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  1. #261
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    La Politica Estera continua ad essere il cruccio principale di questa sgangherata Maggioranza...ed è pericolosa (e ridicola) l'immagine che di questo paese l'Unione e la Kultura che è alla sua base finiscono per dare.

    La Politica estera non è una delle tante cose che puo' fare uno Stato ma è la cosa Fondamentale che caratterizza un Governo ed un Paese.

    Bene,dare l'immagine di una Italia che tratta Hamas come Israele,che tratta i suoi 007 e la CIA peggio dei Terroristi in tempi come questi,che non riesce a decidere con forza sulle missioni dei propri militari e che si accontenta delle "pacche sulla spalla" di francesi e tedeschi per sentirsi "seria" significa screditare nei fatti il Paese.

    Ognuno puo' avere legittimamente le sue opinioni politiche sulla politica estera che questo Paese puo' avere ma nessuno puo' scambiare il pressapochismo e la mancanza di idee e di una linea condivisa come una Linea Seria e Nuova di politica estera perche' questo è controproducente oltre che pericoloso per l'Italia!

  2. #262
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    Predefinito L' Italia Desnuda

    Cara Mantide,

    hai detto "pressapochismo e la mancanza di idee e di una linea condivisa" che tu riferivi alla Unione, mi sembra.

    Purtroppo il male é molto più grave, perché il deragliamento dall' Europa é quello del popolo italiano. Un popolo cosi, come sotto descritto, produrrà soltanto coalizioni incapaci. La MENTALITA ITALIANA ODIERNA é una mentalità sottosviluppata...

    L’ ITALIA DESNUDA

    (LA PROSPETTIVA (1) SUDAMERICANA DELLO STIVALE)


    Siamo entrati nella U.E. coll ‘intenzione di metterci alla pari con gli altri Paesi membri della comunità. Dopo più di un decennio, si ha l’ impressione che, fra i Paesi che han fatto progressi, l’ Italia non ci sia.

    Se guardiamo le evoluzioni italiane, in questi anni di Unione, ci accorgiamo che ce ne sono parecchie negative.

    Si puo’ anzi dire che non mostriamo agli altri Paesi di saperci gestire ad un livello europeo. Se facciamo una valutazione dei problemi risolti in Italia, in questi anni di comunità, la lista sembra proprio corta. E la lista dei problemi irrisolti ? Essa é, ahimé, lunga assai. Concisamente, penso che il segno più visibile sia: la costituzione e le leggi non sono applicate né in modo soddisfacente, né nei confronti di tutti.

    Questo, nella comunità, sembra succeda solo in Italia. Cerchiamone le ragioni. Osservando dall’ estero la società, appare che i motivi primari del degrado sono un po’una sorpresa: gli Italiani stessi sono la causa del degrado della società. Degrado che peggiora la qualità di vita, la sicurezza, la realizzazione dei diritti di tantissimi cittadini.

    La degradazione del sistema Italia, tanto evidente nel confronto cogli altri Paesi dell’U.E., appare a molti inspiegabile. Agli osservatori dall’estero essa appare una ovvia fatalità.

    Impossibile tracciare una linea per capire chi é colpevole del degrado e chi non lo é. Molti sono colpevoli in un certo momento o situazione, non lo sono in un altro momento.

    Cerchiamo le cause primarie del degrado, seguendo una conversazione. Non fra due cittadini (non sappiamo infatti chi dei due é colpevole e chi non lo é), ma fra un emigrato (E) e la cultura esistente oggi nello Stivale (C). Cultura, che rappresenta una buona parte dei cittadini. E che é molto cambiata dall’ inizio della U.E. In senso negativo.

    - Inizio del dialogo -

    E. Vedo spesso, nelle mie visite nello Stivale, nuovi peggioramenti. Talvolta invece vedo problemi irrisolti da molti anni. Senza traccia di tentativi seri per risolverli. Ma con molte tracce di litigi, per di più talvolta su argomenti o fatti distorti. Ti chiedo: sono i cittadini coscienti di cio’ ? Sono essi indifferenti, o insoddisfatti, che gravi problemi non vengano risolti ?

    C. Molti dei problemi, é vero, sono irrisolti. Non si capisce bene, sarà forse dovuto all’ opposizione che fa troppa cagnara ? O sarà perché lo stato é vecchio e bisogna cambiare tutto ? O sarà perché le regole sono antiquate ? O perché gli imprenditori tiranno troppo le bretelle, per cercare di non farsi cadere i pantaloni ? Difficile dire, non é chiaro. Ma forse tu, emigrato, confrontando con altri Paesi della U.E., ci puoi aiutare a capire.

    E. Prima di dire che abbiamo delle regole, dimostrami che esse non stanno solo sulla carta, ma sono applicate”. Come in genere é nei Paesi della U.E.

    Il dialogo allora si sposta: “Cerchiamo di capire perché gli Italiani sono l’ eccezione della U.E.. Seguono le regole quando ...... il tempo é buono. Ma, se il tempo cambia......”.
    ------------------
    (1) non lontana

    C. Non capisco dove stai andando ...... col tempo che cambia.

    E. Ho girato per tanti anni quasi tutti i Paesi della U.E. Mi sembra che le regole siano generalmente seguite sempre. Forse da tutti , forse da tanti, non so, ma sta di fatto che é difficile trovare in U.E. un altro Paese che sia a livello italiano per tanti problemi a lungo irrisolti e per tante regole ignorate. Ti daro’ anche un’ impressione. Mi sembra che nei Paesi U.E. , quando c’ é un problema nazionale si discuta molto meno che in Italia, ma si risolva di più.

    C. Hai parlato di problemi irrisolti. Mi puoi fare qualche esempio, per capire a cosa alludi ?

    E. Fare un esempio non basta. Per poter dire che un Paese ha grossi problemi, io farei una lista. Eccola qui, é nel testo “E la Barca va....” (1). Secondo me tale lettera mostra che gli Italiani dello Stivale sono tanto peggiorati che non sanno più gestire il Paese.

    C. La lista non dovrebbe sorprendermi, certe cose le so anche io. Ma se me le metti tutte insieme cosi, che figura ci facciamo ? tanto più che non ho ancora capito quali sono le cause.

    E. Fra i vari fattori che hanno un impatto sulla società e sull’ economia, ce n’ é uno di cui non si parla quasi mai: il quadro culturale e comportamentale, che é ovviamente diverso nei vari Paesi. Cultura, comportamento e formazione sono la piattaforma di base su cui si costruisce l’ economia di un Paese. Alain Peyrefitte, rinomato studioso delle economie, dice nella sua analisi storica “La Società della Fiducia”: “ Non c’è lo sviluppo e il sottosviluppo. Ci sono dei meccanismi mentali, generatori o inibitori di sviluppo, inegualmente presenti in ogni società della nostra epoca”.

