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Risultati da 1 a 10 di 65
  1. #1
    bluedanube
    Ospite

    Exclamation Chi alimenta il conflitto

    Chi alimenta il conflitto
    di GUIDO RAMPOLDI
    6 febbraio 2006

    Allah-u-Akbar, avrebbe gridato l'adolescente turco che ieri ha freddato il sacerdote Andrea Santoro con un colpo di pistola. Allah è grande e l'Europa molto piccola. Investita da questioni enormi, sulle quali si gioca il nostro futuro prossimo e forse la storia di questo secolo, l'Unione fatica a trovare una comune linea d'azione, quella "voce sola" che Ciampi ieri chiedeva. Si direbbe anzi che ciascun governo torni alla vecchia abitudine di defilarsi, sperando che la tempesta diriga altrove, foss'anche sul vicino.

    Ma tentare di schivare i fulmini durante una burrasca non è il modo più sicuro per evitarli. Per cominciare sarebbe non solo un po' indegno, ma anche controproducente, lasciare che la Danimarca se la sbrighi da sola. Il governo danese ha molte colpe, a cominciare da un'eccessiva tolleranza verso la destra xenofoba che, come adesso è più evidente, ha causato grande danno all'interesse nazionale e all'immagine del Paese. Ma è comunque Europa. Così ci pare piuttosto deprimente quanto è avvenuto venerdì a Londra, dove la polizia ha tollerato che un centinaio di nazisti islamici manifestasse davanti all'ambasciata danese con slogan e cartelli che promettevano alla Danimarca le vendette più sanguinarie. Scotland Yard ha aperto un'inchiesta due giorni dopo, ma nel frattempo le immagini e i messaggi di quel corteo avevano raggiunto tutto il mondo.

    Tuttavia non è con gli appelli alla "fermezza" che l'Europa può sostanziare una politica. Si tratta innanzitutto di intendere cosa sta accadendo. Crediamo sia corretto quel che diceva ieri il ministro degli Esteri danese: in Medio Oriente qualcuno vuole montare uno "scontro tra civiltà".

    Europei contro arabi. Cristiani contro musulmani. Ma davvero siamo così diversi da loro e così simili tra noi? Proviamo a capire. Poiché una civiltà è una cultura, e una cultura un sistema di valori e di comportamenti, dovremmo supporre che Castelli e Bertinotti, Scalfari e Previti, Bocca e Berlusconi, Luttazzi e il Papa, alla fine si assomiglino, condividano una base di valori e di comportamenti comuni: chiederemo agli interessati, ma ci pare improbabile. Ma anche non volessimo vedere lo "scontro tra civiltà" come un colossale imbroglio, è evidente esso non è un destino: piuttosto, un progetto politico. Non appartiene solo all'islamismo, ma anche a quelle destre europee che rovesciano tonnellate di disprezzo sugli immigrati dai Paesi musulmani, considerandoli tutti portatori d'una "civiltà" aliena, aggressiva, che si spalmerebbe dentro ciascuno di loro come il Dna d'una razza. In questo contesto "civiltà" e "razza" funzionano nello stesso modo. Ha avvertito nei giorni scorsi un sacerdote danese: "Provate a sostituire "musulmano" con "ebreo" (nei discorsi della destra radicale): il risultato è inquietante".

    L'estremismo islamico e la destra islamofoba sono nemici: ma sono anche alleati. L'uno è indispensabile all'altro: bisogna essere in due per montare uno "scontro tra civiltà". Infatti solo una simmetria di azioni e reazioni può devastare il territorio di mezzo, lo spazio del dialogo e della mediazione. Impedire che questo avvenga è, ci pare, una necessità assoluta per l'Europa.

    Non si tratta solo di difendere i principi elementari d'una democrazia liberale, per i quali che Caio sia musulmano, Tizio cristiano e Sempronio ebreo è rilevante quanto il fatto che l'uno sia biondo, l'altro castano e il terzo moro. Ma soprattutto è urgente disarmare chi vuole trascinarci in uno scontro suicida e vano. Parliamo anche di quei politici italiani che giocherellano da tempo con lo "scontro tra civiltà" sperando di ricavarne un utile politico. Non vorremmo che in campagna elettorale la tentazione diventasse irresistibile.

