
Originariamente Scritto da
Dawkins, pag 253-255
Hartung [medico e antropologo evoluzionista] cita molti dei passi biblici che ho citato anch'io [e che io ho riportato più su, ndgigionaz] in questo capitolo riguardanti la conquista della Terra Promessa da parte di Mosè, Giosuè e i Giudici. Come ho già detto, riconosco volentieri che le persone religiose non la pensano più in maniera biblica. Per me questo dimostra che la morale degli atei come dei credenti proviene da un'altra fonte e che a questa fonte, qualunque sia, possono attingere tutti, a prescindere dal fatto che abbiano o no una fede religiosa. Ma Hartung cita i risultati agghiaccianti dell'indagine condotta dallo psicologo israeliano George Tamarin. Tamarin ha fatto leggere a oltre mille scolari israeliani, di età compresa tra gli otto e i quattordici anni, la descrizione della battaglia di Gerico nel Libro di Giosuè (6,16-24):
Alla settima volta, i sacerdoti diedero fiato alle trombe e Giosuè disse al popolo: «Lanciate il grido di guerra perché il Signore mette in vostro potere la città. La città con quanto vi è in essa sarà votata allo sterminio per il Signore ... Tutto l'argento, l'oro, e gli oggetti di rame e di ferro sono cosa sacra per il Signore, devono entrare nel tesoro del Signore ... Votarono poi allo sterminio, passando a fil di spada, ogni essere che era nella città: dall'uomo alla donna, dal giovane al vecchio, e persine il bue, l'ariete e l'asino ... Incendiarono poi la città e quanto vi era, soltanto l'argento, l'oro e gli oggetti di rame e di ferro deposero nel tesoro della casa del Signore.
Poi ha posto ai ragazzi un semplice quesito morale: «Secondo voi Giosuè e gli israeliti hanno agito bene o no?». Dovevano scegliere tra A (approvazione totale), B (approvazione parziale) e C (disapprovazione totale). I risultati rilevano una polarizzazione delle opinioni: il 66% approvava totalmente e il 26% disapprovava totalmente, mentre solo l'8% approvava parzialmente, ponendosi nel mezzo. Ecco tre tipiche risposte del gruppo che ha scelto A (approvazione totale):
Secondo me, Giosuè e i figli di Israele hanno agito bene, perché Dìo aveva promesso loro quella terra e li aveva autorizzati a conquistarla. Se non avessero agito così e non avessero ucciso nessuno, avrebbero rischiato di farsi assimilare dai goyim.
Secondo me Giosuè ha agito bene, in quanto Dio gli aveva ordinato di sterminare gli abitanti di Gerico per impedire che le tribù di Israele fossero assimilate da quella popolazione e ne imparassero i cattivi costumi.
Giosuè ha fatto bene, perché il popolo che abitava in quella terra aveva una religione diversa; uccidendo tutti, egli ha cancellato quella religione dalla faccia della terra.
La giustificazione del genocidio perpetrato da Giosuè è in tutti e tre i casi religiosa.[/B] Anche gli scolari che hanno scelto la risposta C, disapprovando totalmente, l'hanno scelta in alcuni casi per motivi religiosi. Una ragazza, per esempio, ha disapprovato la conquista di Gerico perché, per conquistarla, Giosuè è dovuto entrarvi:
Credo che abbia fatto male, perché gli arabi sono impuri e se si entra in una terra impura si diventa a propria volta impuri e si subisce la stessa maledizione di chi ci abita.
Altri due alunni che hanno disapprovato totalmente lo hanno fatto perché Giosuè ha distrutto tutto, compresi case e animali, invece di conservare un bottino per gli israeliti:
Credo che Giosuè non abbia agito bene: i figli di Israele avrebbero dovuto tenersi gli animali.
Credo che Giosuè non abbia agito bene, perché avrebbe potuto lasciare in piedi le case; se non le avesse distrutte, sarebbero diventate degli israeliti.
Ci viene ancora una volta in soccorso il saggio Maimonide, spesso citato per la sapienza dottrinale: «È un comandamento positivo quello di distruggere le sette nazioni [Dt 7,1], com'è scritto: le voterai alio sterminio. Se Israele non sterminasse le nazioni che Dio ha messo in suo potere, trasgredirebbe a un comandamento negativo, com'è scritto: non lascerai in vita nessun essere che respiri».
Diversamente da Maimonide, i ragazzini dell'esperimento di Tamarin erano abbastanza piccoli da essere innocenti. Le idee barbare che hanno espresso sono quasi sicuramente quelle dei loro genitori o del gruppo culturale in cui sono cresciuti. Con tutta probabilità, i bambini palestinesi, vissuti nella stessa terra dilaniata dalla guerra, esprimerebbero opinioni altrettanto barbare in senso opposto. I risultati di questa ricerca mi riempiono di sconforto, perché paiono dimostrare l'immensa capacità della religione, e in particolare dell'educazione religiosa dei bambini, di dividere i popoli e fomentare inimicizie storiche e faide ereditarie. Non posso fare a meno di notare che due dei tre ragazzi del gruppo A il cui giudizio ho citato paventavano i mali dell'assimilazione, mentre il terzo sosteneva l'opportunità di uccidere un popolo per eliminarne la religione.
Nel suo esperimento, Tamarin aveva un interessante gruppo di controllo. Ad altri 168 bambini israeliani aveva dato lo stesso brano del Libro di Giosuè, ma sostituendo il nome di Giosuè con «generale Lin» e il nome di Israele con «un regno cinese di 3000 anni fa». In quel caso l'esperimento ha dato risultati opposti. Solo il 7% ha approvato il comportamento del generale Lin, mentre il 75% lo ha disapprovato. In altre parole, quando dai giudizi di valore era esclusa la fedeltà all'ebraismo, la maggior parte dei bambini concordava con i giudizi morali di quasi tutta l'umanità odierna. Giosuè commise un barbaro genocidio, ma tutto appare diverso a chi guarda alle cose con ottica religiosa. E la differenza comincia a vedersi presto nella vita. È stata la religione a fare la differenza tra bambini che condannavano e bambini che condonavano il genocidio.