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  1. #61
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    Itinerario Arduinico

    Lo scrittore canavesano Giuseppe Giacosa, alla fine dell'800, scriveva: «Arduino è tutt'ora il sovrano leggendario, il padrone del suolo, I'edificatore di ogni chiesa, il fondatore di ogni benefizio, il vanto della regione e per poco non il santo tutelare in maggior credito.
    Non c' è torre diroccata o casupola alpestre che non l'abbia ospitato, che la sua grande ombra non consacri o protegga. Ogni castello ebbe le sue ossa e ne serbò reliquie; le sue imprese regali sono argomento di racconti popolari. I vecchi contadini sanno ove son riposti il manto, lo scettro e la corona: la sua spada è ancora affilata e lucente, gli speroni serbano ancora raggrumato il sangue del gigantesco cavallo.
    Da intonaco sgretolato non appare pittura che non rappresenti le sue gesta, negli innumerevoli e diversissimi stemmi che fioriscono su tutti gli edifizi di quelpaese feudalesco, tutti leggono I'arme del Re Arduino, tutte le vecchie carte indecifrate parlano di lui, tutti gli alberi genealogici germogliano dal suo ceppo. ..».
    Sulle orme del condottiero e primo Re d'ltalia, Arduino d'lvrea, la Comunità Montana sta approntando l'Itinerario Arduinico, un affascinante percorso turistico nel Medioevo attraverso la visita ai Castelli di Valperga e Rivara, agli splendidi affreschi della cappella di san Grato a Canischio, di san Giorgio a Valperga, di san Giacomo a Salto, al Santuario di Belmonte, al centro storico medievale di Cuorgnè ove si svolge il suggestivo Torneo alla Corte di Re Arduino.
    Ogni anno a maggio, la città si trasforma in un borgo dell'anno 1000 con spettacoli, giochi, tornei equestri, animata da migliaia di figuranti in costumi d' epoca. Da non perdere le gustose mangiate sulle rustiche panche delle bettole medievali. L'Itinerario Arduinico offre, infatti, la possibilità di gustare l' autentica cucina medievale.
    L'Itinerario sarà indicato da una apposita segnaletica stradale, dei luoghi e delle memorie storiche, mentre scudi lignei segnaleranno i ristoranti del circuito gastronomico medievale.

    http://www.comunitamontanaltocanaves...=53#itinerario

  2. #62
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    Arduino


    Nasce a Pombia, nei pressi del Lago Maggiore, nel 955, dal conte Dadone, un feudatario di origine franca. Succede a Corrado Conone, marchese di Ivrea, nel 989; è un periodo in cui vi sono lotte fra i feudatari laici e quelli ecclesiastici (vescovi-conti) anche in Canavese.
    Arduino nel 997 si trova in contrasto col vescovo di Vercelli per il possesso del paese di Caresana; raduna i suoi soldati e i contadini di Caresana e conquista Vercelli dopo un breve assedio. Durante il saccheggio della città, viene incendiato il palazzo vescovile e viene ucciso lo stesso vescovo Pietro.
    Quando è eletto papa Silvestro II, uomo energico e deciso, riprende la guerra per il possesso della città di Vercelli e del borgo di Santhià. Nuovo vescovo di Vercelli viene nominato Leone, nemico di Arduino; quest'ultimo si reca dal papa per protestare, ma viene imputato dell'uccisione di Pietro e messo al bando. Varmondo, vescovo di Ivrea, lo diffida dall'intraprendere qualsiasi azione militare o politica pena la scomunica. Arduino, spaventato, cede il titolo di marchese al figlio Arduino II, cosicchè la scomunica non abbia effetto; poi riprende la guerra contro il vescovo di Vercelli e lo scaccia dalla città; la stessa cosa succede a Varmondo, vescovo di Ivrea.
    Successivamente l'imperatore deve rientrare in Germania per placare una rivolta; ne approfitta Arduino che si fa proclamare re d'Italia grazie ai molti sostenitori che ha tra i conti e i "secundi milites", tutti ostili all'Impero.
    E' l'anno 1000: appena domata la ribellione, Ottone III torna in Italia e annulla il titolo di Arduino; egli destituisce anche molti dei nobili ribelli e ricompensa coloro che gli sono stati fedeli ( i primi sono i vescovi ).
    Nel gennaio del 1002 Ottone III muore avvelenato e Arduino, il 15 febbraio, si fa di nuovo incoronare re d'Italia; tuttavia di fatto governa solo nella regione padana e molti degli antichi elettori non gli sono più fedeli.
    Quando il nuovo imperatore Enrico II, su richiesta di alcuni vescovi, scende in Italia, Arduino gli va incontro con il suo esercito: la marca d'Ivrea non gli fornisce tutti i soldati necessari ma egli riesce lo stesso a battere l'esercito imperiale, a conquistare la marca di Verona ed a scacciarne il signore Ottone di Carinzia.
    Lo scontro fra gli eserciti di Enrico II e di Arduino finisce tuttavia con la vittoria dell'invasore a causa dell'infedeltà degli alleati del marchese d'Ivrea. Questi si rifugia allora nel suo castello di Sparone e qui resiste per tre anni all'assedio dei soldati dell'imperatore.
    La dieta di Pavia, il 15 maggio del 1004, gli toglie il titolo di re d'Italia e lo rimpiazza con Enrico Il. Nello stesso anno l'Imperatore deve rientrare in Germania; Arduino riprende ancora una volta lo scettro di re e lo mantiene per dieci anni.
    Nel 1014 Enrico torna in Italia e si fa incoronare re dal Papa. Quando l'imperatore ritorna in Germania, Arduino inizia una nuova guerra per riconquistare il suo regno. Quando cade ammalato, il vescovo Leone riesce a far ribellare contro di lui la città di Vercelli; anche i suoi feudatari lo abbandonano e accolgono l'Imperatore come loro re.
    Stanco e sfiduciato, Arduino si ritira nel monastero di Fruttuaria, dove muore il 14 dicembre del 1015. Le sue spoglie sono si trovano ora nel castello di Masino non lontano da Ivrea.

