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  1. #271
    io e basta
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    Predefinito Rif: Gli editoriali del Calibano

    LA PROTESI DI PELOPE (Il Calibano)

    4 febbraio 2004

    Hermes fu incaricato da Zeus di costruire una protesi in avorio per sostituire la spalla di Pelope divorata da Demetra. Questo può essere considerato il primo tentativo di restituire ad un corpo l’integrità perduta. Consultati gli studi e le fonti disponibili, non si ha notizia se si trattò di intervento coatto, ordinato da qualche Maiolo del tempo, o se Pelope vi si sottopose sua sponte. Quell’handicap non gli condizionò la vita. Sposò Ippodàmia, ebbe dei figli e, tra un figlio e l’altro, conquistò la terra che, da lui, si chiamò Peloponnèso. Certo che, se fosse vissuto ai giorni nostri e avesse avuto l’aspirazione di lavorare in TV come conduttore, sarebbe andato incontro a delusioni e amarezze. Sì, perché, per non rovinare la digestione ai telespettatori, in TV l’handicap ha diritto di cittadinanza una, al massimo, due volte l’anno. Il Pelope del 2004, molto probabilmente, avrebbe fatto causa a Zeus ed Hermes per non essere stato informato sui rischi e le conseguenze che l’intervento avrebbe causato. Sarebbe finito da Cocuzza, o al Maurizio Costanzo show insieme a Tonini e D’Agostino (il presidente del CNB). Gaspare Barbiellini Amedei avrebbe inzuppato la penna nel calamaio della retorica ed avrebbe tirato in ballo Enrico Toti e Muzio Scevola. Gabriele Albertini, sindaco in Milano, avrebbe ingaggiato i segugi di “Chi l’ha visto” per fargli pervenire una missiva gnomica e riflessiva sul dovere di vivere. Dall’alveare mediatico si sarebbe levato un brusio di disapprovazione. Gli astuti comunicatori di Saxa Rubra avrebbero scomodato qualche vittima di un’amputazione che, grazie ad una protesi, era riuscita a sciare, correre, saltare, fare decathlon e vincere coppe e medaglie. Il corpo, il nostro corpo non è più un –mezzo- coerente alle prestazioni che il vivere richiede. Il corpo è diventato epifania dell’eternità, metafora del superamento dei limiti. Gesù Cristo non si limiterebbe più a dire a Lazzaro alzati e cammina, ma gli direbbe: “alzati e fai i cento metri in 9,12 netti, come Carl Lewis”. Non ci accontentiamo più di invecchiare bene e con le sinapsi e i neuroni funzionanti, dobbiamo saltare le staccionate, fare la maratona, bungee jumpin, hydrospeed, rafting. La promessa delle beauty farm è un super corpo congelato nel dagherrotipo dei vent’anni. La realtà è la delusione di non poterci sottrarre all’inevitabile –divenire- che tutto distrugge e tutto crea. Anche per i credenti Il corpo non è più la vanitas vanitatis da dover mortificare con i cilici, le flagellazioni, le astinenze, non è più il dolente atteggiarsi di anatomie sofferenti, come nei dipinti di Zurbaran. Il corpo se soffre s’offre al bisturi del demiurgo plastico per correggere gli errori del demiurgo della creta imperfetta. Niente indugi, via il naso socraticamente camuso, o il profilo dantesco, il gluteo cadente, la plica addominale, il doppio mento e l’occhio pollino. Il cristianesimo materialista resusciterà il nostro corpo? Allora, perché mai dovremmo presentarci alla chermesse escatologica con le magagne e gli insulti che lo scorrere del tempo e il fato ci infliggono? Il corpo di Pelope non trova pace. Nel ‘600 diventa palestra per i –nuovi- medici che squartandolo, sezionandolo, indagandolo, lo sottraggono alle oscure intuizioni di mistici e superstiziosi. Nel 2000 i –nuovi- medici lo restaurano, riassemblano, rattoppano con pezzi eterogenei: un cuore di babbuino, una valvola di maiale, un pacemaker, una protesi bionica. I confini fra il corpo cartesiano, territorio dove testare la validità delle intuizioni scientifiche, e il corpo vivente, intessuto di legami, relazioni, ricordi, esperienze, diventano labili e permeabili, come i Valli romani. Pelope può continuare ad essere un corpo anche quando i suoi rapporti con il mondo cessano. I biomacchinari si incaricano di simulare la respirazione, il battito cardiaco, cateteri fanno defluire i liquidi biologici, sonde introducono i principi nutritivi: è il coma depassè. All’estremo opposto troviamo l’embrione che, per la prima volta nella storia, diventa corpo, persona, individuo. Tra questi due estremi Pelope nasce e muore. Nasce e muore con la umanissima speranza di poter essere curato, aiutato, guarito, quando è possibile, e sottratto a inutili agonie, quando la speranza cede il passo alla disperazione: “Nessuno dei mortali trascorrerà mai la vita incolume del tutto da pene, paga sempre alla vita ciascuno il suo prez*zo” (Eschilo, Coef.). “Il bello non è che il tremendo al suo inizio” (Denn das Schoene ist nichts / als des Schrecklichen An*fang) Rilke, Elegie duinesi, Prima elegia. Pelope non può decidere se nascere o meno, ma ha il diritto di difendere il suo corpo e di decidere della sua morte. Il testamento biologico ed una legge sull’eutanasia potranno restituire a Pelope il potere di decidere su quel corpo che Zeus e Hermes avevano manipolato.

  2. #272
    io e basta
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    BARBA NON FACIT PHILOSOPHUM (Il Calibano)

