Sarà dura![]()


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E' ufficiale, sarete contattati in pvt, ognuno di voi.


Istruzioni : Non postate il racconto, non rivelate agli altri la natura del vostro esercizio.
Per i contravventori sono previste pene corporali severissime.


Pvt spediti a tutti, credo, se ho dimenticato qualcuno che si faccia sentire.


ups


Mille grazie.


La Scaletta
Schema Di Sintesi
E’ Uno Strumento Fondamentale Per Scrivere Una Sceneggiatura Senza Incontrare O Crearsi Problemi Spinosi O Addirittura Insormontabili.
Scrivere Prima Di Tutto La Scaletta E’ Il Modo Per Partire Col Piede Giusto. Significa Affrontare Subito Il Difficile! Che Non Vuol Dire Costruire Una Palazzina Cominciando Dall'attico, Ma Solo Sapere, Decidere "prima", A Che Piano Si Trovera' L'attico! Nel Linguaggio Tecnico Si Dice Progettare "top-down", Cioe' Cominciando A Definire Prima Il Risultato Finale Che Si Vuole Ottenere.
Field Dice: “il Difficile Dello Scrivere E’ Saper Che Cosa Scrivere”
Mc Kee Dice Che Scrivere I Dialoghi E Le Azioni Che Si Hanno In Mente, Via Via Che Si Riflette Sui Personaggi, Portando Avanti Insieme, Sia Il Processo Di Stesura, Che Quello Di Ricerca E’ Piu’ Spontaneo, Piu' Naturale, Ma Piu' Lungo, E Produce Spesso Difficolta’ E Talvolta “blocchi”. Si Potrebbe Dire Questo Il Metodo "bottom-up", Cioe' Cominciando Dal Basso, E Andando Verso L'alto.
In “story”, Di Recente Tradotto Anche In Italia, R.m.k., Suggerisce Ancora, Essenzialmente, Di Scrivere Prima La Scaletta, Anche Se Si Ha La Sensazione Di Perdere Tempo, Perche’ Alla Fine, Con La Scaletta Scritta Prima, Il Processo Di Sviluppo E Stesura E’ Molto Piu’ Rapido E I Tempi Totali Si Riducono. Per Scrivere La Trama Prima, Se E' Necessario, Dice, Si Puo' Anche "mettere Un Cerotto Sulla Bocca Dei Personaggi” Specialmente A Quelli Che Comincino A "pretendere" Di Parlare Troppo, Dialogare Tra Loro, E, Soprattutto Esigere Di… Farsi Scrivere.
Patricia Highsmith In Un Libro In Cui Descrive Il Suo Processo Creativo Parla Di Una Fase Iniziale In Cui, A Partire Da Un Paio Di Spunti, La Sua Ricerca Si Sviluppa Nel “tramare”, Inteso Come "andirivieni" Tra Ipotesi Di Sviluppo Diverse.
La Grande Giallista Confessa Di Arrivare A Buttar Via Anche Numerose Soluzioni Diverse, Prima Di Arrivare A Quella Giusta O, Addirittura, Ad Abbandonare Del Tutto, Spunti, Anche “buoni”, Che Pero’ Non Riesca A Sviluppare Fino Ad Un Finale Soddisfacente.
In Questo Senso Puo' Essere Utile “cominciare Dal Finale”…
Scrivere La Scaletta, Tramare, E’ Un Processo Di Pre-scrittura, In Informatica Pro-grammazione.


