BLACKOUT? FIAT LUX! (Il Calibano)
18 agosto 2003
Il primo lunghissimo blackout, che la storia ricordi, non ebbe fine per l’intervento del gestore della rete ma per un intervento molto più autorevole che, con un esoterico -Fiat Lux- illuminò l’universomondo. Ma anche questa ierosa e provvidenziale “riparazione” non mise l’umanità al riparo da improvvisi quanto inspiegabili blackout: le eclissi. La spiegazione la fornì un certo Talete di Mileto che predisse l'eclissi di sole dell'anno quarto della XLVIII Olimpiade. Insomma, non è che Talete di Mileto avesse trovato il modo di far cessare il blackout, però allontanò la paura che l’eclissi generava: era un fenomeno passeggero e non una vendetta del dio Bin Laden. Per una società che la notte dorme e, di giorno, trae l’energia necessaria da pazienti equini o da meno pazienti schiavi, il blackout più che una tragedia era uno spettacolo eccitante da godersi in compagnia.
Oggi senza energia elettrica non puoi nemmeno lavarti i denti, in Giappone non puoi nemmeno farti il bidè. Tutto è elettrico o elettrodipendente, dal vibratore alle campane della chiesina di Innichen, dalle porte automatiche al bancomat, dalla luce nella cantina all’illuminazione di una metropoli, tutto, tutto ha bisogno di watt, megawatt, chilowatt. Senza le decine di led rossi, gialli, verdi le nostre stanze sembrano degli Argo che abbiano deciso di chiudere tutti e cento gli occhi. Il buio! L’angoscia dell’ominide in attesa dell’alba risale dall’ipotalamo dove l’avevamo sepolta e reclama il suo diritto alla luce. Come lemuri vaghiamo alla ricerca di una candela, una vecchia torcia, anch’essa elettrica e sempre scarica. Ci hanno tolto il fumo e con esso la speranza di rischiarare il nostro incubo con l’effimera luce di un Minerva.
Il mondo sta cambiando, noi stiamo cambiando! Il blackout che colpì la Grande Mela nel ’77 liberò un’onda anomala di aggressività repressa che percorse la città come un’orda barbarica. Stupri, rapine, omicidi, saccheggi. La violenza atterrisce ma non stupisce perché siamo coscienti che il nostro mondo è “quell’atomo opaco del male” di pascoliana memoria. L’odierno blackout, che il pennello elettronico ha materializzato sui nostri teleschermi, non aveva il volto di una metropoli, era “Metropolis” il capolavoro del cinema espressionista anni ’20 di Fritz Lang. Teorie di uomini grigi transumanti come mandrie di gnu in una savana di asfalto e cemento. Oltre l’immagine allucinante una speranza: forse empatia e solidarietà hanno preso il posto dell’ homo homini lupus. Anche se il Leviatano è momentaneamente accecato “ il lupo e l'agnello dormiranno insieme” (Apocalisse). Chi non ha dormito per tutte le trenta ore in cui l’energia elettrica è mancata sono stati i portatori di gravi insufficienze respiratorie. La batteria del ventilatore polmonare ha una autonomia di otto ore (falsa e bugiarda come tutte le batterie) l’accumulatore otto ore circa, l’aspiratore bronchiale è il tallone di Achille del –sistema- tre/quattro ore di aspirazioni continue e va in tilt. Come hanno vissuto per trenta ore queste vittime miracolate dalla tecnologia?
People change, and smile: but the agony abides. (T.S. Eliot, Quattro quartetti)
Il Calibano
Piergiorgio Welby




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