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  1. #1
    laico progressista
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    Vi trasmetto un documento che ho inviato agli amici repubblicani per una riflessione sulla situazione attuale.


    LE RAGIONI DI UN FALLIMENTO

    Cari amici,

    ci troviamo oggi in balìa di una situazione drammatica, che sta minacciando la sopravvivenza della nostra cultura politica nel centrosinistra.
    La dinamica degli eventi ci ha portato allo sbando, abbiamo perso la bussola del nostro percorso, non sappiamo più dove andare, né con chi. Ogni giorno ascoltiamo un appello diverso, un ordine e poi un contrordine. Chi era sull’altare ieri, oggi è nella polvere, e viceversa. Dopo un Congresso che ha sancito la nostra adesione supina all’Ulivo, siamo compagni di viaggio prima di Prodi, poi di Di Pietro, poi di Mastella. E l’Ulivo è d’un tratto diventata una pianta “cattocomunista”. Cambiamo il simbolo e, senza alcun preavviso, ci ritroviamo nella Lista Sbarbati. Corteggiamo Sgarbi e Fisichella, fino a ieri icone venerate dalla destra. I radicali, prima ignorati, diventano di punto in bianco oggetto di adulazioni interessate. Siamo stati parte integrante dell’Unione e ora scopriamo che il programma non lo firmiamo più. E dopo anni di fiere rivendicazioni identitarie, ci spingiamo perfino a dire che “La Malfa aveva ragione”.
    La confusione regna sovrana. Lo spettacolo è quello triste di una scialuppa alla deriva.

    La verità è che abbiamo sbagliato politica. E quando si arriva a questo punto, non si può imputare agli altri la colpa dei propri errori: sappiamo che ognuno gioca la partita per sé. E noi dobbiamo valutare il nostro gioco, la nostra partita, assumendoci tutta la responsabilità dei risultati. E’ terribile farlo oggi, che la vicenda è ormai compromessa. Ma non abbiamo alternative: ciascuno di noi deve cominciare a riflettere onestamente e con cinica lucidità sul tragitto percorso, sui nostri errori, sulle occasioni mancate, su cosa non ha funzionato.
    Abbiamo aderito all’Ulivo sin dal primo momento e fino alle estreme conseguenze, senza guardare cosa si muoveva attorno, senza riflettere bene sul senso di questa operazione, senza valutare dove ci avrebbe portato e soprattutto noncuranti di badare prima agli interessi della nostra realtà repubblicana. Oggi ci ritroviamo vagabondi a chiedere albergo al primo che passa, svestiti di qualunque progetto, come una compagnia di questuanti a spasso per il centrosinistra.

    Mi permetto di scrivervi, perché ho da tempo e per tempo contrastato apertamente questo percorso, e intendo rivendicare la bontà delle idee espresse fin qui, più volte manifestate e mai contemplate dal movimento. Se queste idee non sono state recepite finora, è bene che vengano rivalutate oggi, alla luce dello stato in cui versiamo.

    Bisognerà ripartire, ma la precondizione per farlo è la presa di coscienza degli errori, perché non è sorvolando sul presente e sul passato che si può guardare al futuro.
    Ecco dunque il quadro di quelle che, a mio avviso, sono state le nostre mancanze.

    - Anzitutto non abbiamo compreso da subito quale poteva essere oggi il ruolo chiave di una forza repubblicana. In un momento di grandi tensioni religiose che agitano nel mondo il fantasma di uno scontro di civiltà, e in un sistema politico nostrano che ha liberato il voto cattolico e contaminato di clericalismo un ampio spettro di forze politiche, i repubblicani avrebbero dovuto, prima che lo facessero altri, farsi promotori di una politica laica chiara e decisa, elaborando tematiche forti e innovative su scuola, famiglia, immigrazione, Stato, società, etica, medicina. Si è preferito invece smussare gli angoli, accodarsi alle battaglie degli altri piuttosto che promuoverle, disquisire improduttivamente su capziose distinzioni tra “laicismo” e “laicità”, senza fare di questo profilo l’asse portante della nostra politica. Cosa che invece avrebbe aiutato un partito piccolo a svolgere un ruolo importante e ad avere più spazio e più ascolto.

