

Ultima modifica di Cuordy; 31-07-10 alle 14:14
"Per tutto il pensiero occidentale, ignorare il suo Medioevo significa ignorare se stesso" - Étienne Gilson
"Se commettiamo ingiustizia, Dio ci lascerà senza musica" - Cassiodoro.


che la maggioranza sia composta perlopiù di ottusi è un altro discorso. Di certo quello che hai detto tu vale anche nel caso la religione dominante sia l'ateismo o l'agnosticismo.
non sono balle Azel; quello che hai scritto dimostra come non riesci a capire le cose.
per te chi è ateo vi aderisce necessariamente dopo aver indagato razionalmente le questioni, mentre chi è religioso lo è per tradizione, questo non si capisce in base a quale ragionamento.
questa cosa è solo un dogma assurdo nella tua testa, non esiste nella realtà. Nella realtà come ho detto ci sono persone razionali che approdano all'ateismo o al cattolicesimo dopo un percorso di ricerca razionale e persone ottuse che sono atee o cattoliche solo per tradizione o per ignoranza.
ripeto: tu sei un completo ignorante sul cattolicesimo. Gia da secoli orsono grandi esegeti come S. Agostino e San Tommaso D'Aquino parlano di vari livelli di interpretazione della Scrittura.
si si insomma un individuo diventa soggetto di diritti quando passa per l'utero e prima invece è solo un ammasso di cellule. Ecco la tua intelligenza atea scientifica.
:sofico:
vale quanto detto prima: uno aderisce al cattolicesimo DOPO aver indagato delle verità e capito che sono vere quelle del cattolicesimo. Speriamo che un giorno riuscirai a capirlo.
gia certo, e invece il cattolico che dovesse riconvincersi sull'inesistenza di Dio resterebbe cattolico? ma come ragioni? :mmm:
Bene allora sentiamo: quale parte della dottrina cattolica corrente è in contrasto con la scienza? :mmm:
Ultima modifica di QUINTO; 31-07-10 alle 16:35
Diciamo basta alla sinistra dei colpi di Stato e delle menzogne!


Il fisico Zichichi: «grazie alla scienza mi sono convinto di Dio».
Uno dei fisici italiani più importanti si chiama Antonino Zichichi. Conosciuto in ambito internazionale, è stato presidente dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare per 5 anni. Attualmente è docente emerito di Fisica superiore all'Università di Bologna. Ha spesso sottolineato la sua assoluta certezza nell'assenza di contrasti tra la scienza e la fede. Due libri sono assolutamente da leggere: Perché io credo in Colui che ha fatto il mondo (Il Saggiatore 1999) e Tra fede e scienza. Da Giovanni Paolo II a Benedetto XVI (Il saggiatore 2005).
continua: Il fisico Zichichi: «grazie alla scienza mi sono convinto di Dio». « UCCR: Unione Cristiani Cattolici Razionali
L'imitazione è la più sincera forma di adulazione.(Charles Caleb Colton)


Segue: ZICHICCHE II![]()


Meglio di Odifreddi che vuole avere testimoninze non cristiane coeve a Gesù.
Preso atto che i contemporanei che seguivano Gesù venivano considerati Cristiani, come può pretendere che qualcuno che non stimava Gesù, si fosse preso la briga di scriverne la vita.
Proprio una gran testa logica il vostro eroe.repapelle:
Ultima modifica di Biuly; 03-08-10 alle 16:53
Dov'eri tu quand'io ponevo le fondamenta della terra?
Dillo, se hai tanta intelligenza!
Chi ha fissato le sue dimensioni, se lo sai,
o chi ha teso su di essa la misura? Giobbe 38:4-5


Gli storici coevi a Gesù (dando per scontanto che sia esistito qualcuno simile al Gesù dei Vangeli) hanno scritto su tutto, perchè non avrebbero dovuto scrivere su questo mirabolante e (sempre dando per scontata la storia evangelica) famoso personaggio?
D'ogni modo nel brano "Zichicche" da me riportato, Odifreddi non parla di Gesù ma della pochezza scientifica di Zichichi![]()


Gli storici del tempo impiegavano parecchio tempo sia per avere notizie che per andare alla fonte delle notizie.