    La Danimarca forse è l'unico Paese al mondo che abbia dedicato un monumento ad un uomo che le arrecò grande danno. Corfitz Ulfeldt, genero del re Cristiano IV, nel Seicento vendette la patria per denaro. Sulla pietra nera che lo ricorda è scritto: "A sua vergogna, disprezzo e infamia". Ecco un costume molto civile che andrebbe ripristinato in tutto il continente, per ricordare chi, in circostanze per tutti noi decisive, nuocesse all'Europa e all'Italia per ricavarne un piccolo vantaggio politico.

    La Repubblica

  2. #2
    bluedanube
    Ospite

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    Iraq War is the Best Gift to Our Grandchildren



    John Boehner,
    the new Majority Leader GOP talked with MTP and responded to a question about corruption in Iraq.

    Boehner: It may not benefit our generation, but for our kids and theirs, this maybe the greatest gift we give them.




  3. #3
    bluedanube
    Ospite

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    Per la barba del profeta

    Un editoriale di Fareed Zakaria - uno dei bersagli preferiti degli intellettuali neocon che hanno, con un po' di calcolo politico, individuato le radici paradossalmente conservatrici del suo pensiero - che meriterebbe di essere tradotto.

    "There is a tension in the Islamic world between the desire for democracy and a respect for liberty. (It is a tension that once raged in the West and still exists in pockets today.) This is most apparent in the ongoing fury over the publication of cartoons of the Prophet Muhammad in a small Danish newspaper. The cartoons were offensive and needlessly provocative. Had the paper published racist caricatures of other peoples or religions, it would also have been roundly condemned and perhaps boycotted. But the cartoonist and editors would not have feared for their lives. It is the violence of the response in some parts of the Muslim world that suggests a rejection of the ideas of tolerance and freedom of expression that are at the heart of modern Western societies."

    IMHO, Zakaria suggerisce che il processo di democratizzazione di una società sia molto più lungo e complesso di quello che molti - soprattutto tra gli intellettuali neocon - sono portati a credere. Che comporti la scrittura di regole condivise e capaci di tutelare le minoranze (anche quelle religiose). E tanto lavoro in quello che una volta si chiamava "sociale". Anche perché i movimenti radicali - e fondamentalmente illiberali - si sono attrezzati per il gioco democratico. Salvo poi tradirne lo spirito con parole. E soprattutto atti.

    Come se ne esce? Forse un po' di realismo temperato da tanto ottimismo della volontà. Per esempio la reazione di condanna delle varie forze politiche libanesi - compresi gli Hezbollah - alle devastazioni di domenica e le successive dimissioni del ministro degli Interni fanno ben sperare. Anche se l'attribuire come al solito tutto il male alla Siria è decisamente autoassolutorio.
    Newsweek

    Blog Page paferrobyday

  4. #4
    bluedanube
    Ospite

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    Chi è Daniel Pipes, l’ispiratore delle vignette
    Maurizio Blondet
    06/02/2006

    STATI UNITI - Aveva detto giusto il professor Mikael Rothstein, docente all'università di Copenhagen.
    Intervistato dalla BBC sulle famigerate vignette anti-islamiche, Rothstein (un galantuomo, evidentemente) aveva parlato di un'operazione condotta a freddo da «agenti di una certa ideologia».
    Come primo «agente» locale, varrà la pena di citare Flemming Rose.
    E' il direttore delle pagine culturali del Jylland-Posten (JP), il principale giornale della piccola Danimarca: l'uomo che ha commissionato e pubblicato, a settembre, le dodici vignette che offendevano Maometto e l'Islam.
    Persino l'Herald Tribune ha notato che la libertà d'espressione di questo Rose incontra precisi limiti, tutti a favore d'Israele.
    Il direttore culturale danese ha infatti dichiarato al giornale americano: «io non pubblicherei una vignetta che mostrasse Ariel Sharon mentre strangola un bambino palestinese, perché è razzista».
    Intervistato dall'amico e coraggioso giornalista Chris Bollyn (1) il Rose continua a difendere la sua posizione.
    «Sono convinto di aver fatto la cosa giusta a pubblicare le vignette», dice.
    Ma si rendeva contro, gli ha chiesto Bollyn, di quali reazioni avrebbero suscitato?
    Risposta: «pormi una tale domanda è come chiedere alla vittima di una violenza carnale se si pente di avere indossato una minigonna per andare in discoteca». [...]

