
Originariamente Scritto da
Pieffebi
dal quotidiano LIBERO di oggi
" L'Ulivo si straccia le vesti Poi in piazza brucia Israele
di RENATO BESANA
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La sinistra spera in un effetto Zapatero per assicurarsi la vittoria
S'è scoperta islamica, la sinistra: la testa del ministro Calderoli non le basta, Bertinotti pretende quella dell'intero governo, Rutelli, da aspirante moderato qual è, si accontenterebbe del cartellino rosso alla Lega, così da mandare in frantumi la maggioranza. Povera Italia, mai che resista alla tentazione scellerata di prendere a pretesto le crisi internazionali per regolare i conti in casa propria. L'assalto di Bengasi ha fatto breccia nella campagna elettorale, che tutto volge in propaganda, un tanto al pezzo, purché funzioni. L'eloquenza spumeggiante di Borghezio, se non fosse anch'egli d'accordo, saprebbe definire con indubbia efficacia la bravata da bar (mediatico, ma pur sempre bar) che ha dato fuoco alle polveri della protesta, chiunque siano i burattinai, palesi e occulti. Tentare di cavarne la solita tirata contro Berlusconi e la sua maggioranza è però un atto di sciacallaggio senza attenuanti. Questa è l'ora della coesione nazionale e dei nervi saldi, non della ripicca e del battibecco, costi quel che costi. In Cirenaica, un tempo, sventolava orgoglioso il Tricolore. I libici ancora non ce l'hanno perdonato. Allora, tuttavia, cristiani, ebrei e musulmani vivevano fianco a fianco, in un fecondo crogiuolo di civiltà. È venuto il momento di ricordarlo, beninteso senza nostalgie di sorta. L'Unione, forse, spera in una sorta di effetto Zapatero - per grazia ricevuta e almeno per noi incruento - che le consenta di assicurarsi un vantaggio sulla Casa della Libertà, fino a ieri l'altro in sicura rimonta. Prodi ha tirato un gran respiro di sollievo, gli stavano smontando pezzo per pezzo il programma dei miracoli e tutte le contraddizioni insanabili sulle quali si fonda, dalla Tav che si fa senza farla alle tasse sulla casa che si diminuiscono aumentandole. Senza muovere un dito, un punto a suo favore l'ha segnato: mi rimproverate di guidare per conto terzi una coalizione raccogliticcia e litigiosa, fondata sull'impossibile convivenza di Mastella con i no global? Zitti voi, che avete i padani, impossibili da ricondurre alla ragione; le responsabilità di governo comportano la completa rinuncia al ruspantismo greve delle origini, ma loro non ne sono capaci. Non è facile controbattere, a meno d'invocare, a propria scusante, l'intolleranza dell'estremismo islamista, con il rischio d'esasperare irresponsabilmente il meccanismo provocazionereazione, dalle imprevedibili quanto nefaste conseguenze. La risposta migliore l'ha data Fini, che da ministro degli Esteri si è recato in visita alla moschea di Roma, in nome del reciproco rispetto tra confessioni religiose. La sinistra dovrebbe imitarne la compostezza, che in altre occasioni è parsa perfino eccessiva. La parola Patria non rientra tra quelle che essa pronuncia volentieri, ma dovrebbe imparare a farlo. Avrà tutto tempo di dare sfo- go all'enfasi polemica; per adesso, rinunci a tirare sassi contro il Carroccio nella speranza di infrangere la coesione raggiunta dal centrodestra. Bossi non ha ceduto agli umori che ribollono in alcuni settori del suo movimento, li ha messi in riga senza compli- menti, conscio di sacrificare uno dei suoi uomini più in vista; chi sbaglia, paga. Giano Bifronte Prodi non ha mostrato l'identica fermezza, limitandosi a dispensare prediche ipocrite, nelle quali eccelle. Si occupasse piuttosto di Verdi, Comunisti Italiani e compagnia cantante che ieri, incuranti di tutto, hanno sfilato per le vie di Roma senza zittire chi, nelle loro fila, inneggiava allegramente a Nassiriya. Frange, si dirà, ma mica tanto, visto che sono parte integrante e vociante del gruppone; al punto che Rizzo ha censurato senza mezzi termini il segretario di Rifondazione per il suo rifiuto di candidare Ferrando. Non ci si può lamentare dell'altrui latitante senso dello Stato per poi blandire chi lo manda al macero. I dubbi sulla guerra in Iraq rientrano a pieno titolo nel dibattito politico, la si può giudicare un errore, ma il sacrificio dei nostri caduti no, non merita, e non tollera, d'essere deriso.
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Saluti liberali