Consideriamo che la vita pubblica di Gesù è durata pochissimo, quindi avrebbero dovuto trovarsi in palestina, nel periodo in cui Gesù predicava, e inoltre avrebbero dovuto dar retta a una delle molte storie di messia che a quei tempi giravano per andare a verificare di persona.
Su Zichichi vorrei postare qualche onoreficenza:
* Presidente della Società Europea di Fisica (1978-1980)
* Presidente dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (1977-1982)
* Presidente del Comitato NATO per le Tecnologie di Disarmo
* Rappresentante della CEE nel Comitato Scientifico del Centro Internazionale di Scienza e Tecnologia di Mosca
* Presidente della World Federation of Scientists
* Presidente del Museo Storico della Fisica e Centro Studi e Ricerche "E. Fermi"
* Cittadino Onorario di diverse città italiane tra cui Erice e Napoli
* Laurea Honoris Causa nelle Università di Pechino, Buenos Aires, Malta, Bucarest, Arizona, Torino
* membro dell'Accademia delle Scienze della Repubblica Ucraina
* membro dell'Accademia delle Scienze della Georgia
* membro dell'Accademia Pontificia delle Scienze
* Ordine al Merito della Repubblica di Polonia
* Ordine al Merito della Repubblica Federale Tedesca
* "Premio Enrico Fermi", conferitogli dalla Società Italiana di Fisica nel 2001.
Cavaliere di Gran Croce al Merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinaria
Cavaliere di Gran Croce al Merito della Repubblica Italiana
«Su proposta della Presidenza del Consiglio dei ministri[3]»
— 27 dicembre 2002
Medaglia d'oro ai benemeriti della scienza e cultura - nastrino per uniforme ordinaria
Medaglia d'oro ai benemeriti della scienza e cultura
— 6 giugno 2001[4]
Grande Ufficiale al Merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinaria
Grande Ufficiale al Merito della Repubblica Italiana
«Su proposta della Presidenza del Consiglio dei ministri[5]»
— 27 dicembre 1999
Su Odifreddi pure:
* 1998 - Premio Galileo dell'Unione Matematica Italiana
* 2002 - Premio Peano della Mathesis di Torino (restituito nel 2009, vedi la sezione Polemiche) e Premio Giovanni Maria Pace della Sissa di Trieste per il saggio C'era una volta un paradosso, Premio Fiesole Narrativa Under 40 per la divulgazione scientifica
* 2003 - Premio Filosofico Castiglioncello per il saggio C'era una volta un paradosso
* 2005 - Commendatore dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana, per motu proprio del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi
* 2006 - Premio Italgas per la divulgazione scientifica
* 2007 - Premio Capo d'Orlando per la divulgazione scientifica
* 2008 - Premio Saint-Vincent come personaggio rivelazione della radio
* 2009 - Tau d'Oro per la comunicazione
Lascio ai lettori un giudizio sui due.
Però ne sottolineo alcuni
* Premio Italgas
* Premio Filosofico Castiglioncello
contro
* Presidente della Società Europea di Fisica (1978-1980)
* Presidente dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (1977-1982)
* Presidente del Comitato NATO per le Tecnologie di Disarmo
* Rappresentante della CEE nel Comitato Scientifico del Centro Internazionale di Scienza e Tecnologia di Mosca
* Presidente della World Federation of Scientists
quasi quasi direi che Zichichi in ambito scientifico è un pochino più quotato. :sofico:
Ultima modifica di Biuly; 03-08-10 alle 17:29
Dov'eri tu quand'io ponevo le fondamenta della terra?
Dillo, se hai tanta intelligenza!
Chi ha fissato le sue dimensioni, se lo sai,
o chi ha teso su di essa la misura? Giobbe 38:4-5


Sant'Albero Magno
Dal punto di vista pedagogico, in Alberto Magno è rilevabile il metodo della ricerca scientifica. In un tempo in cui predominava la cabala, egli ha saputo realizzare con la natura un tipo di approccio fondato sull'esperienza reiterata, che, se ancora ignora il concetto di esperimento, anticipa le posizioni dei più maturi rinascimentali. Egli inoltre intende la ricerca non solitaria ma comune: s'inaugura così il metodo del confronto e della collaborazione, che è proprio della scienza moderna.
