Risposta di Franco Damiani all'articolo di Luigi Geninazzi "Siamo tutti ebrei" pubblicato su "Avvenire" dekl 12 febbraio e sotto riportato:
Egregio direttore,
non so a nome di chi parli Luigi Geninazzi quando scrive che "siamo tutti ebrei". Sicuramente non a nome mio. Sono cattolico e la kippah, reale o metaforica, la lascio volentieri al sig. Geninazzi e ai suoi illustri omologhi Fini e soci, tutti ansiosi di genuflettersi davanti alla stella di David.. Personalmente condivido quanto affermato dal presidente iraniano Ahmadinejad: l'Occidente rivendica la libertà di satira ma perseguita senza quartiere chiunque non accetti a scatola chiusa il dogma della vulgata olocaustica. Per negare ciò bisogna negare la verità. Particolarmente come cristiani ci incombe l'obbligo di non adeguarci supinamente al pensiero unico mondialista, che ha fatto dell'Olocausto la sua nuova religione, e di far nostre le ragioni dell'antigiudaismo teologico, gloria della Chiesa e del Papato, che Geninazzi preferisce dimenticare fingendo di non conoscere la fondamentale distinzione tra ebraismo mosaico, progenitore del cristianesimo, ed ebraismo talmudico, suo feroce nemico e persecutore.
L'articolo di Geninazzi dimostra anche a chi sinora si è illuso che il "cristianesimo" di cui voi vi spacciate per esponenti non ha nulla che vedere con il cristianesimo quale si è storicamente sviluppato per quasi duemila anni e secondo il quale che un cristiano dica "siamo tutti ebrei" è atto di apostasia, giacché significa negare apertamente la Divinità di Nostro Signore Gesù Cristo. Senza contare la vergognosa ignoranza della storia dimostrata dall'articolista, il quale finge di ignorare che la Chiesa si oppose fino al 1993 al riconoscimentio dello Stato di Israele, la cui esistenza, proprio sulla terra che vide la Passione e Morte dell'Uomo-Dio, ucciso per volontà dei progenitori degli attuali ebrei, è la negazione pratica della Regalità Sociale di Nostro Signore.
Franco Damiani
Villafranca Padovana (PD)
--- Original Message -----
From: Franco Damiani
To: cattolicesimo_romano@yahoogroups.com
Sent: Tuesday, February 14, 2006 6:20 PM
Subject: Schifoso "Avvenire". "siamo tutti ebrei"
SIAMO TUTTI EBREI
di Luigi Geninazzi ("Avvenire" del 12 febbraio 2006)
Di fronte all'ultimo farneticante proclama del presidente iraniano, tornato a negare l'Olocausto ed a teorizzare la necessità di distruggere lo Stato ebraico, si può essere tentati di considerarlo un disco rotto: inutile amplificare con la nostra reazione il suo penoso delirio. Del resto la comunità internazionale, in modo unitario e compatto, ha già espresso la propria ferma condanna lo scorso ottobre quando Ahmadinejad invitò a «cancellare Israele dalla carta geografica». Insomma, potremmo accontentarci, per dirla in gergo giornalistico, di una breve dagli esteri. C'è qualcos'altro che vale la pena aggiungere? Ebbene sì. Tanto per cominciare ci sembra molto inquietante il tempismo con cui il leader ultra-conservatore dell'Iran invita i palestinesi ad «eliminare lo Stato ebraico con l'aiuto di altre nazioni». È una sollecitazione agli integralisti di Hamas che s'apprestano ad andare al governo nei Territori palestinesi perché non rinuncino alla distruzione d'Israele, un principio contenuto nella Carta del movimento fondamentalista che però è stato volutamente sottaciuto nel programma elettorale. Ma c'è dell'altro. Il leader iraniano ama spingersi sempre più in là, oltrepassando la soglia della decenza morale oltre che politica. Nel suo discorso, in occasione del 27mo anniversario della rivoluzione khomeinista, ha preso di mira l'intero Occidente, ritenuto colpevole per non voler distruggere quel che ha compiuto sessant'anni fa creando lo Stato d'Israele. Riferendosi alle vignette danesi che hanno incendiato il mondo islamico Ahmadinejad ha accusato gli europei di essere in malafede perché «rivendicano la libertà d'insultare il Profeta ma impediscono ogni ricerca scientifica per stabilire la verità dell'Olocausto». In questo modo ha legato l'anti-sionismo tradizionale con l'anti-semitismo più acceso. Non è semplicemente in discussione la politica d'Israele ma la memoria della Terra promessa come elemento centrale del costituirsi dello Stato ebraico. In quanto europ ei non possiamo accettare una simile operazione ideologica che nega la storia e la religione in un colpo solo. E soprattutto non lo possiamo accettare in quanto cristiani, «chiamati ogni giorno a rinnovare la consapevolezza delle radici ebraiche della nostra fede», come ebbe a dire Giovanni Paolo II nella sua storica visita alla sinagoga di Roma nel 1986. Per questo, di fronte alle minacce rivolte ad Israele dal leader iraniano, ci sentiamo tutti ebrei. Non per modo di dire ma per lo straordinario e misterioso legame che esiste con i nostri «fratelli maggiori». Non a caso, nel preambolo dell'Accordo fondamentale del 1993 con il quale sono state normalizzate le relazioni tra la Santa Sede e lo Stato d'Israele, si diceva esplicitamente che non si trattava soltanto di un passo diplomatico ma di una storica tappa «nel cammino di riconciliazione tra cattolici ed ebrei». È questo legame che vorrebbero spezzare i nemici dell'Occidente, è questo senso d'appartenenza alla tradizione giudaico-cristiana che intendono colpire. È la nuova jihad lanciata dall'ex pasdaran che guida la Repubblica islamica. Gli manca solo l'atomica per poter passare dalle parole ai fatti. Come ha notato la Cancelliera tedesca Angela Merkel «la china imboccata dal regime iraniano ricorda l'avvento del nazismo». L'Europa non può far finta di niente.




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