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  1. #221
    io e basta
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    Predefinito Rif: Gli editoriali del Calibano

    TESTAMENTO (Il Calibano)

    2 ottobre 2003


    Presidente del CDB: «Ora questi testamenti biologici possono essere ignorati dal medico, perché manca appunto una norma giuridica. Almeno questo è quello che accade nel nostro Paese».



    Il living will che verrà discusso, e forse approvato, entro ottobre non è il living will che noi vorremmo né quello che attendevano altre associazioni. È un TB di –convenienza- un –volemose bene- che affratella laici a bassa intensità e cattolici ad alta politicizzazione.Come direbbe Capezzone, ci dobbiamo rassegnare a mettere nel carniere questo Sarchiapone asiatico.

    Vogliamo vedere come cambieranno le cose? Non ostante gli art. 13, 14, 15 del C.D.M e la convenzione di Oviedo, oggi nessun medico prende in considerazione l’eventuale TB che accompagna il paziente, anche perché non mettere in atto tutti i protocolli e le terapie del caso può costare una denuncia. Domani il Sarchiapone permetterà al medico –responsabile- di recepire le direttive del TB ed astenersi dal praticare acrobazie terapeutiche o rianimatorie senza incorrere nei rigori della legge e, cosa più importante, se decidesse di violare il TB dovrà redigere un –verbale- dove saranno specificati i motivi del suo agire. Questa legge scontenterà tutti perché come tutti i Sarchiaponi sfugge ad una interpretazione chiara e certa. Non resta che attendere fiduciosi che un Walter Chiari spazzi via i nostri dubbi.



    Il Calibano
    Piergiorgio Welby

  2. #222
    io e basta
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    Predefinito Rif: Gli editoriali del Calibano

    LETTERA APERTA A AMBROGIO FOGAR(Il Calibano)

    2 ottobre 2003

    Ambrogio Fogar! Un nome che evoca distese ghiacciate, onde oceaniche incombenti, il gusto della sfida…della sfida più pura, quasi una sublimazione di tutte le possibili competizioni: quella che ci vede avversari di noi stessi. Eh, e vero! siamo l’unico animale che…si insegue. Gli scienziati dicono che è colpa o merito dei cromosomi, di alcuni cromosomi che fanno di un uomo un Ulisse alla ricerca di sempre nuove Colonne d’Ercole da violare. Ambrogio Fogar, tu camminavi, io camminavo. Non inseguivo me stesso misurandomi con le imprese in solitaria, più modestamente, cercavo di dimenticare la distrofia che mi distruggeva le fibre muscolari seguendo il setter tra i falaschi della palude, tra i rovi della macchia, sulle pietraie d’Abruzzo…ed ogni anno dovevo rinunciare a qualcosa: cercare un fucile più leggero, un luogo di caccia meno impervio, rinunciare, rinunciare…di rinuncia in rinuncia la vita ha rinunciato a me. Un giorno ho aperto gli occhi in una sala di rianimazione. Con te non servono le parole, tu sai cosa vuol dire svegliarsi con il cervello che si agita come un pesce rosso nella bolla di vetro: non hai gambe, mani, galleggi e sei stupito per l’assenza di dolore, siamo sempre terrorizzati dal dolore mentre è la sua assenza che dovrebbe terrorizzarci di più. Per te il passaggio dalla vita-vissuta-intensamente allo stand-by dell’handicap è stato un repentino incidente che ti ha proiettato nel mondo delle necessità infinite, nel mondo delle domande senza risposta, dell’attesa che attende se stessa. In questo mondo l’atmosfera è rarefatta come nei tramonti gelati di febbraio quando il cielo si spezza colpito dalle remiganti delle alzavole e il cuore balza in gola…in questo mondo fatto di fruscii e impercettibili respiri, in questo mondo fatto più di premonizioni che di sensazioni, in questo mondo di tramonti che invocano la notte anche l’uomo più tenace, anche la fibra più temprata dalle avversità vacilla e si frantuma in mille schegge di dolore. Dopo che abbiamo offerto alla vita il nostro entusiasmo e la nostra incurante giovinezza…cos’altro possiamo offrire per sentirci ancora vivi? C’è una sola risposta, c’è una sola cosa: il nostro corpo. Il nostro corpo umiliato, forato dalle cannule, vincolato al respiratore, il nostro corpo, limite e confine, che ad ogni risveglio ci colpisce con tutta l’insensatezza di una tragedia senza fine, il nostro corpo è ciò che possiamo offrire come estrema testimonianza di amore per la vita: lottare per una legge che permetta l’eutanasia. Io ho trovato nel sito dei Radicali Italiani lo spazio per esprimere le mie opinioni sulla vita, sulla morte, sulla libertà di decidere di se stessi. Ho trovato persone sensibili e disponibili a dialogare, si parla di tutto…delle banalità, dei ricordi, delle malinconie, si parla e se tu decidessi di parlare con noi te ne saremmo grati, forse quest’ultima avventura potrebbe riservarti delle piacevoli sorprese.

