LA DEVOLUZIONE DELLA NOSTRA IDENTITA’
Sarà che a me la parola Devolution non è mai piaciuta.
Sarà che mi fa pensare a Calderoli e Borghezio cotti a vin brulè in una cascina della bergamasca con l’elite della nazione Padana.
Sarà che ormai siamo abituati a dare addosso al “Nanobananas” che tutto quel che tocca diventa non oro, non latta ma quell’altra cosa che facciamo tutti e che tutti sappiamo quanto puzzi.
Sarà che la Sinistra paladina dell’italianità e dell’unità nazionale, in realtà di italianità e di unità nazionale non glie ne importa proprio un bel niente.
Sarà che la sinistra non teme la devolution dello Stato Italiano ma lo sfascio di quegli apparati istituzionali rubinetti di Roma Padrona (e anche ladrona), fin’ora lottizzati e preposti sostanzialmente al mantenimento di strutture socio-cooperativistiche bacino naturale di consensi elettorali e clientelari.
Il punto però è un altro.
Non mi sento di difendere questa devolution ne di attaccarla per un semplice motivo.
Non la sento mia.
Non è l’elaborazione logica e intellettuale di menti del nostro popolo ma è qualcosa di piovuto dal cielo, di imposto un nuovo tipo di colonialismo.
Certa storiografia sarda afferma che i Giudicati nacquero intorno all’IX secolo d.C. allor quando la Sicilia fu invasa dagli Arabi e la Sardegna restò tagliata fuori dall’Impero d’Oriente di Bisanzio.
L’indipendenza non fu secondo alcuni una scelta ma una conseguenza di processi politico militari internazionali.
La minaccia araba sull’Isola trovò gli Arconti (i futuri Giudici), davanti alla necessità di dotarsi di strutture statuali indipendenti per poter affrontare militarmente una eventuale invasione.
Siamo sul punto di attendere che la Bisanzio italianista lasci la nostra isola nel caos istituzionale prodotto da strateghi italo-padani.
Non la difenderò la devolution, non l’attaccherò.
Voglio un progetto di autogoverno nostro fatto in Sardegna dai Sardi e non frutto dei baratti della C.d.L.
Seppure un domani ci regalassero l’indipendenza su un piatto d’argento e non saremo stati noi a conquistarla, continueremo ad essere quello che siamo sempre stati fin’ora: dei servi litigiosi disuniti su tutto persino sul modo di essere disuniti.
Mia nonna diceva meglio un pezzo di pane a casa tua che una bistecca a casa di uno straniero




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