1.3. LA NATURA DELL'ISPIRAZIONE
Questa realtà non è stata mai oggetto di definizione dogmatica da parte di nessun Concilio. In altre parole, ci chiediamo in che modo Dio ha ispirato la Bibbia e in cosa consista questa ispirazione divina. L'effettiva investigazione di questo problema ha avuto inizio intorno al 1500 (col Rinascimento e la Riforma protestante) e continua ancora oggi. Una delle principali teorie dopo il Concilio di Trento (intorno alla metà del 1500), è l'"ispirazione verbale della Bibbia" o "attraverso dettatura". Secondo questa teoria, Dio avrebbe comunicato all'agiografo non solo le sue idee, ma anche le parole (le espressioni verbali della Scrittura); da qui la trama del "dettato". Ma, inteso in questo modo, il contributo umano non sarebbe stato che passivo, inattivo, per quanto cosciente. Il rappresentante più significativo di questa teoria è stato Domenico Banez (nel 1600): "Lo Spirito Santo non ispirò solo ma dettò e suggerì le singole parole mediante le quali quei contenuti venivano descritti". Egli voleva in questo modo salvare la divinità della Bibbia ma finì in effetti per negare una reale attività umana nella Scrittura sacra e rendere difficile la spiegazione delle diversità che esistono di fatto tra gli scrittori della Bibbia. Secondo lo stesso Banez, tali divergenze si spiegavano col ritenere che Dio avesse dettato ad ogni scrittore sacro le parole che meglio si adattavano alla condizione spirituale dell'agiografo.
Questa categoria del dettare era stata applicata dal Concilio di Trento solo alle tradizioni verbali, poiché le ritiene dettate dallo stesso Cristo oralmente e conservate con correzioni continue nella Chiesa cattolica. In questo senso però la "dettatura" non può assumere il valore di una dettatura verbale, poiché si tratta di tradizioni orali, è sinonimo di ispirazione. Questa formula del dettato è stata ripresa dalla enciclica Provvidentissimus Deus di Leone XIII del 1893, ma anche dalla Spiritus Paraclitus di Benedetto XV del 1920 che la estendono anche agli scritti con riferimento alla dottrina di San Girolamo. Quest'ultimo, parlando della lettera ai Romani, scrive: "E' così involuta e oscura che per capirla occorre l'aiuto dello Spirito Santo che quelle cose ha dettato per mezzo dell'apostolo" ("qui per apostulum haec ipsa dictavit"). L'espressione "ha dettato", non è priva di equivoci se mal presa. Non significa che l'attività attribuita allo Spirito Santo sia da intendere nel senso di una dettatura verbale; infatti il verbo "dictare", nella lingua latina ha molti usi, che vanno dalla dettatura strettamente intesa, al comando e al semplice suggerimento. Questa formula del dettare non deve essere intesa con una lettura secondo la nostra categoria, non va cioè forzata per cercare di spiegare la natura dell'ispirazione, ma deve mantenere lo scopo che ha nei Padri, dove viene usata per accentuare la priorità dell'azione di Dio e dello Spirito Santo nella origine -genesi - del libro Sacro. Tuttavia la formula non è stata più ripresa (nei Concili Vaticano I e Vaticano II e nella Divino Afflante Spiritu). Anche la categoria patristica della Scrittura, considerata come una lettera di Dio mandata agli uomini è più una categoria pastorale, non tecnica. Sant'Agostino scrive: "Da quella città, rispetto alla quale siamo pellegrini ci sono pervenute delle lettere, sono le stesse Scritture".
Altra teoria che ha segnato un pezzo di storia della ricerca è quella della Ispirazione come "approvazione e assistenza negativa". Alcuni teologi scolastici, non contenti della teoria del Banez, hanno preso una direzione opposta, sostenendo una ispirazione limitata ai contenuti della lettura, non estesa ai modi verbali dei medesimi. Il gesuita Lessio (1623) è dell'avviso che un libro, scritto con mezzi puramente umani e in seguito approvato dallo Spirito Santo, è da ritenersi ispirato. Spingendosi avanti nella stessa direzione, il teologo ed esegeta Bonfrère incomincia a sostenere che alcune parti dei Libri storici della Sacra Scrittura sono stati scritti sotto l'assistenza negativa dello Spirito Santo, il quale avrebbe cioè impedito che gli scrittori umani cadessero in errore (assistenza negativa). La teoria dell'assistenza negativa viene assunta nel XIX° secolo da Jahn e viene estesa a tutta la Bibbia (non solo ad alcune parti come voleva Bonfrère), facendone l'equivalente del carisma della infallibilità. L'ispirazione ha agito sugli scrittori sacri solo quando questi hanno rischiato di cadere in errore, lasciando tutto il resto. Infine, verso la metà del XIX° secolo, il benedettino Haneberg sostenne che alcuni dei libri biblici sono stati scritti con mezzi puramente umani e che la loro ispirazione consiste nell'essere stati, in seguito, approvati dalla Chiesa. Il Vaticano I interviene (il 24 aprile 1870) promulgando la Costituzione dogmatica sulla "Fede cattolica" e nel capitolo 2 (la Rivelazione), a proposito della Sacra Scrittura, sancisce che non è la Chiesa che riconosce l'ispirazione, respingendo quindi l'assistenza negativa e sottolineando il ruolo positivo dello Spirito Santo nella composizione di questi libri. Celebre è l'"Ispirazione formale di Franzelin" (formale, non materiale), un gesuita che, nella seconda metà del XIX° secolo, sostiene un'altra teoria dell'ispirazione. Questo Cardinale aveva partecipato al Vaticano I e nel 1870 pubblica il suo "Trattato della ispirazione e tradizione divina". Insiste sul concetto di Dio come autore letterario, Dio quindi è Autore delle Sacre Scritture.