rituale e s'àrgia
Tratto sa “SESUJA”
Bitti il rituale dell’àrgia di Sebastiano Burrai.
Quando nei decenni passati a bitti si parlava dell’argia, il discorso cadeva istintivamente nella memorabile ed ultima danza-pantomima,avventa nel paese nell’ormai lontano 29 giugno 1926,definita dal nomignolo del morsicato dall’argia “Su ballu ‘e tziu Batzu”,il cui vero nome era Michele Canu.
Costui venne punto dall’argia all’eta di venti anni, mentre attendeva alla coltivazione di un orticello.
In preda a dolori lancinanti venne sotterrato in un letamaio fino al collo in periferia del paese.
Fu orchestrata una danza circolare, su ballu tundu,attorno al paziente,cui partecipavano sette vedove,sette sposate,sette nubili.
Le danzatrici portavano attorno al collo campanacci di pecore ferri di cavallo e di bue. Il ballo si risolse in un’autentica carnevalata:vi accorsero molti curiosi ed ognuno faceva a gara per lanciare una manciata di letame nel viso del povero malcapitato,che,chiuso in un’ostinata apatia si mostrava restio al sorriso.
Venne così trasportato presso altri due letamai.Una vedova improvvisò un canto : A dria drinna-un’anca ‘e linna- ei s’atera secata-addria drinnata. Ed un’altra : Un’istella tottu a bicos-a bessitu in artu mare-deus pota fiocare- dae su chelu maritos.
Poi, davanti al paziente infossato nel letame,si presentò una vecchia tutta rattrappita che dava il braccio ad un uomo con una gamba anchilosata.La sola comparsa dei due deformi fece ridere lo sventurato,che mentre veniva dissepolto,rivolse alla folla un imprecazione:Ancu cras lu acana a bois!
Quando,pertanto,nei campi,durante i mesi estivi una persona veniva punta dall’argia,cadeva prima in uno stato di prostrazione e di accasciamento, poi,in preda a dolori spasmodici e lancinanti, si contorceva come un epilettico.Bisognava caricarla e portarla immediatamente in un letamaio in fermentazione,possibilmente situato a solatio.Il paziente,spossato e come imbetito dal dolore veniva sprofondato nel letame fino al collo…
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