    Se facciamo il confronto fra l’Italia e gli altri Paesi della U.E., latini e non, le conclusioni sono deludenti per l’Italia. I comportamenti diffusi e il quadro sociale degli altri Paesi della U.E. sono essenzialmente basati sui seguenti valori: serietà, correttezza, responsabilità, eguaglianza dei diritti dei cittadini, una buona dose di trasparenza, selezione per merito. Chiamiamolo patto sociale. La situazione sociale italiana di fine secolo è invece frutto di passate deficienze, caratteristiche del nostro Paese, e di recenti degradazioni. Di fatto la qualità e l’efficienza del sistema sociale italiano sono ben lontane da quelle medie europee. Un patto sociale non esiste più, in realtà. Qualche Italiano, poco realista, dice: “Il patto sociale c’ é, la Costituzione e le leggi”. Ma, essendo poco realista, trascura di verificare se essi sono realmente applicati nei riguardi di tutti.....

    Il mondo economico sia europeo che mondiale è in rapida evoluzione, non solo come tipo e qualità dei prodotti, ma anche come complessità dei quadri operativi di molti settori. L’aumento di complessità per molte attività economiche agisce da discriminante, nel senso di privilegiare nei risultati i sistemi e i Paesi ben strutturati e organizzati, ma anche nel colpire duramente le entità e i Paesi che difettano di affidabilità e organizzazione, e sono invece abituati a improvvisare.

    La competizione nel villaggio globale avviene oggi a ritmi ben superiori a quelli esistenti all’ apertura della U.E. Se venti anni fa un Paese mancante di capacità organizzative e di programmazione poteva ancora, in certi casi, reggere la competizione, oggi questo non é più possibile. Ne sei d’ accordo ?

    C. Parla chiaro, vuoi dire che non siamo, noi Italiani, i campioni dell’ organizzazione e della programmazione ?

    E. Hai capito, mia cara, ma non é l’ unico fattore, ce ne sono altri, mi sembra. Vogliamo tornare alle regole ?

    C. Ogni tanto la stampa straniera osserva che le regole da noi non sempre sono rispettate. Ma perché si impicciano tanto ?

    E. Perché, se alla non osservanza delle regole, ci aggiungi qualche altra cosetta (vorrei fare un elenchino conciso), si puo’ capire che tanti fattori insieme spostano lo Stivale dalla posizione degli anni ’60 (ottima competitività) alla posizione di oggi (competitività al livello del Burundi).

    C. Fammi capire che ci ha fatto il Burundi, per spostarci nella classifica. E come mai un Paese africano possa fare un elenchino dei fattori italiani, non capisco. Anzi, mi stai confondendo...

    E. Guardiamo la situazione di oggi, con un esempio. Prendi una riunione di cinquanta, cento o duecento persone. Un condominio o un parlamento, o un ‘assemblea di un partito. Se questa riunione avviene in un Paese della U.E., ci sarà una buona probabilità che, in una sola seduta, i problemi sul tappeto siano dibattuti pienamente, dopo riflessione, pacatamente, rigorosamente, con metodo, e portati a soluzione. Se la riunione si svolge fra Italiani, cio’ é molto meno sicuro....... Forse, a giudicare dal disordine molto probabile della discussione (ad es., in Italia é frequente uscire fuori tema) e dai facili litigi (i quali comportano anche difficoltà, per chi vuole, di esprimersi), si potrà dire che l’ unica cosa dibattuta a sufficienza sarà il tappeto. E dubbio quindi che ci siano conclusioni positive e chiare su tutti i punti dell’ agenda.

    C. Stai girando a vuoto, coi tuoi tappeti. Andiamo al pratico e dammi l’ elenchino conciso di cui parlavi.

    E. Cerchero’ di elencare i punti basilari. Le istituzioni italiane da un pezzo, non funzionano. Ne deriva la necessità di superare ostacoli e strozzature di una struttura sociale fatiscente, inaffidabile e inefficiente. Cio’ spinge sempre più cittadini e imprenditori alla conclusione: “la struttura e la istituzione che dovrebbe assistermi non risponde (specialità italiana). Me la cavero’ allora a modo mio, son disposto anche a compromessi per avere cio’ che mi serve o mi spetta”. Sarà costretto a incrementare il sommerso, per non dire la corruzione. In Paesi avanzati si fa invece il contrario: quello che non funziona, lo si mette in grado di funzionare.

    Al pratico: l’ europeomedio ha intelligenza sociale diretta; l’ Italianomedio ha intelligenza sociale deviata. Avremmo abbastanza psicologi nello Stivale, per iniziare a curarci, se volessimo ? Dubito, dubito, dubito......

    Facile la previsione: se si continua cosi, con la via traversa, e non si fa niente per cambiare, il sistema rischia l’implosione. A causa di troppe strozzature, che sono frequenti da noi e rare o non esistenti in altri Paesi. A causa soprattutto di sistemi sociali diversi negli altri Paesi della U.E., i quali hanno efficienze sociali molto superiori. Quindi sono più competitivi.

    C. Se le istituzioni non funzionano, intendi dire che bisogna cambiarle ?

    E. Cambiare le istituzioni potrebbe essere vitale. Ma, prima di cambiarle, é necessario vedere perché non funzionano. Cosi si capirà cosa é da cambiare.

    Quali i motivi primari del non funzionamento delle strutture statali e della perdita di competitività, che gli imprenditori lamentano ? A inizio secolo, nel mercato globale, é imprescindibile adottare valori che sono comuni in altri Paesi e che permettono una vita civile semplice, senza scosse. Tali valori, che esistevano in Italia (ma non in misura sufficiente) si sono poi rarefatti, sembrano spariti dalla società di alcune regioni, a causa della nostra recente degradazione. Eccoli: l’organizzazione efficiente, la programmazione, la chiarezza della espressione orale e scritta (da preferire alle scelte intuitive), la logica, l’eguaglianza reale dei diritti dei cittadini, la selezione per merito, il realismo, la precisione, la coerenza tra le azioni e i fatti, l’affidabilità di programmi preparati con rigore. E poi i valori primari che ne permettono la conservazione: la serietà, la riflessione, la correttezza, la responsabilità. Se avessimo tali valori, riusciremmo ad applicare completamente e pienamente la costituzione e le leggi. Per ora non possiamo arrivare a tanto. Proprio perché tutti questi valori sono scomparsi da alcune regioni e tendono a scomparire nel resto dello Stivale.

    C. Mi sembra che lo Stivale si sia unificato sotto una cattiva stella, se tanti valori, che prima esistevano più o meno, sono poi scomparsi o si sono rarefatti.