    Piergiorgio Welby

  3. #223
    io e basta
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    I VAGABONDI DELLE STELLE (Il Calibano)

    6 ottobre 2003

    Riferisce Federico Zeri che quando dissero a Berenson che al Papa era apparsa la Madonna… il famoso storico e critico d’arte, soprappensiero, chiese: “in che stile?”.

    Eh, lo stile è lo stile! A parte la tautologia lo stile è rivelatore di un’epoca, di un modo di guardare al mondo, dei rapporti sociali ecc. Lo stile non serve solo a collocare nel tempo un dipinto o una architettura, anche le parole hanno uno stile che le inchioda al calendario come farfalle infilzate nella bacheca dell’entomologo.

    I termini usati per descrivere i postumi di gravi patologie o le tare ereditarie (anche questo termine è obsoleto) sono caduti nel dimenticatoio o hanno ceduto il passo al più politically correct “handicap”. Ma anche handicap è divenuto troppo ruvido per le nostre coscienze più delicate del sederino di un poppante, ed allora abbiamo chiesto aiuto alle figure retoriche, ed ecco che lo stile dei nostri tempi si arricchisce di eufemismi e litoti ed il portatore di handicap diventa il disabile, l’altrimenti abile, il diversamente dotato, uno di noi che ci arricchisce con la sua diversità…un esempio di biodiversità. È cosa nota che il linguaggio è –mobile qual piuma al vento- ma non è detto che cambiando il nome della –cosa- muti anche il nostro modo di percepire la cosa stessa e, per la maggior parte delle persone, il diversamente abile è un’icona appesa al muro della cattiva coscienza che tiriamo fuori dalla naftalina in occasione di Telethon o delle olimpiadi a loro dedicate. Sono troppo pessimista? Infondo la differenza tra un ottimista e un pessimista è…poca cosa e, come diceva Jean Valois, l' ottimista è un tale che non ha ancora letto il giornale del mattino…o, aggiungo io, l’handicappato ( non voglio offendere la sensibilità di nessuno e specifico che questo –handicappato- è rivolto a me e a me soltanto: sono come L’ultimo dei Moicani…sono l’ultimo handicappato rimasto, dopo di me…tutti diversamente abili!) che è andato a comprare il giornale ed ha trovato lo scivolo del marciapiede occupato da un’auto. No, non è una eccezione! In cinque anni ho trovato gli scivoli liberi solo la mattina di Capodanno. La legge 13/89, che prevede l’abbattimento delle barriere architettoniche, risale al 1989. Molte cose sono state fatte ma spesso accade che l’ascensore di un edificio aperto al pubblico resti fuori servizio per mesi o un teatro si tramuti in una trappola per orsi chiudendo, prima dell’ultimo spettacolo, l’unico accesso per handicappati, o i secondi piani dei grandi magazzini siano più irraggiungibili della vetta dell’Everest o una rampa di scale trasformi un’abitazione in un Spielberg da dove e impossibile evadere. Come può accadere che la 13/89, legge più avanzata d’Europa permetta il perpetuarsi di simili contraddizioni? La risposta non è da cercare nel vento, come suggeriva Bob Dylan, ma nella Divina Commedia:” Le leggi son, ma chi pon mano ad esse? Nullo…”.

    Questo è l’anno che l’Europa ha dedicato ai disabili e anche la RAI ha riesumato un mantra catartico che ha attraversato un ventennio nella più completa indifferenza: “portiamo i disabili nella città!”. Nell’immaginario collettivo il disabile è quella persona costretta a muoversi con una carrozzella ortopedica ma è una immagine riduttiva. Altri disabili non potranno mai spostarsi nelle città o possono farlo in poche e selezionate occasioni. Di questi disabili lo special del tg1 di mamma RAI non ha parlato forse perché si preferisce non pensare a chi deve vivere in una stanza circondato da supporti vitali. Per loro l’unico modo di spostarsi è quello descritto da Jack London nel suo romanzo Il vagabondo delle stelle. “Un condannato al carcere a vita, Darrell Standing, dissociando la coscienza dal corpo, ha tutto l'universo davanti a sé, può rivivere infinite esistenze e proiettarsi nel tempo come una freccia disincarnata”. Dite la verità, anche voi avete pensato ad Internet, all’oceano del web dove 12.000.000.000 di –pagine- si accavallano come onde virtuali. Se questi -handicappati- non possono andare nella città, io spero che, come la montagna andò a Maometto, la città andrà nelle loro stanze. Come ci andrà? Con l’Università, con gli archivi di Stato, con le emeroteche, con gli uffici pubblici…dai, sotto con la fantasia! Pensate a tutto quello che possiamo stipare in quella stanzetta: non c’è limite! L’ampliamento del sé può essere l’unico modo per trasformare in farfalle dei bruchi che ora vivono avvolti nel bozzolo soffocante della TV. Ma il desiderio della conoscenza si nutre della conoscenza stessa ed allora diventa un dovere morale aprire a questi handicappati le porte del sapere permettendogli di scegliere e leggere i libri che ogni giorno vengono immessi sul mercato. Come può leggere chi ha mani contratte da muscoli atrofizzati e tendini rattrappiti? Ieri era impossibile, oggi è possibile con il libro digitale..basta un floppy e la volontà di abbattere queste barriere cartacee che colpiscono i più deboli tra i deboli.

