http://liberoblog.libero.it/cronaca/bl2738.phtml

Ma che fine hanno fatto le intercettazioni di Cogne?


Su "La Stampa" rispunta il giallo dell'arma del delitto mai trovata ma soprattutto delle registrazioni non sbobinate



di Blogghissimo


Finora abbiamo solo giocato
Nel gran minestrone mediatico di sfide elettorali, olimpiadi e l'immancabile festival di Sanremo, che arriva puntualmente ogni anno tra l'influenza e il carnevale, un evergreen come Cogne non poteva certo mancare.
A parlarne è La Stampa di oggi, in prima pagina e degno di nota poco più della sigla della Fattoria (che si è presa la briga la cambiare un ritornello di Carosone reo di aver citato Allah), e quindi la lettura deve senz'altro meritare.

«Speriamo che non trovino l'arma» si sente dire in un'intercettazione telefonica il padre di Annamaria Franzoni, mentre in auto con la figlia e Stefano Lorenzi stanno andando a Bologna. In almeno altre due registrazioni si parla di un martellino da mettere nell'acido muriatico. «Gli buttiamo un martellino nel dosso» dice ancora Giorgio Franzoni riferendosi alla difficoltà di trovare l'arma del delitto. È il 5 marzo 2002.

Questo si sapeva, era saltato fuori durante il processo, lo stesso giorno che lei tra le lacrime aveva detto «condannatemi pure ma sono innocente». Il giudice aveva chiesto alla Franzoni di spiegare il perché di quella frase sul martello. E lei aveva risposto che non se la ricordava, che poteva essersi trattato di una battuta.

Si possono fare tutte le congetture possibili, compreso il fatto che ogni tanto i tre parlassero in dialetto anziché in italiano ma, scrive il giornalista, ma, sono "congetture che servono unicamente a invitare all'approfondimento: le registrazioni non sono mai state sbobinate".

Ma come non sono mai state sbobinate? Certo qualcosa è stato fatto, altrimenti non ne avrebbero parlato in tribunale a dicembre. Eppure, si legge nell'articolo, "Quei brogliacci sono stati dimenticati per anni, nel giudizio di primo grado non se n'è tenuto conto, accusa e difesa erano assolutamente impegnate a fronteggiarsi su consulenze di parte e perizia d'ufficio, pigiama, zoccoli e quant'altro. Con l'inizio dell'appello ha cominciato il procuratore generale Vittorio Corsi ad attingere a quelle carte".

In fondo all'articolo si dice anche che nei brogliacci, nelle intercettazioni, ricorre anche la buona conoscenza (forse una millanteria) di Pier Ferdinando Casini come uno dei politici cui chiedere aiuto. Tempo fa girava voce che Annamaria Franzoni fosse parente di Flavia Franzoni, la moglie di Prodi. Tutto falso, smentito anche da persone vicine alla dirette interessate. Alla faccia del par condicio.



Ed è una perseguitata politica....