    - Non si è voluto guardare ai repubblicani di sinistra nel loro insieme, che in Italia esistono sotto diverse realtà (e non solo nel Mre); non si è ricercata ostinatamente l’unità con tutte le componenti. Questo è un errore che va imputato alla sfera repubblicana del centrosinistra nel suo insieme, e non solo al nostro movimento. Ma proprio perché rappresenta l’unica realtà autonoma di respiro nazionale, il Mre aveva in questo senso una responsabilità in più: era l’unico motore davvero in grado di aprire un processo unitario, se lo avesse voluto e saputo fare. Sarebbe stato un modo sano per crescere, utile a recuperare e disporre di tutte le preziose risorse esistenti. Le occasioni non sono mancate, anche di recente, a cominciare dall’appello unitario che i Repubblicani per l’Unione avevano lanciato, e che noi non abbiamo raccolto. Se oggi esistono tre piccole realtà repubblicane separate nel centrosinistra, è inutile poi lamentarsi se non abbiamo peso con gli alleati.

    - Si è creduto che il movimento potesse crescere dall’alto, per operazioni di vertice, nascondendone il peso reale, trascurando la base, le risorse, il territorio. Da qui le numerose acquisizioni a livello locale e nazionale (alcune solo tentate, altre riuscite) di elementi avulsi dalla nostra cultura, di erranti della politica, di aspiranti riciclati. Da qui la sottovalutazione delle elezioni regionali, su cui abbiamo investito poco, in attesa di un miglior trattamento alle politiche. Era lì invece che doveva concentrarsi la nostra battaglia sulle candidature, perché quelle elezioni erano fondamentali per radicarci nel territorio e per ramificarci nelle amministrazioni locali. E’ dal basso che bisogna partire, irrobustendo le gambe: noi siamo partiti dall’alto, volando senz’ali e senza paracadute.

    - In questo contesto è maturato l’abbaglio dell’Ulivo prima e del Partito Democratico poi: l’Ulivo è stata l’illusione della scorciatoia. Un’analisi un po’ più accorta ci avrebbe invece potuto aprire gli occhi per tempo: anzitutto sulla bontà del progetto in sé, che obbligava ad una commistione forzosa e innaturale tra matrici molto diverse, se non antitetiche; poi sulla sua reale fattibilità, dal momento che ancora oggi, dopo due anni di estenuanti gestazioni, non è ancora decollato; infine, ed è ciò che più conta, sulle nostre prospettive al suo interno, ridotte all’assimilazione e allo scioglimento, oppure (come è successo) all’emarginazione. Una forza minuscola sarebbe comunque stata irrilevante in un contenitore a forte matrice diessina e cattolica (specie dopo l’uscita dello Sdi), mentre sarebbe stato più utile rendere visibile il nostro contributo alla laicizzazione del Paese.

    - C’era un altro passaggio che è suonato come inutile campanello d’allarme: il nuovo sistema elettorale. Abbiamo ignorato il cambiamento, insistendo sulla stessa rotta come se niente fosse successo. Boselli invece ha capito con intelligenza che era il momento di smarcarsi, e ha saputo farlo, occupando il nostro terreno della laicità con la Rosa nel Pugno. Se avessimo presidiato da subito quello spazio rimasto vuoto, oggi saremmo stati cofondatori di quel progetto, fuori dalla mischia, pronti ad affrontare una prospettiva futura sulla base di un argomento politico forte e qualificante, in sintonia con la nostra vocazione. Il congresso di gennaio poteva essere l’ultima occasione per agganciare quel treno. Non si è voluto farlo, perseverando sulla strada dell’Ulivo. Adesso vediamo che i radicalsocialisti incalzano la coalizione su garanzie precise in tema di laicità (i PACS, lo stop al finanziamento pubblico delle scuole private etc.), attirando l’attenzione di una buona fetta di elettori e di opinione pubblica, mentre noi continuiamo a dare un pessimo spettacolo accampando velleitarie pretese di “pari dignità” con partiti che sono quasi cento volte più grandi di noi, e che finiscono per riderci dietro.

