Il 26 gennaio 1996, Imposimato illustra alla Commissione la relazione finale, in un'indifferenza ormai impalpabile.
Inoltre, le audizioni in aula dell'ex amministratore della Condotte spa (società assegnataria dei lavori, in odore di Camorra) nonché presidente del consorzio Iricav Uno (il consorzio di imprese referente dell'Iri) Luciano Berarducci, e dei responsabili della Calcestruzzi (società del gruppo Ferruzzi) e della Icla (altra impresa in odor di camorra) fanno capire che "dalle società che operavano sull'Alta Velocità non era possibile cavare un ragno dal buco.
Mezze ammissioni, difese d'ufficio, molte chiacchiere, il facile riparo sotto l'ala lunga della burocrazia e delle sue pastoie".
La relazione di Imposimato non verrà neppure messa in discussione e tantomeno votata.
Intanto, il 23 marzo 1996, le Camere saranno sciolte dal presidente Scalfaro, e con esse la commissione antimafia.
L'ex magistrato viene ricandidato dalla coalizione dell'Ulivo per le elezioni politiche del 21 aprile 1996, sempre nel suo collegio Caserta - Maddaloni - Marcianise.
Un maresciallo della guardia di finanza informa Imposimato che la Camorra lo vuole eliminare, poiché ritenuto responsabile di aver causato la revoca della concessione dei lavori per alcune società subappaltatrici campane nell'Alta Velocità.
Alla fine, Imposimato lascia il suo paese, Maddaloni, e la Camorra si accontenta di non farlo eleggere.
Dopo le politiche, vittoriose per l'Ulivo, l'ormai ex senatore decide di recarsi dal nuovo presidente del consiglio dei ministri, Romano Prodi, per riferirgli tutto quanto sa sull'Alta Velocità;
"ignoravo gli insabbiamenti dell'inchiesta romana da parte di un pm, poi arrestato, e che Prodi era indagato", anche se Imposimato ricorda che il suo nome era già emerso durante le audizioni alla Commissione antimafia.
A questo punto, l'autore fa un dettagliato resoconto dell'incontro, durante il quale l'ex presidente dell'Iri non apre bocca, mentre Imposimato espone il suo lavoro. Solo l'arrivo nell'ufficio del presidente del ministro della difesa Beniamino Andreatta smuove Prodi
dall'imbarazzo in cui è stato gettato dalle parole di Imposimato, il quale viene cortesemente salutato senza aver concluso.
"Solo molto tempo dopo sarei venuto a conoscenza del fatto che Prodi, fino al 1993, anno della nomina alla presidenza dell'Iri, era stato garante dei lavori dell'Alta Velocità, cioè uno dei controllori di quello scandalo. E anche che, secondo il magistrato romano Giuseppa Geremia, Prodi aveva fatto sì che una società da lui stesso creata, la Nomisma, potesse beneficiare di consulenze miliardarie proprio sull'AltaVelocità".