documento del coordinamento di Sinistra Critica
SENZA SE E SENZA MA... ANCHE DOPO IL 9 APRILE

La campagna elettorale si sta rivelando molto dura e difficile. Se da una parte si assiste all’iniziativa mediatica del governo Berlusconi, che cerca disperatamente di recuperare, con successo, il consenso perduto, dalla parte dell’Unione non è arrivato un messaggio forte e credibile di cambiamento e di alternatività alle politiche liberiste.

Il programma dell’Unione resta infatti dentro le coordinate delle politiche neoliberiste, a partire dal Patto di stabilità e dalla strategia di Lisbona; l’iniziativa di Rifondazione ha potuto solo temperarne alcuni elementi e introdurre qualche parziale correttivo; siamo ben lontani dal percorso ventilato di una “Grande Riforma” del paese.
Anzi, le aspettative vengono mortificate da un’offensiva centrista e moderata dentro ai confini dell’Unione che ha trovato punti qualificanti nell’affondo sulla Tav, nel voto al parlamento europeo della direttiva Bolkestein, nella proposta di Prodi di riduzione del costo del lavoro, misura rivolta in gran parte alla Confindustria di Montezemolo.

In questo quadro si colloca l’esclusione di Marco Ferrando dalle liste del Prc. Una decisione grave, che produce una lacerazione nella costituzione materiale e formale del partito ma soprattutto un atto di cedimento all’offensiva centrista e moderata scagliata contro il Prc. Al di là delle differenze di giudizio su alcune delle affermazioni di Ferrando non sfugge la strumentalizzazione politica che sta dietro alla vicenda da parte del Corriere della Sera come dell’Ulivo. In nome di una presunta “incompatibilità” con la linea politica del partito, la segreteria nazionale del Prc ha compiuto una scelta grave dal punto di vista formale, sbagliata da quello politico e preoccupante per quanto riguarda il rapporto con le minoranze. Cosa vuol dire garantire il diritto al dissenso se quando questo viene esercitato scatta immediata la misura disciplinare? E come regolare, allora, in futuro le divergenze politiche a cui non vogliamo assolutamente rinunciare e che non mancheranno di avere ricadute pubbliche? Se la marcia di avvicinamento al governo produce questi effetti prima ancora che si insedi il nuovo parlamento, quale situazione verrà a verificarsi in futuro? Sono domande che attengono alla qualità della vita del partito, al suo futuro come soggetto unitario in grado di accogliere posizioni diverse.

Di fronte all’offensiva centrista, quindi, il Prc ha bisogno di uno scatto e di una svolta nella linea politica e nella campagna elettorale. Serve un salto di qualità nella proposta politica che non può essere schiacciata sul profilo programmatico dell’Unione ma che ha bisogno delle idee e delle proposte di una sinistra coerentemente anticapitalistica. Le idee e le proposte che, riteniamo, siano quelle fondamentali per battere Berlusconi.

Per questo proponiamo e sosterremo nella campagna elettorale alcune priorità programmatiche che affermino con nettezza che il “No alla guerra e al liberismo” continuerà anche dopo il 9 aprile, anche dopo un’eventuale vittoria del centrosinistra con un probabile insediamento del governo Prodi.

  1. La prima priorità è “Abroghiamole tutte”, l’impegno cioè a completare quello che il programma dell’Unione lascia incompiuto e quindi la necessità di abrogare tutte le peggiori leggi del governo Berlusconi e non solo la Bossi-Fini: la legge 30, la legge Moratti, la legge sulle pensioni, la legge Fini sulle droghe, la legge 40 sulla fecondazione artificiale. Abrogare queste leggi non rappresenta solo una misura simbolica ma costituisce l’unico modo per impedire che il loro ridimensionamento o “superamento” costituisca il ritorno alle leggi del centrosinistra e cioè il pacchetto Treu, la Turco-Napolitano, la Zecchino-Berlinguer, la riforma Dini delle pensioni.

  2. La seconda priorità è quella salariale. Non basta fare riferimento alla redistribuzione del reddito se non si adotta un sistema preciso per recuperare il salario perduto in venti anni di politiche liberiste. Per questo crediamo che il ripristino di una “Nuova scala mobile” sia una battaglia necessaria. Accanto a questo ci battiamo per l’introduzione del salario sociale per combattere la precarietà e l’aumento delle pensioni minime.

  3. La precarietà si batte anche e in primo luogo ripristinando chiare rigidità nel mercato del lavoro a tutela del lavoro dipendente.