    - Infine, c’è un ultimo grande errore, che contamina tutti gli altri e che sta a fondo del nostro insuccesso. E riguarda l’organizzazione. Il movimento, in questi anni, è stato gestito da un gruppo dirigente in gran parte selezionato non in base alle qualità politiche o ai consensi elettorali, ma al grado di fedeltà e di asservimento. Il metodo della cooptazione è diventata una prassi utile a rinsaldare questo principio. Sono state poche le occasioni di dibattito vero, la comunicazione tra gli iscritti non è stata promossa, è mancato un coinvolgimento corale in grado di motivare. Un congresso elettivo non si tiene ormai da tre anni. Se si fosse favorito un sano confronto di idee a viso aperto, e un maggiore ascolto dei dubbi della base, di sicuro non ci saremmo trovati a questo punto.

    Alla luce di tutto questo bisogna voltare pagina.
    Le elezioni andranno come andranno, ormai la strada è solo in salita.
    Ma all’indomani si dovrà ripartire su nuove basi, discutendo a fondo di quanto è successo, chiedendo conto dei risultati. E facendo tesoro dei nostri errori, dovremo ricominciare daccapo.
    Da domani si dovrà lavorare ad una rifondazione dei repubblicani a sinistra che passi per una ricomposizione della diaspora, ad un progetto che superi i particolarismi e i personalismi che ci hanno distrutto, e che guardi all’interesse di tutti coloro che ancora oggi credono che gli ideali mazziniani meritino un altro destino.

    Paolo Arsena
    Roma, 12 febbraio 2006

  2. #2
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    Food for thought.

  3. #3
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    come al solito grande respiro dalle riflessioni di paolo,

    provo a dare dei rantoli ( ognuno fa quello che può) di riflessione sui punti principali


    - Anzitutto non abbiamo compreso da subito quale poteva essere oggi il ruolo chiave di una forza repubblicana. In un momento di grandi tensioni religiose che agitano nel mondo il fantasma di uno scontro di civiltà, e in un sistema politico nostrano che ha liberato il voto cattolico e contaminato di clericalismo un ampio spettro di forze politiche, i repubblicani avrebbero dovuto, prima che lo facessero altri, farsi promotori di una politica laica chiara e decisa, elaborando tematiche forti e innovative su scuola, famiglia, immigrazione, Stato, società, etica, medicina. Si è preferito invece smussare gli angoli, accodarsi alle battaglie degli altri piuttosto che promuoverle, disquisire improduttivamente su capziose distinzioni tra “laicismo” e “laicità”, senza fare di questo profilo l’asse portante della nostra politica. Cosa che invece avrebbe aiutato un partito piccolo a svolgere un ruolo importante e ad avere più spazio e più ascolto

    su questo punto, che il punto della discussione introdotta da Paolo, sono dilaniato, nel senso che condivido tutta la passione ( e per lo meno per quanto riguarda me ci metto anche la visceralità) per una battaglia laica, che se assumesse qua e là qualche accenno di anticlericalismo non morirebbe nessuno.
    Non condivido però quello che traspare , con una corenza granitica, in tutti gli interventi di Paolo, la battaglia laica è ,se non l' unico tema, l' asse centrale della nostra battaglia politica. No Paolo , credo che te ed io se confrontiamo le rispettive idee su laicismo , ruolo dell' europa nel mondo, politica economico sociale le differenze sono minime: sono le dosi del cocktali che non ci trovano d' accordo: ad una precaria che devo sopportare che l' industrialotto di turno le metta la mano sul culo quando vuole non puoi parlare di diritti solo in termini di PACS, all' industriale serio che gira l' europa e trova il nostro prestigio sotto il tappeto , al quale chiedono, "è vero che uscite dall' euro, come farete a mantenere questi listini ?'" non si può parlare solo dei tiramenti di Ruini. E sia chiaro che ai PACS e a rintuzzare Ruini ci tengo !