    E. In un certo senso c’ é sicuramente una cattiva stella. Ma credo che la verità sia: c’ é colpa di tutta la società, di tutti i cittadini. Si potrebbe sottilizzare (ma non é necessario), per capire se si tratta di colpe coscienti o di derive inconsce. Ma, se volessimo un giorno introdurre tali valori ?..... c’ é da fare attenzione ! Alcuni di questi valori non potrebbero essere introdotti, se prima non si é gettato dalla finestra la demagogia e il doppio linguaggio diffusi.


    C. Se tu, da emigrato, credi proprio di aver visto questi valori scomparire o nascondersi, puoi spiegarmi come cio’ sia avvenuto ?

    E. Cominciamo da prima dell’ unificazione. Nei secoli, tante invasioni. Gli Italiani furono costretti a cambiare spesso padrone, condizioni di vita, garanzie e diritti. Successe quindi che si adattarono, presero alcuni caratteri, rimasti poi nel DNA. Adattarsi al nuovo padrone, non contrastarlo, evitare conflitti. Gli Italiani di oggi, davanti agli altri Europei, mostrano poca simpatia per la fermezza e la chiarezza. Diciamo che non hanno una spina dorsale strutturata come quella degli altri Europei. In pratica, se gli leviamo la camicia e li guardiamo dalle spalle, gli Italiani sono ben diversi da altri europei. Il problema, mi sembra, é che nessun ministro della della Sanità (o della P.I.) ha mai iniziato una cura........

    Sarà per questo che oggi in Europa si riconosce agli Italiani una grande flessibilità. D’altronde,
    se non avessimo avuto nel passato lontano spirito di adattamento e flessibilità, avremmo dovuto avere, per esistere, forza, disciplina, solida spina dorsale ed eserciti paragonabili a quelli degli invasori. Non credo abbiamo avuti né gli uni né gli altri.

    La flessibilità é certo un vantaggio rispetto agli altri europei, in un mercato competitivo, che evolve rapidamente. Purtroppo la nostra grande flessibilità, unita ad una scarsa coerenza, debole spina dorsale, ha avuto anche conseguenze negative. Negli ultimi quaranta anni ci siamo velocemente adattati a nuovi usi e costumi. Talvolta imposti dai peggiori (quelli arrivati al potere con metodi loschi). Le evoluzioni, viste dall’ Europa, le ho risentite pressappoco cosi.

    1. ANNI 60-70. Ancora diffusi i comportamenti abbastanza corretti nella società. La corruzione già esiste, ma non si é ancora diffusa ovunque. Essa é nascosta, ma gira per le stanze del potere, cercando nuovi adepti. La facciata del potere é la gestione del Paese e la lotta contro il comunismo. Dietro la facciata, l’affaripolitismo (=commistione di affarismo privato e politica) si diffonde e contribuisce a sostenere partiti politici e relative correnti.

    2. ANNI 80-90. La diffusione a macchia d’olio della corruzione e dell’omertà nelle gestioni del potere nazionale, locale e degli enti di stato continua. Le motivazioni di difesa dal comunismo, di stato di allarme, spariscono. Non solo gli imprenditori si occupano di business (ottima cosa). Anche qualche politico lo fa, ma non allo scoperto (si tratta di percentuali, non dichiarate né tassate). Sempre più ci sono politici che pensano agli affari, sempre meno politici che gestiscono il Paese. Alla fine del secolo non ci sono organi istituzionali indenni dall’inquinamento in espansione. Persino la giustizia é colpita. Qualcuno comincia a dubitare che essa sia super-partes.

    3. La larga e rapida diffusione, dappertutto, della corruzione, fa cambiare i comportamenti. Gli Italiani, flessibili, possono cambiare velocemente. La gestione frequentemente scorretta del potere per fini di parte é ormai, negli anni ’90, ben conosciuta dal grande pubblico. I comportamenti scorretti o delittuosi non vengono più nascosti. Si confessa pubblicamente che le tangenti servono al partito o alle sue correnti. Ma l’affaripolitismo per arricchimenti personali é ancora nascosto.

    4. Vengono alla luce, sempre più numerosi, i casi di uso del potere per scopi delittuosi. Contemporaneamente, forse a causa della incapacità (o non volontà) della giustizia di perseguire i colpevoli, si diffonde il senso dell’impunità di chi sta al potere. In certi ambienti, essere cooptati dal potere politico comporta l’accettazione dell’affaripolitismo privato. Contemporaneamente diminuisce il numero di cittadini che protestano e si scandalizzano nello scoprire gli usi scorretti del potere. Il che é normale, nello Stivale, per parecchie ragioni. Ma credo che una delle ragioni primarie sia: in un Paese che ha elevato la confusione e i pantani a sistema di vita (per mancanza di coerenza, per il doppio linguaggio, per l’ approssimazione diffusa, per la perdita di motivazione dovuta all’ egualitarismo, etc.), si arriva ad accettare tutto. Si abbassa il livello dei comportamenti accettabili al livello delle suole. Iniziando dai livelli alti, anche perché la classe dirigente pubblica é stata scelta con criteri negativi.

    5. Appare chiaro che la % di gestori della cosa pubblica o degli enti statali che svolgono realmente il proprio ruolo diminuisce. Si diffonde l’idea che la carica pubblica o l’elezione non comporta necessariamente impegno né grandi obblighi inerenti al proprio ruolo.

    6. La dietrologia, le manovre, i colpi bassi fra clans diversi dei poteri nazionale e locali, divengono comportamenti diffusi. Per i funzionari pubblici di alto calibro gestire l’ente o il servizio di cui si é (nominalmente) responsabile diviene sempre meno importante. Conservare la propria fetta di potere, restare a galla, é la preoccupazione prevalente. Il che sembrerebbe quasi giusto, poiché sbloccare tanti meccanismi grippati lo si puo’ fare solo se si ha potere. Allora perché non cercare di averne di più ?

    7. Colla istituzione della Comunità Europea, le merci cominciano a passare le frontiere e nei Paesi della U.E. inizia la competizione. Produttori di beni e servizi devono fare fronte ad una competizione più accanita e difficile. In tale quadro economico divenuto complesso, i sistemi di produzione e vendita più efficienti emergono. Fra i Paesi della U.E., l’Italia si distingue per alcuni fattori particolari del suo quadro sociale, che hanno un impatto negativo sulla competitività.

    Eccoli:
    - l’assenza di determinazione e di capacità organizzative, la diffusione dell’improvvisazione (causa ed effetto della confusione in aumento) in un mercato sempre più complesso creano difficoltà agli imprenditori.
    - la difficoltà di realizzare i programmi pubblici previsti rende incerto il quadro economico e quello pubblico. Si vive sempre di più alla giornata, i programmi divengono solo indicativi. Le promesse non si possono mantenere. Gli obbiettivi dichiarati si dimenticano.
    - sparisce il valore “responsabilità del proprio operato”. Si diffonde a macchia d’olio il vecchio (ma una volta nascosto) uso di selezionare la classe dirigente per cooptazione e allacci personali. Il merito e l’esperienza, formalmente in auge, divengono in pratica valori dimenticati. L’unica cosa che conta ormai: conoscere un VIP potente.