    9 febbraio 2004


    Barba non facit philosophum (la barba non fa il filosofo). È vero, non è la barba a fare di un uomo un filosofo, altrimenti dovremmo riconoscere a Bin Laden la stessa saggezza di Socrate. Purtroppo, se non è l’onor del mento garanzia di riflessiva ponderatezza, nemmeno un volto glabro e la zeppola sono indici di comprovato amore per l’equidistanza dalle verità rivelate. La prova l’ha fornita l’On. Buttiglione che, intervistato da Radio Radicale, si è cimentato in un free climbing, audace quanto vano, teso a scovare improbabili appigli che potessero sostenerlo nella difesa di una legge, la 1514 (procreazione medicalmente assistita). Separare il grano dal loglio è operazione antica e dall’esito incerto; qualche piantina di grano finisce con loglio, o un po’ del loglio finisce col grano. In tutte le cose c’è del buono e del, più o meno, cattivo, e sta all’umano discernimento distinguere e valutare. La legge 1514 è l’eccezione che conferma la regola. È una monocoltura del loglio, non c’è grano neanche transgenico o radioattivo, non c’è grano e basta! Invece di arrendersi all’evidenza e fare pubblica ammenda, il Buttiglione ha, in pochi minuti, smentito un nobel come Dulbecco, affermando che la ricerca sulle staminali embrionali è inutile. Ha tirato un colpo basso alle multinazionali brutte, sporche e cattive, che vorrebbero –fare ricerca- per trarne profitto (verrebbe da chiedergli se lui fa il professore universitario per rimetterci). Quando l’intervistatore gli ha chiesto di spiegargli l’assurda prescrizione di questa legge che, vietando la diagnosi preimpianto, obbliga le donne, portatrici di patologie devastanti come la Duchenne, a iniziare gravidanze che dovranno essere interrotte al terzo mese, il Buttiglione ha perso la presa ed è rimasto in precario equilibrio. Poi, da consumato trapezista delle sagrestie, con un volteggio elegante è atterrato sulla rete del paradosso ed ha rilanciato il trapezio all’intervistatore ponendogli questa domanda :”cosa direbbe se venissero a casa sua e le chiedessero di offrire suo figlio per usarlo come cavia per gli esperimenti?”. Chissà se questa non gliel’abbia suggerita il suo Editore di riferimento? Infatti ricorda la storia di Abramo che era disposto a sacrificare il figlio. Se questo è il livello del dibattito, non voglio immaginare cosa succederà, nei faccia a faccia televisivi, nel caso si andasse al referendum. Questa è una legge ipocrita, inutilmente punitiva, dichiarata –inapplicabile- proprio dai ginecologi che dovrebbero applicarla. Strano paese l’Italia! Strani i nostri parlamentari che, senza remore, dopo aver votato in favore di questa legge, si augurano che non venga applicata. Buttiglione si augura che l’Italia sia d’esempio per il mondo. Gli Italiani, forse, si augurano più coerenza dai loro rappresentanti.

    Piergiorgio Welby

  3. #273
    io e basta
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    PROIBITO LECCARE ROSPI (Il Calibano)

    12 febbraio 2004

    PROIBITO LECCARE ROSPI

    In quel di Los Angeles, a detta di due neoavvocati della Georgia, Andy Powell e Jeff Koon,
    vige una legge che vieta ai cittadini di leccare i rospi. Chi si stupisse di questo incredibile provvedimento rifletta attentamente e troverà che il 10/02/04 è stata introdotta nel nostro ordinamento una legge che ha obbligato molti parlamentari e, in futuro, obbligherà moltissimi cittadini ad ingoiare i rospi. Questa legge è la 1514, meglio conosciuta con l’acronimo di PMA, ovvero procreazione medicalmente assistita. In Ohio è perseguibile chi ubriaca i pesci. In Oklahoma chi fa le boccacce ai cani rischia il carcere. In Kentucky «nessun rettile può essere associato a funzioni religiose». In Carolina «non si possono tenere cavalli nella vasca da bagno». Nella liberale San Francisco si può girare con l’elefante («al guinzaglio») però non si transige sulle mutande usate («fuorilegge usarle per spolverare l’auto»). In Italia le donne saranno costrette –manu militari- a subire l’impianto di un embrione (Proprio a causa delle critiche sollevate a questo articolo è stato allegato un ordine del giorno che «impegna il governo, quando dovrà emanare le linee guida di questa norma, ad esplicitare che in caso di revoca della volontà di portare avanti la procedura di fecondazione artificiale non vi è obbligo coercitivo dell’impianto dell’ovulo fecondato».) come ammettere di aver votato un provvedimento inattuabile! Inoltre, le aspiranti mamme non potranno ricorrere ad una diagnosi preimpianto che accerti la presenza di patologie devastanti. Ecco come ha accolto l’approvazione del “rospo” il direttore del Centro di Biologia e Medicina della riproduzione dello European Hospital di Roma, Ermanno Greco: ''E' una legge disastrosa sotto il profilo scientifico e giuridico e rende molto più difficile avere una buona percentuale di successo a scapito della salute della donna, che viene esposta a rischi maggiori, a trattamenti ripetuti e al rischio di gravidanze multiple, trigemellari''. E Carlo Flamigni, uno dei pionieri della fecondazione assistita in Italia, ha dichiarato è una ''prevaricazione'' che non tutela la vita nascente. E' una ''ferita inferta al Paese''.
    ''Penso che sia una cattiveria fatta ad un'ampia popolazione di persone con delle sofferenze, sarà complicato trovare dei rimedi''. Da queste affermazioni si evince che i rospi più grossi e indigesti li dovranno ingoiare le donne. Vi state chiedendo perché mai le donne dovrebbero accettare di buon grado di sottoporsi a questa dieta? Ma è chiaro, no! Perché, avranno pensato i nostri parlamentari, le donne sono abituate, da tempi lontani, ad inghiottire i rospi. Inghiottivano rospi quando –emigravano- in Inghilterra per interrompere una gravidanza, inghiottivano rospi quando dalle mani delle mammane passavano ad un letto d’ospedale e da questo, nei casi più fortunati, in una cella del carcere circondariale. Inghiottono, pazientemente, il rospo che il Vaticano & Co. si ostinano ad ammannire loro e che vieta la vendita della RU486, un modo per rendere la tragedia personale dell’aborto meno cruenta e traumatica.
    Diceva Sant'Agostino che un'abitudine, se non contrastata, presto diventa una necessità. Forse i nostri parlamentari, usi a dar credito più ai Santi che alla Costituzione, avranno adottato l’aforisma agostiniano e, per timore di causare crisi di astinenza, hanno ritenuto di far cosa grata alle signore soddisfacendo quella che, ormai, è divenuta, più che una necessità, una assuefazione. “La previsione di limiti sul numero di embrioni formabili in un ciclo di concepimento assistito (art. 14 cc. 2 e 3), appare essere in contrasto con la lettera dell'art. 32 c. 1 della Costituzione, che prevede: "La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività". L'applicazione del c. 2 dell'art. 14 comporterebbe infatti notevoli rischi per la salute della donna (per tacersi della irragionevole assunzione di responsabilità per il medico). Infatti, per la lettera della norma, potendosi fecondare non più di tre ovociti, e posto che frequentemente la fecondazione di soli tre ovociti non porta alla formazione di alcun embrione con cui tentare l'impianto, si avrebbe l'effetto di dover moltiplicare i cicli di stimolazione ovarica con conseguente moltiplicazione dei rischi e dei disagi (a tal proposito i medici hanno calcolato che in media ogni donna dovrebbe triplicare i cicli di procreazione medicalmente assistita per avere le stesse percentuali di successo)”. Questa –overdose- di rospi causerà una crisi di rigetto che si manifesterà con una partecipazione di massa al probabile referendum che abrogherà questo rospo legislativo? Lascio la domanda in sospeso, più per amore della suspense che per intime e amletiche incertezze. Ospite a questo banchetto, insieme alle donne, sarà un’altra categoria di involontari rospofagi: tutti i malati colpiti da patologie che potrebbero trarre benefici dalla ricerca sulle staminali embrionali. Non sono pochi, in Italia sono 12 milioni , non lo dico io lo sostiene uno scienziato come Dulbecco. Dulbecco chi? Chiederebbe l’ineffabile Buttiglione, al che, i 12 milioni di malati e gli oltre 12 mila bambini nati con la PMA, (procreazione medicalmente assistita) negli ultimi 5 anni nei 120 centri per la procreazione assistita iscritti nel registro volontario per i concepimenti in vitro, dovrebbero rispondere in coro:
    “ Buttiglione chi? Ah, dimenticavo! La sola persona soddisfatta è stata SE Mons. Sgreccia. L’Avvenire, in un lungo e ponderato articolo, si è affannato a dichiarare che la 1514 non è la legge dei cattolici, ma dei laici. Laici chi?

