Il caso delle vignette satiriche su maometto ha fatto riesplodere il solito dibattito sulla libertà di stampa: fino a che punto si può esprimere liberamente il proprio pensiero senza condizionamenti o divieti politici, religiosi o dogmatici?
Abbiamo già scritto il nostro parere sull'argomento, ma c'è un piccolo particolare da aggiungere: questa libertà di stampa, con tutti i difetti che possiamo trovare, tieniamocela ben stretta. Basta vedere cosa succede in altri angoli del mondo. Proprio ieri è giunta notizia da Cuba che Guillermo Farinas, direttore dell'agenzia di stampa indipendente Cubanacan press, si sta lasciando morire di fame per protesta contro il divieto delle autorità dell'Avana, in vigore per lui e i suoi giornalisti, di usare Internet. Secondo quanto riferisce Reporter sans frontieres, Cuba è uno dei 15 Paesi al mondo più repressivi nell'accesso alla rete online, che è tuttora un privilegio di pochi con autorizzazioni governative e censure varie. L'agenzia di Farinas, che è ridotto a pelle e ossa, è particolarmente presa di mira perchè è impegnata nella denuncia delle violazioni dei diritti dell'uomo nell'isola di Castro.
Nel 2006 si può ancora morire per internet.




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