    8. In certi settori il numero di persone che si serve di un referente é troppo aumentato. Per cui l’uso di un referente diviene una carta sempre meno sicura. Per effetto della sparizione dei valori, diviene chiaro ad un numero crescente di persone che compiere bene il proprio dovere, in modo corretto, non paga più. In conclusione, l’inaffidabilità, la confusione, regnano ormai sovrane nel sistema Italia. La competitività é sparita o sta sparendo. Gli imprenditori se ne lamentano. Il sistema Italia é ormai grippato in alcuni settori. Alcuni imprenditori, nel battersi contro la inefficienza, capiscono che spostare la propria attività al Nord o all’Est del Paese é un opzione da considerare come ancora di salvezza. Sta di fatto che l’imprenditore che vuole sopravvivere é sempre più spinto ad andarsene dall’Italia, alla ricerca di un sistema meno burocratizzato, più snello, dove le infrastrutture funzionano meglio che da noi e dove il costo del lavoro non deve finanziare una tassazione fiscale e contributiva in aumento (per via degli sprechi esistenti in Italia….). Dove non riceve pressioni per dare un posticino a Caio e Sempronio.

    9. La FIAT chiude il primo stabilimento. E il primo segno di una catastrofe in arrivo ? Le somiglianze del sistema Italia con i sistemi sociali del Sudamerica aumentano in certi settori. Chissà se un giorno i nostri allacci economici con i Paesi U.E. diminuiranno ? In tal caso ci resterebbe un’opzione: associarci ad un mercato comune del Sudamerica !

    C. Se tutte queste evoluzioni si sono realmente verificate (e forse é anche vero), dimmi senza perifrasi: in che situazione sociale si trovano oggi gli abitanti dello Stivale ?

    E. In mutande !

    Antonio Greco
    ANGREMA@wanadoo.fr


    P.S. Le linee direttive del programma necessario e urgente per la società italiana (un nuovo patto sociale da definire), il quale permetta al Paese di divenire una società europea a pieno titolo, capace anche di sviluppare un’ economia fiorente (dopo gli sforzi necessari), sono già pubblicate. Gli interessati me ne chiedano copia o le coordinate Internet.

  3. #263
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    Citazione Originariamente Scritto da Antonio Mansi
    Cara Mantide,

    hai detto "pressapochismo e la mancanza di idee e di una linea condivisa" che tu riferivi alla Unione, mi sembra.

    Purtroppo il male é molto più grave, perché il deragliamento dall' Europa é quello del popolo italiano. Un popolo cosi, come sotto descritto, produrrà soltanto coalizioni incapaci.La MENTALITA ITALIANA ODIERNA é una mentalità sottosviluppata..
    Io penso invece che è l'EUROPA che sta deragliando e non solo l'Italia e che lezioni di "sviluppo" da Bruxelless proprio non ne accetto visto il tasso ampiamente dimostrato di ignoranza e di raccomandazioni che ha dimostrato in questi anni...mi spiace ma se l'esempio è "l'Europa" preferisco rimanere "sottosviluppato"...

  4. #264
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    Predefinito Competitivita'

    Citazione Originariamente Scritto da Mantide
    Io penso invece che è l'EUROPA che sta deragliando e non solo l'Italia e che lezioni di "sviluppo" da Bruxelless proprio non ne accetto visto il tasso ampiamente dimostrato di ignoranza e di raccomandazioni che ha dimostrato in questi anni...mi spiace ma se l'esempio è "l'Europa" preferisco rimanere "sottosviluppato"...
    Ciao Mantide,

    mi saro' spiegato malissimo. So bene, e concordo con te che le istituzio europee funzionano male o malissimo.

    Io parlavo di altra cosa. Le istituzioni nazionali dei seguenti Paesi sono macchine perfette o quasi: Svezia, Germania, Francia, Finlandia, Belgio forse anche, Forse Spagna, U.K.

    Tali Paesi sanno applicare la costituzione e le leggi nei riguardi di tutti e fanno coincidere la legge scritta coll' applicazione pratica. Cioé i cittadini non sono presi in giro dallo stato. Anzi cittadini e stato lavorano in collaborazione sulla base di un Patto Sociale. Noi non siamo capaci di tanto. Noi abbiamo tempo per gli inghippi, i patti nascosti, le manovre oscure, ma non ci rimane tempo e capacità per far funzionare la stato. Anche perché manchiamo, nella società, di serietà e di realismo. Siamo troppo inpegnati nelle sceneggiate....

    Queste differenze abissali portano ad una conseguenza evidente: l' Italia ha perso competitività e affidabilità molto più degli europei.

    Antonio Greco

  5. #265
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    Dpef: è meglio ritirarlo nell'interesse del Paese

    Intervento di Giorgio La Malfa a seguito della discussione del Dpef relativo alla manovra di finanza pubblica per gli anni 2007 - 2011, Camera dei deputati, 25 luglio 2006.

    Signor Presidente, nella lettera con la quale il Presidente del Consiglio ed il ministro dell'economia accompagnano la trasmissione del Documento di programmazione economico-finanziaria si dice, con molta forza e chiarezza, che la politica economica è chiamata ad agire su tre fronti: lo sviluppo, il risanamento e l'equità; obiettivi, dicono i due interlocutori, che devono essere affrontati simultaneamente perché sono inscindibili (e ne spiegano anche le ragioni).

