Originariamente Scritto da Davide Nurra
Si, però dimentichiamo una cosa importante: L'italiano era la lingua dello stato, supportata da una formidabile macchina da guerra culturale, economica, burocratica, mediatica e tutto ciò che vuoi. Il sardo parte da una condizione di lingua minoritaria (oggi purtroppo anche nell'utilizzo ) di una nazione all'interno di un altro stato. Con risorse limitate. Inoltre la molla dell'emancipazione socio culturale che ha favorito il passaggio dal sardo all'italiano non può valere in senso opposto. Le dinamiche e i fattori in gioco nel recupero di una lingua minoritaria, sono differenti rispetto a quelli che hanno determinato la diffusione di una lingua statale. Ed ogni realtà ha le sue peculiarità. E dunque richiede una analisi e l'individuazione di soluzioni ad hoc, altrettanto peculiari.
Io non sono per mantenere la condizione attuale di anarchia ortografica totale, ci mancherebbe altro. La prima cosa da normalizzare è l'ortografia. e questo si può e deve fare subito. Non mi pare sia una cosa che possa determinare particolari lacerazioni e traumatismi. Contemporaneamente si dovrebbe partire con la valoizzazione ai più vari livelli delle 2 macrovarietà principlali adegutamente regolote e standardizzate.E anche questo mi pare abbastanza semplice e atraumatico da realizzare. E questo per salvaguardare l'identificazione dei sardi, che si riconoscerebbero in almeno uno dei due standard. e favorire così il recupero e la diffusione ai più vari livelli del sardo, attraverso anche una collaborazione intergenerazionale. (non possiamo pensare di costruire a scuola una generazione di nuovi sardi "unificati" senza il supporto del contesto familiare). Ma qualcuno si è mai chiesto perchè gli scrittori nel corso dei secoli si sono orientati verso due standard letterari "illustri" anzichè uno? per masochismo? Forse è che le differenze di varia natura che percepivano erano tali da ritenere non opportuno andare oltre.
Ma ad un certo punto, dal confronto e dalla conoscenza reciproca, credo che spontantamente nascerebbe l'esigenza di andar avanti in questo processo di standardizzazione. Il passo successivo a mio avviso potrebbe essere una unificazione, una standardizzazione magari con doppia norma alla "Bolognesi". Ma saranno i tempi a dirci cosa i nostri figli fra 20, 30 anni vorranno. Io non posso approvare qualcosa che ritengo sbagliata per noi oggi, pensando che possa essere il bene per i nostri figli. Rischiamo di non fare il nostro bene e neppure il loro




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