  3. #63
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    Predefinito RE COZIO: sovrano/eroe della Val di Susa

    Alla morte del re Donno, che si era accordato con Cesare garantendogli il libero transito per la valle di Susa, sale al trono il figlio Cozio, «giovane rampollo dei re alpini», come lo definisce Ovidio.
    Dopo un periodo di relativa tranquillità, i Romani, guidati dall'imperatore Cesare Ottaviano Augusto, tornano nuovamente a dedicarsi alla valle, scontrandosi così con le tribù di re Cozio. Queste resistono a lungo, arrendendosi solamente nel 13 a.C. quando il loro re riesce ad intavolare delle trattative di pace a condizioni abbastanza favorevoli: in cambio dell'impegno di costruire nuove strade e di difendere i passi alpini l'imperatore romano concede a Cozio la cittadinanza romana e il comando sulla maggior parte delle tribù della valle, nominandolo nel contempo prefetto di una parte del regno paterno, trasformata in provincia romana. L'accordo viene celebrato qualche anno più tardi (9-8 a.C.) con la costruzione dell'Arco di Augusto, a ricordo perenne del patto suggellato con solenni sacrifici tra Roma e il regno di Cozio.
    La romanizzazione dei territori del nuovo prefetto romano prosegue a rilento, e ben 7 delle tribù a lui direttamente soggette si ribellano nuovamente a Roma, venendo però sconfitte. Si tratta dell'ultima rivolta antiromana delle genti della valle, anche se gli oppositori continuano ad esistere. La bravura di Cozio consiste nel fare da mediatore tra le pretese dei dominatori e quelle dei sottomessi: tiene con sé il primogenito Cozio II, che succedendogli permetterà la continuazione di una linea politica vantaggiosa per il suo popolo, e manda invece a Roma l'altro figlio, Vestale, per ottenere amicizie influenti che potranno tornare utili alle genti delle sue valli.
    Una delle opere più importanti e durature di Cozio è senza dubbio la grande strada carrozzabile che egli fa costruire da Avigliana a Chorges, attraverso le valli della Dora e della Durance, utilizzando mano d'opera locale e ingegneri romani, il tutto sotto la supervisione di Agrippa, genero di Augusto e suo rappresentante presso Cozio. Si tratta di una strada pressoché “romana”, ossia costruita non diversamente dalle migliori strade dell'impero, che peraltro riveste un'importanza non indifferente se, come scrive Ammiano Marcellino, era la via «più breve, diretta e frequentata» per la traversata delle Alpi, forse persino la più celebre tra tutte quelle che conducevano ai passi alpini, tanto che spesso veniva seguita anche da viaggiatori diretti non in Spagna o in Gallia, ma addirittura in Germania.
    Dopo la sua morte, avvenuta nel 40 d.C., il mausoleo di Cozio diviene oggetto di un vero e proprio culto religioso che dura ancora tre secoli dopo, come testimoniato dal romano Ammiano Marcellino che, impressionato dalle scene di devozione cui assiste, scrive: «Il sepolcro di questo piccolo re si trova a Susa, presso le mura, ed i suoi Mani sono oggetto di un culto religioso per un duplice motivo: governò il suo popolo con giustizia e, per la sua alleanza con Roma, gli assicurò una pace duratura».