    Il Calibano
    Piergiorgio Welby

  4. #274
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    IL SUO NOME E’ MAMMA ROSA (Il Calibano)

    14 febbraio 2004

    IL SUO NOME E’ MAMMA ROSA



    Mamma Rosa è la mamma per antonomasia. Nella scala evolutiva del genere mater è appena un gradino sotto la Madonna. Costanza, previdenza, temperanza. Questo è il triciclo sul quale si muove per superare le infide discese e le impervie salite della vita. Per nutrire i suoi cari con saggia oculatezza, fa più su-e-giù lei, al mercatino rionale, che vasche un olimpionico in allenamento. L’alimentazione giusta, le scuole giuste, la giusta educazione, i medici giusti.
    Eh, mens sana in corpore sano! "Chi è duramente provato dal male, sa che quando ribollire di mali inonda i viventi, il terrore stagna nel sangue" (Eschilo, I Persiani). Può accadere, accade, che, nonostante le materne premure, la mens sia sana, ma il corpus vacilli e crolli lentamente, ma inesorabilmente, preda di un maligno disfacimento. Mamma Rosa, tutte le mamme Rosa, sanno, come il pellicano e i gesuiti, dare il loro sangue per i figli, ma sanno anche combattere come tigri. La –necessità- mobilita tutte le energie disponibili per strappare il morituro al suo destino.
    I viaggi della speranza vanno dalla grotta di Lourdes allo studio di qualche luminare, perché le mamme Rosa hanno fatto proprio il motto "aiutati che Dio t’aiuta". In attesa dell’aiuto divino ci si aiuta, come si può, con i mezzi offerti dalla scienza. Se mamma Rosa venissi a sapere che un immaginario dott. Farina fosse il deus ex machina della situazione, e che dalla sua volontà dipendesse l’avvio di una sperimentazione salvifica e risolutrice, cosa pensate che farebbe? Sì, andrebbe dal taumaturgo e lo invocherebbe di fare tutto il possibile, più celermente possibile. Mettiamo il caso che il dott. Farina, dopo averla guardata torvamente, le sibili tra i denti: "Ecco, siamo a un sacrificio che salva altre vite. Nel tempo più secolarizzato della storia in realtà siamo tornati ad una religione che viene prima del cristianesimo, il sacrificio umano per far star bene gli altri.
    A Cartagine accadeva la stessa cosa, e i bambini venivano posati sulle mani della statua di Baal Hammon, divorati poi da un sacro fuoco benefattore dei malati. Gli Aztechi strappavano il cuore ai prigionieri per un radioso futuro". Mamma Rosa sbotterebbe così: "dottore, ma cosa sta dicendo? Gli Aatzechi? Baal? I bambini arrostiti?" I cuori strappati? Perché mai tutte queste colte divagazioni non le usa in qualche editoriale in occasione di un trapianto di cuore, fegato, polmone, reni? se lei avesse una cardiopatia dilatativa, una nefropatia degenerativa, una epatite fulminate, rifiuterebbe di farsi trapiantare l’organo di un ragazzino la cui –morte cerebrale- è una convenzione stabilita dai medici per poter espiantare?. Se avessero espiantato Lazzaro, cosa avrebbe resuscitato il buon Gesù?
    Se si stabilisce, per convenzione, che una vita è finita, perché non si può stabilire, per convenzione, che una vita non è ancora iniziata? Sa quanti –cuori strappati, polmoni strappati, reni strappati, fegati strappati- hanno restituito la vita ad una persona?
    "Lei, sì, proprio lei, mi firmi una carta dove si impegna a non accettare mai di essere salvato da un organo strappato ad un –non morto- ed io me ne andrò da qui". Eh, le mamme Rosa hanno ungues et rostra affilati! Ma il dott. Farina potrebbe, come il noto Azzeccagarbugli manzoniano, sfoderare il latinorum. "Il filosofo Emanuele Severino, il quale se ci fosse un Nobel l'avrebbe vinto (non è Gianni Vattimo e nemmeno, con tutto il rispetto, Norberto Bobbio), giustifica l'operazione nella sua dura essenza: «È un sacrificio che salva altre vite». Dice: «È un omicidio», clonare «un uomo in potenza» per curarne un altro, ma si può fare. Aveva usato le stesse argomentazioni, anche Marcello Pera quando non era ancora presidente del Senato e si limitava ad essere un filosofo della scienza".
    Allora mamma Rosa, le mamme Rosa sono imprevedibili, gli ricorderebbe che: "Ma proprio dall'evocazione greca del senso ontologico del divenire scaturisce inevitabilmente il tramonto di ogni Dike e ogni riparo immutabile. La civiltà moderna, come storia della distruzione degli immutabili è il fenomeno, l'immagine inadeguata di quella inevitabilità. Se si riesce a scendere al di sotto di questo fenomeno, si scorge che l'ordine immutabile del divenire rende impossibile il divenire, perché trasforma in ente il niente da cui le cose provengono e in cui ritornano (cfr. E. S., Gli abitatori del tempo, cit., 3; Legge e caso, cit.; Destino della necessità, cit.,II): l'ordine immutabile occupa gli spazi del divenire e li riempie; e il divenire diventa apparenza.
    Ma poiché l'Occidente non rinuncia alla propria fede fondamentale nell'esistenza del divenire, ogni immutabile Dike deve essere spinta al tramonto. La fede originaria dell'Occidente - l'evidenza del divenire -è il fondamento di queste conseguenze". Insomma, caro dottore, si metta al lavoro e dalla sua blastocisti tiri fuori la cura per mio figlio, oppure, se questo Occidente le fa venire l’orticaria, si arruoli in qualche club fondamentalista, lì troverà verità eterne e incontroveritibili, e lasci ad altri l’onere e l’onore di seguire virtute e conoscenza.