    Dati recenti affermano che in Europa ci sono oltre 37 milioni di persone disabili: di queste, oltre 2,5 milioni sono in Italia, pari al 5,6% della popolazione. Di questi, secondo recenti statistiche oltre mezzo milione di utenti naviga in rete…se questo deve essere l’Anno Europeo dell’Handicap allora si deve guardare a tutti i -gradini- che impediscono gli accessi siano gli ottusi gradini di una scala, siano gli invisibili, ma non meno limitanti, scalini che impediscono l’accesso al sapere.


    Il Calibano
    Piergiorgio Welby

  4. #224
    io e basta
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    DESINIT IN PISCEM (Il Calibano)

    7 ottobre 2003

    L’illusione di governare il succedersi degli avvenimenti è una delle illusioni più dure a morire. La verità è che, indipendentemente dalla volontà dell’establishment (si sarebbe detto una volta), esistono tematiche che arrivate a –maturazione- si animano di vita propria e tracimando dall’alveo in cui erano costrette invadono le pagine dei giornali, gli schermi TV, le coscienze. L’eutanasia è uno di questi fiumi carsici che, trovata una fenditura, erompe impetuoso alla luce travolgendo le dighe dell’ipocrisia e dell’ignoranza. Questa volta la fenditura che ha fatto da apripista è stato il caso Vincent Humbert che, dalle pagine di Liberation, è rimbalzato sui quotidiani di tutta Europa. Il primo ministro Jean Pierre Raffarin ha voluto liquidare le inchieste e i dibattiti con questa pilatesca dichiarazione: «La vita non appartiene ai politici». Ma i parlamentari, sia di destra che di sinistra, hanno deciso di creare una commissione sull'eutanasia. Primo Piano, il programma di approfondimento di RAI3, non poteva -bucare- la notizia ed affidava il commento della storia di Vincent a due ospiti di professione: Andreoli e Tonini. L’imbarazzo è evidente, le loro risposte sono più vaghe di quelle del Giovin Signore del Parini…si tenta l’eutanasia dell’eutanasia. Operazione riuscita a metà: agli spettatori restano i dubbi, agli ospiti resta il buono-presenza. Se il diavolo fa le pentole…ancora non si è trovato qualcuno in grado di fare i coperchi, nemmeno mamma RAI! A Firenze, durante il convegno «Aiutare a morire è sempre eutanasia?» organizzato dalla Fondazione italiana Leniterapia, Piero Morino, 52 anni, specialista in anestesia e rianimazione e responsabile da anni dell’Unità di Cure Continue della Asl 10 di Firenze, dichiara: «Ho aiutato a morire bene un paziente». Il coperchiologo di turno è il Card. Tonini che, a sua volta, dichiara: ''In Italia l'eutanasia non avrà mai parere favorevole, non ci riusciranno ad imporla''. La parte dello scoperchiologo tocca, nientepopodimeno che…allo zio buono della Salute! Il min. Sirchia dichiara: “Sull'eutanasia è giusto che anche in Italia si sia acceso un dibattito ma mi sembra molto difficile che la legge possa cambiare”. Può sembrare una cosa da niente ma per chi conosce Girolamo…questa sua cautela equivale ad un via libera. I coperchiologi tentano un’ultima sortita al Maurizio Costanzo Show, dove padre Miranda, assediato nella cittadella dei coperchi, tenta di sorprendere il nemico con qualche galleria di mina ma…le polveri bagnate lo tradiscono. L’onda di piena prosegue con il caso di una ragazza di ventidue anni sotto processo a Monza con l'accusa di «agevolazione al suicidio». La sua colpa è di aver aiutato a morire la madre in fin di vita — afflitta da sclerosi laterale amiotrofica. Piove sempre sul bagnato! Per non smentire l’adagio popolare, dalla Spagna arriva un'indagine del Centro di Inchieste Sociologiche (Cis, pubblico) il 60% dei medici intervistati si dice favorevole al suicidio assistito o l'eutanasia, fra i quali un 41,5% l'applicherebbe “solo a malati terminali” mentre un 18,4% la appoggia come soluzione. All'inchiesta hanno partecipato 1.057 medici scelti a caso. Si cerca di stornare l’interesse dell’opinione pubblica con il Processo di Biscardi ma “Studio Aperto” rilancia mandando in onda un disperato messaggio di Ambrogio Fogar: “Non ce la faccio più, fatemi morire”. Sembra che la strada per una legge sull’eutanasia prima che dal Parlamento sia già tracciata nelle coscienze degli Italiani. Ma…latet anguis in herba, ammoniva Virgilio. L’anguis che qui latet ha l’aspetto di un Biscione. Da Rete4, in prima serata, viene mandato in onda un programma sul Nazionalsocialismo ed i suoi deliri sulla –razza pura- che portarono all’eliminazione dei malati mentali, dei disabili, di Ebrei e Zingari. La parola –eutanasia- scandisce e sottolinea le immagini raccapriccianti che si susseguono davanti agli occhi degli spettatori. Un complotto dei coperchiologi o il destino cinico e baro? Non lo sapremo mai, quel che sappiamo è che l’eutanasia è una richiesta di aiuto da parte di un terminale in grado di intendere e volere o il rispetto del Testamento Biologico di una persona in SVP…la legge sull’eutanasia nulla ha a che vedere con la razza, con l’eliminazione dei diversi, con i mostri di un passato che si affacciano alla memoria come gli incubi di un famoso dipinto di Fűssli.

