo senso porti a riprodurre le strutture di uno stato capitalistico di tipo neoliberista e per questo auspicate una rivoluzione socialista che ammanti dal principio l'emancipazione del popolo rispetto al sistema statale straniero di un fondamento legato sul socialismo e su tutti i suoi valori.

    Avrei delle critiche a questo pensiero (se è come l'ho capito io) ma non portano ad una disussione serena perchè sono di tipo ideologico. Voglio però chiedervi (trattandolo la questione come un sistema) se non sia oggettivamente utopistico, vista l'esiguità delle forze e la divisione che esiste in campo, porsi come obbittivo questa doppia liberazione che richiederebbe una lotta ancora più aspra non solo contro le lobby affaristiche e le caste di potere (di tutti i tipi dai sindacati fino agli industriali, passando per i noati) ma anche verso la presa di coscienza nella popolazione che dovrebbe servire da fattore scatenante.

    Quando frequentavo i ragazzi di lotta comunista (che sono leninisti rivoluzionari), con cui sono ancora in ottimi rapporti, la prima cosa che gli ho sempre chiesto è: come si fa ? credete che basti fare delle conferenze, vendere un giornale e chiamare gli studenti la domenica mattina per arrivare al comunismo ?

    a voi faccio la stessa domanda : come volete intraprendere la strada della "doppia liberazione" (concedetemi questo termine) in un sistema come quello attuale?

    grazie

    Salude
    L

    Citazione Originariamente Scritto da Iolao
    Con tutto il rispetto per l'autore, lo storico e l'uomo Giampiero Marras, gli scritti diSimon Mossa non vanno decisamente in quella direzione.
    Simon Mossa si definiva socialista-rivoluzionario, e definiva il sardismo(rivoluzionario) stesso(quello da lui declinato in senso indipendentista) come l'applicazione sarda del socialismo-rivoluzionario.
    Questo era ed è il messaggio che Mossa ha posto per iscritto.

  5. #35
    democratzia & libertade
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    Citazione Originariamente Scritto da Lutzianu
    credo che l'autore sia in buona fede d'altronde mette le virgolette in queste frasi che sono quindi delle citazioni, non so se riscritte a memoria o registrare su un supporto. comunque sia, ragionanado sulla vostra posizione, e senza polemiche, non ritenete che sia un po troppo utopistica una rivoluzione di stampo socialista in Sardegna, oggi?

    inoltre vi volevo chiedere, sempre prendendo per buono quello che dice Marras sul libro: come vi mettete rispetto alla posizione di masala che preclude una rivoluzione indipendentista a favore di una rivoluzione socialista e che pone quest' ultima come unica liberazione?

    ancora per capire: voi avete paura che una "rivoluzione indipendentista" o comunque un processo di emancipazione in questo senso porti a riprodurre le strutture di uno stato capitalistico di tipo neoliberista e per questo auspicate una rivoluzione socialista che ammanti dal principio l'emancipazione del popolo rispetto al sistema statale straniero di un fondamento legato sul socialismo e su tutti i suoi valori.

    Avrei delle critiche a questo pensiero (se è come l'ho capito io) ma non portano ad una disussione serena perchè sono di tipo ideologico. Voglio però chiedervi (trattandolo la questione come un sistema) se non sia oggettivamente utopistico, vista l'esiguità delle forze e la divisione che esiste in campo, porsi come obbittivo questa doppia liberazione che richiederebbe una lotta ancora più aspra non solo contro le lobby affaristiche e le caste di potere (di tutti i tipi dai sindacati fino agli industriali, passando per i noati) ma anche verso la presa di coscienza nella popolazione che dovrebbe servire da fattore scatenante.

    Quando frequentavo i ragazzi di lotta comunista (che sono leninisti rivoluzionari), con cui sono ancora in ottimi rapporti, la prima cosa che gli ho sempre chiesto è: come si fa ? credete che basti fare delle conferenze, vendere un giornale e chiamare gli studenti la domenica mattina per arrivare al comunismo ?

    a voi faccio la stessa domanda : come volete intraprendere la strada della "doppia liberazione" (concedetemi questo termine) in un sistema come quello attuale?

    grazie

    Salude
    L

    Credo che ognuno possa e debba risponderti personalmente, dato che sicuramente c'è uan pluralità di opinioni a riguardo.
    Sul discorso "rivoluzione", non voglio perdere tempo su cosa possa significare oggi, se intesa come cambiamento o rivolgimento verso il meglio allora ok, in termini tradizionali del passato ti dico che non credo in una rivoluzione oggi nel posto in cui viviamo.