  5. #5
    bluedanube
    Ospite

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    Il nemico
    La satira non è cosa da virili e coraggiosi soldati ma da allegri e scanzonati disertori

    L’Austriaco dipinto come laido e viscido nelle immagini della propaganda italiana nella guerra del 15-18, poi l’americano negroide e selvaggio in quella tedesca della seconda guerra mondiale, sino all’ebreo arcigno e dal naso adunco della iconografia nazista e fascista. Dove c’è guerra c’è propaganda di guerra. Serve a nobilitare una parte disumanizzando l’altra, a creare e far accettare nel senso comune la terribile categoria del “nemico” che è tale appunto perché disumano e per il quale non si può provare quindi nessun senso di pietà umana.
    La categoria di “nemico” necessita di una forte dose di banalizzazione perché sia introiettata da una grande quantità di persone.
    Sessanta anni di brutale occupazione della Palestina da parte Israeliana, bombardamenti, decine e decine di migliaia di morti in Afghanistan come in Iraq, guerre condotte con il pretesto di un non ben specificato monopolio dei valori di libertà e della democrazia dell’occidente rispetto ai popoli che le subiscono.
    Ma è difficile identificare il “nemico” di queste guerre e quando si provocano tante morti e distruzioni è insufficiente dargli il volto di Bin Laden o del Saddam di turno. Si deve banalizzare, si deve creare una categoria più ampia e più generica, ed ecco “la minaccia islamica”, tanto enfatizzata da quelli stessi media altrettanto solerti nel rimuovere e occultare le stragi, gli orrori della guerra reale.

    Il disegno di un Maometto brutto e barbuto con una bomba pronta ad esplodere al posto del turbante è niente di più e niente di meno della rappresentazione grafica di questa banalità di un luogo comune abilmente costruito ed indotto nell’immaginario collettivo di una opinione pubblica che si vuole convincere della “giustezza” della guerra perché non si opponga ad essa. E’ insomma propaganda bellica consapevolmente o “inconsapevolmente” prodotta e usata perché appunto siamo in guerra. Non centra niente con la libertà di espressione, ne tanto meno con la satira. Banalità, luoghi comuni e satira sono termini inconciliabili.
    La propaganda di guerra è cupa e mortifera, la satira è giuoco e anche scandalo ma perché sbeffeggia la sacralità del potere non certo perché ne sposa i deliri militari ed omicidi.

    Certo non si può vietare la propaganda bellica se non si vietano le guerre. Ma non si può nemmeno stupirsi ed indignarsi se messaggi violenti ottengono e provocano reazioni violente nel “nemico”, tanto più perché per quest’ultimo il “nemico” siamo noi ,“la minaccia Occidentale”, categoria altrettanto banale e generica di quella “islamica” in una assurda ma micidiale logica che non può che perpetrare odio e violenza.

    Allora ai cari opinion maker, politici, giornalisti e addirittura vignettisti che vorrebbero che tutti i giornali pubblicassero i disegni su Maometto per dimostrare quanto siamo liberi ma anche, è sottinteso per mostrare i muscoli della nostra “libertà”, io dico no.
    La satira non è fatta per esibizioni di forza, la satira è fatta per prendere per il sedere, per sgonfiare i muscoli non per mostrarli.
    Insomma non mi arruolo.
    La satira non è cosa da virili e coraggiosi soldati ma da allegri e scanzonati disertori e io voglio continuare ad esserlo.

    Vauro - 06.2.2006

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da bluedanube
    Il nemico
    La satira non è cosa da virili e coraggiosi soldati ma da allegri e scanzonati disertori



    Allora ai cari opinion maker, politici, giornalisti e addirittura vignettisti che vorrebbero che tutti i giornali pubblicassero i disegni su Maometto per dimostrare quanto siamo liberi ma anche, è sottinteso per mostrare i muscoli della nostra “libertà”, io dico no.
    La satira non è fatta per esibizioni di forza, la satira è fatta per prendere per il sedere, per sgonfiare i muscoli non per mostrarli.
    Insomma non mi arruolo.
    La satira non è cosa da virili e coraggiosi soldati ma da allegri e scanzonati disertori e io voglio continuare ad esserlo.