    Il Calibano
    Piergiorgio Welby

  5. #275
    io e basta
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    SACRIFICI UMANI (Il Calibano)

    17 febbraio 2004

    Se è vero, come è vero, che il sonno della ragione genera mostri, è innegabile che l’insonnia della ragione è foriera di inquietanti allucinazioni. L’insonnia della ragione si ha quando, un giornalista come Farina, per trovare argomenti a sostegno della sua avversione nei confronti della clonazione terapeutica e la ricerca sulle staminali embrionali…”Scaccia questo morbido sonno, contraffazione della morte; e guarda la morte in persona!” (William Shakespeare). Sì, l’insonne Farina ha guardato la morte ed ha dedotto che: “Ecco, siamo a un sacrificio che salva altre vite. Nel tempo più secolarizzato della storia in realtà siamo tornati ad una religione che viene prima del cristianesimo, il sacrificio umano per far star bene gli altri. […]Gli Aztechi strappavano il cuore ai prigionieri per un radioso futuro. In fondo, per gli Aztechi lo schiavo era un niente”. J. Campbell, nel saggio “Le figure del mito” riporta questa leggenda: “Nanahuatzin, Il Pustoloso, dio della sifilide, si gettò in un gran fuoco, divenendo in virtù di quel gesto, il portatore del sole di questa ultima età del mondo. Ma quell'unico sacrificio, benché divino, non fu sufficiente. Per mantenere il sole in movimento occorrono continui sacrifici; e per questo è stata introdotta la sacra istituzione della guerra, onde raccogliere le vittime, i cui cuori, strappati ancora pulsanti dai loro petti squarciati, vengono quotidianamente gettati, come fiori di gratitudine al Datore di vita”. L’antropologo M. Harris nel “La nostra specie” annota: “Nell'Antico Testamento, Jahvè ordina ad Abramo di mani*festargli la sua obbedienza uccidendo il suo unico figlio Isacco. All'ultimo momento Dio si placa e Isacco è risparmiato. Non fu così per i bambini fatti sacrificare durante i regni di tre re sci*smatici (Acaz, 2 Re 16,3; Manasse, 2 Re21,6; Acab, 1 Re 16,34). Anche nei regni vicini a quello di Israele i bambini erano impie*gati come vittime sacrificali. Gli scavi archeologici effettuati a Ge*rico, per esempio, indicano che i cananei della Bibbia sacrifica*vano i bambini e li seppellivano sotto le fondamenta di templi e palazzi. E gli antichi documenti assiri conservano la memoria di immolazioni sul fuoco di bambini come offerte sacrificali”. Il sacrificio umano non è finalizzato alla salvezza di un’altra vita, ma ha come scopo il mantenimento o il ripristino di un ordine cosmico, di un armonia supposta o auspicata dei cicli naturali e della volontà divina (cfr. R. Biasutti, Razze e Popoli della terra). Questi sacrifici umani, più che all’utilizzo di una blastocisti per la ricerca scientifica, sembra che abbiano dei punti in comune con la dichiarata necessità di lasciar morire milioni di malati incurabili e inguaribili pur di non violare un –misterioso- ordine, divino o naturale, che sarebbe garante e limite dell’umano agire. L’insonnia della ragione è devastante e il delirio che ne consegue fa dire a Farina: “Mi piacerebbe fosse proposto un minuto di silenzio sui campi di calcio per il sacrificio di quegli embrioni […]”. Nel mondo milioni di persone aspettano un aiuto dalla scienza. Donne, uomini, bambini, vite, storie di sogni spazzati via da un male incurabile, progetti naufragati sugli scogli di una diagnosi, ambizioni annegate nel bianco asettico di una corsia d’ospedale. Milioni! I numeri ci lasciano indifferenti, ma questi milioni hanno un nome, un volto, sono fatti di carne, sangue, ossa; amano, soffrono e si disperano, si illudono, si spengono nel silenzio di una stanza che è stata la loro tomba per mesi, per anni; mentre i Grandi Sacerdoti auspicano un minuto di silenzio in memoria degli embrioni. D’oltre oceano risponde la squilla di un altro Grande Sacerdote che, ieraticamente, affonda il coltello di ossidiana nel torace della vittima. Il professor Leon Richard Kass, presidente del Consiglio di Bioetica americano, commenta così l'annuncio della clonazione terapeutica di 30 embrioni dato dagli scienziati delle Università del Michigan e di Seul: “…io mi sono sempre opposto al prolungamento indefinito della vita, voglio precisare che, allo stato attuale, non si sa ancora quanto verrà mantenuto delle promesse formulate oggi. Si rischia di sfruttare tristemente le speranze della gente che soffre”. La ricerca scientifica trasformata in un inaffidabile imbonitore, una mistificazione giocata sulla pelle di chi soffre, ineffabile questa frase: “io mi sono sempre opposto al prolungamento indefinito della vita” perché non stamparla a lettere cubitali sulle diagnosi consegnate ai genitori dei Duchenne di 8/12 anni o degli SLA di 30/35 anni? Lasciamo che i Grandi Sacerdoti, dalla sommità delle piramidi, continuino indisturbati a preservare L’ORDINE & IL MISTERO sacrificando –le vite- e diamo voce a chi combatte in prima linea. Claudio Bordignon, direttore scientifico del San Raffaele di Milano ha dichiarato: “in Svezia hanno già battuto il Parkinson, ora toccherà alla distrofia muscolare […]Oggi sappiamo che si può curare una retina malata in animali usando tessuti di embrione. Non sappiamo se lo stesso accade con cellule staminali adulte”. –Non sappiamo!- e per sapere occorre che la ricerca percorra le strade più promettenti, strade che i Grandi Sacerdoti hanno sempre tentato di sbarrare, sia che si trattasse di un cadavere dissezionato da Andrea Vesalio, cosa che gli procurò una condanna a morte (condonata in un viaggio a Gerusalemme durante il quale morì), sia che si tratti delle blastocisti, frutto della ricerca condotta da un gruppo dell'Università di Seul di Woo Suk Hwang e da uno dell'Università del Michigan diretto da Cibelli.

