Ho cambiato indirizzo.
Ebbene sì, dopo l’interessamento di ben tre ministeri, indagini di polizia, ricerche dei Servizi e inchiestina da parte del Servizio per la Sicurezza dello Stato, finalmente mi hanno chiamato all’immigrazione per apporre di nuovo le mie impronte digitali, il che vuol dire di fatto che mi hanno graziosamente concesso di abitare a casa della mia fidanzata.
Io ormai ci ho fatto il callo non alla fidanzata, ma al quartiere dove vivevo da clandestino da mesi.
Meglio regolarizzare, non si sa mai.
Qui, dove vivo, apparentemente è una tranquilla periferia tutta villette, ma di notte il gruppo di adolescenti che bighellona da queste parti lo rende invivibile.
Sono adolescenti che giocano a pallone sulla strada, rumoreggiano fumano e ridono. Hanno rotto tutte le lampade del parco e attraversarlo di notte è pericoloso.
Due di questi giovani hanno preparato un furto al chiosco che vende alimentari ma qualcuno ha soffiato la cosa alla polizia che ha preparato una trappola e l’altra notte alle tre, quando i giovinastri hanno tentato di forzare la saracinesca, hanno intimato l’alt. I due giovani hanno tentato la fuga e la polizia ha aperto il fuoco ammazzandoli come cani.
Se passi per la strada, puoi ancora vedere la macchia di sangue e le infradito abbandonate.
Pensa, avevano vent’anni, rubavano cibo e non avevano nemmeno le scarpe per scappare.
Aldo Vincent
Tutto il diario clandestino qui:
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