    Non si è voluto guardare ai repubblicani di sinistra nel loro insieme, che in Italia esistono sotto diverse realtà (e non solo nel Mre); non si è ricercata ostinatamente l’unità con tutte le componenti. Questo è un errore che va imputato alla sfera repubblicana del centrosinistra nel suo insieme, e non solo al nostro movimento. Ma proprio perché rappresenta l’unica realtà autonoma di respiro nazionale, il Mre aveva in questo senso una responsabilità in più: era l’unico motore davvero in grado di aprire un processo unitario, se lo avesse voluto e saputo fare. Sarebbe stato un modo sano per crescere, utile a recuperare e disporre di tutte le preziose risorse esistenti. Le occasioni non sono mancate, anche di recente, a cominciare dall’appello unitario che i Repubblicani per l’Unione avevano lanciato, e che noi non abbiamo raccolto. Se oggi esistono tre piccole realtà repubblicane separate nel centrosinistra, è inutile poi lamentarsi se non abbiamo peso con gli alleati.

    sottoscrivo parola per parola, se ci fossero sgrammaticature ( e non ci sono) sottoscriverei anche quelle

    Si è creduto che il movimento potesse crescere dall’alto, per operazioni di vertice, nascondendone il peso reale, trascurando la base, le risorse, il territorio. Da qui le numerose acquisizioni a livello locale e nazionale (alcune solo tentate, altre riuscite) di elementi avulsi dalla nostra cultura, di erranti della politica, di aspiranti riciclati. Da qui la sottovalutazione delle elezioni regionali, su cui abbiamo investito poco, in attesa di un miglior trattamento alle politiche. Era lì invece che doveva concentrarsi la nostra battaglia sulle candidature, perché quelle elezioni erano fondamentali per radicarci nel territorio e per ramificarci nelle amministrazioni locali. E’ dal basso che bisogna partire, irrobustendo le gambe: noi siamo partiti dall’alto, volando senz’ali e senza paracadute.

    idem se non di più

    In questo contesto è maturato l’abbaglio dell’Ulivo prima e del Partito Democratico poi: l’Ulivo è stata l’illusione della scorciatoia. Un’analisi un po’ più accorta ci avrebbe invece potuto aprire gli occhi per tempo: anzitutto sulla bontà del progetto in sé, che obbligava ad una commistione forzosa e innaturale tra matrici molto diverse, se non antitetiche; poi sulla sua reale fattibilità, dal momento che ancora oggi, dopo due anni di estenuanti gestazioni, non è ancora decollato; infine, ed è ciò che più conta, sulle nostre prospettive al suo interno, ridotte all’assimilazione e allo scioglimento, oppure (come è successo) all’emarginazione. Una forza minuscola sarebbe comunque stata irrilevante in un contenitore a forte matrice diessina e cattolica (specie dopo l’uscita dello Sdi), mentre sarebbe stato più utile rendere visibile il nostro contributo alla laicizzazione del Paese

    parzialmente d' accordo , l' idea delle "matrici antitetiche" è una forzatura , dovuta, a mio parere, dal voler vedere tutto con in pugno la lente rosa ( va beh è un gioco di parole un pò loffio) del laicismo, dimmi te se nel quadro italiano possiamo trovare punti di riferimento sulla poltica economica ( ed industriale ) più vicini alle nostre posizioni dell' elaborazione di Bersani e Letta o per l' europeismo a quelle dello stesso Prodi, di Cacciari o di D' alema e Amato