    Piergiorgio Welby

  6. #276
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    Predefinito Rif: Gli editoriali del Calibano

    ITALIANI BRAVA GENTE (Il Calibano)

    21 febbraio 2004

    La civetta, uccello sacro a Minerva e simbolo di saggezza, vola al tramonto. Durante il giorno sono altri uccelli a intrecciar carducciani voli e, nell’attesa dell’occaso, non ci resta che porgere l’orecchio ai loro canti che suonano pressappoco così: i politici sono ladri, gli uomini mascalzoni, le donne infedeli, i commercianti truffatori, gli operai scansafatiche, gli impiegati nullafacenti, gli imprenditori corruttori, i pubblici ufficiali corrotti, i medici incoscienti, gli invalidi falsi, gli artigiani disonesti, i giornalisti pennivendoli, i magistrati faziosi, gli avvocati profittatori, i vecchi egoisti, i giovani edonisti, gli studenti imbelli, i professori ignoranti e gli arbitri venduti. Questa foto degli Italiani, più inquietante di un’indagine di Ilvo Diamanti, è quello che emerge all’alba della campagna elettorale. Dunque, di questo popolo di ex eroi, ex santi, ex navigatori, ex poeti, ex posteggiatori…non si salva proprio nessuno? Beh, nessuno nessuno, no! Si salvano solo Don Matteo-Terence Hill e il maresciallo Cecchini-Nino Frassica. Lo so lo so, sono due personaggi televisivi, ma se non appari in TV è come se non esisti. Loro esistono e danno un valore alla vita, che altrimenti sarebbe “una storia che viene raccontata da un idiota, piena di rumore e di violenza” (Shakespeare,Macbeth). Li ritroveremo, un giorno, l’uno elevato agli onori della Cattedra di Pietro e l’altro…vabbè, meglio non pensarci. D'altronde i due personaggi sono metafora e inveramento del pensiero agostiniano: la città di Dio e la città dell’uomo, la Chiesa e lo Stato. Certo, si vede d’acchito che non c’è partita! Don Matteo ha l’occhio slavo, ieroso, la volitiva mascella di Ridge, e la RAI lo presenta così: “Don Matteo Bondini, non è un sacerdote qualunque ma un ex missionario dal talento un po' speciale. Possiede uno straordinario intuito che, unito alla sua profonda conoscenza dell'animo umano, fa sì che si orienti con successo anche nei meandri dei delitti più complicati. E’ una persona generosa, semplice, intuitiva, intelligente, meticolosa, tenace, informale, senza pregiudizi. Ma Don Matteo è anche pienamente un sacerdote. Il suo compito è risvegliare le coscienze. La sua missione non è solamente quella di smascherare il colpevole, ma soprattutto quella di mostrargli che, nel libero arbitrio che ci è stato concesso fra male e bene, quest'ultimo è l'unica via. Il sacerdote ha un grande senso dell'umorismo e una vasta capacità di osservare quello che lo circonda”. Il maresciallo Cecchini ha il baffo inutilmente autoritario e, paragonato a Don Matteo, ha il sexappeal di un supplì con Coca Cola, davanti ad un aragosta alla Termidoro con Bordeaux Château Carbonneux. Manca anche la becera testardaggine di Peppone nei confronti di Don Camillo. Don Matteo non è il pastore che cerca e prende in braccio la pecorella smarrita: “La sua missione non è solamente quella di smascherare il colpevole, ma soprattutto quella di mostrargli che, nel libero arbitrio che ci è stato concesso fra male e bene, quest'ultimo è l'unica via”. Capito? In astratto il –libero arbitrio- c’è, ma se la pecorella ne fa uso, il pastore chiama il maresciallo, ed insieme riportano, a calci, la deviante nel gregge. Il gregge è, per sua natura, paziente e, sorvegliato dai due maremmani, si lascia guidare verso i pascoli celesti, anche se preferirebbe i più terreni pascoli di tarassaco e ruchetta. Oltre la metà delle pecore è favorevole a una legge che permetta l’eutanasia, sette pecore su dieci sono favorevoli alla clonazione terapeutica e alla ricerca sulle staminali embrionali, qualche pecorella vorrebbe la RU486, qualche altra vorrebbe divorziare in tempi brevi, ci sono anche pecore che vorrebbero metter su famiglia senza curarsi del sesso del partner. Insomma, come recita l’adagio: il gregge è bello perché è vario. Ma Don Matteo, per bocca del maresciallo Cecchini, fa sapere che l’eutanasia è un -delitto- la ricerca con le staminali embrionali –un crimine contro l’umanità- che il divorzio breve –africanizza- la famiglia, la RU486 banalizza l’interruzione di gravidanza, e le coppie devono essere maschiofemmina. Don Matteo fa il suo lavoro, ma il gregge vorrebbe che lo facesse senza la complice subordinazione del maresciallo Cecchini. In attesa che l’uccello sacro a Minerva spicchi il volo, i pazienti ovini pascolano dove possono, quel che possono. E sognano un prato Radicale.



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    LA LEGGE DI PROCUSTE(Il Calibano)