    http://www.montagnedoc.it/template_s...atalogo&ID=570

  4. #64
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    Cozio

    Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

    Vai a: Navigazione, cerca
    Figlio e successore di Donno, Cozio, guidò le tribù stanziate sulle Alpi Cozie in epoca romana.
    Dopo un periodo di lotte, giunse a pace con i Romani verso il 13 o il 12 a.C., e per ricordare l'avvenimento fu eretto pochi anni dopo (tra il 9 e l'8 a.C.) l'Arco di Susa.
    Cozio latinizzò il suo nome in Caius Julius Cottius, fu nominato pretore e assunse la cittadinanza romana, segno della volontà da parte di romani di voler creare un saldo legame con le popolazioni stanziate a ridosso del valico del Monginevro, allora l'unica via praticata per accedere nelle Gallie.
    Sotto la sua guida, le popolazioni locali iniziarono a fondere con aspetti romani i propri costumi, le prorie legislazioni e il proprio linguaggio. L'unico elemento che rimase ancora a lungo nettamente separato dalla cultura romana fu quello religioso: infatti le tribù locali mantennero la devozione verso i loro dei, solo in seguito affiancati e identificati con quelli romani.
    La morte di Cozio si pone intorno al 40 d.C. ma, come per la data di nascita, non ci sono notizie certe a riguardo.
    In seguito alla sua morte si iniziò ad identificare con il nome di Alpes Cottiae o di Alpes Cottianas quelle montagne, su cui governò, che prima erano conosciute con il nome di Alpes Taurinae.


    http://it.wikipedia.org/wiki/Cozio

  5. #65
    degnicarando
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    Predefinito Valsoise

    Valsoise Libre!

    Fdc

  6. #66
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    Arduino d'Ivrea, figlio del conte di Pombia Dadone e di una figlia di Arduino Glabrione. Nel 989 divenne Marchese d'Ivrea. Negli anni seguenti cercò di restaurare il potere marchionale scontrandosi con i vescovi d'Ivrea e di Vercelli e con l'allora imperatore Ottone III, dal quale nel 999 venne deposto. Alla morte di questi, nel 1002, venne eletto a Pavia primo Re d'Italia. Negli anni seguenti combattè contro il nuovo imperatore tedesco Enrico II da cui subì alcune sconfitte. Nel 1014 si ritirò penitente presso il l’Abbazia di Fruttuaria, fondata da suo nipote San Guglielmo da Volpino. Morì l’anno seguente. Inizialmente fu sepolto in abiti regali sotto l’altar maggiore della chiesa abbaziale e per alcuni secoli fu quindi venerato come santo dai monaci del monastero e dai pellegrini di passaggio. Il suo culto non fu mai confermato a causa dei contrasti che aveva avuto con la Chiesa del suo tempo. In seguito i suoi resti furono trasferiti nella cappella del Castello di Masino, a Caravino (To), dove riposano ancora oggi. Durante l’anno giubilare del Duemila la Chiesa eporediese ha voluto riconciliarsi con la figura storica del re Arduino ed il vescovo Mons. Arrigo Miglio ha celebrato una Messa a tal scopo ed in ricordo dell’evento è stata posta una lapide nella cattedrale di Ivrea.