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    Piergiorgio Welby

  5. #225
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    SCENARI TERRIBILI (Il Calibano)

    12 ottobre 2003



    Sirchia:" Il ministro, pur toccato dalla testimonianza indiretta di una persona per la grave condizione in cui vive ormai da anni accanto ad un parente al quale e' stata diagnosticata una malattia irreversibile, ha aggiunto che il suo no all'eutanasia «non e' dettato da motivazioni religiose, ma da cardini su cui si basa la societa' che non puo' accettare che qualcuno, anche su richiesta di chi soffre e magari e' alterato dalla condizione di malato, possa porre fine all'esistenza. Accettare questo significherebbe aprire uno scenario terribile». "
    Min. Sirchia, "lo scenario terribile" che lei paventa è sotto gli occhi di tutti, dei dott. Morino, dei Vincent, sono i viaggi in Svizzera, le indagini tra i rianimatori, le notizie dalla Spagna...signor min. solo lei non vede o non vuol vedere quello che discrimina i malati terminali: chi -incontra- il medico -giusto- è dispensato da un surplus di inutili sofferenze, altri devono -bere l'amaro calice- fino alla feccia. Lei dice che la società non può accettare...la società ha già accettato, e non ha -accettato- per cinismo o utilitarismo, ha accettato perchè sempre più figli, sempre più genitori hanno vissuto il dramma di vedere la persona cara costretta da terapie che hanno perduto di vista il benessere del paziente e la qualità della vita per superare il limite della malattia stessa. Signor min. Sirchia, io ho ancora vivo il ricordo di un uomo di 72 anni colpito dalla SLA. Ricoverato per una insufficienza respiratoria grave è stato tracheotomizzato, alimentato artificialmente, ventilato e aspirato in continuazione. Chiedeva ai medici di poter morire...le terapie intensive gli hanno -regalato- due mesi in più di vita. Due mesi in una sala di rianimazione, due mesi di inutili sofferenze, due mesi in cui le visite dei congiunti erano limitate a 5 minuti al giorno. Caro signor min. Sirchia, questo è uno degli scenari terribili che lei paventa per il futuro, mentre molti terminali vivono in questo presente.

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    Piergiorgio Welby

  6. #226
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    LA PACE…MARCIA (Il Calibano)

    13 ottobre 2003


    Quando la siccità colpisce una regione o un intero paese si ricorre alle rogazioni, alle processioni per invocare la pioggia e alle devozioni di vario tipo. Naturalmente non ci si affida solo al cielo che, come dice Elena nell’atto II di “Tutto è bene quel che finisce bene”: “Spesso i rimedi stanno solo in noi ma li vogliamo in cielo. Il fatidico cielo ci dà ampio spazio, ma tira indietro il lento desiderio della nostra inazione”. Infatti, gli agricoltori scavano bacini di raccolta, dighe, complessi sistemi di irrigazione. Marciare per la Pace è come invocare la pioggia…una sana tradizione che rientra più nella specie dei wishful thinking che nel pragmatismo di un agire –machiavelliano-. La pianta della Pace può essere piantata in ogni campo ma, una volta piantata, non si può restare con le mani in mano e attendere la pioggia. L’acqua di cui ha bisogno il fragile arbusto è quell’acqua speciale che si chiama Democrazia. La Perugia-Assisi dei pacifisti invoca la Pace ma non invoca la Democrazia…forse perché per molti marciatori –Democrazia- fa rima con –America- ed allora preferiscono veder appassire la Pace piuttosto che contaminarsi con la –più grande Democrazia del mondo-. Se è l’America che spaventa e divide…vogliamo dare un altro volto a questa acqua-democratica-? Vogliamo che in ogni Stato ci sia una irrigazione minima fatta di libere elezioni, libero accesso all’informazione, diritto all’istruzione, diritti umani ai quali –noi- non rinunceremmo mai? Se la risposta è affermativa allora diciamolo chiaro e forte: la Pace senza Democrazia è una illusione che ha seminato e seminerà guerre e lutti. Tutti possono attingere l’acqua della Democrazia ma a nessuno può essere consentito di avvelenare i pozzi.