    Il discorso sull'esigenza della liberazione sociale nasce da un analisi appunto sociale ed economica oltre alle esperienze individuali. Il motivo è quello di non riprodurre in piccolo e con addirittura meno garanzie di diritto gli stessi meccanismi ora presenti.
    Non credo nella proposizione di un regime totalitario anzi mi batto proprio contro questo, infatti la nostra impostazione è democratica e pluripartitica, e il mio voler portare acqua al mulino socialista è altrettanto democratica e si basa sulla forza delle idee.

    Sul livello di utopia di certe idee nonso ceh dirti, credo che stiano nel dna di tutti i movimenti un po dappertutto ,in primis nelle nazioni senza stato, anche qua evito l'ennesima serie di citazioni ed esempi più o meno altisonanti.
    Inoltre: ritengo più utopistico pensare a un progresso umano del popolo senza un discorso sociale ed economico e percio' con un indipendenza a metà.

    Io direi che non si tratta di "doppia liberazione" ma di indipendenza e progetto repubblicano democratico, che deve investire il lato identitario, culturale, tradizionale, moderno, sociale,economico ecc .....Questo non impedisce di agire dando in partenza un impostazione di tipo socialista patriottico democratico. Idee personalissime.

    Non credo proprio che sia un idea che divide, anzi: un importante discorso sociale organico a quello di liberazione nazionale, graduale ,democratico e non estremista, puo' creare maggiore unità ,evitando che tanti sardi continuino a rivolgersi ai partiti unionisti di sinistra o i sindacati , o a qualsiasi clientela politica di centro dx o sx per demandare i propri problemi economici o sociali.Dovrebbero guardare al'indipendentismo, ma questo (e qui siamo tutti daccordo in boghe natzionale) non è pronto a offrire proposte progettuali a riguardo. SNI porta avanti quasi esclusivamente battaglie sociali e di risvolto economico, noi siamo favorevoli a un maggiore impegno nella fase di proposta alternativa a cio' che si critica, magari anche commettendo errori, per carità ... ma ci proviamo...

    Per me non esiste divisione nel momento in cui chiedo regole contro la precarizzazione, nelle assunzioni, nel diritto al lavoro, alla casa , alla famiglia e via di questo passo(vedi nostre proposte a ghilarza), o tanto meno se proponiamo tassazioni di rendita o di capitale straniero, a volte anche piu' moderate di quelle che propone Soru!!!! Dove sta la divisione ? che qualche imprenditore a cui piace sfruttare la gente in questi termini non si avvicini alla causa indipendentista? Nessun problema: è lui a dividere , è lui a remare contro il progresso del popolo, ma se ha a cuore la causa e decide di rapportarsi ai suoi fratelli compatrioti secondo spirito di solidarietà nazionale allora bene ,le porte sono sempre aperte.
    Spero di essere stato chiaro Lutzià
    kentu concas una BOGHE NATZIONALE

  6. #36
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    Citazione Originariamente Scritto da Ribellu
    L'errore principale di Mossa, la scelta, la valutazione che impedirono alle sue idee di diventare forma e vettore di un movimento indipendentista fu la sua concezione del sardismo, visione quanto mai immaginaria e falsa, costruzione mentale e intellettuale e adattamento forzato alla sua visione del mondo del pensiero sardista. Quando invece quet'ultimo fu sempre tensione contraria a quella indipendentista, istericamente protesa, con zelo calvinista, a demolire qualsiasi elemento potesse turbare e mettere in dubbio la fedeltà alla nazione italiana, contribuendo notevolmente alla costruzione del pensiero, della mitologia e della stessa concezione della sardegna e della sua storia in chiave ferocemente unionista (anche quando questo ha significato l'autodenigrazione e l'autocastrazione) che permea tristemente tutt'oggi la nostra sardegna.
    Per me invece l'indipendentismo di Simon Mossa è la manifestazione ultima, autentica e completa del sardismo.
    Questa del sardismo come sempre e solo unionista è una forzatura che crea solo una gran confusione, e che ritengo controproducente e deletteria.
    Per me quello del Psd'az che sia allea con le forze unioniste non è solo falso indipendentismo ma anche falso sardismo.
    Utilizzare sardismo come sinonimo di italianismo è un paradosso per il semplice fatto che morfologicamente ne è l'esatto opposto.
    Simon Mossa, dopo una fase storica di gran confusione (dalla fondazione del Psd'az al primo dopoguerra) a dato al sardismo i contenuti che più si addicono a tale termine: lotta per l'autodeterminazione integrale della patria e per la liberazione sociale del popolo sardo.
    SOTZIALISMU! INDIPENDENTZIA!