    Esaminando le cifre programmatiche del DPEF, ci si domanda come sia stato tradotto questo impegno così solennemente assunto addirittura dal Presidente del Consiglio e dal ministro, e la tavola n. IV.4, riportata nel documento, ci consente di esprimere un giudizio sullo stesso. Il dibattito, secondo me, è anche troppo esteso, perché si tratta di un punto centrale. Il contenuto degli interventi lo vedremo con il disegno di legge finanziaria, ma l'andamento tendenziale degli obiettivi programmatici è chiaro ed è indicato, in primo luogo, dall'andamento del PIL che, in termini reali, nel 2011 riesce a scardinare l'andamento negativo, quello dell'1,3 per cento di crescita tendenziale, portandolo - colleghi, è un risultato formidabile - all'1,7 per cento. È un Governo che ha cambiato la natura dell'economia italiana, perché laddove questa è stata stagnante per molti anni, invece di non fare nulla, mantenendo la crescita all'1,3 per cento, affronta un enorme programma che scomoderà gli enti locali, la sanità, la previdenza per sollevare dello 0,4 per cento il reddito tendenziale (è ciò che accade anche relativamente agli anni precedenti). La domanda che rivolgo al Governo è la seguente: si tratta di un programma serio? Pensate davvero che su questa base possiate raggiungere gli altri due obiettivi, vale a dire il risanamento e l'equità sociale? Quando il ministro Padoa Schioppa disse di voler raggiungere tre obiettivi, risanamento, equità e sviluppo, gli dissi che, nella storia italiana, è stato molto difficile coniugare il risanamento e lo sviluppo e che aggiungere un terzo obiettivo mi sembrava molto complicato. Si tratta di un vaste programme, come disse una volta il generale De Gaulle, a proposito di un'altra questione. Ma questo vaste programme si riduce al nulla, quando si scopre che la crescita del reddito è nulla; quindi, forse si raggiunge l'obiettivo del risanamento, perché il debito comincia a scendere, ma non c'è certamente lo sviluppo ed è molto difficile raggiungere anche l'obiettivo dell'equità. Se la torta non lievita, è molto difficile ridistribuire; è più difficile sottrarre a chi possiede qualcosa, piuttosto che aggiungere a chi ha meno, quando il reddito cresce. La conferma di questo problema si rinviene nell'andamento disperato della produttività e del costo del lavoro per unità di prodotto. Tendenzialmente, la produttività, che secondo Prodi e Padoa Schioppa rappresenta una problema italiano, nel 2011 crescerebbe dello 0,7 per cento. Dopo cinque anni di un Governo così virtuoso e così impegnato, crescerebbe dello 0,9 per cento: ma pensate davvero che questo sia il programma economico dell'Italia, di un Governo di legislatura? Il CLUP, vale a dire il costo del lavoro per unità di prodotto, da cui dipende la competitività, addirittura cresce dell'1,2 per cento. Quindi, invece di migliorare, come migliora in Francia, in Germania, peggiora ulteriormente. Questo è il programma di politica economica? La mia proposta - lo dico ai colleghi della maggioranza - e di fare ciò che avvenne nel 1996, quando il Presidente del Consiglio Prodi ritirò il Documento di programmazione economico-finanziaria e ne ripresentò un altro. Ritirate il Documento di programmazione economico-finanziaria, perché è stato costruito male! Non è un documento serio, non è un documento di legislatura e non vi consisterà di attuare una politica di risanamento. O affrontate seriamente le cause del basso tasso di crescita della produttività - e, ovviamente, il cuneo fiscale non c'entra niente, c'entra di più la legge Biagi - oppure, se non potete affrontare tali questioni, non potrete affrontare i problemi dell'economia italiana e la lascerete in una condizione di difficoltà la stessa, nella quale si dibatte da molti anni. Onorevole Ventura, non ci dite che tutto questo è prudenza, come ha detto qualche esponente di Governo, perché, quando il Governo "parla" al Parlamento con il DPEF, non può dire che i numeri sono stati inseriti ma pensa ad altro. Se voi pensate ad altro scrivete altro, se pensate che la vostra terapia sia in grado di far crescere l'economia del 2,5, del 3 o del 4 per cento avete l'obbligo di scriverlo. Per tali motivi, credo che il Documento di programmazione economico-finanziaria si debba riscrivere e, prima lo fate, meglio è!



    tratto dal sito del Partito Repubblicano
    http://www.pri.it


  6. #266
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    La dichiarazione di voto di Francesco Nucara

    Dichiarazione di voto del segretario del Pri Francesco Nucara, nella seduta di Montecitorio, 2 agosto 2006.

    "Signor Presidente, tanti sono i motivi per cui non è possibile votare la fiducia al Governo sul provvedimento legislativo in discussione, qualcuno di ordine costituzionale: non vi sono i requisiti di necessità e di urgenza.

    Non discuto di quante fiducie chiede il Governo. Ciò è nelle sue prerogative e, se ritiene giusto porre la fiducia su provvedimenti di tal genere, lo faccia, ma non è un problema dell'opposizione e del paese: è un problema del Governo che, evidentemente, non rappresenta il paese, ma una parte di esso. Condivido quanto affermato dall'onorevole Giulio Tremonti, ossia che questo decreto rappresenta il 5 per cento di liberalizzazione e il 95 per cento di vessazione.

    Infine, signor Presidente - visto il poco tempo che ho a disposizione, mi devo limitare a cose puntuali - voglio richiamare l'attenzione sull'articolo 20, comma 3-ter, del provvedimento alla nostra attenzione che riguarda l'editoria. Tale comma consente ad alcuni organi di partito, che non ne avrebbero più diritto, di usufruire di finanziamenti attinti dalle risorse pubbliche, con ciò massacrando l'editoria di partito o la libera editoria, che sarebbe costretta, di fatto, a rinunciare ai contributi relativi, tanto alto sarebbe il taglio cui sarebbero sottoposti. Con questo provvedimento vengono favoriti alcuni giornali e alcuni quotidiani di partito, che, in base alla legge vigente, non ne avrebbero diritto, mentre usufruiranno di cospicui finanziamenti.

    Per questi e per altri motivi, noi non voteremo la fiducia a questo Governo".

    ******

    Tra le numerose misure "necessarie e urgenti" previste nel decreto Bersani vi è anche, nell'art.20, la riduzione dei contributi pubblici ai giornali organi di partiti politici e ai giornali editi da cooperative. Il testo originale, pubblicato troppo tempestivamente dal Sole24Ore, prevedeva un taglio così alto che avrebbe di fatto azzerato i contributi. Accortisi in nottata dell'errore commesso, gli anonimi estensori del testo lo hanno modificato prevedendo un taglio ai contributi all'editoria di un milione di euro per il 2006 e di 50 milioni a partire dal 2007. Secondo calcoli approssimativi questa manovra dovrebbe portare a una riduzione dei contributi ai giornali di partito e in cooperativa di un 10% all'anno. Il provvedimento, particolarmente odioso, perché colpisce la fascia più debole dell'editoria, è stato aspramente criticato non solo dai giornali interessati ma anche dalla Federazione della Stampa e da numerosi parlamentari di entrambi gli schieramenti. Proteste che, almeno per il momento, il governo non ha ritenuto opportuno ascoltare. Ma su un altro versante, invece, è stato molto sollecito. Infatti, nella conversione in legge del decreto il governo si è affrettato ad aggiunge all'art.20 un comma aggiuntivo che modifica l'art.153 della legge 388 del 2000, che limitava i contributi ai soli organi di partito che avessero un gruppo parlamentare. Come mai tanta urgenza? E' semplice, perché Ds e Margherita non hanno più un loro gruppo parlamentare, avendone costituito uno unico nel nome dell'Ulivo. Ma Margherita e Ds hanno ciascuno un organo di stampa, Europa e L'Unità, entrambi beneficiari della contribuzione pubblica. Aver costituto nelle Camere un gruppo parlamentare unico significava perciò perdere i contributi per uno dei due giornali. Di qui la necessità e l'urgenza di modificare la legge del 2000 e prevedere il diritto ai contributi ai quei partiti che avevano un gruppo parlamentare al dicembre del 2005!

