Tra gli stessi teologi si trovano uomini di dottrina solida e giudiziosa, ai quali fanno nausea queste frivole ed impertinenti arguzie, e ve ne sono ancora di una coscienza sí retta, che ne provano orrore come d'una specie di sacrilegio.
Che orribile empietà! esclamano essi. Invece di adorare l'impenetrabile oscurità de' nostri misteri (poiché appunto per questo sono misteri), si pretende spiegarli. E in che maniera? Con un linguaggio immondo e con argomenti non meno profani di quelli de' Gentili; e ci si arroga insolentemente il diritto di definire e disputare delle verità incomprensibili, profanando cosí la maestà della teologia con parole e con sentenze insulse e triviali.
Intanto, questi dicitori di nulla vanno cosí tronfi come della vota loro erudizione, anzi provano tanto piacere ad occuparsi giorno e notte in queste soavissime nenie, che non hanno neppure il tempo di leggere una sola volta l'Evangelo, e le lettere di san Paolo. Il piú bello è che, mentre vanno in tal modo chiacchierando nelle loro scuole s'immaginano d'essere i difensori della Chiesa, la quale cadrebbe senza fallo se cessassero un momento di sostenerla con la forza dei loro sillogismi; appunto come Atlante, secondo i poeti, sostiene il cielo con le sue spalle. I nostri disputatori hanno ancora un altro grande soggetto di felicità. La Scrittura è nelle loro mani come un pezzo di cera, poiché sogliono dare a questo libro quella forma e quel significato che va loro maggiormente a genio: pretendendo che le loro decisioni intorno alle Sacre Scritture, dal momento che sono state accettate da alcuni altri scolastici, debbano essere rispettate piú che le leggi di Solone, ed anteposte anche ai decreti de' Papi. Ergonsi costoro a censori del mondo e se alcuno s'allontana tanto o quanto dalle loro conclusioni, siano dirette o indirette, l'obbligano tosto a ritrattarsi, e pronunciano come tanti oracoli: Questa proposizione è scandalosa, quest'altra è temeraria; quella sente d'eresia, quell'altra suona male. Per tal modo né il Vangelo, né il battesimo, né Paolo, né Pietro, né Girolamo, né Agostino, e nemmeno lo stesso Tommaso d'Aquino, comunque sfegatato aristotelico, non saprebbero fare un ortodosso, senza il beneplacito di questi baccellieri; tanto è necessaria la loro sottigliezza per ben decidere della ortodossia. [...] Quante bellissime storie questi dottori senza dottrina non ci vanno spacciando intorno all'inferno? Ne conoscono cosí bene tutti gli appartamenti, parlano con tanta franchezza della natura e dei vari gradi del fuoco eterno, delle diverse incombenze dei demoni; discorrono finalmente con tanta precisione sulla repubblica de' dannati, che sembrano di esserne già stati cittadini per il corso di molti anni. Inoltre, qualora lo giudicano conveniente, non perdonano alla fatica di creare anche dei nuovi mondi, come hanno mostrato col formare il decimo cielo, da essi chiamato Empireo, fabbricato espressamente per i beati; essendo troppo giusto che le anime glorificate avessero un vasto e delizioso soggiorno per ivi godere tutti i loro comodi, per divertirsi, insieme, ed anche per giocare alla palla se loro venisse in grado.
Erasmo, Elogio della pazzia, III