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    Predefinito Perchè siamo al freddo

    Un articolo di Sbancor (da Rekombinant)

    Fa freddo: Governo Ladro!

    Sono di cattivo umore. Eppure leggendo le notizie sull'Italia a freddo provo
    un effetto a dir poco esilarante.
    Si, perché pochi sanno perché le nostre accorte massaie devono abbassare il
    termosifone. Io lo so. E non posso fare a meno che sganasciarmi.

    Dunque la storia inizia nel 2003. Berlusconi incontra l' "amico Putin" e
    signora. Cosa sia successo in quella villa in Sardegna chiedetelo a Veronica
    Lario, povera donna. Comunque fra una spaghettata, una canzone napoletana,
    una partita del Milan e varie, il "nostro" promette all'amico Putin (ex
    agente del KGB) che si può fare un affare sul Gas. L'affare funzione così:
    nella maxi fornitura che l'ENI sta contrattando con Gazprom, e che riguarda
    il prolungamento dal 2017 al 2027 dei contratti sulle forniture. 3 o
    2 miliardi di metri cubi di metano devono passare per una società "terza".
    Una Joint-Venture fra un imprenditore italiano e la Stessa Gazprom.
    Semplice. Come pagare una tangente.

    L'imprenditore in questione si chiama Bruno Mentasti Granelli. La società si
    chiama Central Energy Italia.

    La sua esperienza nel settore del Gas è certa: era l'industriale
    proprietario della S. Pellegrino, un acqua minerale con "tutte quelle
    bollicine" (direbbe Vasco Rossi). Come dire "gasata" o "naturale"?

    Ma era anche socio del Berlusca in Tele+. Ciò basti. Lascio la parola a
    Giuseppe Oddo, "Il Sole24ore" del 4 novembre 2005.