    Autore: Fabio Arduino

  7. #67
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    "Grandi ed eroiche azioni intrecciano nobile corona alla fronte di Arduino; grandi ed eroici esempi ha egli lasciato di moderazione, allorché si vide favorito dalla fortuna, di fortezza, allorché fu fatto bersaglio dell 'avversità. Figlio secondogenito di Dodone, Marchese di Ivrea, la sua infanzia fu presaga delle più lusinghiere speranze, come presaga di lieto giorno spunto ridente in ciel l'aurora, e fin dai suoi primi anni, egli seppe cattivarsi l'animo dei popoli. Egli prese possesso del Marchesato d'Ivrea e del Contado del Canavese. Ambì di avere dal suo popolo più il nome di Padre che quello di Re, e nel suo Marchesato d'Ivrea era più amato che temuto, poiché l'indole suo ero quello di beneficar tutti. Ma Arduino non era felice, lo tormentava il pensiero che l'Itala terra sua fosse sfuggita dal suo dominio dopo di esser stata retaggio degli avi suoi. Tale pensiero fu fecondo in lui di eroici sensi, gli fu sprone a gloriose imprese. L'Imperatore Ottone III era ancora in vita allorché Arduino entrò in trattato coi Principi Italiani per trovar modo di liberare l'Italia dal giogo degli Alemanni..." Così inizia la Biografia di Arduino nel volumetto "Genealogia dei Conti di Valperga e Valpergato", scritto dalla contessa di Villanova e stampato nel 1911 dalla tipografia Bernardino Vassallo di Cuorgnè. E così anche si pensava, sia a livello popolare ma anche dagli storici specie qui in Canavese, ove la figura di Arduino, concordemente indicato dai Signori di Valperga come progenitore del loro casato, ha sempre goduto notevole favore e simpatia, attribuendogli aspirazioni per una unificazione dell'Italia contrastata con violenza ed inganno dagli imperatori tedeschi e dal papa. Tesi cara alla storiografia risorgimentale, impregnata di anticlericalismo e ideologicamente antiaustriaca. I conti di Valperga, divenuti signori incontrastati del Canavese, non si fecero scrupolo di inventare fratelli e figli di Arduino del tutto fantastici, di alterare e falsificare documenti per dimostrare la loro legittima e diretta discendenza arduinica, a conferma della legittimità dei loro diritti sul Canadese giunsero ad attribuirgli la costruzione di numerosi castelli, la concessione di esenzioni e Benefici, la fondazione di chiese e conventi rivendicati di loro proprietà o patronato a conferma del loro tradizionale potere dinastico.
    Questi documenti vennero poi ripresi acriticamente da tutta una vasta schiera di scrittori ognuno dei quali vi ha poi aggiunto particolari romanzati secondo l'ispirazione o l'interesse. Indubbiamente ha influito la difficoltà di consultare direttamente i documenti originali, dispersi in archivi poco agibili, redatti in latino medioevale di difficile lettura e di più difficile interpretazione e confronto con gli altri documenti sicuramente attendibili, per cui molti autori hanno dovuto accontentarsi di quanto già pubblicato in precedenza da scrittori che, fuorviati da preconcetti storiografici o ideologici, hanno ostacolato la corretta visione di questo periodo storico e di questo personaggio in particolare.Solo recentemente quest'epoca ha nuovamente richiamato l'attenzione di studiosi competenti che grazie ad una serie di ricerche originali ed alla rilettura dei documenti libera da pregiudizi, hanno consentito di vedere la figura di Arduino in una luce diversa, meno mitica ma più umana e comprensibile, giungendo a conclusioni spesso totalmente divergenti da quelle tramandateci dalla storiografia tradizionale.
    La situazione politica all'arrivo di Arduino in Canavese viene oggi interpretata nel modo seguente.
    "Dopo le ultime attestazioni risalenti al 987/989, il marchese di Ivrea Corrado Canone esce dalla scena e l'imperatore affida la marca ad Arduino. L'interruzione della continuità dinastica anscarica, mediante l'immissione di un uomo nuovo, estraneo al territorio e appartenente a una famiglia che aveva abbracciato la carriera dei funzionari pubblici forse solo con il padre Dadone, conte di Milano e collaboratore di Ottone I, nelle intenzioni della corte imperiale avrebbe dovuto condurre a un rafforzamento del controllo sul territorio ai confini nord occidentali del regno italico. In realtà l'esito conseguito risultò assai differente da quello auspicato, in quanto la volontà subito manifestata da Arduino di restituire l'autorità marchionale al sua tradizionale ruolo, infirmato dalla debolezza politica degli ultimi anscarici, venne a conflitto con la intraprendenza del ceto vescovile che nei decenni precedenti aveva prontamente surrogato la ridotta capacità d'intervento degli ufficiali regi e sul finire del secolo era altresì impegnato a sanare i guasti prodotti al patrimonio ecclesiastico dalla politica di larghe concessioni beneficiarie praticata nel recente passato. Si determinò pertanto una naturale convergenza di interessi tra il nuovo marchese, deciso a ridimensionare la potenza dei vescovi, e i "milites" vescovili preoccupati di perdere il libero godimento dei loro benefici." (1)