  7. #37
    democratzia & libertade
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    dal sardismo nasce la presa di coscienza dei sardi, e su questo non ci piove.
    ma obbiettivamente tale parola è stata presa totalmente in mano dall'unionismo.
    basta citare a.s. mossa per battere bellieni,lussu e tutto un sistema culturale e ideologico che ha riscirtto la storia natzionale?
    ce la facciamo a recuperare dal fondo la parola "sardismo"?
    o è una battaglia persa in partenza?
    chi sta fuori da queste "disquisizioni" laggiu' per strada quanto capisce ?
    in termini statistici e percentuali, nel variegato mondo sardista quanto è il peso delle componenti indipendentiste e quelle unioniste?
    Io ho una visione più morbita rispeto ribellu, ma ora muovo anche una serie di interrogativi cui non si puo' passare sopra...
    kentu concas una BOGHE NATZIONALE

  8. #38
    w i punkillonis
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    per verificare quello che dici basta vedere se i sardisti facciano più riferimento a Lussu e Bellieni o a Simon Mossa. La risposta è ovvia.


    Citazione Originariamente Scritto da patriottu
    dal sardismo nasce la presa di coscienza dei sardi, e su questo non ci piove.
    ma obbiettivamente tale parola è stata presa totalmente in mano dall'unionismo.
    basta citare a.s. mossa per battere bellieni,lussu e tutto un sistema culturale e ideologico che ha riscirtto la storia natzionale?
    ce la facciamo a recuperare dal fondo la parola "sardismo"?
    o è una battaglia persa in partenza?
    chi sta fuori da queste "disquisizioni" laggiu' per strada quanto capisce ?
    in termini statistici e percentuali, nel variegato mondo sardista quanto è il peso delle componenti indipendentiste e quelle unioniste?
    Io ho una visione più morbita rispeto ribellu, ma ora muovo anche una serie di interrogativi cui non si puo' passare sopra...

  9. #39
    w i punkillonis
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    grazie per risposta pacata.

    solo che un conto è quello che dici tu, condivisibile e forse anche "moderato" (scusa se uso queste categorie ma è solo per capirci).

    un conto è dire, come Masala appunto, che tra le due rivoluzioni solo quella di classe ha diritto di esistere nello spazio politico sardo. sto parlando più che altro di immaginario perchè nel 2006 il forcone non si usa più e le rivoluzioni sono cambiate....sopratutto in occidente.

    mentre il tuo discorso è ampiamente condivisibile . io personalmente penso che la l'indipendenza porti in se un principio democratico, civile e sociale.
    Sul futuro rapporto tra i capitalisti sardi e il resto della società, tra i finanzieri le multinazionali etc etc non so dire niente perchè l' internazionalizzazione e gli altri processi in atto mutano la società in maniera repentina. So solo che vale la pena di provare

    qui però siamo sempre sul campo astratto, quasi metapolitico.

    bisogna poi che questi discorsi vengano fatti vivere nella società (come giustamente si diceva).

    bisogna passare cioè all' azione.

    Salude
    L





    Citazione Originariamente Scritto da patriottu
    Credo che ognuno possa e debba risponderti personalmente, dato che sicuramente c'è uan pluralità di opinioni a riguardo.
    Sul discorso "rivoluzione", non voglio perdere tempo su cosa possa significare oggi, se intesa come cambiamento o rivolgimento verso il meglio allora ok, in termini tradizionali del passato ti dico che non credo in una rivoluzione oggi nel posto in cui viviamo.