Non sorprende che Alberto si fosse basato sulle fonti di informazioni che esistevano ai suoi tempi, in particolare sugli scritti scientifici di Aristotele. Tuttavia egli diceva: "L'obiettivo delle scienze naturali non è semplicemente accettare le dichiarazioni [narrata] degli altri, ma investigare le cause che sono all'opera in natura" (De Mineralibus Libro II, tr. ii, i). Nel suo trattato sulle piante affermò il principio: Experimentum solum certificat in talibus (L'esperimento è l'unica guida sicura in tali indagini). (De Vegetalibus, VI, tr. ii, i). Profondamente versato come era in teologia, egli dichiarava: "Nello studiare la natura non abbiamo a indagare come Dio Creatore può usare le sue creature per compiere miracoli e così manifestare la sua potenza: abbiamo piuttosto a indagare come la Natura con le sue cause immanenti possa esistere" (De Coelo et Mundo, I, tr. iv, x).
Anche se sulle scienze naturali preferiva Aristotele a sant'Agostino, egli non esitava a criticare il filosofo greco. "Chiunque creda che Aristotele fosse un dio, deve anche credere che non commise alcun errore. Ma se si crede che Aristotele sia stato un uomo, allora è stato certamente passibile di errori, così come lo siamo noi." (Physic. lib. VIII, tr. 1, xiv). In realtà Alberto dedicò un lungo capitolo a ciò che egli definiva "gli errori di Aristotele" (Sum. Theol. P. II, tr. i, quaest. iv). In una parola, il suo apprezzamento per Aristotele era critico. Egli merita credito non solo per aver portato l'insegnamento scientifico del filosofo greco all'attenzione degli studiosi medievali, ma anche per aver indicato il metodo e lo spirito in cui tale insegnamento doveva essere recepito.
Come il suo contemporaneo, Ruggero Bacone (1214-1294), Alberto fu un infaticabile studioso della natura ed applicò la stessa energia allo studio delle scienze sperimentali, con tale zelo che fu accusato di trascurare le scienze sacre (Enrico di Ghent, De scriptoribus ecclesiastici, II, x). In realtà, circolarono molte leggende che gli attribuivano poteri magici. Dr. Sighart (Albertus Magnus) ha esaminato queste leggende, e si è sforzato di recuperare la verità da storie false o esagerate. Altri biografi si sono accontentati del fatto che la versatezza di Alberto nelle scienze fisiche poteva essere stato il fondamento su cui si basavano tali storie. La verità, naturalmente, si trova tra i due estremi. Alberto coltivò assiduamente le scienze naturali; era un'autorità nella fisica, in geografia, in astronomia, mineralogia, chimica (alchimia), zoologia e fisiologia. In tutti questi soggetti la sua erudizione era vasta e molte delle sue osservazioni sono tuttora valide.
Meyer scriveva (Gesch. der Botanik): "Nessun botanico che sia vissuto prima di Alberto può essere paragonato a lui, tranne Teofrasto, che non conosceva; e dopo di lui nessuno ha dipinto la natura in tali vividi colori, o l'ha studiata così approfonditamente, fino all'arrivo di Conrad von Gesner, e Andrea Cesalpino. Tutti gli onori, dunque, vanno tributati all'uomo che ha fatto tali stupefacenti progressi nella scienza della natura, da non trovare nessuno, non che lo sopravanzi, ma che lo eguagli nei tre secoli successivi."
Ruggero Bacone e Alberto dimostrarono al mondo che la Chiesa non è contraria allo studio della natura: la scienza e la fede possono andare di pari passo; la loro vita ed i loro scritti sottolineano l'importanza della sperimentazione e dell'indagine. Bacone fu infaticabile e coraggioso nelle indagini, anche se, a volte, la sua critica fu troppo forte. Ma di Alberto disse: Studiosissimus erat, et vidit infinita, et habuit expensum, et ideo multa potuit colligere in pelago auctorum infinito (Opera, ed. Brewer, 327). Alberto rispettava l'autorità e le tradizioni, era prudente nel proporre i risultati delle sue indagini e, di conseguenza, "contribuì molto più di Bacone al progresso della scienza nel XIII secolo" (Turner, Hist. of Phil.).
Il suo metodo di trattamento delle scienze fu storico e critico al tempo stesso. Raccolse in una grande enciclopedia tutto ciò che era noto ai suoi tempi e poi espresse le sue opinioni, principalmente sotto forma di commentari sulle opere di Aristotele. Talvolta, tuttavia, era titubante e non espresse il suo pensiero, probabilmente perché temeva che le sue teorie, che per quel periodo erano piuttosto "avanzate", avrebbero potuto provocare disappunto e commenti non favorevoli. Dicta peripateticorum, prout melius potui exposui: nec aliquis in eo potest deprehendere quid ego ipse sentiam in philosophia naturali (De Animalibus, circa finem).