    "Tutto comincia nel 2003, a fine ottobre.
    In una sala dell'Hotel Palace di Milano, l'allora amministratore delegato
    dell'Eni, Vittorio Mincato, incontra due funzionari della Gazprom. Il
    colosso russo presieduto da Aleksei Miller, un fedelissimo del presidente
    Vladimir Putin, ha già manifestato un generico interesse ad entrare sul
    mercato italiano della distribuzione di gas. Ma in che modo? I due sono
    venuti apposta da Mosca per esplicitare i termini della questione. E a un
    certo punto porgono a Mincato un foglietto. Il numero uno dell'Eni legge:
    Bruno Mentasti Granelli. In Italia, nella vendita di gas al dettaglio,
    operano fior di società quali Enel, Edison e Aem. Ma i russi vorrebbero
    scegliersi per alleato l'ex industriale dell'acqua San Pellegrino, uno che
    col gas non ha mai avuto a che fare e che, a torto o a ragione, è
    considerato persona molto vicina a Silvio Berlusconi. Mincato non nasconde
    la sorpresa. Non sa neppure chi sia Mentasti. Ma i russi gli fanno capire
    che su quel nome vi sarebbe già l'accordo ai " piani superiori" ( e fanno
    cenno con l'indice puntato verso l'alto).
    Q uesto episodio rappresenta l'antefatto del più discusso contratto siglato
    dall'Eni sotto la gestione Mincato. Contratto che Paolo Scaroni, successore
    di Mincato, ha prima firmato nel giugno 2005 e poi congelato quattro mesi
    dopo, quando ha capito che l'autorità Antistrust non avrebbe mai approvato
    una decisione del genere.
    Dopo l'incontro dell'ottobre 2003, Eni e Gazprom avviano dunque le
    trattative. A condurle è Luciano Sgubini, responsabile del settore gas.
    Mincato cerca di starne fuori, anche se è tenuto costantemente informato.
    L'intesa procede nel corso del 2004. I russi in sostanza chiedono che l'Eni
    ceda alla Gazprom, alla frontiera con l'Italia, 3 miliardi di metri cubi del
    metano proveniente dalla Siberia, che la stessa Gazprom dovrebbe distribuire
    autonomamente nel nostro Paese, tramite una società mista col suddetto
    Mentasti. Le trattative procedono stancamente, riferisce una delle varie
    fonti consultate dal Sole 24 Ore. Finché, a fine 2004, Mincato non decide
    che l'accordo si può fare solo in cambio di contropartite che compensino
    l'Eni della perdita dei margini derivante dalla rinuncia ai 3 miliardi di
    metri cubi di gas.
    Il do ut des. Il vertice dell'Eni compila allora una lista di possibili
    richieste. Primo: Gazprom dovrebbe " addolcire" la clausola del take or pay,
    che impone all'acquirente di gas l'obbligo di ritirare e pagare comunque, in
    qualsiasi circostanza, fino all' 85 90% della fornitura. Quella percentuale,
    dicono all'Eni, andrebbe drasticamente ridotta. Secondo: Gazprom dovrebbe
    rivedere la " formula" del prezzo del gas.
    La revisione dei vecchi parametri porterebbe infatti a una riduzione di
    prezzo del metano russo, che l'Eni potrebbe trasferire al consumatore
    italiano o trattenere per sé. Terzo: Gazprom dovrebbe prolungare dal 2017 al
    2027 i contratti annui di importazione dalla Russia, che ammontano a 20
    miliardi di metri cubi. Quarto: Gazprom dovrebbe accettare che parte del
    metano del Karachaganak — il giacimento kazako di cui Eni è importante
    azionista insieme a Bg Group, ChevronTexaco e Lukoil — sia convogliato verso
    il Blue Stream, il metanodotto tra la Russia e la Turchia. Quinto: Gazprom
    dovrebbe altresì accettare di vendere insieme all'Eni quantità seppur
    limitate di gas russo su altri mercati europei.
    Se Gazprom venisse incontro ad Eni su questi punti, l'Eni sarebbe disposta a
    cedere alle sue richieste: rinunciare a 3 miliardi di metri cubi del suo gas
    — successivamente ridotti a 2— offrendo ai russi analoga capacità di
    trasporto sul gasdotto italiano; cedere alla stessa Gazprom il 25% della
    Promgas ( la società mista creata per consegnare alla Edison 2 miliardi di
    metri cubi di metano); e infine rinunciare alla metà degli utili realizzati
    con la stessa Promgas. Il gruppo del " cane a sei zampe" intermedia infatti
    il metano della Promgas, ricavandone profitti per alcune decine di milioni
    di dollari.
    Ombre nella steppa. Si arriva così alla primavera 2005. Mincato ha nel
    frattempo trasferito a Ernesto Ferlenghi la responsabilità delle attività in
    Russia ed eliminato dal negoziato Mario Reali, storico capo dell'Eni a
    Mosca, che dal 30 giugno 2002 ha rassegnato le dimissioni, dopo decenni di "
    militanza" nel gruppo, accettando il ruolo di consulente Le clausole segrete
    dell'accordo per compensare il calo dei margini per i rapporti con Gazprom.
    Le dimissioni di Reali hanno peraltro a che vedere con le attività operative
    dell'Eni in Asia centrale. Egli avrebbe lasciato il gruppo per disaccordi
    sulla conduzione di un giacimento in Kazakhstan ( non è dato sapere se
    quello di Kashagan, in esplorazione, o quello di Karachaganak, in
    produzione). Reali consegna al vertice dell'Eni, nel maggio 2001, dei
    documenti sul Kazakhstan, su cui l'internal audit compie varie accertamenti.
    Poi DI GIUSEPPE ODDO contesta l'esito negativo dell'indagine interna. Quindi
    si dimette pur continuando a mantenere da consulente i rapporti con Aleksei
    Miller, che lo insignisce dell'onorificenza di lavoratore emerito
    dell'industria russa del gas.
    Ma torniamo all'affaire Mentasti. Quando è già primavera inoltrata e il
    mandato di Mincato è prossimo alla scadenza, il numero uno dell'Eni entra
    per la prima volta in maniera diretta nel negoziato con i russi. Dalla
    Gazprom arrivano pressioni per chiudere l'intesa, e Mincato è preoccupato di
    rovinare i rapporti col suo principale fornitore. Così, il 10 maggio,
    all'improvviso, vola a Vienna con Sgubini, dove lo aspettano i responsabili