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    Piergiorgio Welby

  7. #227
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    CARO ERSILIO TI SCRIVO (Il Calibano)

    14 ottobre 2003


    Caro Esilio, perdonami l’espressione amicale ma è anche un po’ colpa tua. Ricordi quella domenica che entrasti nel -mio- televisore che sta nel -mio- soggiorno, davanti alla –mia- poltrona? Non mi sarebbe mai passato per la mente di ricevere un Cardinale stando stravaccato sul divano a sorseggiare una Budweiser, eppure non cambiai canale e, ad essere sinceri, smisi di guardare la scollatura della Venier per concentrarmi sul tuo profilo ascetico. Tu stavi seduto tra Pozzetto e la Mara…una scelta strategica degli autori? Certo che mai sacro e profano fu meglio rappresentato! Parlasti di Centovera di San Giorgio Piacentino, il tuo paese natale. La vita dei campi, la dignitosa povertà, ogni cosa al suo posto, ogni gallina il suo gallo…io t’ascoltavo e pensavo ai contadini dell’ Angelus di Millet. Nel procedere del tuo racconto la figura della mamma torreggiava come il gigante buono delle fiabe. La mamma che protegge, che corregge, che punisce, che consola, la mamma sempre presente, che ti sveglia alla cinque per andare a scuola e la domenica alle quattro per andare a messa…forse per questo a otto anni decidesti di diventare sacerdote! La saggezza e il buon senso trasudavano dalle tue parole come –il grasso dai capelli di Aronne-. Eri buono! Un vero padre…anzi, ricordando papa Luciani, pensai che eri anche mamma. Sparisti dal video lasciando a mezz’aria un pensiero di Kant che si dissolse, come il sorriso del gatto di Alice, nella criniera del maestro Mazza. Oggi sei cambiato! Lo so lo so, l’età, la dispepsia, i reumatismi, l’ipertensione, le innumeri giornate passate nel confessionale…’ste pecorelle che fornicano, desiderano la roba e la donna altrui, non vanno a messa, non credono all’inferno, che hanno più paura della finanza che del diavolo…hai ragione, farebbero perdere la pazienza a un santo! Anche io al posto tuo…ma ora mi corre l’obbligo di dirti che la caricatura del Teocoli ti assomiglia. Sei diventato irascibile, te la prendi con le veline e le velone…''mi indigna perche' le ragazzette delle scuole elementari e delle superiori di un istituto di Ravenna, interrogate su cosa vogliono diventare da grandi, hanno risposto in gran parte 'la Velina', cioe' il nulla, la pura apparenza'' non vorrei sembrare irriverente ma se l’alternativa è S. Maria Goretti…c’è poco da scegliere! Te la prendi con Bossi… ''Spero soltanto in un momento di smarrimento. Mi sembra assurdo che un uomo politico, anzi un ministro, possa dire cose del genere. Forse l'ha fatto per tenere acceso il fuoco della sua Padania alla vigilia delle europee, ma in ogni caso il Paese e' stanco di Masaniello come lui: l'Italia ha problemi immensamente seri da affrontare, non ha certo bisogno di queste baggianate''. Fai strike e, in un sol colpo, te la prendi con i gay, le lesbiche, l’Europa e i parlamentari europei…”È incredibile riconoscere gli stessi diritti delle famiglie tradizionali alle convivenze omosessuali. Mi chiedo: può il Parlamento europeo legiferare andando contro le Costituzioni dei paesi membri? Quel voto, per l'Italia, non può che essere anticostituzionale. Sono deluso: se questo voto è valido, chissà cos'altro potranno decidere dopo”. Te la prendi con le donne soldato…"Guai se decidessero di fare il militare perché attirate dallo spirito di aggressività che si può respirare in caserma. O, peggio, dall'idea della violenza della guerra". Te la prendi con l’eutanasia, l’eterologa, la pillola del giorno dopo e col profilattico del giorno prima, con la ricerca libera, lo spinello, le discoteche…ecchecavolo! Ersi’…un po’ di Xanax! Io lo dico per te, per le tue coronarie e il tuo fegato, non puoi sempre abbaiare e correre appresso a questo gregge indisciplinato, gli anni pesano, la tonaca intralcia…e poi, detto fra noi, ‘ste pecorelle non sono poi così discole! Il 98% dichiara di credere in Dio, si fanno tosare senza un belato e versano l’8 x 1000, ogni domenica riempiono il Klingelbeutel che il sacrestano gli agita sotto il naso, continuano a pagare il canone nonostante la RAI sia diventata come il Vasari…e mandi in onda, un giorno sì e l’altro pure, le vite di santi, suore, apprendisti santi ed, in cauda venenum, tra poco vedremo anche la vita di don Oreste Benzi! e ‘ste pecorelle, incuranti della pioggia, neve o gelo, continuano ad affollare Piazza San Pietro, accorrono a milioni a Tor Vergata per ascoltare il Santo Padre…lo so lo so, se ne vanno lasciando milioni di profilattici nei prati…ma, Ersi’…la carne è debole! Insomma, che vogliamo fare? Macellare tutte le pecore perché non sono come il pastore le desidera? E poi che ci facciamo con un gregge di pastori? Beh, adesso ti lascio, avrai da fare…vorrei che riflettessi su questo aforisma di Kant, tuo filosofo prediletto: “Non c'è virtù così grande che possa essere al sicuro dalla tentazione”.