    Nessuno si è scandalizzato di questa "piccola" legge ad personam passata con il voto di fiducia. Noi sì.



    tratto dal sito del Partito Repubblicano
    http://www.pri.it


  7. #267
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    Berlusconi difende il sì alla missione ma ora nel Polo crescono i dubbi
    di Marianna Bartoccelli da Il Giornale
    Il Cavaliere: siamo per l’interesse del Paese.Malumori in An. Calderoli: vedo troppi don Abbondio

    I centristi di Casini sono gli unici nel centrodestra a non avere ripensamenti e malumori per il sì bipartisan in Parlamento alla risoluzione Onu per il Libano. A 24 ore dal voto, nella Casa delle libertà cresce il malumore. Silvio Berlusconi ha spiegato il via libera «politico» dicendo che «è difficile dopo essere stati al governo per cinque anni smettere di pensare all'interesse del mio Paese. Per quel che riguarda i militari in guerra porterò avanti anche nell'opposizione l'idea che avevo quando stavo al governo. Credo di essere in grado di dare qualche consiglio, dopo cinque anni di governo», ma se gli astenuti ufficialmente al Senato sono stati solo due, l’ex presidente di Palazzo Madama Marcello Pera e il leghista Sergio Divina, i ripensamenti per la nebulosità della risoluzione Onu, si moltiplicano. È critico Francesco Storace (An), punta il dito su Casini e la cosiddetta discontinuità dell’Udc che «ci fa passare dalla stagione dei willings (determinati, ndr) a quella degli swillings (che la bevono, ndr)» allo stesso Berlusconi dice che «da Forza Italia passiamo a Forza Italietta visto che è vietato disarmare gli hezbollah ed è vietato mettere in difficoltà l’esecutivo». Il suo compagno di partito, Maurizio Gasparri, rincara la dose: «Quando torneremo a discutere nei prossimi giorni non potremo sostenere in alcun modo un governo che con D’Alema elogia i terroristi definendoli patrioti e alfieri del popolo arabo». Dubbi sorgono anche nell’ex ministro degli Interni Beppe Pisanu (Fi), che accusa il governo di eccessiva disinvoltura: «Di fronte alle crescenti perplessità degli altri Paesi europei e specialmente della Francia il nostro governo mi sembra molto disinvolto». E aggiunge: «Altrettanto mi preoccupa quella parte della sinistra che vuole andare in Libano e venir via dall’Afghanistan. In questo modo pensa di prendere due piccioni con una fava, anzi quattro: perché tutela Hezbollah, soccorre i talebani, esalta il ruolo politico militare dell’Onu e mortifica quello dell’Alleanza atlantica. Chapeau...».
    «L’atteggiamento di chi oggi nella Cdl, dopo aver votato sì, critica la linea del governo o anche esprime malumore per la linea adottata è più simile a Don Abbondio che a frate Cristoforo». Il vicepresidente del Senato Roberto Calderoli manifesta «il forte malumore» verso gli alleati «perché se c'è un dissenso lo si manifesta con un voto esplicito come la Lega che ieri si è astenuta per non essere complice della politica estera di questo governo».
    Ribadisce la sua posizione per il sì il segretario della Dc, Gianfranco Rotondi. «Ma il governo parli senza ambiguità perché il rischio è un danno di immagine nello scenario internazionale, condannando senza se e senza ma i filoni terroristici e difendendo con forza e senza reticenze le posizioni israeliane».
    Cerca di ricomporre ogni polemica Fabrizio Cicchitto, vicecoordinatore nazionale di Forza Italia, che spiega che il si è stato dato perché « il documento finale fa solo riferimento alla risoluzione 1701 e questo ha consentito di poter superare gli elementi di dissenso tuttora esistenti nei confronti delle posizioni del governo, con particolare riferimento a quelle esposte da D’Alema. Adesso prima di prendere decisioni definitive bisogna capire bene qual è il senso politico reale della missione, qual è la catena di comando e le conseguenti regole di ingaggio e quali sono i Paesi realmente impegnati».
    Cicchitto fa anche un passo avanti ed evidenzia i problemi che sorgono rispetto alle regole di ingaggio che ufficiosamente sono conosciute: «Allo stato delle nostre conoscenze emergono i seguenti problemi: la risoluzione 1701 è inequivocabile sul disarmo delle milizie armate. Infatti al punto 8 essa afferma che tra la linea blu e il fiume Litani ci sia una zona di esclusione di ogni persona armata, a meno che non sia autorizzata dal governo libanese o dall'Unifil. Chi darà attuazione a questa parte della 1701? Certamente non è una risposta, anzi è una provocazione, quella avanzata da D'Alema e da Diliberto, secondo i quali il problema sarebbe risolto con l'inserimento delle milizie hezbollah nell’esercito libanese». Poi Cicchitto accusa l’Europa di essere in fuga e conclude: «In ballo sono da un lato questioni essenziali di politica estera, quali la protezione di Israele e il rifiuto di subire le manovre, per interposti gruppi guerriglieri, di Iran e Siria e, dall'altro lato, la vita di 3mila nostri connazionali».

  8. #268
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    Anche il Corriere si smarca da Prodi

    di David Consiglio da Ragionpolitica

    Dopo Luca Cordero di Montezemolo, anche il Corriere della Sera, un poco alla volta, sta scaricando Romano Prodi e il suo governo. Il quotidiano milanese, durante la campagna elettorale che ha preceduto le elezioni politiche dello scorso aprile, aveva apertamente sostenuto la coalizione di centrosinistra guidata dal Professore: il suo direttore, Paolo Mieli, esattamente un mese prima del voto, in un editoriale schierò apertamente la sua «corazzata» dalla parte dell'Unione. Montezemolo, lo stesso Corriere e diversi gruppi bancari - i cosiddetti «poteri forti» - hanno investito molto sul successo del centrosinistra; ma, probabilmente, non hanno fatto bene i loro conti, se dopo appena tre mesi dall'insediamento dell'esecutivo prodiano, ad uno ad uno, si stanno elegantemente sfilando. Del leader degli industriali, e della sua delusione per l'operato del governo, abbiamo già parlato in precedenza.

    Ora è interessante analizzare da vicino l'atteggiamento che da circa un mese sta adottando il quotidiano di via Solferino. Ebbene, agli osservatori più attenti non saranno certamente sfuggiti alcuni editoriali molto critici nei confronti del lavoro di Prodi e dei suoi alleati - articoli tutti firmati da autorevolissimi opinionisti del Corriere, certamente non inquadrabili nel centrodestra, anzi.