    27 febbraio 2004


    Il legislatore europeo si ispira a Tucidide ed alla sua definizione di democrazia: “"La nostra Costituzione[...]si chiama democrazia perché il potere non è nelle mani di pochi, ma dei più." (Tucidide II, 37). Il legislatore italiano preferisce ispirarsi a Procuste, un bieco brigante che accorciava o allungava i viandanti che non si adattavano alla lunghezza del suo letto. L’ultimo parto di questa procustiana Weltanschauung si preannuncia con uno slogan inquietante: “accorciate la notte, allungate la vita!”. Il popolo della notte verrà costretto ad adagiarsi sul diabolico letto e ridotto, con violenta coercizione, allo standard legislativo. Questa preoccupata e preoccupante attenzione per la –vita- è un fiume (il Tevere?) che esonda e travolge abitudini e scelte individuali. Attenzione che, procustianamente, non tiene in nessun conto di quella che Tucidide chiama democrazia. Il 78,6% degli italiani è d'accordo con la possibilità di eutanasia nel caso di malattie allo stadio terminale? Il min. Sirchia risponde che “tutto l'impianto dell'eutanasia è una falsità” e, Giovanni Paolo II ribadisce: "Nessuno ha il diritto di sopprimere qualcuno a causa della sofferenza di cui questi patisce". Ambedue, seppure da punti di vista e convinzioni etiche (si spera) diverse, si ostinano ad ignorare la realtà, un realtà che, come un tragico filo rosso, segna, con uno stillicidio di morti e processi –assurdi- le cronache dei quotidiani. Leggere questa realtà ed interpretarla è stato un compito che si sono assunti gli psichiatri riuniti alla Sapienza di Roma. Il Parlamento, ha affermato il presidente della Società italiana di psicopatologia Paolo Pancheri, ''deve prendere atto che si tratta di un problema sociale emergente, come lo era l'aborto in passato: deve dunque provvedere a regolamentare per legge la richiesta di ricorso all'eutanasia, al fine di evitare eccessi ed abusi''. L'eutanasia, secondo Pancheri, ''va depenalizzata e, naturalmente, regolamentata''. Un primo passo, ha aggiunto, sarebbe l'approvazione della proposta relativa al Testamento biologico. Della stessa opinione anche lo psichiatra Roberto Brugnoli dell'Università La Sapienza di Roma: ''Una legge è indispensabile - ha affermato - anche per controllare un fenomeno il cui sommerso sta assumendo dimensioni preoccupanti''. Alcune stime indicano infatti in oltre il 10% l'incidenza dei casi di eutanasia nonostante il divieto attuale. D'altro canto, la legge è chiara. Il Codice penale, ha rilevato lo psichiatra forense Stefano Ferracuti, ''proibisce il suicidio assistito e l'eutanasia è considerata omicidio volontario''. Il punto, secondo Ferracuti, è ''riconoscere l'autodeterminazione dei pazienti e effettuare una revisione degli articoli in materia del Codice penale''. Scriveva Lichtenberg che è impossibile portare la fiaccola della verità in mezzo alla folla senza bruciare qua e là qualche barba. Ma questa ostinazione nel rifiutare l’eutanasia, unita alla certezza di possedere l’unica verità, sta bruciando sul rogo dell’intolleranza migliaia di vite che già bruciano nel dolore. Cosa basterebbe per spegnere questi roghi? Basterebbe una legge per migliorare la situazione! In base all'esperienza dell'Olanda, che ha depenalizzato l'eutanasia nel 2002: ''La legge olandese - ha spiegato Gan Van der Wal, dell'Università di Amsterdam - afferma che l'eutanasia è proibita, eccetto in particolari situazioni di malattia terminale e di richiesta consapevole del paziente''. Il vantaggio maggiore della regolamentazione? ''E' che ora - ha concluso Van der Wal - il medico che rispetta il desiderio di morire del paziente non é più considerato un criminale''. Cosa pensano gli Italiani dell’informazione sull’eutanasia? Per l'80% del campione di una recente ricerca, i mass media danno su questo tema una informazione “frammentaria e poco comprensibile”. Cosa fa la RAI per soddisfare questa domanda di approfondimento? Il 19 febbraio da alcuni parlamentari è stata presentata in Senato una proposta di legge per depenalizzare l'eutanasia e permettere di farvi ricorso nei casi di malattie terminali. Pochi giorni dopo il Procuste istituzione che officia il rito mediatico di Porta a Porta, taglia le gambe al desiderio di conoscenza di tanti cittadini su di un tema tanto attuale e invita Terence Hill e Nino Frassica a descriverci l’Italia e gli Italiani mediati dall’ineffabile sceneggiato “Don Matteo”.

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  8. #278
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    POVERO DIAVOLO! (Il Calibano)

    29 febbraio 2004

    POVERO DIAVOLO!