    Un'analisi più approfondita di questo periodo e della figura di Arduino in particolare è stata condotta dal prof. Giuseppe Sergi, docente di storia medioevale all'Università di Torino, in numerose pubblicazioni e conferenze.Ne ha parlato anche a Cuorgnè nel dicembre 1997 puntualizzando i risultati delle più recenti ricerche ed orientamenti storiografici e chiarendo episodi basati su tradizioni e documenti oggi ritenuti storicamente non più attendibili.Vediamo dunque brevemente i punti principali dove gli studi recenti divergono dalla tradizione. Intanto l'origine del mito di Arduino sarebbe da ricercare nella stessa Ivrea: non sarebbe stata la figura di re Arduino a dare lustro alla città di Ivrea e al Canavese ma dai documenti risulterebbe esattamente il contrario. Ivrea avrebbe esaltato, oltre i termini reali, il personaggio di Arduino strumentalizzandolo nel tentativo di riaffermare con la sua memoria il potere cittadino ormai in piena decadenza. Infatti Ivrea, già centro amministrativo e militare di un vastissimo ducato longobardo esteso su gran parte del Piemonte, divenuta in epoca carolingia una marca organizzata in più distretti comitali, con l'XI secolo e la fine di Arduino perde progressivamente il proprio prestigio a favore di Torino.
    Di qui il tentativo di mitizzare Arduino visto come Re forte e famoso, idoneo a rappresentare un passato di grandezza e potere. A loro volta i Conti del Canavese, poi divisi in Valperga e San Martino, con l'affermare la loro discendenza diretta da Arduino tendono a legittimare il loro potere: Arduino diviene l'antenato legittimante per tutti i poteri, anche quelli usurpati. "I genealogisti si sbizzarirono nel collegare poi con Arduino un gran numero di famiglie signorili dell'Eporediese, del Canavese e di altre regioni, attribuendo a tutte origini anscariche. Una presentazione veramente sistematica di tutte le questioni e di tutti i documenti relativi alla storia di Arduino si risolverebbe invece in un lungo elenco di dubbi e di incertezze. L'esperienza di Arduino, quando siano considerate attentamente le indagini condotte in passato, può essere interpretata in un moda del tutto diverso da quello solito; può essere l'ascesa di un funzionario di distretto comitale divenuto titolare di marca e poi re: in tale ascesa sarebbero elementi concorrenti l'appoggio iniziale del potere regio, il vuoto politico locale determinato dalla fragilità anscarica, l'appoggio di forze sociali - i famosi secundi milites - fino ad allora non direttamente coinvolte nelle maggiori responsabilità politiche." (2)
    Quindi più che la storia sarebbe stata la storiografia ad esaltare, in modo benevolo ma fuorviante, la figura di Arduino. Contrariamente a quanto si riteneva in passato, in epoca arduinica non c'era ancora una tradizione dinastica, il figlio primogenito non "doveva" obbligatoriamente succedere al padre negli incarichi e nei titoli di possesso delle terre, ma i poteri venivano concessi dal re alle persone ritenute più idonee e competenti, che potevano anche essere i figli dei signori in carica, ma non necessariamente.Tanto è vero che Arduino non era discendente dagli antichi marchesi di Ivrea, gli anscarici, e neanche membro cadetto dell'alta aristocrazia torinese, ma probabilmente discendeva da un ramo dei conti di Pombia, nel Novarese, territorio a quell'epoca appartenente alla Marca Eporediese, oppure da una famiglia di piccola nobiltà, conti di provenienza lombarda, probabilmente milanese e quindi esterna alla marca.Quello che ha pesato sulla sua nomina è stata la volontà dei grandi del regno di promuoverlo alla funzione di marchese di Ivrea. Venne scelto quindi per le sue attitudini personali, la sua intraprendenza e capacità politica e militare, non per i titoli nobiliari o gli illustri natali.