(Del 16/2/2002 Sezione: Cultura Pag. 21)
La fantasia è necessaria ma non sufficiente perché la scrittura è come una macchina: occorre conoscere come funzionano gli ingranaggi
QUANDO si scrive un film l'unica cosa che non si può comprare al mercato è l'idea. Una volta trovata l'idea, la tecnica può condurci, passo dopo passo, alla sceneggiatura, cioè al copione. Naturalmente questo sarà più o meno valido in rapporto al talento di chi scrive. Non c'è nessuno al mondo che possa insegnare come partorire l'idea di una storia da raccontare con la macchina da presa. Riesce meglio a chi è abituato a interrogarsi su ciò che succede dentro e intorno agli uomini. Quanto più è forte la curiosità per il mondo, tanto più originale sarà l'idea, perché la forza di ogni espressione artistica sta proprio nell'attualità dei sentimenti che chiama in gioco. L'idea, quindi, è sì la sintesi di un racconto possibile, ma è anche evocazione di uno stato d'animo, di un modo di sentire il nostro rapporto con il mondo circostante. Non si sa da dove venga l'idea, ma si sa cosa debba obbligatoriamente contenere. Basta porsi questa semplice domanda: può esistere una storia che non sia storia di un conflitto? La risposta è no: ogni racconto è l'esposizione di fatti che si svolgono intorno a una conflittualità centrale, è una sorta di filo rosso che lega i vari momenti di un contrasto tra diversi sistemi di valori. Protagonista e antagonista sono portatori di due universi che si danno battaglia. L'antagonista non è necessariamente un personaggio, può essere un ambiente (come nei racconti claustrali), un clima, una cultura, un sentimento. Quindi se ogni storia è racconto di un conflitto, il narratore è obbligato a evidenziare separatamente i due sistemi di valori in contrasto, farli scontrare creando il cortocircuito, osservarli nelle diverse fasi della battaglia, e dare uno sbocco finale alla contesa. Un'idea contiene tutto questo, anche se a livello solo intuitivo. Una volta che sia precisata nella sua dinamica interna è bene sintetizzarla in alcune paginette, in ciò che viene chiamato «soggetto del film». Questo ha il compito di suggerire il fascino e il logico sviluppo di una vicenda, e uno stile cinematografico. Chi inventa una storia sa che la fabula (cioè l'ordine cronologico dei fatti) non è l'unica struttura narrativa possibile; qualsiasi storia può anche non essere raccontata dall'inizio. Deve sapere anche che può scegliere il punto di vista di un personaggio decidendo di andare dietro soltanto a lui (una modalità narrativa che somiglia al «libero indiretto» letterario). Scritto il soggetto, tenendo sempre in mente che il cinema è linguaggio di immagini, si può cominciare il lavoro di costruzione delle scene. La narrazione costruita sulla sequenza delle immagini spinge lo sceneggiatore a un racconto che giochi soprattutto sui comportamenti, sull'agire dei personaggi, e sugli ambienti. Cioè su tutto ciò che si «vede». Mentre nella letteratura è possibile esplicitare il pensiero dei personaggi, nel cinema ciò che i personaggi pensano va dedotto dal loro modo di essere e di muoversi all'interno di una struttura che li aiuti a rivelarsi. Ciò che passa nella testa di ogni personaggio va dedotto da come egli reagisce agli stimoli provocati da una precisa situazione. Un film è la somma di queste situazioni, chiamate in gergo «snodi narrativi». La seconda fase del lavoro di sceneggiatura è infatti la cosiddetta «scalettatura delle scene». Punto dopo punto si costruiscono i momenti principali della storia. Qui già cominciano a prendere vita gli ambienti, già compaiono personaggi di servizio, già si intravede lo svolgimento della conflittualità drammaturgica, compresa la scena decisiva, chiamata «scena madre», in cui la contesa si risolve e il cerchio si chiude. Ovviamente lo sceneggiatore, a questo punto, è più interessato alla dinamica dei fatti che al carattere dei personaggi. In questa prima, sommaria «scaletta», le situazioni prevalgono sui personaggi, i quali, per il momento, si mettono al servizio delle scene. E quando chi scrive ha verificato che la macchina narrativa è solida, coerente e di forte presa narrativa, passa alla fase successiva, alla stesura del cosiddetto «scalettone». La storia si precisa nei passaggi, anche minimi. Se la prima scaletta è composta, ad esempio, di una ventina di punti, lo scalettone ne conterrà quasi il doppio. Se prima era un elenco di situazioni drammatiche successive, ora ogni snodo viene dettagliato e ambientato in un luogo preciso. Si avrà quindi un elenco di grandi e piccole situazioni, ognuna ambientata in uno luogo e in un'orario approssimativo (Giorno, Notte, Tramonto, Sera, Alba). Ad ogni punto dello scalettone corrisponde così una scena. Cinquanta punti equivalgono a cinquanta scene. In testa ad ogni punto dello scalettone si scriverà il numero della scena, l'ambiente e l'ora approssimativa. Esempio: Scena 7. Hall dell'albergo - Interno Giorno. La scrittura di questa seconda scaletta si pone come compito principale di far emergere i personaggi. Alcune situazioni della vecchia scaletta verranno fatalmente ritoccate proprio per dare spazio al ritratto del personaggio. Bisogna riuscire a mantenere un perfetto equilibrio tra situazione drammatica e identità del personaggio. Finito anche questo lavoro è sempre bene lasciarsi andare alla scrittura, in forma letteraria, del film, come se fosse un racconto di quaranta, cinquanta pagine. Ogni scena si sviluppa in prosa facendo bene attenzione a «legare» una scena all'altra obbedendo al principio
della scorrevolezza. Questo testo si chiama «trattamento». Molti, giustamente, non lo scrivono in tempo presente, ma in tempo passato, perché aiuta a trovare meglio le ellissi narrative e i salti temporali. E in più crea una distanza «enfatica», emotiva dalla storia. Il trattamento permette allo sceneggiatore di essere molto vicino ai personaggi, sia psicologicamente che lessicalmente. Ciò è importante perché poi, nella sceneggiatura, i personaggi dovranno parlare ognuno secondo il proprio stato d'animo e il proprio lessico. E questo si può fare solo se si conoscono a fondo i personaggi. Nel trattamento è perfino lecito scrivere cosa pensa un personaggio, se serve a decifrarne il carattere e l'umore. Il dialogo può essere accennato «indirettamente» (Es.: Maria, con una stretta al cuore, gli disse di non amarlo più. Poi scappò via piangendo). Il trattamento, tra l'altro, è strumento utile al produttore, che può già calcolare i costi del film e contattare gli attori. A questo punto la concentrazione è tutta focalizzata sui dialoghi. Se il lavoro fin qui svolto è buono e tecnicamente corretto, i dialoghi nascono quasi da soli. Devono essere essenziali e liberi da ogni laccio, da ogni compito «informativo». I personaggi parlano fra di loro totalmente immedesimati nella situazione. È la stessa scena che detta tempi e modi del dialogo. Basta sapere che la peculiarità del dialogo cinematografico, al contrario di quello teatrale, è l'estrema naturalezza: frasi brevi, con poche derivate; inciampi della voce; «sporcature» sintattiche; concitazioni. Scritti i dialoghi delle scene parlate su fogli a parte, ci si accinge finalmente alla stesura della sceneggiatura. In cima alla pagina, il numero della scena e l'indicazione del luogo e dell'orario approssimativo. Si divide in due, verticalmente, la pagina. A sinistra si descrive, per sommi capi, la parte «video» del film, che viene comunemente chiamata «didascalia» e sulla destra la parte «audio», cioè i dialoghi. Le immagini che si succedono si chiamano inquadrature. A sinistra del foglio lo sceneggiatore descriverà ogni inquadratura, una separata dall'altra da uno spazio bianco. Un personaggio parla all'interno di una di queste inquadrature. Sulla destra del foglio, in corrispondenza della didascalia, si scrive il nome del personaggio (in grassetto) e subito sotto, la battuta (Es. MARIA È finita, non ti amo più!). Questo è il percorso che ogni sceneggiatore compie per arrivare al copione, partendo dall'idea. Ovviamente si tratta di uno schema sbrigativo, manualistico. È per lo meno utile a capire quanto sia complesso e per niente facile scrivere un film. Come si è visto la fantasia è lo strumento principale di questo lavoro. Ma la fantasia è indispensabile ma non sufficiente. La scrittura è pur sempre una macchina, e bisogna saperla costruire conoscendo come funzionano gli ingranaggi.
Vincenzo Cerami