    P.s
    Non rispondermi per lettera, basta che tu mi dica due parole quando sei in TV non importa il programma tanto, tolte le previsioni del tempo, sei presente in tutti.


    Il Calibano
    Piergiorgio Welby

  8. #228
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    I SOGNI, LE LUMACHE E I DISABILI (Il Calibano)

    16 ottobre 2003

    Per Euripide i sogni sono figli della Terra, per Esiodo i sogni sono figli della Notte, per Shakespeare il sogno è un'ombra…per me i sogni sono lumache. Ho vissuto l’infanzia randagia di chi incuriosito osserva il filo d’erba, il prato, l’insetto, il formicaio e…la lumaca. Raccoglievo lumache in –letargo- sceglievo quelle dai cromatismi più accesi e le marezzature più interessanti, le disponevo su un letto di sabbia steso in una scatola di latta dei biscotti Plasmon, ponevo al centro una pietra pomice e passavo le ore a guardare questo giardino Zen attraverso una lente da filatelico. Le lumache! Intime epifanie di frattali insidiosi, ossidiane e avori intarsiati con l’innaturale ripetitività della perfezione e la stimmate ipnotica della spirale, varco onirico per accedere ad altri sogni. Questi menhir cristallizzati nella mobile purezza della moglie di Lot…si animavano: bastava un acquazzone ed i miei sogni lasciavano il recinto in cui li avevo costretti e si allontanavano, lentamente ma inesorabilmente. I sogni diventavano realtà.

    Non si finisce mai di sognare! L’ultima lumaca che ho scelto non ha le astratte e irripetibili emozioni dei sogni infantili, è più simile alla caparbia insensatezza di chi vuole travasare il mare in una buca scavata nella sabbia. Io vorrei travasare il mondo nella stanza dei disabili gravi. Come è possibile? Con lo –strumento- più rivoluzionario e incredibile che l’uomo abbia mai inventato: Internet! Il mio sogno nasce da altri sogni simili, quello di dar voce a chi non può parlare dell’Associazione Luca Coscioni, le tastiere virtuali dove è possibile digitare con il movimento degli occhi ecc. Il mio sogno-lumaca si è quasi svegliato. Le piogge che stanno compiendo il miracolo sono state le parole del sen. Marcello Pera: " siamo in ritardo di 20 anni rispetto all'Europa...bisogna rendere internet accessibile ai disabili", le parole di Lucio Stanca, Ministro per l'Innovazione e le Tecnologie: “Saranno avviate diverse azioni per diffondere l'uso di internet fra i disabili. In particolare i Pc saranno considerati ''ausili per disabili'' e per questo saranno esenti da Iva.

    Inoltre il ministero si e' impegnato a rimuovere le ''barriere architettoniche'' ai servizi in rete e a internet (esempio servizi di e-government) perchè i disabili non ne rimangano esclusi”, le parole di Pierluigi Ridolfi, Presidente dell'Associazione Amici dell'Accademia dei Lincei, “nel caso di Internet il problema fondamentale è legato, come è intuitivo, all'interfaccia utente: i ciechi non vedono lo schermo, i sordi congeniti, che dispongono di un lessico limitato, possono avere difficoltà a comprendere il significato delle frasi lette sul computer, le persone con menomazioni motorie agli arti superiori non sono in grado di usare la tastiera. Per questi tipi di disabilità Internet potrebbe costituire una barriera elettronica insuperabile, come per una persona in carrozzella una scalinata diventa una barriera architettonica. A meno di progettare le scalinate in modo diverso. Qualche dato aiuterà a definire le dimensioni del problema. Si stima che i disabili in Italia siano il 5% della popolazione, cioè 2,5 milioni, e che circa 500 mila di questi siano utenti Internet: si tratta pertanto di numeri molto "grandi". È importante notare che l'uso di Internet per i disabili non è solo limitato al trattenimento: già oggi per molti disabili Internet significa una nuova possibilità di inserimento nella vita produttiva. Attraverso l'uso del computer sono nate nuove professioni, nelle quali il disabile può trovare aspetti incentivanti. Ad esempio, i vecchi centralini telefonici, tradizionale rifugio dei lavoratori ciechi, si stanno trasformando in "call center" e "help desk" con una polivalenza di funzioni e di servizi che assomigliano a vere e proprie "aziende on-line". Stanno anche nascendo nuove figure come quella dello "sperimentatore ufficiale di software" (si pensi per analogia al collaudatore automobilistico) oppure del "surfer", cioè colui che sa come navigare in Internet, fornendo recensioni e segnalando gli aggiornamenti. È pertanto certo che un allargamento dell'uso di Internet ai disabili, come utenti e come lavoratori, possa contribuire a rafforzarne il recupero sociale.