    Il discorso sull'esigenza della liberazione sociale nasce da un analisi appunto sociale ed economica oltre alle esperienze individuali. Il motivo è quello di non riprodurre in piccolo e con addirittura meno garanzie di diritto gli stessi meccanismi ora presenti.
    Non credo nella proposizione di un regime totalitario anzi mi batto proprio contro questo, infatti la nostra impostazione è democratica e pluripartitica, e il mio voler portare acqua al mulino socialista è altrettanto democratica e si basa sulla forza delle idee.

    Sul livello di utopia di certe idee nonso ceh dirti, credo che stiano nel dna di tutti i movimenti un po dappertutto ,in primis nelle nazioni senza stato, anche qua evito l'ennesima serie di citazioni ed esempi più o meno altisonanti.
    Inoltre: ritengo più utopistico pensare a un progresso umano del popolo senza un discorso sociale ed economico e percio' con un indipendenza a metà.

    Io direi che non si tratta di "doppia liberazione" ma di indipendenza e progetto repubblicano democratico, che deve investire il lato identitario, culturale, tradizionale, moderno, sociale,economico ecc .....Questo non impedisce di agire dando in partenza un impostazione di tipo socialista patriottico democratico. Idee personalissime.

    Non credo proprio che sia un idea che divide, anzi: un importante discorso sociale organico a quello di liberazione nazionale, graduale ,democratico e non estremista, puo' creare maggiore unità ,evitando che tanti sardi continuino a rivolgersi ai partiti unionisti di sinistra o i sindacati , o a qualsiasi clientela politica di centro dx o sx per demandare i propri problemi economici o sociali.Dovrebbero guardare al'indipendentismo, ma questo (e qui siamo tutti daccordo in boghe natzionale) non è pronto a offrire proposte progettuali a riguardo. SNI porta avanti quasi esclusivamente battaglie sociali e di risvolto economico, noi siamo favorevoli a un maggiore impegno nella fase di proposta alternativa a cio' che si critica, magari anche commettendo errori, per carità ... ma ci proviamo...

    Per me non esiste divisione nel momento in cui chiedo regole contro la precarizzazione, nelle assunzioni, nel diritto al lavoro, alla casa , alla famiglia e via di questo passo(vedi nostre proposte a ghilarza), o tanto meno se proponiamo tassazioni di rendita o di capitale straniero, a volte anche piu' moderate di quelle che propone Soru!!!! Dove sta la divisione ? che qualche imprenditore a cui piace sfruttare la gente in questi termini non si avvicini alla causa indipendentista? Nessun problema: è lui a dividere , è lui a remare contro il progresso del popolo, ma se ha a cuore la causa e decide di rapportarsi ai suoi fratelli compatrioti secondo spirito di solidarietà nazionale allora bene ,le porte sono sempre aperte.
    Spero di essere stato chiaro Lutzià

  10. #40
    w i punkillonis
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    per fare un esempio conncreto, i più grandi osteggiatori dell'emancipazione e dell'autodeterminazione rispetto a feudalesimo e Savoia erano (oltre ai feudatari ovviamente) i notai, che guadagnavano dal complesso "giro" di gabelle e atti tra vassalli, popolo e barones. anche la borghesia era paurosa e non aveva voglia di rivoluzionare niente se non la loro posizione in branda.

    solo gli illuminati come Angioy lottarona, ma non dimentichiamo che prima di tutto Angioy lottò contro il feudalesimo e in un secondo (o terzo?) momento diventò indipendentista. e i suoi risultati purtroppo li sappiamo. questo dovrebbe servirci da monito per capire come inimicarsi i potentati (di ieri e di oggi) non sia una mossa strategicamente valida. se non si vuole finire in esilio...

    io per esempio farei una legge per cui i discendenti dei nobili in sardegna debbanno versare una cifra, anche simbolica, per riscattarsi dalle porcherie che hanno combinato. ma so che è improponibile perchè passerei per giacobino e vendicativo.

    a crasa manzanu

    L

 

 
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