    - C’era un altro passaggio che è suonato come inutile campanello d’allarme: il nuovo sistema elettorale. Abbiamo ignorato il cambiamento, insistendo sulla stessa rotta come se niente fosse successo. Boselli invece ha capito con intelligenza che era il momento di smarcarsi, e ha saputo farlo, occupando il nostro terreno della laicità con la Rosa nel Pugno. Se avessimo presidiato da subito quello spazio rimasto vuoto, oggi saremmo stati cofondatori di quel progetto, fuori dalla mischia, pronti ad affrontare una prospettiva futura sulla base di un argomento politico forte e qualificante, in sintonia con la nostra vocazione. Il congresso di gennaio poteva essere l’ultima occasione per agganciare quel treno. Non si è voluto farlo, perseverando sulla strada dell’Ulivo. Adesso vediamo che i radicalsocialisti incalzano la coalizione su garanzie precise in tema di laicità (i PACS, lo stop al finanziamento pubblico delle scuole private etc.), attirando l’attenzione di una buona fetta di elettori e di opinione pubblica, mentre noi continuiamo a dare un pessimo spettacolo accampando velleitarie pretese di “pari dignità” con partiti che sono quasi cento volte più grandi di noi, e che finiscono per riderci dietro.

    Qui sono d' accordo sulle conclusioni con motivazioni più di bassa lega: cambiata la legge elettorale bisognava rifare le trattative e verificare dove ( ovviamente sempre all'interno del centro sinistra) il movimento poteva trovare migliori condizioni di influenza e anche di seggi ( facciamo politica, mica ascetismo) . Mi sembrava scontato che fosse stato fatto , è sconvolgente accorgersi che nessuno ci aveva pensato, probabilemte abbagliati da quell' ipotesi di partito democratico. Bene, per me non deve capitare più , con nessuna ipotesi.


    Infine, c’è un ultimo grande errore, che contamina tutti gli altri e che sta a fondo del nostro insuccesso. E riguarda l’organizzazione. Il movimento, in questi anni, è stato gestito da un gruppo dirigente in gran parte selezionato non in base alle qualità politiche o ai consensi elettorali, ma al grado di fedeltà e di asservimento. Il metodo della cooptazione è diventata una prassi utile a rinsaldare questo principio. Sono state poche le occasioni di dibattito vero, la comunicazione tra gli iscritti non è stata promossa, è mancato un coinvolgimento corale in grado di motivare. Un congresso elettivo non si tiene ormai da tre anni. Se si fosse favorito un sano confronto di idee a viso aperto, e un maggiore ascolto dei dubbi della base, di sicuro non ci saremmo trovati a questo punto.

    Se hai una cugina ( senza barba e un pò più florida) che dice le stesse cose, ti chiedo il permesso di darle un bacio ( paterno , paterno) che poi te lo ridà lei

  4. #4
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    credo che la cosa piu' importante che l'MRE avrebbe potuto fare è quella di legarsi alla Rosa Nel Pugno.
    In effetti la Sbarbati sembra aver perso la bussola...
    cmq mi auguro possiate ritrovare una strada serena. La vostra politica è fondamentale nel centrosinistra e sarebbe importante in un grande partito socialista e riformatore!
    Un saluto
    Enrico

  5. #5
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    Credo che i laici e i liberali in questi anni di pesante offensiva clericale e di trionfo delle corporazioni e degli interessi protetti, debbano unirsi negli obiettivi e nell'azione politica.

    Cioè, io credo che non sia da proporre agli elettori formule elettorali che lasciano il tempo che trovano, ma dar vita a una offensiva sui terreni delle libertà individuali e dell'apertura dei mercati alla globalizzazione. Queste le ragioni della Rosa nel Pugno, in cui anche la tradizione reubblicana può giocare il suo ruolo, non solo tattico, ma di iniziativa politica.

    Perché la miglior difesa è l'attacco.

    Da ospite di questo forum penso che debba aprirsi a tutti i repubblicani fuori del PRI, anche nella denominazione.

  6. #6
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    Predefinito Un Nuovo Partito D'azione?

