sutra jutro, dva sata putovanje. anche se il più delle volte si parla in istro-veneto.


sutra jutro, dva sata putovanje. anche se il più delle volte si parla in istro-veneto.
Ultima modifica di dimecan; 19-07-15 alle 22:49


Parla come ti hanno imparato a squola, che se non non capisco un cacchio!
Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.


a squola non mi hanno imparato un cazzo ( jedan kurac) : sono un "selz"made man.


Sempre più sboccato il vecio!
Ma l'itagliacano dove l'hai appreso?
Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.


ti confesso da piccolo ho preso tante legnate dai maestri fassisti.


Quindi avevo ragione.
Io ho qualche anno di meno, ma mi ricordo il cazziatone della prof. di itagliano in seconda media perchè, trafelato dopo aver fatto mezza Torino a piedi a causa di un incidente al tram, alla sua richiesta di spiegazioni per il ritardo, le dissi che il tram aveva "bocciato" (ovvio piemontesismo).
Nota e punizioni.
Oggi nessuno va a scuola lontano in tram in seconda media, e se il tram vicino a casa avesse dei problemi, cellulare, mammà che smette la sveltina col portiere e corre col suv, e addio squola almeno per un giorno.
Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.


Un mio amico (e coetaneo che chiamo affettuosamente balilla Sussi) Vinko Susic si era assai arrabbiato per il cambiamento di cognome. diceva : almeno mi avessero chiamato Secca, avrei sopportato, ma balilla Sussi no.


La borghesia del Nord: stiamo con Matteo! Noi invece stiamo col referendum per l’autonomia. Ma alla finanza questo non interessa
26 Aug 2015 · 0 Commenti
di STEFANIA PIAZZO
Si fa un gran parlare della pagina comperata sul Corriere dal salotto buono del Nord, per sostenere Renzi ma anche per chiedergli di accelerare sulle riforme. Poi c’è l’attacco all’opposizione populista, tutto fumo e demagogia.
Che dire? Che la questione settentrionale oggi è rappresentata dai rappresentanti di Mediobanca o dagli avvocati d’affari di Milano o dalle multinazionali delle assicurazioni o da Eataly e via discorrendo? Che il Nord che ci rappresenta è questa casta che ha soldi per scrivere una lettera al premier più che per andare al mercato e comperare a buon prezzo quel che serve per sopravvivere? Una casta che scrive ad un’altra casta fa ridere? No, per nulla.
Renzi dall’altro ieri ha ceduto alla finanza. Lo ha fatto, come avevamo già avuto occasione di scrivere, mettendo un uomo di Goldman Sachs al vertice della grande banca di stato che è la Cassa depositi e prestiti. Cosa c’è da dire di più di questo? E allora non c’è da stupirsi se gli scrivono sul Corriere che ha superato la prova.
Altra questione è che il placet arrivi dal Nord e si cortocircuiti su via Solferino, simbolo di una certa Milano.
Quella che osannò Napoleone che cambiò nome alla repubblica Cisalpina in Repubblica Italiana nel 1802. Le casse erano vuote e Napoleone mise a capo del ministero delle Finanze un uomo del Nord, un uomo di finanza, Giuseppe Prina.
Affamò il popolo lombardo, non certo la borghesia che lo sosteneva. Incassava le tasse per degli stranieri, riscuotendole dalla nostra gente. Come fa oggi Roma per Bruxelles e il suo patto di stabilità.
Confiscò i beni della chiesa, con gli ospedali e le opere di pietà inclusi. Banche e sciuri furono esentati dalla mannaia della sanità per pochi. A Milano però la tensione cresceva. «Prina! Prina! Il giorno si avvicina!», si leggeva nei cartelli sulle strade. Dopo l’abdicazione di Napoleone, per Prina furono guai. Nascostosi come narra la cronaca, in un armadio, venne buttato giù dalla finestra e finito, dopo una breve fuga, a ombrellate.
Non andò meglio quando fu Napoleone III a entrare trionfante a Milano nel 1859. Esultanza della borghesia. Idem per l’arrivo di Vittorio Emanuele II, Re di Sardegna, che avrebbe “annesso” la Lombardia alla Sardegna sotto forma di provincia dello Stato Sabaudo.
Farsi annettere, conquistare, è lo sport della borghesia lombarda. Il dramma è che il dna si trasmette di generazione in generazione.
Figuriamoci se quei borghesi della finanza, anziché scrivere “Dai Matteo siamo tutti con te e con quelli che ti vogliono lì”, avessero invece scritto: vogliamo arrivare al referendum per l’autonomia della Lombardia, per una regione ad autonomia differenziata o qualsiasi altra cosa simile.
No, la borghesia non ha tempo per misurarsi con le cose del popolo né con quello che passa per l’urna, per il voto. Ci sono altre scorciatoie, pubblicabili ma indicibili.
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La borghesia del Nord: stiamo con Matteo! Noi invece stiamo col referendum per l?autonomia. Ma alla finanza questo non interessa | L'Indipendenza Nuova
Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.


"Sciur Radeschi, semm minga staa nun a casciàl via, hinn stà i sciuri!”
purtroppo la storia si ripete ...

