
Originariamente Scritto da
brunik
Amici, il Presidente Delatore Omnipresente mi sta svuotando AN e UDC, pare che gli amici centristi siano piuttosto incazzati, qua rischiano che tra tre mesi hanno perso le elezioni e hanno pure dato metà dei loro deputati a Forza Italia, altro che tre punte, una corrente non troppo minoritaria comprendente tra l'altro il segretario Cesa, lì'ex segretario Follini e Tabacci spinge per la rottura clamorosa. Bisogna convincere solo Casini, ed olpà, si smarcano da berlusconi, perdono serenamente e sperano che poi cada Prodi per fare la grosse koalition.
Avvenire, 17-1-06
Tentazioni nell'Udc: mollare il Cavaliere
i centristi
«Berlusconi radicalizzalo scontro e toglie voti a alleati» Per Tabacci anche Follini e Cesa premono per andare da soli il 9 aprile Casini dice no ma il premier lo attacca lo stesso
DA ROMA ARTURO CELLETTI
«Da soli facciamo il pieno, da soli possiamo davvero puntare al 10 per cento. Io sono pronto, ma anche Follini, anche Cesa, anche... Molliamo il Cavaliere e giochiamoci la partita sul dopo, tanto questo centrosinistra dura poco, pochissimo». Sono giorni che Bruno Tabacci osserva le mosse del Cavaliere e riflette ad alta voce: «Berlusconi radicalizza lo scontro e rischia di fare il pieno di voti. An non esiste più, l'Udc fatica...». L'analisi del presidente della Commissione Attività Produttive è un'analisi condivisa. «Berlusconi sposta il centrodestra su posizioni meno moderate, sembra quasi dar voce a una sorta di giustizialismo di governo... Attenzioni così finiamo sugli scogli», avverte Follini. È un allarme che fa pensare e che interroga: uscire dalla coalizione e presentarsi da soli alla sfida del 9 aprile? E Casini? Tabacci ora allarga le braccia: «Pier ci deve arrivare. Ma io insisto, Follini insiste, e Cesa l'ha appena incontrato per ripetergli la nostra linea: in questo quadro si perde, meglio andare da soli». Casini capisce fino in fondo l'analisi, capisce perfettamente i rischi di una competizione dove Berlusconi sembra l'unico protagonista, ma oggi per il presidente della Camera l'idea di uno strappo clamoroso non esiste. Esistono però mille dubbi sul Cavaliere, mille perplessità sulla sua strategia e per capirli basta andare a sbirciare nella cartellina bianca che proprio il Cavaliere poggia a metà pomeriggio su una scrivania della grande residenza-ufficio di Arcore.
Ci sono gli ultimi sondaggi e un dato emerge su tutti gli altri: nella CdL è cominciato il travaso di voti da Ai e Udc verso Fi. Per ora decimali d punto, ma a via Due Macelli nelle roccaforte dei centristi nessuno sottovaluta, nessuno tace e Rocco Buttiglione prova a stoppare Berlusconi così: «Vogliamo una campagna elettorale che sia fondata sull'opposizione chiara di programmi alternativi; non sulla rissa, sull'insulto, sull'accusa».
Spingono sul freno i centristi, ma il Cavaliere aspettando ad Arcore Tremonti, Bossi e i ministri della Lega, rilancia deciso la sua offensiva. «Io non mi fermo, io vado dritto. C'è un intreccio tra politica e affari che è vergognoso e va smascherato». È Casini il bersaglio e nelle conversazioni più private il premier punta i cannoni contro di lui. «Alza il polverone, ma non affonda mai il colpo, anzi appena lo scontro diventa duro si defila». Berlusconi di defilarsi non ha nessuna intenzione. Lui continuerà, giorno dopo giorno, a battere su Unipol, a denunciare l'intreccio tra Ds e cooperative rosse. Il 4 febbraio ha già fissato un incontro a Modena e le ultime telefonate per mettere a punto quella giornata si trasformano nell'occasione per un ultimo atto d'accusa. «Casini non difende solo le cooperative bianche, difende tutte le cooperative e questa è una scelta che davvero non capisco. Casini è nato in quella regione, lui conosce bene quella realtà, dovrebbe essere il primo ad alzare lo scontro, il primo denunciare quell'intreccio e invece quando lo faccio io parla di avanspettacolo».