  4. Se il programma dell’Unione abroga la Bossi-Fini, tuttavia non abolisce i Cpt. Si tratta del prezzo pagato alla filosofia dei “flussi” e quindi delle quote di ingresso. Accanto al diritto di voto per i migranti, al diritto di asilo, alla cittadinanza di residenza, la chiusura di ogni forma di Cpt è una nostra priorità.

  5. Il ritiro dall’Iraq deve essere certo e immediato. La salvaguardia di “tempi tecnici” per l’incolumità dei militari è un fatto scontato che non può costituire un alibi per l’allungamento della missione. Ma l’Italia è presente anche su altri fronti, a cominciare dall’Afghanistan. L’impegno contro la guerra passa necessariamente anche dal ritiro da quei fronti, così come dalla riduzione delle spese militari, dalla chiusura delle basi militari straniere, dalla riconversione dell’industria bellica. E’ in questo quadro che ci battiamo contro il progetto di esercito europeo.

  6. La battaglia per i diritti del popolo palestinese deve continuare a partire dal pieno riconoscimento del voto espresso democraticamente nelle ultime elezioni, insieme al rifiuto del ricatto del taglio agli aiuti ai palestinesi con cui si vorrebbe imporre i progetti unilaterali di Israele, spalleggiato dalle potenze occidentali.

  7. In questo quadro assume particolare importanza costruire il pieno successo della manifestazione del 18 marzo per il ritiro dall’Iraq e la difesa dei diritti dei palestinesi.

  8. L’approvazione della direttiva Bolkestein e le dichiarazioni sulla Tav dicono più di qualsiasi programma quali siano le intenzioni del centrosinistra. Noi ci battiamo per il rifiuto delle liberalizzazioni, per la difesa dei diritti del lavoro, per la salvaguardia dei diritti delle popolazioni locali contro la logica del profitto e la devastazione ambientale.

  9. Siamo il partito dei diritti, della libertà e dell’autodeterminazione delle donne. L’offensiva centrista passa anche per la negazione di questi diritti soprattutto riguardo al libero orientamento sessuale. Dobbiamo batterci per la realizzazione dei Pacs, per uno stato laico, per l’abrogazione della legge 40, per il rispetto dell’autodeterminazione delle donne, per garantire a tutti e tutte la libertà sessuale

  10. Lo stop alle privatizzazioni e alle liberalizzazioni va completato con un rilancio dell’intervento pubblico anche prevedendo nuove forme di nazionalizzazione a partire dai gangli essenziali dell’economia: energia, telecomunicazioni, trasporti, banche, salute.

  11. Il ritiro delle rifome Moratti per cancellare la Zecchino Beerliguer, per una autoriforma partecipata di scuola e università.


Come Sinistra Critica siamo pienamente impegnati nella battaglia per cacciare Berlusconi e far avanzare le ragioni e gli interessi dei lavoratori, delle lavoratrici, dei precari, dei disoccupati. Vogliamo lavorare per creare le condizioni di una reale alternativa di società, di un cambio di sistema che non può che passare per una messa in discussione dell’ordine capitalistico. Per fare questo crediamo che l’intera sinistra alternativa debba fermarsi a riflettere sulle coordinate di un moderno programma anticapitalistico. Un nuovo programma che sia all’altezza dei tempi e in grado di misurarsi con i fallimenti che sono alle nostre spalle; un programma, innervato sulle lotte e sui movimenti, nella cui discussione far crescere e maturare una moderna sinistra anticapitalista. E’ con questo spirito che ci accingiamo quindi a una grande discussione collettiva attorno a un Manifesto Programmatico “Per una Sinistra anticapitalista”. Una discussione che promuoviamo in quanto Sinistra Critica ma che immaginiamo aperta, plurale, partecipata. Nei prossimi mesi, anche a cavallo della campagna elettorale, ci cimenteremo con questo compito che riteniamo particolarmente utile per delineare i contorni della sinistra in costruzione e delle rifondazione necessaria. Lo faremo organizzando una discussione capillare, città per città per approdare a una grande assemblea nazionale nel mese di maggio. Ci auguriamo che siano in molti e molte a partecipare a questo sforzo, per dare un contributo fattivo alla rifondazione comunista, per uscire dalle secche di una riflessione troppo a lungo rimandata, per dare più forza ed efficacia a una sinistra critica, una sinistra coerentemente anticapitalista.