SCIENZIATI IN PARADISO.
GENI E CREDENTI
Il 24 giugno 1666 sbarca nel porto di Livorno un viaggiatore danese diretto a Firenze alla corte dei Medici. Il granduca Ferdinando II lo ha voluto all'Ospedale di Santa Maria Nuova, una struttura d'avanguardia per quei tempi. Niels Stensen, questo il suo nome, non ha ancora trent'anni ma la sua fama di anatomista si è diffusa in tutta Europa: squartando cadaveri di pecore, cani e cristiani all'università di Arnsterdam e a Leyda ha scoperto tra l'altro il condotto salivare della parotide, che da allora si chiama « dotto di Stenone », la funzione dell'utero, numerose ghiandole esocrine di occhio, orecchio, naso e bocca, ha dimostrato che il cuore è un muscolo e non la sede dei sentimenti, si è avventurato nei meandri del cervello confutando la teoria cartesiana della ghiandola pineale come porta d'accesso all'anima. Discendente da una famiglia di pastori luterani olandesi, Stensen ha conosciuto il filosofo ebreo Baruch Spinoza e si è confrontato col suo panteismo che fa coincidere Dio e natura. Ma successivamente a Parigi è entrato in contatto con ambienti umanisti e pascaliani e ha intrapreso una cauta marcia di avvicinamento al cattolicesimo.
Quell' anno, il 24 giugno cade la festa del Corpus Domini, e a Livorno Niels assiste alla processione dei devoti. Si snodano cantando per le vie lunghe file di uomini in tuniche bianche e cordone, sventolano gonfaloni e drappi e, nel porto, i gran pavesi: ed ecco il baldacchino d'oro, con l'ostensorio dell'ostia consacrata, e la gente si prosterna al suo passaggio. La scena colpisce ed emoziona il forestiero: « Riflettevo: o quell'ostia è un semplice pezzo di pane - racconterà in seguito - e pazzi sono costoro che gli fanno tanti ossequi, oppure contiene davvero il corpo di Cristo. E allora perché non l'onoro anch'io? Da un lato non riuscivo a concepire che i cattolici romani, i quali costituiscono tanta parte della cristianità e contano tra le proprie file tante persone intelligenti e istruite, potessero essere gabbati; dall'altro non potevo ripudiare quelle credenze in cui ero nato ed ero stato allevato. Ma era necessario fare una cosa o l'altra, perché non si potevano conciliare due proposizioni così antitetiche ... »
Nel novembre dell'anno successivo, il protestante Stensen, che tutti in Italia chiamano Stenone, viene accolto nella Chiesa cattolica. Non ha mai spiegato che cosa esattamente lo abbia spinto a questo passo, né come abbia superato i suoi dubbi. Ma in una lettera del 1670 a un amico pastore calvinista, scriverà: « Le prove umane non servono a nulla, se la grazia di Dio non scende su di noi ... » Una risposta indiretta al filosofo Gottfried Leibniz, che aveva conosciuto a Hannover e che una volta, ironicamente, gli chiese se avesse trovato la fede cattolica « nel midollo delle ossa». Inutile dissezionare l'ostia per provare o confutare sul piano sperimentale la presenza del figlio di Dio. Queste cose stanno fuori dai teatri anatomici e dai laboratori degli scienziati naturali. In più occasioni Stensen, quando diventerà sacerdote e poi vescovo, ribadirà che la fede è un dono, e che nessuna conversione può essere imposta con la forza.