    I diavoli sono, sotto il profilo della loro reale consistenza, un nulla, immagini proiettate in raffigurazioni visibili e fantastiche che esprimono la conflittualità dell'uomo con le realtà storiche o naturali. L'uomo avverte la natura e la storia come ambiti ostili e minacciosi e può sollevare la minaccia e l'ostilità a figure immaginarie e diaboliche. I fatti naturali, cui conseguono la distruzione delle messi, la devastazione dei prodotti rurali, la moria degli animali, si configurano come eventi incomprensibili. Così l'invasione di nemici o la violenza esercitata da predatori: quando i Tatari, passando attraverso le pianure dell'Asia, giungono ai confini dell'Italia e hanno già invaso parte della Russia, la leggenda dell'epoca attribuisce l'invasione ad un'operazione demoniaca considerando i Tatari come «filii diaboli». (Il diavolo, Alfonso M. di Nola. 1987 Newton Compton editori s.r.l.). Il diavolo deve gran parte della sua fama a Santa Romana Chiesa. È lei che lo ha dopato, esagerandone la potenza e la –diabolica- astuzia. È un artigiano fallito: “Il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi”, fallito anche come agricoltore: “La farina del diavolo finisce in crusca”, come insegnante ha scarse possibilità: “Le donne ne sanno una più del diavolo”. Anche nella letteratura gli va male, Karl Kraus lo relega tra i disoccupati: “Il diavolo è un ottimista se crede di poter peggiorare gli uomini” e Fëdor Dostoevskij ne mette in dubbio, addirittura, l’autenticità: “Se il diavolo non esiste, ma l'ha creato l'uomo, credo che egli l'abbia creato a propria immagine e somiglianza”. Dove finisce un VIP in disarmo? Semplice! Finisce in RAI! I più fortunati su “L’isola dei famosi”, i più sfigati a “La Talpa”, i poveri diavoli finiscono a “Enigma”. Programma condotto da Andrea Vianello e che la RAI presenta così: “Fra le trasmissioni di informazione, spicca Enigma (Rai Tre, venerdì prima serata): che prende spunto dal fatto che ci sono momenti storici, o eventi, che ci scorrono di solito addosso e che vale la pena ricostruire, per trovarvi i punti oscuri, o nascosti, o poco chiari anche nei nostri ricordi”. Cosa non si fa per un po’ di notorietà! Il povero diavolo si offre, incaprettato come un agnello sacrificale, alla morbosa curiosità dei telespettatori e alle dotte dissertazioni degli ospiti. Nessuno si domanda come mai il Principe delle tenebre non ricorra ad un diabolico blackout e mandi in vacca la trasmissione. Invece, Andrea Vianello chiede a Mons. Corrado Calducci, demonologo, se il diavolo esista veramente. Tutti i presenti trattengono il fiato; il momento è solenne, la risposta imprevedibile. Chi si fosse aspettato una risposta del tipo –no, il diavolo non esiste, ma io sono un esorcista e noi esorcisti non abbiamo la cassa integrazione, quindi le debbo dire che esiste- rimane deluso. Per Mons. Balducci non esiste un diavolo, ne esistono miliardi, anzi, un numero impronunciabile. Il filosofo Sergio Moravia assesta la prima legnata illuminista sul groppone del satanasso e, fissando Balducci negli occhi, afferma risolutamente –il diavolo non esiste, sono le nostre innumerevoli angosce a dargli forma- il demonologo-esorcista vacilla, pencola, arrossisce, è chiaro che non voglia andare in pensione, poi, alza minacciosamente il braccio, molto secolare, con l’indice teso e sbotta: “per lei non esiste, per me sì!”.il braccio è ancora a mezz’aria e già l’antropologa Cecilia Gatto Trocchi, un nome che sembra un esorcismo, scaraventa il diavolo in un’ isola sperduta a far compagnia a qualche aborigeno. Mala tempora…una mano a Mons. Corrado Balducci viene dal giornalista Vaticanista Marco Tosatti che butta sulla bilancia quattro storie paurose, come quelle che ci si raccontava davanti al camino quando la TV era là da venire. Sullo schermo scorrono icone del maligno così come emergono dai dipinti e dalle xilografie medievali. Tante di quelle corna che sembra di assistere ad un film di mandrie e cow-boy degli anni cinquanta. Passando di mano in mano, il paziente belzebù finisce in quelle dello psichiatra Giancarlo Nivoli che, senza scomporsi, ammette di essere disposto a sottoporre l’angelo decaduto a qualche seduta psicoterapica. Mons. Balducci è sull’orlo di una crisi di nervi e, come ultima carta, gioca l’asso delle possessioni diaboliche che, per essere tali, debbono soddisfare tre condizioni: il posseduto deve avere la bava alla bocca, gesticolare in modo inconsulto e parlare in modo incomprensibile. Nessuno ha il coraggio di dire che questo quadro clinico degli indemoniati è identico a quello dei fumatori costretti a viaggiare su treni antifumo e alla sintomatologia osservata nei tifosi dell’Inter. Anche questi –effetti speciali-, che dovrebbero certificare l’esistenza del diavolo, sono accolti da un gelido disinteresse. Dopo “L’esorcista” di William Friedkin nessuno prende più sul serio un po’ di scialorrea e l’ipercinesia. Visto che un bel diavolo non è possibile dissezionarlo, privati dell’habeas corpus, il conduttore e gli ospiti, nonostante il recalcitrante Mons. Corrado Balducci, demonologo in servizio permanente effettivo, ripiegano sui mortali che indulgono in ambigue frequentazioni con il Signore delle Mosche. Come in ogni giallo che si rispetti, i probabili colpevoli sono numerosi e la prof. Cecilia Gatto Trocchi intona, madamina, il catalogo è questo: massoni, banchieri, finanzieri e, non si capisce per quale percorso logico, gli ex marxisti. Qualcuno aggiunge alla lista i rocchettari, gli spinellatori, gli amanti del sesso estremo, Pacciani e i compagni di merende ecc. Ormai, tolti i freni inibitori si gioca al massacro e, se la trasmissione continuasse, finirebbero sulla lista nera il rumoroso inquilino del piano di sopra e il capoufficio orchiclasta. Il tempo stringe! Ed anche i telespettatori stringono tra le mani l’identikit del diavolo. È un antiproibizionista, libertino, liberista e libertario. Vi ricorda qualcuno?



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    BOSSI, ANNIBALE E LE LUMACHE (Il Calibano)

    2 marzo 2004


    Nell'introduzione di una sentenza pronunziata a Macon nel 1481, si fa riferimento al danno portato dalle lumache e si prescrive che i preti si portino sui luoghi invasi da esse, perché, invocando la misericordia di nostro Signore Gesù Cristo, l'aiuto dell'Altissimo, della gloriosa Vergine Maria e di tutti i santi esorcizzan*do ordiniate e ammoniate per una, due e tre volte che le lumache si astengano da ogni tormento inflitto al popolo, dal rodere, devastare, portare danno e nocumento ai cereali e alle erbe, ai campi, alle culture, ai virgulti con le loro secrezioni. E se per istigazione di Satana non obbediranno a tale ingiunzione... le malediciamo e scomunichiamo.

    La leggenda vuole che Amilcare, la notte della partenza, abbia chiesto al figlio di giurare odio eterno nei confronti di Roma e sempre secondo la leggenda questo giuramento sarebbe alla base di tutta la storia futura di Annibale e della furia con cui combatté Roma e i Romani. Nella sua campagna contro Roma perse un occhio e anche due fratelli, Asdrubale e Magone.

    Cosa hanno in comune Bossi, Annibale e le lumache? No, non sono –ancora- vittima dell’Alzheimer! D'altronde, c’è una logica anche nella follia e, come scriveva William Blake: “Se lo stolto persistesse nella sua follia troverebbe la saggezza”. Io persevero! Le lumache volevano privare il popolo di Dio della lattuga e causare una carestia. Bossi vuole privare le tonache rosse dell’8 per 1000 e costringerle ad indossare il saio e i sandali del Santo di Assisi. Infatti da quel di Padova ha affermato: "Bisognerebbe togliere l'8 per mille alla Chiesa, rimetterli a piedi nudi e dar loro la possibilità di fare i francescani. Finalmente si salverà la religione". Ve lo immaginate Mons. Ruini che, invece di dettare la linea politica al parlamento, se ne va, come fra’ Galdino “…alla cerca delle noci” o Mons. Sgreccia che predica agli uccelli (beh, questo già lo fa, ma dal pulpito del comitato per la bioetica!) o il Santo padre che, la domenica mattina, benedice i lupi stipati in piazza San Pietro? No, caro Umberto! Il tuo peccato si chiama hybris. La tracontanza propria degli eroi tragici, un atto di superbia contro Dio o chi lo rappresenta. Come finì la hybris dell’escargot è cosa nota: le lumache accompagnate da un "goccetto" di vino dei Castelli, ravvivate da un bel pomodoro, vivacizzate con pepe abbondante, aromatizzate con la mentuccia e un pizzico di Peperoncino si offrono, non so quanto volentieri, ad allietare le tavole e gli stomaci dei Romani, il giorno di San Giovanni. Brutta fine! Coraggio Umberto, forse sei ancora in tempo a non finir bollito nella pentola di una scomunica, fa come Enrico IV che venne ricevuto dal Papa nel castello di Canossa, ma solo dopo essere rimasto per tre giorni a piedi nudi nella neve. Provate, oltre ogni ragionevole dubbio, le affinità, elettive o gastronomiche, che accomunano le limacee al Senatur, passo al secondo corno dell’ –ehm- elmo. Annibale, come tanti, non sopportava Roma, la caput mundi, la città eterna, l’Impero che dall’Asia, alle sponde del Nilo, alla selva di Teutoburgo, faceva risuonare le note di: “la società dei magnaccioni”. È vero, sono insopportabili! Caro Umberto, hai ragione! Ma ti conviene gettarti a corpo morto nel Roma delenda est? Annibale fu mollato proprio dai suoi alleati. Lo so che i tuoi alleati non ti abbandonerebbero mai –o no?- ma ti conviene finire i tuoi giorni a Libissa? Dopo Annibale, c’hanno provato in tanti a cambiare l’Urbe. I loro nomi? Boh! Sic transit gloria mundi! Non basta sostituire Ponte Mollo con Ponte di Legno, giurare a Pontida, travasare l’acqua del Po nella laguna per cambiare Roma e i Romani, fosse così facile, in 2757 anni qualcuno ci sarebbe riuscito. Der Mensch ist was er ibt (l’uomo è ciò che mangia) quindi per cambiare gli uomini devi cambiare la loro dieta. Tu lo puoi fare, sei o no un ministro della Repubblica? Sei o no l’ago della bilancia? E allora, con un bel decreto legge, sostituisci la pasta alla carbonara con la polenta taragna e, in un paio di generazioni, tutti i Romani canteranno…O mia bela Madunina che te brilet de luntan tuta d'oro e picinina, ti te dominet Milan. ...