    I rilievi mossi al governo riguardano sia la politica economica che quella estera. Fra le personalità più autorevoli che hanno «bacchettato» il governo Prodi e la maggioranza che lo sostiene spiccano Mario Monti e Francesco Giavazzi. Entrambi, fino a poco tempo fa, erano certamente non «ostili» nei riguardi della maggioranza, ma dai loro recenti interventi si capisce che la musica è cambiata. L'ex Commissario europeo Mario Monti si è soffermato sulle difficoltà che l'Unione incontra giorno per giorno lungo il suo cammino: la presenza di forze della sinistra radicale, a detta di Monti, impedirebbe al governo Prodi di attuare una serie di riforme necessarie e urgenti per il Paese. Quindi, Monti elegantemente non fa altro che certificare il sostanziale immobilismo dell'esecutivo, dovuto alla eterogeneità delle forze che lo compongono. Sempre l'ex Commissario, infatti, ritiene utile discutere della possibilità di pensare a nuovi assetti politici (grande coalizione o altro) in grado di assicurare all'Italia le riforme economiche non più rinviabili per il rilancio dell'economia.

    Il professor Giavazzi - autore dell'omonima agenda di riforme liberali - invece qualche giorno fa è stato protagonista di un duro scambio di opinioni con il ministro dell'Economia, Tommaso Padoa Schioppa. Giavazzi, sul Corriere, ha sottolineato la vaghezza delle misure di contenimento della spesa pubblica contenute nel Dpef, e ha rimarcato la gravità di alcune dichiarazioni del titolare dell'Economia, nelle quali si escludevano ipotesi di tagli alla spesa. Insomma, in estrema sintesi, il professor Giavazzi ha bocciato l'impostazione della politica economica di Padoa Schioppa, giudicandola troppo generica e priva di concreti provvedimenti utili a rilanciare l'economia e a tagliare le spese improduttive dello Stato, in vista di un risanamento dei conti. Giavazzi si è detto contrario anche ad un inasprimento della pressione fiscale. Il ministro Padoa Schioppa non l'ha presa affatto bene, e, peccando un po' in stile, ha risposto per le rime: il ministro, infatti, ha inviato una mail a circa novanta esponenti dell'élite del mondo della finanza, della politica e dell'università, ma non al giornale interessato. In questa strana modalità di risposta ad una critica seria e argomentata, non sono mancati nemmeno i colpi bassi.

    Insomma, la sostanza è che il Corriere sembra fare marcia indietro. A soli cento giorni dall'insediamento di Romano Prodi, in via Solferino sono già delusi e insoddisfatti dalla piega che ha preso il governo unionista. Il maggiore quotidiano italiano forse ha capito di aver fatto un investimento troppo frettoloso, che poi si è rivelato sbagliato e costoso (la tiratura è calata dal giorno del famoso editoriale pro centrosinistra). Potrebbe anche essere soltanto una tattica, un modo per avanzare richieste o mandare messaggi. Fatto sta che i primi mea culpa fra i sostenitori di Prodi sono stati recitati, e probabilmente siamo solo all'inizio di una lunga serie.

  9. #269
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    Predefinito Prodi , Un Nocchiero ?

    Si vedono già i primi delusi dell'azione di Prodi....


    Ce ne saranno molti altri..., temo tanti...


    Fra i motivi di cio':

    - colle derive della mentaltà degli ultimi anni, quelli che ritengono l' Italia un paese normale si sbagliano; ci sono stati , molto diffusi in campo sociale, dei degradi notevoli nelle capacià di gestione;
    - le gestioni sociali italiane, le capacità italiane di coagulare il consenso, di discutere in grandi assemblee, non son affatto a livello europeo;
    - i politici italiani sono spesso distruttivi, non sanno essere costruttivi perché non esiste più in Italia un patto sociale, ma anche per altri motivi (se volete una discuss in merito la apriro' solo se lo chiedete);
    - il nuovo governo é formato da Italiani (che sono recentemente divenuti, col degrado, senza realismo; l' atmosfera politica é piena di menzogne, di false verità, di approssimazioni..).

    Vi ripropongo di nuovo un testo che pubblicai prima delle elezioni. Citazione:



    PUO’ UN BRAVO NOCCHIERO RIPORTARE LA BARCA IN ACQUE CALME ?

    Molti Italiani, sperano fortemente che Prodi inizi il risanamento, che permetta ad un nuovo Nocchiero di riportare la Barca Italia in acque chete.

    Quanto a tale obiettivo, sono molto pessimista.

    Se l’ Italia fosse, come tanti Paesi della U.E., un Paese normale cioé governabile, un nuovo ed affidabile Nocchiero porterebbe la Barca Italia in acque più calme. Ma l’ Italia non é un Paese normale né governabile, anzi é un Paese in balia dei quattro Dittatori: la Confusione, l’ Irresponsabilità, la Rassegnazione, l’Allegra Gestione.

    Senza l’ analisi necessaria ed urgente che indichi le CAUSE per cui i quattro dittatori hanno preso il potere............; che individui quali sono le forze positive in grado di combattere le forze negative al soldo dei quattro dittatori, ........ nel Villaggio Globale non c’ é scampo per lo Stivale.

    Suggerisco, per guardare in faccia la realtà, di leggere i testi:

    - La Barca va...;
    - Cullarsi nelle fatue illusioni;
    - La Pubblica Distruzione;
    - Metodi e risultati sociali;
    - Divaricazione dall’ Europa
    - Cocci
    - Lo Stivale ha perso le staffe.
    - Il Male Oscuro

    Antonio Greco
    angrema@wanadoo.fr

    I testi suggeriti si trovano su:
    http://angrema.blogspot.com
    www.accademiaonline.net (le lettere dei mesi precedenti sono nell’archivio del sito, argomento “società”)
    http://angrema.blogspot.com.blog.kat...gressoangrema/

  10. #270
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    D'Alema ribadisce tutti i suoi errori

    un'intervista sconfortante

    Dal Sito Informazione Corretta

    Massimo D'Alema ribadisce le critiche a Israele ("reazione esagerata"), il rifiuto di impegnare le truppe onu nel disarmo di Hezbollah e nel contrasto al passaggio dalla Siria di armi destinate al gruppo terroristico (compiti, afferma, dell'esercito libanese, che non si è mai preoccupato di assolverli), il "dialogo" come strategia privilegiata per risolvere il contenzioso sul nucleare iraniano (la stessa strategia che finora non ha prodotto nessun risultato).