    Concordo totalmente con le riflessioni di Paolo Arsena. Una lucida e spietata analisi della mancanza (o dovrei dire impossibilità?) di un progetto politico di ampio respiro. Anche se non sono un tesserato dell'Mre se permettete vorrei aggiungere alcune cose:

    1. Smettiamola di essere dei nostalgici del vecchio Pri. Quel partito è esploso e fa parte della storia. E' un dato di fatto. Anche lo stesso Pri di oggi è "diverso" (e non solo per la nuova collocazione, ma nel fatto che sta maturando una sua strategia politica e quindi smettiamola per una volta di parlare delle allenza invece che dei programmi). Dalle ceneri del vecchio Pri sono nati altri movimenti politici. C'è stata una vera e prorpia diaspora che, come è avvenuto per gli altri partiti tradizionali della Prima Repubblica (Pci, DC, Psi, ecc.) ha fatto emergere le varie anime che in passato lo componevano (gollisti, autonomisti, solidaristici, ecc.).

    2. Il punto sopra non blocca la possibilità di una possibile ricomposizione. E' sempre una possibilità "aperta". Il panorama politico italiano è sempre in movimento.

    3. Per tutti coloro che pensano che il repubblicanesimo debba collocarsi a sinistra, è necessario però che si elabori un nuovo progetto politico-culturale composto da un vero e prorpio elenco di "battaglie" da attuare in questo benedetto paese (battaglie per la laicità, la scuola pubblica, l'ambiente, la cooperazione, ecc.). Questo progetto deve precedere la scelta delle alleanza. Un posto in più in parlamento non comporta visibilità migliori e nemmeno aumenta direttamente i voti. Certo aiuta, ma senza un progetto definito è difficile catturare voti.

    4. Per creare un progetto aggregativo è necessario una vera e propria COSTITUENTE. Un momento fondativo dove si creino le basi del futuro partito e superi le attuali divisioni (Mre, Sinistra repubblicana, Circoli di Giustizia e Libertà, liberalsoscialisti, Repubblicani Democratici, ecc.).

    5. Si deve ripartire da Mazzini. Molte anime della sinistra democratica identificano come punto di partenza delle loro riflessioni il pensiero di Mazzini.
    Il mazzinianesimo può essere un buon punto d'inizio per "reinventare" il repubblicanesimo italiano. (UN NUOVO PARTITO D'AZIONE???)

    &. Per questa tornata elettorale dovremmo adattarci. Chiedere rispetto ma prendere purtroppo anche quello che passa il convento. Lo sforzo maggiore deve avvenire dopo per le amministrative. Si devono creare le condizioni "dal basso" e smetterla di risolvere tutto dall'alto.

    Per ora mi fermo.
    Scusate la frammentarietà.

  7. #7
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    Quindi il fine giustifica i mezzi?

  8. #8
    McFly
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    Ma che è tutti sti socialisti che ci fanno la corte? ma che vogliono?

    Sono daccordo su una Costituente Repubblicana piuttosto che correre in soccorso al Partito Democratico come molti amici fanno.
    Io dico: risolviamoci prima i nostri problemi di identità, poi pensiamo ai massimi sistemi.

  9. #9
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    E' una riflessione interessante, Paolo. Spero di poter "chiosare" nei prossimi giorni.
    McFly, purtroppo quello che dici è giusto come successione logica, ma ora gli appuntamenti elettorali ci mettono il fiato sul collo e bisogna prendere delle decisioni urgenti.
    Saluti

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da McFly
    Sono daccordo su una Costituente Repubblicana piuttosto che correre in soccorso al Partito Democratico come molti amici fanno.
    Io dico: risolviamoci prima i nostri problemi di identità, poi pensiamo ai massimi sistemi.
    Credi che il Partito Democratico (che non si capice cosa sia e cosa voglia) abbia bisogno del soccorso dei repubblicani? Se ho capito bene il problema per il MRE nasce proprio dal prezzo di quello che tu chiami soccorso e che i DS e la Margherita chiamano probabilmente spreco di seggi in favore del MRE.

    Andiamo...un pò di senso delle proporzioni non guasterebbe.

 

 
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