    Piergiorgio Welby
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    L’EVOLUZIONE INGRASSA! (Il Calibano)

    6 marzo 2004

    L’EVOLUZIONE INGRASSA!


    L’evoluzione è la responsabile dei nostri addomi incontenibili e dei glutei frananti. È lei che costringe più di un terzo dell’umanità a passare metà della vita sulla bilancia e l’altra metà a contare le calorie e a far diete (sarà per questo che il creazionismo è alla riscossa?). L’antropologia ci spiega che mangiar troppo non è un difetto del carattere né un desiderio di tornare all'utero materno né un sostituto del sesso o una rival*sa sulla povertà. Al contrario è un difetto fisiologico ereditario del corpo umano, una debolezza che la selezione naturale non è stata capace di eliminare. La capacità di trasformare le calorie in eccesso del cibo con*sumato in depositi grassi è una eredità biologica condivisa dall’e*sperienza ominide lungo tutto il corso dell’era pre-industriale. L’alternarsi di periodi di vacche magre a periodi di vacche grasse selezionava gli individui. Chi era più –abile- nell’imbottirsi di cuscinetti adiposi sopravviveva. “E tutti i continenti”, scriveva quell’ottimista di Darwin a Hocker nel 1865, “brulicheranno di uomini di valore e di dottrina...”( e di taglie over size!). Oggi, viviamo il tempo delle vacche bulimiche. L’orwelliano Grandefratello, eforo della nostra integrità fisica e morale, osservando i fondoschiena in rapida ed incoercibile espansione, ha deciso di sostituirsi alla natura, resa forzosamente benigna dalla tecnologia, e, per aver ragione del grasso, ha decretato di infliggere ai sudditi renitenti delle carestie artificiali. La –carestia- imposta dai Francesi ha la stessa filosofia della ghigliottina: “Niente più merenda nelle scuole francesi. Il ministero l'ha vietata, definendola dannosa e causa dell'obesità infantile. Il ministro della scuola Xavier Darcos ha ordinato di eliminare lo spuntino di metà mattinata. Faranno eccezione alcune zone rurali o in provincia dove i bambini sono costretti a camminare o a prendere un bus per arrivare a scuola. I distributori di merendine saranno sostituiti con punti vendita di frutta o di bibite naturali”. In Italia la carestia artificiale è stata ispirata, non poteva essere altrimenti, dagli intramontabili 10 comandamenti 10. Un decalogo firmato dal ministro Sirchia: 1) Mangia ogni giorno cibi differenti e che ti piacciono 2) La prima colazione è importante: scegli pane, frutta e cereali; 3) Non esistono cibi buoni e cibi cattivi: essi però si differenziano per il contenuto calorico. Più alto è il contenuto calorico, più piccola deve essere la porzione ingerita; 4) Dai la preferenza ai carboidrati complessi come pane, pasta e riso, e a frutta e verdura: questi dovrebbero costituire il 50% dell'apporto calorico; 5) La frutta e la verdura non devono mai mancare ad ogni pasto e il pesce è bene che venga servito almeno 2 volte la settimana 6)I grassi sono fortemente calorici e devono essere assunti con moderazione. Controlla e riduci al minimo i grassi saturi e i cibi che più ne contengono, come pasticceria, salse, formaggi, salumi; 7) Evita di mangiare fuori pasto e se lo fai limitati a porzioni molto piccole e alla frutta; 8) Bevi acqua liberamente, ma controlla la quantità di bibite che ingerisci; non superare mai in questo caso 1 piccolo bicchiere al giorno; 9) Ricordati che devi lavare i denti ogni volta dopo che hai mangiato o bevuto bibite, usando un dentifricio al fluoro; 10) Devi fare movimento ogni giorno, perché questo ti rinforza i muscoli e le ossa e ti fa stare bene in salute. Non è necessario che tu faccia sport; qualunque movimento va bene purché duri nella giornata almeno 1 ora. Controlla settimanalmente il tuo peso: saprai così se non avrai ecceduto nel cibo e se avrai fatto abbastanza movimento fisico. Secondo il rapporto sull'obesità dell'Istituto Auxologico Italiano, un adulto su tre è in sovrappeso (33,4%) e il sud supera il nord. Per quanto riguarda l'obesità vera e propria, invece, si va dal 9 per cento del nord Italia al 12 per cento del sud. Il che significa che più o meno 17 milioni di italiani sono in sovrappeso, e quasi cinque milioni sono obesi. Avranno successo queste crociate antigrasso? Quando saremo tutti ridotti a tristi ed emaciati divoratori di crusca e yogurt magri potremo dire di aver sconfitto l’evoluzionismo. Saremo i vittoriosi capostipiti di una nuove specie: homo insipiens-magrus! Proprio vittoriosi? Uhm, basterà una carestia vera, una di quelle bibliche, ed allora…sopravvivranno soltanto i panciofili, e si ricomincerà daccapo. Natura non facit saltus! Un saluto da Linneo.

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    Piergiorgio Welby

 

 
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