Nell'opera di Augusta Theodosia Drane "Scuole Cristiane e studiosi" (pagina 419 e seguenti) vi sono alcune interessanti osservazioni su "alcuni pareri scientifici di Alberto che mostrano quanto egli dovette alle sue sagaci osservazioni dei fenomeni naturali, e in che misura era in anticipo rispetto alla sua epoca.... Parlando delle isole britanniche, alludeva alla comune idea che esisteva nell'oceano occidentale un'altra isola -- Tile, o Thule --, inabitabile a causa del sua clima, ma che", affermava," forse non era ancora stata visitata dall'uomo". Alberto elaborò anche una dimostrazione della sfericità della terra; qualcuno ha anche sottolineato come le sue idee sull'argomento condussero, in seguito, alla scoperta dell'America (Mandonnet, in Revue Thomiste, I, 1893; 46-64, 200-221).
Si ipotizza infine che Alberto Magno sia stato il primo ad aver isolato l'arsenico nel 1250.
http://it.wikipedia.org/wiki/Alberto...e_sperimentali
"Per tutto il pensiero occidentale, ignorare il suo Medioevo significa ignorare se stesso" - Étienne Gilson
"Se commettiamo ingiustizia, Dio ci lascerà senza musica" - Cassiodoro.


Presidente, membro (Polonia, Ucraina, Georgia?), rappresentante, cittadino onorario, cavalierato... non sono esattamente titoli scientifici :gratgrat: ...
D'ogni modo Zichicche (lo hai letto?) è una recensione del libro "Perchè io credo in colui che ha fatto il mondo". Forse dovevo aggiungerlo al mio precedente intervento, ma pensavo avessi letto il link![]()


L’Università invenzione cristiana
Quando, nel XII secolo, viene fondata dalla Chiesa l’università era qualcosa di completamente nuovo, un’istituzione dedicata esclusivamente all’istruzione superiore. Quest’invenzione cristiana era abbastanza diversa… Le università non furono istituzioni fondate per ripetere le conoscenze ricevute dai greci, ma assolutamente pronte a criticare e correggere gli antichi. Le prime due università sorsero a Parigi e Bologna alla metà del XII secolo. Poi, intorno al 1200, furono fondate quelle di Oxford e Cambridge, seguite da una marea di nuove istituzioni nel XIII secolo… La scienza nacque proprio in queste prime università. Si tenga presente che si trattava di istituzioni profondamente cristiane: tutti gli appartenenti alle facoltà facevano parte di ordini religiosi e, di conseguenza, si può dire lo stesso per la maggior parte dei primi scienziati… Il vescovo Nicola Cusano (1401-1464) sostenne “che un uomo che si trovi sulla terra, o sul Sole, o su qualche altra stella, crederà sempre che la posizione che occupa è il centro immoto, e che tutte le altre cose sono in movimento”. Ne conseguiva che gli uomini non dovessero fidarsi del fatto che percepivano la Terra come ferma; forse non lo era. Su queste basi non fu certo un salto nel buio sostenne che la Terra ruotava intorno al Sole. Tutte queste teorie formulate durante i Secoli Bui erano ben note a Copernico, che non era un canonico della Chiesa isolato in una zona remota della Polonia, come spesso viene descritto, ma uno degli uomini più colti della sua generazione, formatosi presso le Università di Cracovia, Bologna (probabilmente la migliore università d’Europa), Padova e Ferrara. Nei cosiddetti Secoli Bui il progresso fu tale che, non più tardi del XIII secolo, l’Europa si era spinta ben oltre Roma, la Grecia e il resto del mondo. Perché? Principalmente perché il Cristianesimo insegnava che il progresso era “normale” e che “nuove invenzioni sarebero sempre state prossime”. Questa era l’idea rivoluzionaria. E la fiducia nel progresso non si limitava solamente alla tecnologia e alla cultura più elevata. L’uomo medievale europeo era altrettanto incline a sviluppare modi migliori per fare le cose.[3]
Astronomia cristiana
La verità su Galileo Galilei