    del gigante moscovita.
    L'incontro si svolge negli uffici della Centrex, una società controllata da
    soggetti russi, alcuni dei quali riconducibili a Gazprom. Le trattative
    sfociano in un accordo. Ma Mincato, che pure avrebbe i poteri per firmare,
    decide di non sottoscrivere l'intesa, imponendo a latere una clausola
    sospensiva che fa sì che l'accordo possa essere firmato solo dopo
    l'approvazione del consiglio dell'Eni. Al documento appone invece la sua
    sigla Sgubini.
    Nell'accordo firmato a Vienna si fa riferimento allo slittamento decennale
    dei contratti di import ( dal 2017 al 2027), a prezzi bloccati; si parla
    della revisione delle clausole di take or pay. Ma degli altri punti
    individuati dal vertice dell'Eni a fine 2004 non v'è più traccia. Al
    contrario, le richieste di Gazprom appaiono quasi tutte esaudite. Mincato
    spera ancora in quel momento nella riconferma al vertice della compagnia. E
    probabilmente accetta quelle condizioni pensando di poterle correggere in
    una fase successiva. L'intesa era infatti composta da un sintetico accordo
    quadro, al quale sarebbero dovuti seguire vari contratti attuativi. Sta di
    fatto che tornando in Italia apprende — forse la sera stessa del 10, forse
    l' 11— che il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha deciso di
    rimpiazzarlo.
    Il problema delle deleghe. Il 1 ? giugno 2005, uscito di scena Mincato, il
    consiglio dell'Eni nomina amministratore delegato Scaroni, al quale
    attribuisce le deleghe operative. E già in quella riunione un consigliere
    solleva la questione dei contratti di gas ( ma senza riferimento alla
    vicenda Gazprom), sostenendo che la delega per i contratti strategici debba
    essere trasferita dall'amministratore delegato al consiglio. Scaroni è
    d'accordo. Chiede solo un po' di tempo per formalizzare il tutto. Senonché
    nei giorni successivi Sgubini lo informa per la prima volta del contratto
    siglato a Vienna. Sgubini gli dice che è necessario tradurlo in pratica, con
    la firma. Così Scaroni convoca una riunione per informare l'intero
    consiglio. All'incontro, che si svolge a Roma il 14 giugno, è anche presente
    il direttore della divisione gas. Il quale sciorina per un'ora e mezza i
    punti chiave dell'accordo, mostra slides, elenca cifre, sottolinea i
    vantaggi per l'Eni. Il consiglio ascolta e prende atto. E tanto basta a
    Scaroni per apporre la firma all'accordo il 16 giugno, mentre è ancora in
    possesso, formalmente, della delega sui contratti.
    Qui sorgono i problemi. Non tutti i consiglieri giudicano infatti
    conveniente l'intesa sottoscritta. Nella versione definitiva dell'intesa
    sparite gran parte delle condizioni A contestarla, fra gli altri, è Alberto
    Clô. L'ex ministro dell'Industria, eletto in consiglio come indipendente per
    conto dei fondi, vuole approfondire l'accordo e chiede un supplemento di
    discussione. A suo giudizio, l'ingresso di un Paese produttore di gas in uno
    dei principali mercati di sbocco, come l'Italia, non può essere deciso con
    una semplice presa d'atto, ma va deliberato per alzata di mano. Il cda si
    riunisce quindi di nuovo il 28 luglio, per approvare il rendiconto del primo
    semestre 2005. E Clô, al termine di un intervento, fa verbalizzare una
    dichiarazione in cui chiede spiegazioni sulle procedure seguite per portare
    a termine il negoziato e sugli effettivi vantaggi e svantaggi per il gruppo.
    Con lui è schierata una parte sempre più ampia del consiglio, anche perché
    sembra che la decisione di cedere ai russi capacità di trasporto non sia
    condivisa pienamente dagli uffici dell'Eni.
    Il consiglio del 28 provoca l'entrata in azione del collegio sindacale e del
    comitato per il controllo interno dell'Eni ( l'audit commettee), i quali
    mettono in moto un'indagine conoscitiva. Le risultanze dei sindaci saranno
    poi note in ottobre e avvaloreranno la risoluzione dell'accordo verificatasi
    nel frattempo. Intanto Scaroni ha chiesto al professor Franco Bonelli un
    parere pro veritate per sapere in che misura la presa d'atto del cda sia
    equiparabile a una deliberazione. E Bonelli gli ha risposto che, nel momento
    in cui il consiglio è informato di un contratto ancora da realizzare, la sua
    presa d'atto equivale a « implicita ma sicura condivisione » .
    Gli eventi precipitano. Il nome di Mentasti, però, è già di dominio
    pubblico. E in ottobre Gazprom presenta la società con cui intende operare
    in Italia. Si chiama Central Energy. La sua catena di controllo conduce in
    Russia, Germania, Austria, Liechtenstein. E nel suo azionariato figura, come
    da copione, l'ex imprenditore delle acque minerali.
    Non solo: i giornali, a torto o a ragione, hanno messo in relazione
    all'affare Mentasti l'incontro estivo privato tra Putin e Berlusconi. E a
    completare l'opera ci si mette anche l'antitrust, facendo trapelare la sua
    contrarietà a un'intesa che non favorirebbe il libero mercato. Come può la
    Gazprom far concorrenza all'Eni, suo principale cliente, avendo per socio un
    signore che di gas non sa niente? Scaroni vola dunque a Mosca per spiegare
    ai vertici della Gazprom che l'Antitrust non approverà mai un contratto così
    poco credibile e che tanto vale congelarlo subito e concordare altre forme
    di cooperazione anche nel settore petrolifero.
    L'accordo del Palace, a questo punto, sembra acqua passata. Tuttavia, per un
    giudizio compiuto, è bene aspettare le prossime settimane, quando i gruppi
    di lavoro di Eni e Gazprom avranno messo a punto le linee guida del nuovo
    contratto. Probabilmente nel frattempo Scaroni avrà anche presentato al
    consiglio dell'Eni un atto formale di annullamento dell'intesa del 10
    maggio. "

