D'Alema contro Fini: «Tre punte alleate dei neofascisti»
«Voi vi presentate con tre punte. Casini ha detto che bisogna aprire un negoziato sul programma. Non avete una coalizione, la sta negoziando Berlusconi con i neofascisti a palazzo Grazioli: siete in una condizione di impresentabilità per il governo del paese». Massimo D'Alema attacca nel corso della trasmissione Matrix, che va in onda lunedì sera su Canale 5, il ministro degli Esteri, Gianfranco Fini che passa immediatamente al contrattacco. «Nell'album della famiglia della sinistra ci sono degli autentici criminali», dice Fini. «Ferrando - sottolinea il vicepremier - non è un agente Cia, non lo manda nessuno, è un esponente della minoranza interna di Rifondazione comunista che sarà nominato parlamentare dall'onorevole Bertinotti al pari del signor Caruso, noto no global e squadrista rosso. Tanto Ferrando quanto Caruso, nostri colleghi nella prossima legislatura, ma se vince il centrosinistra sostenitori, al tuo pari, di Prodi, rappresentano quella componente che c'è nell'album di famiglia della sinistra, per fortuna molto limitata e radicale, che andava scrivendo sui muri dieci, cento, mille Nassiriya»
Marco Ferrando del Prc, proprio lunedì, infatti, giustificava in un’intervista sul Corriere della Sera, le aggressioni degli iracheni ai soldati italiani in quanto atto militare di resistenza in funzione del diritto di autodeterminazione dei popoli. D’Alema prende le distanze. «Nessuno vuol sentire affermazioni di quel tipo. Mi sono chiesto perchè questo Ferrando vuole aiutare Berlusconi a vincere le elezioni, mi sono chiesto chi lo manda...», si chiede D’Alema che ricorda come l'Unione sia stata «molto critica nei confronti della guerra in Iraq, per noi è stato uno sbaglio che il nostro governo abbia avallato quell'errore, ma abbiamo sempre manifestato la nostra solidarietà ai soldati italiani e non verrà mai meno». Fini incalza. «Secondo te i kamikaze sono assassini?», «Sì sono assassini - risponde il presidente dei Ds – ma sono assassini anche coloro che usano il fosforo bianco verso la popolazione civile, come è già successo a Falluja».
«Facciamo un patto». Fini, propone a D'Alema: «io mi impegno a non far candidare l'estrema destra con noi e voi non candidate Rifondazione». D’Alema risponde che il Prc ha firmato il programma e Fini: «il fatto è che senza Rifondazione non vincete». Il faccia a faccia prosegue. E dai temi internazionali, lo scontro vira sull’economia italiana. In particolare sulle risorse per finanziare la riduzione del cuneo fiscale. «Aumenteremo la pressione fiscale sulle rendite finanziarie e ridurremo quella sul lavoro. Il centrodestra, finora, ha favorito i più ricchi, il centrosinistra favorirà quelli che hanno di meno. Certo - riconosce D'Alema - non ci limiteremo alle rendite finanziarie. Ci sarà anche una lotta all'evasione fiscale». Insomma, precisa D'Alema, «fare una manovra straordinaria, come ha detto Prodi, e cioè di circa 19.000 miliardi di vecchie lire, è un obiettivo del tutto raggiungibile», anche perchè «veniamo da 5 anni di governo in cui abbiamo vissuto un'esperienza demagogica e di balle campate in aria».
E sul tema elettorale, D’Alema non ha dubbi. «La storia delle tre punte, del tridente, nasce da una finzione. In realtà non se la sentono di dire agli italiani che il loro candidato è Berlusconi, cioè uno che è a metà tra Napoleone e Gesù. Non servono i sondaggi americani - conclude D'Alema - per sapere che An è indietro di sette punti almeno rispetto a Forza Italia e che Casini con il suo 5% può essere il premier di niente».





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