All’inizio Galileo e la sua opera furono ben accolti celebrati dagli uomini di Chiesa più eminenti. Verso la fine del 1610 padre Cristoforo Clavio scrisse a Galileo per informarlo che i suoi colleghi astronomi, gesuiti, avevano confermato le scoperte da lui fatte con il telescopio. Quando, l’anno dopo, si recò a Roma, Galileo fu salutato con entusiasmo dalle figure religiose tanto quanto da quelle secolari. In quell’occasione Galileo scrisse a un amico: “sono stato ricevuto accolto con favore da molti illustri cardinali, prelati e principi di questa città”. Galileo ebbe il piacere di una lunga udienza con il Papa, Paolo V, mentre i gesuiti del collegio Romano celebrarono le sue scoperte con una giornata di attività. Galileo ne fu entusiasta: davanti a un pubblico di cardinali, studiosi e intellettuali secolari di spicco, studenti di padre Cristoforo Grienberger e padre Clavio parlarono delle grandi scoperte dell’astronomo toscano. Si trattava di studiosi di distinzione considerevole. Padre Griensberger, che verificò personalmente la scoperta delle lune di Giove fatta da Galileo fu un astronomo eminente: inventò telescopio con montatura “equatoriale”, che ruotava su un’asse parallelo a quello della terra, e contribuì allo sviluppo del telescopio rifrangente in uso oggi. Padre Clavio, uno dei grandi matematici del suo tempo, produsse il calendario Gregoriano (entrato in vigore nel 1582), grazie al quale furono risolte le imprecisioni che avevano piagato il vecchio calendario giuliano. I calcoli fatti da padre Clavio per stabilire la lunghezza dell’anno solare il numero dei giorni necessari a tenere il calendario in linea con l’anno solare – novantasette giorni intercalari ogni quattrocento anni – furono così precisi che gli studiosi, ancora oggi, non sanno capacitarsi di come vi sia giunto.[4]
Il vescovo che crea lo standard per gli esperimenti scientifici
Altra figura di spicco del XIII secolo fu Robert Grosseteste. Cancelliere di Oxford e vescovo di Lincoln (la diocesi più grande d’Inghilterra). Grosseteste ebbe la stessa enorme quantità d’interessi e conseguì la medesima quantità di risultati scientifici che caratterizzano le figure di Roger Bacon e Alberto Magno. Grosseteste era stato influenzato dalla celebre scuola di Chartres, particolarmente da Thierry. Considerato uno degli uomini più eruditi del medioevo, Grosseteste è stato il primo ad aver messo per iscritto una serie completa di passi necessari alla realizzazione di un esperimento scientifico”.[5]
Invenzioni gesuite. Orologi a pendolo, pantografi, barometri, telescopi e microscopi a riflessione.
I gesuiti avevano contribuito allo sviluppo degli orologi a pendolo, dei pantografi, dei barometri, dei telescopi e dei microscopi a riflessione, ed esposto diverse teorie in vari campi scientifici, come il magnetismo, l’ottica e l’elettricità. Osservarono, in alcuni casi prima degli altri, le fasce colorate della superficie di Giove, la nebulosa di Andromeda e gli anelli di Saturno. Avanzavano teorie sulla circolazione del sangue (indipendentemente da Harvey), sulla possibilità teorica di volare, sul modo in cui la luna provoca le maree e sulla natura della propagazione della luce tramite le onde. Le mappe delle stelle nell’emisfero meridionale, la logica simbolica, le misure per controllare i flussi del Po e dell’Adige, l’introduzione dei segni “più” e “meno” nella matematica italiana, furono tutti successi tipici della Compagnia, e scienziati influenti come Fermat, Huygens, Leibniz e Newton il non furono i soli a tenerli da conto come preziosi consulenti…
Trentacinque crateri dalla luna hanno preso nome da scienziati e matematici gesuiti
I gesuiti vantarono anche numerosi matematici straordinari, che apportarono alla propria disciplina importanti contributi. Nella lista dei più eminenti matematici esistiti tra il 900 a.C. e il 1800, stilata da Charles Bossut, uno dei primi storici della matematica,sedici su trecentotre sono gesuiti. Questa cifra, corrisponde al 5% dei maggiori matematici in un periodo di 2700 anni, diventa ancora più impressionante quando pensiamo che i gesuiti sono esistiti per appena due di quei ventisette secoli! A ciò si aggiunga che circa trentacinque crateri dalla luna hanno preso nome da scienziati e matematici gesuiti. Ai gesuiti si deve anche l’introduzione della scienza occidentale in luoghi remoti quale la Cina e l’India. Nella Cina del XVII secolo, in particolare, i gesuiti portarono significativo corpus di dati scientifici e un vasto repertorio di strumenti logici per la comprensione dell’universo fisico, fra le quali la geometria euclidea, che rendeva comprensibile il moto planetario”.[6]