Ma, oltre a maturare questa svolta spirituale, a Firenze l'insaziabile genio danese allarga gli orizzonti delle sue amicizie e dei suoi già poliedrici interessi. Entra in contatto con scienziati come Francesco Redi, medico personale del granduca, il matematico Vincenzo Viviani, il più giovane tra gli allievi di Galileo, e Lorenzo Magalotti, segretario dell'Accademia del Cimento. E scopre una nuova passione: la paleontologia. Un giorno, nelle reti dei pescatori, al largo di Livorno, resta impigliato un enorme squalo. Quando gli portano a corte l'eccezionale trofeo, Ferdinando incarica Stensen di dissecarlo e di dare il suo parere. L'anatomista si mette subito al lavoro: dopo aver notato che il cervello del mostro marino è relativamente piccolo in rapporto alla mole corporea, passa a esaminare la bocca, e resta colpito dalle numerose file di denti che sono una caratteristica dei pescecani. Il profilo di quei denti gli ricorda le pietre a forma di lingua trovate a Malta da uno studioso danese, e che lui aveva avuto occasione di vedere da studente. L'intuizione è immediata: l'isola doveva essere stata un tempo sommersa dal mare e le pietre erano i resti di squali che incrociavano in quelle acque. Ma anche sui colli toscani capitava di vedere sassi somiglianti a creature marine, specialmente cozze e lumache. Viviani conosce i posti, nella valle dell'Arno, e sulla scorta delle sue indicazioni Niels parte a caccia di fossili. Basta qualche colpo di pala perché dalle rocce e dalle argille escano fuori pesci, molluschi, e denti molto simili a quelli dello squalo gigante catturato dai pescatori livornesi. Come sono finiti lì, a tanta distanza dalla costa? La conclusione di Stensen è che anche la Toscana, come Malta, secoli o millenni prima giaceva sul fondo del mare, e mammiferi marini giganteschi sguazzavano tra le alture del Chianti. Stensen comunica subito la scoperta al granduca, e pubblica sul tema un saggio fondamentale. Identifica tre strati geologici e propone per la prima volta una séquenza temporale per la formazione della crosta terrestre. Una visione coraggiosamente anticipatrice, con un unico neo: l'inondazione primordiale che ha trasportato lassù tutta quella fauna acquatica, secondo Niels, altro non sarebbe che il Diluvio descritto dalla Bibbia. Questa svista sarà all'origine di tutti i successivi tentativi di usare il testo sacro come fonte di conoscenza scientifica.
Questo perdonabile scivolone (dopotutto eravamo nel Seicento, due secoli prima di Darwin) non intacca la statura intellettuale e l'eccezionale versatilità di questo studioso. La sua proclamazione a beato, il 23 ottobre del 1988, da parte di papa Giovanni Paolo II, è ovviamente legata più ai meriti religiosi che a quelli scientifici. Nella seconda parte del suo breve transito terrestre (morirà a soli 48 anni, nel 1686), Stensen abbandona una brillante carriera e si consacra interamente al l'impegno pastorale, prima come prete poi, dal 1677, come vescovo. Ai voti di obbedienza e celibato aggiunge anche quello di povertà, e si aggira tra il suo gregge a piedi scalzi, fustigando vizi e privilegi della Chiesa del tempo. Un raro esempio di rigore e di impegno riformatore nin un' epoca di sanguinosi conflitti di religione.
Ma tra i due Stensen, l'anatomista-geologo-paleontologo e il convertito, non c'è nessuno sdoppiamento, nessuna contraddizione. È legittimo deplorare il fatto che un cervello di tale potenza abbia disertato troppo presto i laboratori di ricerca, privando l'umanità di altre importanti scoperte; ma all'interno della sua personalità c'è un nesso strettissimo tra scienza e fede, spiritualità e vita professionale. Stenone era convinto che ogni passo avanti nel cammino della conoscenza, dalle mascelle dello squalo agli strati della terra ai muscoli dell'uomo, lo avvicinasse di più al credo cristiano e alla perfetta contemplazione della bellezza del creato. Pur restando rigorosamente fedele al metodo sperimentale, aveva ben chiari i limiti della percezione, e insieme le straordinarie potenzialità della mente umana. «Non è compito dei nostri sensi giudicare la realtà così come essa effettivamente esiste - disse in un suo discorso all'università di Copenaghen - ma fornire alla ragione dei fondamenti per giudicare. La ragione ci serve proprio per valutare le impressioni dei nostri sensi. È bello ciò che vediamo, è ancora più bello ciò che comprendiamo, ma più bello di tutto è ciò che non possiamo afferrare.»





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Tavola tratta dal De humani corporis fabrica
Tavola tratta dal De humani corporis fabrica
Frontespizio di un manoscritto del XIV secolo del Traité de l'Anatomie di Guy de Chauliac