    Vauro - 06.2.2006

    nono vauro sbaglia, nessuna propaganda di guerra ma semplice satira. CREDIMI!
    Syntax error.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da bluedanube
    Il nemico
    La satira non è cosa da virili e coraggiosi soldati ma da allegri e scanzonati disertori

    L’Austriaco dipinto come laido e viscido nelle immagini della propaganda italiana nella guerra del 15-18, poi l’americano negroide e selvaggio in quella tedesca della seconda guerra mondiale, sino all’ebreo arcigno e dal naso adunco della iconografia nazista e fascista. Dove c’è guerra c’è propaganda di guerra. Serve a nobilitare una parte disumanizzando l’altra, a creare e far accettare nel senso comune la terribile categoria del “nemico” che è tale appunto perché disumano e per il quale non si può provare quindi nessun senso di pietà umana.
    La categoria di “nemico” necessita di una forte dose di banalizzazione perché sia introiettata da una grande quantità di persone.
    Sessanta anni di brutale occupazione della Palestina da parte Israeliana, bombardamenti, decine e decine di migliaia di morti in Afghanistan come in Iraq, guerre condotte con il pretesto di un non ben specificato monopolio dei valori di libertà e della democrazia dell’occidente rispetto ai popoli che le subiscono.
    Ma è difficile identificare il “nemico” di queste guerre e quando si provocano tante morti e distruzioni è insufficiente dargli il volto di Bin Laden o del Saddam di turno. Si deve banalizzare, si deve creare una categoria più ampia e più generica, ed ecco “la minaccia islamica”, tanto enfatizzata da quelli stessi media altrettanto solerti nel rimuovere e occultare le stragi, gli orrori della guerra reale.

    Il disegno di un Maometto brutto e barbuto con una bomba pronta ad esplodere al posto del turbante è niente di più e niente di meno della rappresentazione grafica di questa banalità di un luogo comune abilmente costruito ed indotto nell’immaginario collettivo di una opinione pubblica che si vuole convincere della “giustezza” della guerra perché non si opponga ad essa. E’ insomma propaganda bellica consapevolmente o “inconsapevolmente” prodotta e usata perché appunto siamo in guerra. Non centra niente con la libertà di espressione, ne tanto meno con la satira. Banalità, luoghi comuni e satira sono termini inconciliabili.
    La propaganda di guerra è cupa e mortifera, la satira è giuoco e anche scandalo ma perché sbeffeggia la sacralità del potere non certo perché ne sposa i deliri militari ed omicidi.

    Certo non si può vietare la propaganda bellica se non si vietano le guerre. Ma non si può nemmeno stupirsi ed indignarsi se messaggi violenti ottengono e provocano reazioni violente nel “nemico”, tanto più perché per quest’ultimo il “nemico” siamo noi ,“la minaccia Occidentale”, categoria altrettanto banale e generica di quella “islamica” in una assurda ma micidiale logica che non può che perpetrare odio e violenza.

    Allora ai cari opinion maker, politici, giornalisti e addirittura vignettisti che vorrebbero che tutti i giornali pubblicassero i disegni su Maometto per dimostrare quanto siamo liberi ma anche, è sottinteso per mostrare i muscoli della nostra “libertà”, io dico no.
    La satira non è fatta per esibizioni di forza, la satira è fatta per prendere per il sedere, per sgonfiare i muscoli non per mostrarli.
    Insomma non mi arruolo.
    La satira non è cosa da virili e coraggiosi soldati ma da allegri e scanzonati disertori e io voglio continuare ad esserlo.

    Vauro - 06.2.2006
    giustissimo invece fare le vignette contro cristiani ed ebrei
    la doppiezza morale di questo vauro è ripugnante, da dare il

  8. #8
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    Vauro ha perfettamente ragione..questa è bieca propagnada di guerra volta ad arruolae l'Europa nell'ennesima zozzura imperialsionista americana .

    Citazione Originariamente Scritto da kenshiroIT
    nono vauro sbaglia, nessuna propaganda di guerra ma semplice satira. CREDIMI!

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Vauro Senesi
    La propaganda di guerra è cupa e mortifera, la satira è giuoco e anche scandalo ma perché sbeffeggia la sacralità del potere non certo perché ne sposa i deliri militari ed omicidi.
    tradotto per chi non conosce il codice sinistrese:
    la satira di sinistra è buona, quella di destra è cattiva

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da pietro
    Vauro ha perfettamente ragione..questa è bieca propagnada di guerra volta ad arruolae l'Europa nell'ennesima zozzura imperialsionista americana .
    NO, é solo satira, niente altro che satira. Vauro é totalmente fuori strada!
    Syntax error.

 

 
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