La “scienza dei gesuiti”. La geologia
Qual è la scienza che è stata chiamata “la scienza dei gesuiti”? La geologia! E il fondatore della geologia e della stratigrafia moderna fu padre Niccolò Stenone (1638-1686), un prete gesuita convertito dal luteranesimo. Fu in seguito eletto vescovo. Beatificato da Giovanni Paolo II nel 1988. Il suo De solido intra solidum naturaliter contento dissertationis prodromus, ne fa uno dei principali fondatori della moderna geologia. La sua famosa frase “pulchra sunt quae videntur, pulchriora quae sciuntur, longe pulcherrima quae ignorantur” (belle sono le cose che si vedono, più belle quelle che si conoscono, bellissime quelle che si ignorano) potrebbe ben essere presa come esempio di giusta curiosità intellettuale, fondamento per la ricerca scientifica di tutti i tempi. Come anatomista Stenone scoprì il dotto parotideo (dotto di Stenone); a lui spetta anche il merito della corretta interpretazione della funzione ghiandolare e della distinzione tra ghiandole secernenti e linfonodi. Dimostrò che il cuore è un muscolo, e non la fonte del calore o la sede dell’anima. Interpretò correttamente le circonvoluzioni cerebrali come sede delle funzioni cognitive superiori, ponendosi in contrasto con le allora dominanti teorie cartesiane. Scoprì la funzione delle ovaie e delle tube uterine.
Il padre gesuita dell’egittologia
Fu padre Athanasisus Kircher (1602-1680). Kircher è stato paragonato al suo confratello gesuita Ruggiero Giuseppe Boscovich e a Leonardo da Vinci per la sua enorme varietà di interessi, ed è stato onorato con il titolo di “maestro in un centinaio d’arti”.
Il prete che inventa il pendolo convincendo nove confratelli a contare ottantasettemila oscillazioni in un giorno
Furono numerosi i gesuiti che nel tempo si distinsero in campo scientifico; tra gli altri, padre Giambattista Riccioli, noto a molti di noi per i suoi numerosi contributi scientifici tra i quali – fatto poco noto – l’aver misurato l’accelerazione di un corpo in caduta libera… Agli studiosi non è sfuggito che i gesuiti ebbero un apprezzamento particolarmente acuto per l’importanza della precisione nella pratica della scienza sperimentale. Padre Riccioli fu la prova vivente di tale impegno. Al fine di sviluppare un accurato pendolo da un secondo, padre Riccioli riuscì a convincere nove confratelli a contare circa ottantasettemila oscillazioni in un solo giorno. Grazie questo accurato pendolo, fu in grado di calcolare la costante di gravità.
Il prete gesuita che sviluppò il primo metodo geometrico per calcolare l’orbita planetaria
Uno dei maggiori scienziati gesuiti fu padre Ruggero Boscovich (1711-1787) Padre Boscovich sviluppò il primo metodo geometrico per calcolare l’orbita planetaria sulla base di tre osservazione della sua posizione. La sua Theoria philosophiae naturalis, pubblicata per la prima volta nel 1758 attrasse ammiratori ai suoi tempi e sempre ne ha attratti, da allora per il suo ambizioso tentativo di comprendere la struttura dell’universo avendo come punto di riferimento una singola idea… L’originale contributo di Boscovich anticipò gli obiettivi e molti degli elementi della fisica atomica novecentesca…Padre Athanasius Kircher (1602-1680) ricorda padre Boscovich per l’enorme gamma dei suoi interessi; egli è stato paragonato a Leonardo da Vinci e onorato con il titolo di “maestro di 100 arti”.[7]
http://giorgionadali.wordpress.com/2010/03/01/il-contributo-della-chiesa-al-progresso-della-scienza-tutta-la-verita-contro-le-menzogne-illuministe-e-razionaliste/
L'imitazione è la più sincera forma di adulazione.(Charles Caleb Colton)