    C'è infine da notare che, sul piano dell'efficienza economica, la mancata valorizzazione delle particolari risorse umane rappresentate dai disabili, in molti casi veri talenti: costituisce uno spreco per il Paese”, e l’'Università della Calabria che dedica un portale ai disabili: “ L'iniziativa e' stata presentata dall'Ufficio disabili e dal dipartimento di elettronica informatica e sistemistica. Il sito si basa sull'utilizzo delle tecnologie informatiche per l'integrazione dei disabili, mirate a rendere accessibile l'informazione comune anche ai portatori di handicap, e ad elaborare programmi specifici per gli stessi”. Tutto risolto? Il sogno è divenuto realtà? No! Il sogno-lumaca non si è svegliato del tutto, queste piogge evaporano troppo in fretta al sole dell’indifferenza, della burocrazia, del disinteresse per ciò che non ci tocca direttamente. Ma ciò che non ci tocca oggi potrebbe toccarci in futuro. E’ inutile affannarsi in gesti apotropaici e scaramantici…meglio riflettere su questo pensiero di Thomas Mann: “ Non è ogni uomo un errore, un passo falso? Non cade in una prigionia tormentosa appena nasce? Prigione! Prigione! Barriere e legami dappertutto!”. Pensateci, pensiamoci: ogni barriera tolta agli altri è una barriera di meno per tutti.



    Il Calibano
    Piergiorgio Welby

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    IL NOBEL E LA PELLE DELL’ORSO (Il Calibano)

    18 ottobre 2003

    Gli orsi, si sa, sono animali notoriamente irascibili e intrattabili e, tra i tanti difetti, hanno anche quello di essere morbosamente gelosi della loro pelliccia al punto che la saggezza dei popoli ha coniato un proverbio ad hoc:”Non vendere la pelle dell’orso prima di averlo preso”. I popoli saranno pure saggi ma gli individui spesso dimostrano una…eccessiva predisposizione a vendere la pelle dell’ottuso plantigrado molto prima di averlo, non dico catturato, almeno avvistato.

    Qualcosa del genere è avvenuto con il Nobel per la Pace. Prima dell’assegnazione la vox populi, che per molti è diretta espressione di altra e ben più autorevole voce, dava per certo il Nobel al Santo Padre. Non ho le prove ma non credo di allontanarmi troppo dal vero se immagino schiere di giornalisti, editorialisti, e vaticanisti intenti a cimentarsi con la tastiera per trarne laudi degne a coronare un evento di rilevanza mondiale. Anche la RAI accordava gli strumenti e si apprestava a gettar carbone nella caldaia dei festeggiamenti. Insomma, l’orso piluccava mirtilli mentre i cacciatori lo avevano scuoiato ma solo con l’immaginazione. L’uccello di Minerva vola al tramonto, ed è al tramonto che molte cose, stranamente, si chiariscono. Quel Nobel per la Pace che aveva una strada, anzi una autostrada, spianata dalla Svezia al Vaticano…veniva dirottato e finiva il suo viaggio in Iran e più precisamente nelle braccia di Shirin Ebadi, giurista iraniana e attivista dei diritti umani. Per farla in breve, il Nobel per la Pace che doveva incoronare il pontificato di Carol Woityla è stato assegnato ad una donna, musulmana e avvocato! Lo sconcerto dei venditori di pelli posdatate si è materializzato in articoli che rievocavano le –inique sanzioni- e la –perfida Svezia-…poi il partiam partiam si è tramutato in un più ragionevole ma non meno bellicoso scriviam scriviam ed allora, in un crescendo rossiniano, ecco le risposte allo “sgarbo”: “(Reuters) -Papa Giovanni Paolo II non è deluso per la mancata assegnazione del

    Nobel per la Pace ed è al di sopra di simili riconoscimenti, ha detto oggi a Reuters il suo braccio destro.” E dopo il braccio destro ecco quello sinistro: (ANSA) -"Se qualche organizzazione lo vuole riconoscere, bene. Ma il Papa è superiore a queste cose", ha detto Sodano, secondo solo al Pontefice nella gerarchia del Vaticano.” E, infine, il Vaticano intero e tutti i cattolici: “(Reuters) - La decisione di non conferire il Nobel per la Pace al Papa ha deluso il Vaticano e i cattolici, che pensano che Giovanni Paolo II, vista la sua fragile salute, non avrà un'altra possibilità per vincerlo. Le reazioni del Vaticano si possono riassumere in un commento: "Lo meritava e sarebbe stato bello se lo avesse ricevuto, ma non ne ha bisogno".