    Il problema sorge quando Scaroni va in Russia a spiegare ai Russi perche
    l'accordo è impossibile. Alexei Miller, il nuovo capo di Gazprom è un duro.
    Lascia Saroni, Amm.delegato della V° società petrolifera mondiale in
    anticamera per oltre quattro ore. Cosa avrà meditato Scaroni in quelle ore
    quattro? Mistero. Forse la distanza che ormai lo separa irremibialmente da
    Enrico Mattei? Ne dubito. Gli idioti sono tali perchè non pensano. E non
    pensando operano nel plauso generale.

    Insomma: in Italia la storia dell'accordo mancato compare sui giornali fra
    ottobre e novembre 2005. Sconcerto. sopratutto sui giornali russi.

    I Russi aspettano, come al solito il "Generale Inverno" per vendicarsi della
    tangente e dell'accordo svanito. E se il Generale Inverno non li ha traditi
    con Napoleone e Hitler figuriamoci con Scaroni!

    L'Inverno è freddo. E loro riducono le forniture di Gas. A noi e
    all'Inghilterra. non alla Germania, che è azionista di Gazprom. Certo le
    riducono anche alla Serbia (-25%) e all'Ukraina.

    L'inverno è freddo e i "barboni" muoiono.

    Sopravvive invece Scaroni, l'idiota di Dostoievski, e si sposta verso il
    Centro-Sinistra, che nella prossima legislatura potrebbe privatizzare l'ENI,
    per dimostrare agli anglofoni che noi siamo fedeli al liberismo. Fedeli fino
    al punto di darci una mazzata sulle palle. Ma siccome, le palle, non ce le
    abbiamo più, la mazzata non fa troppio male.

    Si dice che De Gaulle uscendo da una riunione vide fra la folla un uomo con
    un cartello su cui era scritto: "Morte agli Imbecilli!".

    Il Generale commento "Vaste Programme!".

  2. #2
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    Predefinito Perché fa freddo?

    Semplice:

    1) La sinistra ha bloccato il nucleare

    2) La sinistra nei precedenti governi non ha fatto niente

    3) I compagni dell'odio,consumano di più per metterci in difficoltà.

    4) L'amico Putin è circondato da post comunisti

    5) Scaiola non capisce una sega (questo lo dico io)....

  3. #3
    MazingaZ
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    Scajola: impegno russo a riportare export gas a livelli normali
    venerdì, 27 gennaio 2006 4.46
    Versione per stampa

    ROMA (Reuters) - La Russia si è impegnata a riportare a livelli normali le esportazioni di gas verso l'Italia.

    Lo rende noto il ministro delle Attività produttive Claudio Scajola in una nota emessa dal suo ufficio stampa, al termine dell'incontro di oggi con il suo omologo russo Viktor Khristenko a Mosca.

    L'Italia si è detta, da parte sua, disponibile a favorire gli investimenti in Italia di imprese energetiche russe e a favorire progetti di collaborazione nello stesso settore tra imprese italiane e russe nei mercati dei Paesi terzi.

    "I due ministri hanno preso atto con soddisfazione di come nell'agenda della presidenza russa del G8 la sicurezza energetica si è inserita quale tema prioritario", aggiunge la nota.



    © Reuters 2006. Tutti i diritti assegna a Reuters.

  4. #4
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    E' un rompicoglioni, Skyola.

