Pag.36 Il giornale di Sardegna 5 Gennaio 20 0 6
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Culture
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Ed i t o r i a
“Il popolo di bronzo” scritto da Angela Demontis è campione d'incassi in Sardegna a fianco dell'ultimo romanzo di Niffoi. L'autrice: «Anch'io sono una guerriera». di Donatella Percivale
Bronzetti sardi in classifica
Chissà che faccia deve aver fatto quel diavolo di Niffoi dopo aver saputo che il suo blasonatissimo romanzo, edito dalla blasonatissima Adelphi, compete per il primo posto nelle classifiche di vendita con un insolito saggio di ricerca pubblicato da Condaghes e scritto da una trentasettenne cagliaritana con la passione per i bronzetti. Casi della vita. Eppure Angela Demontis, autrice de “Il popolo di bronzo”, strenna natalizia campione d'incassi in Sardegna, sembra non darci molto peso e la prende con filosofia. La sua battaglia personale, in fondo, lei l'ha già vinta. Una battaglia iniziata all'alba del 2003, quando azzerata la timidezza iniziale si è presentata davanti a Sergio Frau prima, e Giovanni Lilliu poi, confessando il suo amore sfrenato per i piccoli guerrieri nuragici.
UNA PASSIONEprofonda e articolata, perché Angela Demontis, i bronzetti ama smontarli (idealmente) e studiarne con cura i particolari. Per farlo ha girato in lungo e in largo tutti i musei della Sardegna e di gran parte d'Europa. «Il desiderio era quello di sezionarli, annotare tutti i particolari e immaginarli in tridimensione. Sin da bambina ne ho osservato centinaia e centinaia: alla fine li sognavo anche di notte». La tesi di Demontis è piuttosto semplice (e verosimile): i nuragici si rappresentavano in piccole statue perché scolpirsi in bronzo era l'unico modo per ritrarsi. «All'epoca la macchina fotografica non l'avevano ancora inventata e il fatto di documentare con dovizia abiti, posture e situazioni, era un modo per comunicare anche con gli altri popoli». Si spiegano così vesti e suppellettili bizzarre, copricapo che ricordano i sombreri messicani e scudi, arcieri e armi identiche a quelli che usavano le popolazioni degli antichi egizi. «Personalmente sono molto legata alla Sciamana di Teti (scheda numero 60), una figura identica a quella scorta guardando un documentario sullo Yemen. Si tratta di una femmina di etnia hadramaut, vestita in maniera simile alle nostre antenate sarde, una sorta di strega di Halloween dotata di acconciatura favolosa». (Chi volesse guardarla dal vivo, non deve recarsi molto lontano: la piccola statua è conservata nel museo archeologico di Cagliari). “Il popolo di bronzo” (pagg.255, euro 30), testo ricco di fotografie, schizzi e apparati bibliografici, annovera un centinaio circa di bronzetti: dall'arciere corazzato di Sardara con paraviso e paraspalla, (scheda numero 1), al guerriero mascherato (scheda numero 47), sorta di lottatore demonizzato con quattro occhi e quattro braccia («Nient'altro che un mascheramento, più o meno come usano fare in India»). Se l'obiettivo è dunque umanizzare queste piccole stature, anzi «restituirgli dignità», l'attenzione per l'uso dei tessuti, dei materiali - e un farcito bagaglio di aneddotica e riferimenti storici - sono stati strumenti fondamentali del lavoro di Demontis. «Ci sono voluti nove mesi solo per gli schizzi, ha presente un parto?». Più o meno. ■
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Il mio obiettivo
è stato quello
di umanizzare queste
piccole stature, anzi,
restituirgli dignità
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Piccole statue in miniatura al posto della scrittura
■■ I Bronzetti (risalenti tra l’ VIII ed il V secolo a.C) sono statuine in bronzo, create dalle genti nuragiche, raffiguranti quasi sempre uomini, guerrieri, animali. Ne esistono circa 500 (custodite nei musei nazionali della Sardegna ma anche in giro per l'Italia e l'Europa). Oggetti di raffinato artigianato, stilizzati ma precisi nel realismo dei particolari, i bronzetti, oltre a dimostrare le capacità tecniche ed artistiche raggiunte dalle popolazioni nuragiche, rappresentano anche fonti di notevole interesse documentario, poiché rivelano tanti aspetti della vita sociale ed economica di queste popolazioni che non ci hanno lasciato una documentazione scritta, poiché ignoravano ancora la scrittura.
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“Il mito, qualunque sia,
e narrato dagli antichi,
contiene una verità storica
che la critica moderna
deve ritrovare e spiegare”
GIOVANNI LILLIU
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