    Dopo aver preso le distanze dall’ odiato-amato Nobel, l’Italia tutta si è mobilitata per rimediare al reato di “lesa Papità” e, seguendo l’esempio del Presidente a reti unificate e del Vespa nazionale gongolante nel suo Porta a Porta laudatorio, i media tutti hanno seppellito definitivamente l’Accademia svedese delle scienze sotto la montagna delle celebrazioni per il 25esimo anniversario di pontificato. Le luminarie ed i fuochi artificiali dei festeggiamenti coprivano la flebile voce di un teologo –scomodo- che da Tubinga lanciava questo messaggio: «Una Chiesa ossificata e ammalata di vecchiaia che sta perdendo il suo popolo». In un’intervista al Corriere , il teologo svizzero, il maggiore dissidente del mondo cattolico, solleva le sue obiezioni al Pontificato di Giovanni Paolo II: «Al posto del dialogo e della collegialità ha imposto l’obbedienza e il centralismo: il contrario di quanto predica nella sua "politica estera"». Per Küng occorre ritornare alla Chiesa delle radici, del Vangelo, quella che «non imponeva il celibato al clero» e dava «posizioni di primo piano alle donne».

    Il Calibano
    Piergiorgio Welby

  10. #230
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    UN VELO DI SPERANZA (Il Calibano)

    22 ottobre 2003


    “Non condivido la tua idea, ma darei la vita perché tu la possa esprimere.”. Ecco come avrebbe risposto Voltaire, alias François Marie Arouet, a Alma e Lila le due ragazzine espulse dal liceo Henri-Wallon per l’ostinazione dimostrata nel non voler rinunciare al velo che copre loro tutta la testa. È mai possibile che la Francia laica e propugnatrice della –libertà, eguaglianza, fraternità- debba difendersi da due liceali che non vogliono scoprirsi la testa? L’ostentazione del crocifisso non è paragonabile all’ostentazione del velo? Infondo sono due –simboli- religiosi, e allora? John Stuart Mill affermava che “di per sé ogni decisione è buona o comunque è indifferente in se stessa. Quello che conta sono le conseguenze delle decisioni che io prendo”. Proviamo a riconsiderare la decisone francese alla luce di questa notizia: “Sospese per una settimana dal liceo perché scoperte senza velo dalla preside, sull’autobus che dalla scuola le riaccompagnava a casa: è successo a Dammam, città orientale dell’Arabia Saudita, non lontana dal Kuwait e dalle terre più ricche di petrolio del mondo, a 17 studentesse dell’Ottava Scuola Superiore. Straniere, precisa il quotidiano di Riad Okaz , ma soggette come tutte le donne che mettono piede nel Regno saudita, dalla pubertà in poi, a coprirsi in pubblico il capo con un velo nero, l’hijab , e dal collo alle caviglie con una nera palandrana informe, la abaya. Ma non solo: le donne sono anche costrette a rispettare tutta una serie di rigide norme sul comportamento. Secondo un regolamento del ministero dell’Istruzione, ad esempio, l’autista dei bus scolastici femminili (necessariamente un uomo, alle donne non è consentita la guida) non deve guardare né essere osservato dalle ragazze, ovviamente velate. E dev’essere accompagnato da una parente di sesso femminile che garantisca sul rispetto delle norme di comportamento, che i genitori delle studentesse si impegnano a loro volta a far rispettare alle figlie”. Come avrebbe commentato il nostro Voltaire questa notizia? Avrebbe ribadito il suo: “Non condivido la tua idea, ma darei la vita perché tu la possa esprimere” o avrebbe detto, anticipando Malcom X: “non si può separare la pace dalla libertà perché nessuno può essere in pace senza avere libertà”. Cosa c’entra la pace? C’entra, c’entra…in molti stati si sta combattendo una guerra per impedire alle donne di essere individui responsabili e liberi. Quello che preoccupa la Francia, e non solo, non è dunque il banalissimo velo ma quello che il velo rappresenta: l’idea, lungamente combattuta e sconfitta, di una legge divina che si impone come legge tout court. Il Nobel assegnato all’avvocato Shirin Ebadi, giurista iraniana e attivista dei diritti umani, è un Nobel per la speranza. Ecco le motivazioni del presidente del comitato Ole Danbolt Mios: "per il suo impegno nella difesa dei diritti umani e a favore della democrazia. Si è concentrata specialmente sulla battaglia per i diritti delle donne e dei bambini". Shirin Ebadi ha così commentato la notizia del conferimento del premio: "Questo premio va a tutti gli iraniani che si battono per la democrazia". Le parole magiche sono: “diritti umani e democrazia”…il suo velo non spaventa nessuno, il suo velo è un velo di speranza, la speranza che la –democrazia- disinneschi le mine dell’incomprensione, del fanatismo, della diffidenza che stanno riportando indietro l’orologio della storia. L’Organizzaione Mondiale della Democrazia è una utopia? Eppure…cos’altro è una utopia se non l'esplorazione di mondi possibili alternativi, alla ricerca del mondo migliore?



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    Piergiorgio Welby

 

 
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