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da T34
    Semplice:

    1) La sinistra ha bloccato il nucleare

    2) La sinistra nei precedenti governi non ha fatto niente

    3) I compagni dell'odio,consumano di più per metterci in difficoltà.

    4) L'amico Putin è circondato da post comunisti

    5) Scaiola non capisce una sega (questo lo dico io)....
    Scusa, ma perchè non leggi l'articolo, che suggerisce motivi un po' meno superficiali? E quanto ai "compagni dell'odio", d'accordo con te che purtroppo, gli elettori di sinistra ragionano come degli ultrà: ma tu? Non fai esattamente lo stesso, con la differenza marginale che tidi per un'altra squadra? Guarda che è così che andiamo a sbattere, voi, loro, io e noi.

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da MazingaZ
    Scajola: impegno russo a riportare export gas a livelli normali
    venerdì, 27 gennaio 2006 4.46
    Versione per stampa

    ROMA (Reuters) - La Russia si è impegnata a riportare a livelli normali le esportazioni di gas verso l'Italia.

    Lo rende noto il ministro delle Attività produttive Claudio Scajola in una nota emessa dal suo ufficio stampa, al termine dell'incontro di oggi con il suo omologo russo Viktor Khristenko a Mosca.

    L'Italia si è detta, da parte sua, disponibile a favorire gli investimenti in Italia di imprese energetiche russe e a favorire progetti di collaborazione nello stesso settore tra imprese italiane e russe nei mercati dei Paesi terzi.

    "I due ministri hanno preso atto con soddisfazione di come nell'agenda della presidenza russa del G8 la sicurezza energetica si è inserita quale tema prioritario", aggiunge la nota.
    e tutti vissero felici e contenti...
    Addio Tomàs
    siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i 5 stelle

  7. #7
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    L'idea di mandare alle ortiche il nucleare, con la tradizione di Fermi e Majorana che ci portavamo dietro, è stato un'errore gravissimo che pagheremo ancora più caro.
    E' interessante notare che gente che si dice ambientalista come Ripa di Meana ,attivissimo nell'87 per il referndum, non lo è altrettanto per le centrali termoelettriche che inquinano l'atomosfera e ci fanno dipendere da Putin e da Gheddafi per l'approvvigionamento del petrolio.
    Ora la butto lì: ma non sarà che coloro che promossero il referendum ebbero qualche spinta da qualche grosso gruppo petrolifero?

  8. #8
    .... .....
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    Veramente non mi sembra che siamo al freddo..anzi..in qualsiasi posto vado..c'è un caldo che mi secca il cervello..per fortuna che in casa mia tengo il riscaldamento rigorosamente al minimo..anzi..non ce l'ho proprio..e vivo egregiamente..ripetendo con Putin che il freddo è un problema di vestiario..appropiato...Con me al governo per il bene de popolo .la temperatura in casa non supererebbe i 15 gradi .a scialare..con notevole risparmio energetico..e minore inquinamento..
    Bisogna dare all'uomo non ciò che desidera..ma ciò di cui ha bisogno...
    (la via diretta non è la più breve)

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Roberto Buffagn
    Scusa, ma perchè non leggi l'articolo, che suggerisce motivi un po' meno superficiali? E quanto ai "compagni dell'odio", d'accordo con te che purtroppo, gli elettori di sinistra ragionano come degli ultrà: ma tu? Non fai esattamente lo stesso, con la differenza marginale che tidi per un'altra squadra? Guarda che è così che andiamo a sbattere, voi, loro, io e noi.
    Ho respingenti abbastanza robusti per andare a sbattere, fortunatamente.

    Mi attengo alla vulgata che si vuol far credere all'italiano medio...approfondendo, per quanto possibile, i motivi sono presto detti.

    Politiche sciagurate dopo l'abbandono del nucleare, nessun progetto a corto..medio e lungo termine.
    Fine dell'approfondimento.

  10. #10
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    -L'Italia non è un paese povero è un povero paese(C.de Gaulle)
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    Citazione Originariamente Scritto da Roberto Buffagn
    Sopravvive invece Scaroni, l'idiota di Dostoievski, e si sposta verso il
    Centro-Sinistra, che nella prossima legislatura potrebbe privatizzare l'ENI,
    per dimostrare agli anglofoni che noi siamo fedeli al liberismo. Fedeli fino
    al punto di darci una mazzata sulle palle. Ma siccome, le palle, non ce le
    abbiamo più, la mazzata non fa troppio male.
    ahi ahi ahi......
    Addio Tomàs
    siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i 5 stelle

 

 
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