    Per D'Alema, inoltre, terrorismo e fondamentalismo sono conseguenze della "questione palestinese" (e non viceversa: in realtà è solo per il fondamentalismo e per il terrorismo che ancora non esiste uno Stato palestinese)

    Di seguito, il testo dell'intervista a Tobias Piller, pubblicata da La REPUBBLICA del 27 agosto 2006:

    Ministro D´Alema, la politica italiana nei confronti del Libano e di Israele appare piuttosto ambiziosa, in particolare su tutte le questioni relative alla creazione della forza di pace Onu. È un´impressione corretta?
    «La nostra speranza è che ci sia un altro paese ancor più ambizioso. Auspichiamo che l´impegno in Libano sia visto come missione europea e che tutti, a proprio modo, diano un contributo importante».
    Qual è la posta in gioco in Libano?
    «Si tratta di una grande opportunità per l´Europa, che in Medio Oriente non ha mai avuto gran peso e ha soprattutto pagato, godendo di minor riconoscimento come parte in gioco. L´Europa potrebbe ora contribuire alla stabilizzazione del Libano e a creare un nuovo rapporto con Israele. Israele deve quindi prendere parte ad un processo di pace che offre anche garanzie per la sua sicurezza».
    Che aspetto deve avere il nuovo scenario della politica internazionale?
    «Si tratta di dare un contributo alla pace in un nuovo ambito, in cui l´Onu torni ad aver peso e l´Europa torni ad aver peso. Nello scenario iracheno né l´Onu né l´Unione Europea avevano un ruolo. Ora non dobbiamo farci sfuggire questa nuova opportunità. Ma in questa questione abbiamo bisogno anche di un grande sostegno politico da parte del governo tedesco».
    Però proprio in Germania si levano molte voci contrarie ad una missione al confine israeliano.
    «Lo comprendiamo perfettamente, ma la Germania può fornire un contributo in altro modo. Non si tratta solo di inviare truppe. In fin dei conti ci sono i profughi da aiutare e il Libano va ricostruito. L´importante è che nelle discussioni politiche anche il governo tedesco sia convinto che ora tocca all´Europa. Inoltre i contatti con il ministro degli esteri Steinmeier e tra il premier Prodi e la Merkel sono ottimi. Collaboriamo nel modo migliore».
    Però si ha la vaga impressione che l´impegno attuale dell´Italia in Libano serva a far dimenticare il ritiro dall´Iraq.
    «Cosa vorrebbe dire, che abbiamo architettato la guerra in Libano per trovare un nuovo spazio di intervento? Abbiamo un buon alibi. Perché il ritiro dall´Iraq è stato annunciato prima che si giungesse alla crisi libanese. Nel ritiro dall´Iraq inoltre ci siamo mossi con tale prudenza che il governo ci ha ringraziato».
    Una volta giunti in Libano Hezbollah deve essere disarmato?
    «La risoluzione Onu dice anche che l´esercito libanese deve disarmare Hezbollah e che noi dobbiamo fornirgli appoggio».
    È sufficiente questo mandato a diminuire la quantità di armi nella regione dopo un certo periodo di tempo?
    «Se ci si impegna saggiamente si può sperare che la tensione si riduca, che i fattori di conflitto si riducano. Ma la missione è difficile, densa di fattori sconosciuti. Vale però la pena di impegnarsi, altrimenti l´unica possibilità è che la guerra divampi di nuovo».
    Anche il confine siriano deve essere sorvegliato?
    «La risoluzione non lo prevede. Ma è chiaro: dobbiamo evitare che in Libano entrino armi da una qualche parte. È compito dell´esercito libanese sorvegliare il confine con la Siria. Inoltre occorre rivolgersi direttamente e con fermezza alla Siria con l´auspicio che questo paese collabori all´attuazione della risoluzione. Il confine deve in ogni caso essere tenuto sotto osservazione. Qui in qualche modo la Germania potrebbe essere d´aiuto e appoggiare l´esercito libanese, perché non si tratta del confine con Israele».
    Gli aderenti a Hezbollah potrebbero allearsi con l´esercito libanese contro le truppe Onu?
    «Il Libano avrà scarso interesse ad un nuovo conflitto, questa volta con la comunità internazionale. E´ improbabile che il Libano dichiari guerra al resto del mondo, anche perché il premier libanese Siniora sa che il destino del Libano e del suo governo dipende dal successo della missione di pace».
    L´Italia ha degli interessi specifici da perseguire in Medio Oriente o agite semplicemente come europei?
    «Credo che gli interessi italiani ed europei coincidano. Credo tuttavia che l´Europa debba prestare più interesse all´area del Mediterraneo. L´Europa negli anni passati si è preoccupata molto dell´allargamento ad est ed comprensibile. Ma così facendo ha trascurato gli obblighi nel Mediterraneo».
    Quali sono gli obiettivi a lungo termine della politica europea in Medio Oriente?
    «Israele deve fare pace con i palestinesi, con il Libano e con la Siria. L´obiettivo è che gli stati arabi riconoscano Israele, che nasca uno stato palestinese, che finalmente questo conflitto cessi. Sono già sessant´anni che cresce ed ha alimentato sia il fondamentalismo che il terrorismo, con un effetto drammaticamente destabilizzante. Questa volta dobbiamo rimboccarci le maniche e risolvere il problema».
    Qual è il bilancio della guerra in Libano per Israele?
    «Credo che la reazione di Israele sia stata esagerata, che avrebbe dovuto cessare le azioni già dopo alcuni giorni e che, a conti fatti, il protrarsi delle ostilità non ha giovato a nessuno, neppure ad Israele».
    Che approccio bisognerebbe avere con Israele?
    «L´opinione pubblica israeliana è diffidente ed è comprensibile per un paese circondato da potenze che vogliono distruggerlo. La comunità internazionale deve aiutare Israele a liberarsi dalla sindrome dell´assedio».
    L´Europa deve temere il sorgere di un nuovo blocco di potere islamico in Medio Oriente?
    «L´interrogativo è sempre con quale politica si possono arginare i radicali e gli estremisti e incoraggiare le forze moderate. Ma finora non si è riflettuto a riguardo nella maniera giusta. L´idea di fermare il terrorismo con la guerra per avere poi una fase di pace e di democrazia, non ha avuto palesemente successo».
    Nella politica nei confronti dell´Iran si parla sempre dei cinque membri permanenti del consiglio di sicurezza dell´Onu più la Germania. Anche l´Italia vuole avere voce in questo ambito?
    «Noi italiani siamo assieme alla Germania i maggiori partner commerciali dell´Iran e impegnati in prima fila in Libano nei confronti di Hezbollah. Per questo abbiamo anche noi il diritto di essere inclusi quando si affronta la questione iraniana. L´obiettivo non è un nuovo conflitto, bensì colloqui che impediscano che l´Iran disponga di una bomba atomica».
    Non si delinea forse un conflitto di interessi con la compagnia petrolifera italiana Eni, fortemente impegnata in Iran?

 

 
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