    Da marchese di Ivrea a Re, Arduino lo diviene ancor più per intraprendenza personale, in quanto riesce a costituirsi aree di consenso e di appoggio alla sua candidatura particolarmente agguerrite.Con la sua incoronazione regia a Pavia, Ivrea perde già la sua centralità a favore del personaggio Arduino; dopo la sua sconfitta la centralità passa a Torino, con forte peso anche di Vercelli e Novara. Arduino non era poi ideologicamente antitedesco e da interpretarsi come campione dell'italianità contro i presunti usurpatori, gli imperatori di origine tedesca.In quell'epoca infatti la corona di imperatore non era affatto appannaggio esclusivo dei re di Germania, anzi era la corona d'Italia che dava diritto al titolo di imperatore e nessun re tedesco poteva definirsi imperatore se non era stato prima incoronato Re d'Italia.Erano i signori italiani che eleggevano il "loro" re e quindi loro rappresentante, ed il papa, come vescovo di Roma la cui autorità era riconosciuta in campo religioso, compiva solo l'atto formale di incoronare il candidato propostogli, senza possibilità di interferire sulla nomina. Anzi in caso di interferenze c'era il rischio che venisse sconfessato ed in casi estremi fosse nominato un antipapa. I marchesi di Ivrea dovevano dunque ubbidienza all'imperatore in quanto re d'Italia e loro superiore diretto.Non vi era poi nessuna contrapposizione di tipo nazionalistico, nessuna consapevolezza di una diversità tra italiani e tedeschi così come oggi la intendiamo, nessuna ideologia di razza. I primi marchesi di Ivrea, gli anscarici, erano di origine borgognona, dei franchi di stirpe tedesca,e la loro famiglia fece poi ritorno in Borgogna, dove Arduino stesso trovò rifugio in un momento critico.
    Anche i confini territoriali erano diversi dagli attuali ed il regno di Borgogna arrivava fino alla strettoia di Bard in Valle d'Aosta. Era diverso anche il concetto stesso di Italia, designandosi con questo termine all'incirca solo il nord della penisola. L'imperatore poi non va visto in una luce sanguinaria, da oppressore dei popoli, quale spesso ci era presentato: la sua corte era anzi civilissima, almeno in rapporto coi tempi, aperta alle arti ed alle lettere, impegnata più nella diplomazia che nelle avventure di guerra. Arduino non era inoltre ideologicamente anticlericale e antivescovile, contava anzi numerosi vescovi come amici e sostenitori, praticava una politica di sostegno verso le istituzioni religiose che gli erano favorevoli.Come marchese di Ivrea, responsabile dei buon funzionamento dei territorio affidatogli in delega, non poteva semplicemente tollerare che i vescovi detenessero poteri civili e si fece portavoce dei vassalli di questi vescovi turbati dalla eccessiva intraprendenza vescovile. Arduino era il funzionario pubblico dei territorio marchionale e non tollerava eccezioni al suo potere, anche se queste eccezioni venivano dai vescovi.Si pose quindi a capo e difensore dei "secundi milites". Erano questi dei piccoli nobili, vassalli minori, che avevano ricevuto in feudo piccole terre direttamente dai vescovi i quali, avendo necessità di difendersi, concedevano questi benefici in cambio dell'aiuto armato.Questi nobili vivevano in uno stato di perenne precarietà, dipendendo sempre dalle decisioni vescovili, con il rischio continuo della revoca di quanto ricevuto. Arduino, promettendo loro il perpetuo possesso dei feudi, si fece interprete del loro sentimento, la difesa della proprietà, individuando in loro una vasta base sociale alla quale proporsi come capo. La sua sconfitta segnò anche la sconfitta di questi vassalli minori i cui beni ritornarono ai vescovi ed alla grande aristocrazia, come i Conti del Canavese che furono quindi tra i beneficiari della sconfitta arduinica.
    Anche la scomunica va interpretata in chiave politica. Furono infatti i vescovi piemontesi, suoi diretti avversari, ad ottenere la scomunica e ad usarla sostanzialmente come un'arma per screditano. li papa non possedeva poteri decisionali sul clero periferico, se non in campo teologico; sono dunque i vescovi locali che, animati da forti ambizioni temporali, non vogliono rinunciare alle terre affidate ai vassalli e usano in modo politico quella scomunica emessa dai vescovo di Roma, suprema autorità religiosa.Nei suoi ultimi anni Arduino si ritirò nei convento di Fruttuaria nell'odierna San Benigno, fondato secondo la tradizione dai suo parente Roberto di Volpiano; non vi sono prove che abbia indossato l'abito religioso. Qui io colse la morte nel dicembre 1015.


    Autore: Giovanni Bertotti

    Fonte: www.torneodimaggio.it

  8. #68
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