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  1. #31
    io e basta
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    Predefinito Riferimento: Gli editoriali del Calibano

    Carneade, Giovanardi e le camicie brune

    11 settembre 2004

    di Il Calibano

    " Carneade! Chi era costui? " ruminava tra se don Abbondio seduto sul suo seggiolone, in una stanza del piano superiore, con un libricciolo aperto davanti, quando Perpetua entrò a portargli l'imbasciata. " Carneade! questo nome mi par bene d'averlo letto o sentito; doveva essere un uomo di studio, un letteratone del tempo antico: è un nome di quelli; ma chi diavolo era costui? ".
    (Alessandro Manzoni, I Promessi sposi).

    Scriveva Agostino d’Ippona che Dio si conosce meglio nell'ignoranza, e l’ignoranza, a volte, è, per dirla col Parini, scudo e usbergo. Se don Abbondio avesse saputo chi era Carneade non avrebbe risolto i suoi problemi esistenziali…anzi, li avrebbe accresciuti. Carneade di Cirene era stato un filosofo della Media accademia, passato alla storia per delle conferenze tenute a Roma, nel 155 a.C. Carneade un giorno fece l'elogio della giustizia e il giorno dopo, sostenne la tesi contraria, ottenendo, in entrambe i casi, gli applausi e l’approvazione degli ascoltatori e dimostrando che la certezza è una chimera e al saggio non resta che scegliere ciò che, di volta in volta, gli sembrerà più probabile.

    L’antropozoopsicosociologia, pseudoscienza strumentalmente inventata in questo momento, suddivide gli uomini in due categorie: le testuggini e i paguri. Gli uomini-testuggine affidano la loro salute psicofisica ad un carapace solido e protettivo e, forti di quest’unica certezza, affrontano i mutamenti e gli imprevisti della vita rinchiudendosi nel guscio e rifiutando le novità. Gli uomini-testuggine, pur nella loro apparente inoffensività, sono pericolosi a sé e agli altri. Prendiamo, ad esempio, don Ferrante…non credeva alla peste e non credeva ai medici, ed il suo argomentare era, come i discorsi di Socci, filosoficamente corretto: "" In rerum natura, " diceva, " non ci son che due generi di cose: sostanze e accidenti; e se io provo che il contagio non può esser nè l'uno nè l'altro, avrò provato che non esiste, che è una chimera. E son qui. Le sostanze sono, o spirituali, o materiali. Che il contagio sia so*stanza spirituale, è uno sproposito che nessuno vorrebbe sostenere; sic*chè è inutile parlarne. Le sostanze materiali sono, o semplici, o com*poste. Ora, sostanza semplice il contagio non è; e si dimostra in quat*tro parole. Non è sostanza aerea; perchè, se fosse tale, in vece di passar da un corpo all'altro, volerebbe subito alla sua sfera. Non è acquea; perchè bagnerebbe, e verrebbe asciugata da' venti. Non è ignea; per*chè brucerebbe. Non è terrea; perchè sarebbe visibile. Sostanzia com*posta, neppure; perchè a ogni modo dovrebbe esser sensibile all'occhio o al tatto; e questo contagio, chi l'ha veduto? chi l'ha toccato? Riman da vedere se possa essere accidente. Peggio che peggio. Ci dicono que*sti signori dotti che si comunica da un corpo all'altro; chè questo è il loro achille, questo il pretesto per far tante prescrizioni senza costrut*to. Ora, supponendolo accidente, verrebbe a essere un accidente tra*sportato: due parole che fanno ai calci, non essendoci, in tutta la filo*sofia, cosa più chiara, più liquida di questa: che un accidente non può passar da un soggetto all'altro. […] His fretus, vale a dire su questi bei fondamenti, non prese nes*suna precauzione contro la peste; gli s'attaccò; andò a letto, a morire, come un eroe di Metastasio, prendendosela con le stelle".

    Gli uomini-paguro non hanno un carapace di loro proprietà e, per non vivere in un perenne stato di insostenibile incertezza, si appropriano di quel carapace che, in quella fase del loro sviluppo psicofisico, gli possa fornire un valido aiuto. Allora, verrebbe da pensare, gli uomini-testuggine sono tetragoni ma coerenti…mentre, gli uomini-paguro sono degli incoerenti flip-flop? Così sembrerebbe a prima vista; in realtà, i paguri sono coerenti nel ritenere la ricerca, ininterrotta e senza pregiudizi, la sola certezza che valga la pena coltivare. L’abissale incoerenza delle testuggini è facilmente dimostrabile esaminando alcune riflessioni di Carlo Giovanardi pubblicate sul Giornale del 9/9/04: "Possia*mo ritenere lecito, oggi che la ri*cerca medica lo consente, prele*vare un organo vitale da un bam*bino per salvare la vita di un altro, bambino (fattispecie purtroppo praticata da bande criminali in alcuni Paesi sottosviluppati)? Alla prima domanda ne segue una seconda: "Possiamo ritenere lecita e pos*sibile quella che il segretario radi*cale Capezzone ha definito una scelta di civiltà dell'Olanda e cioè sopprimere anche i minori di dodici anni se affetti da grave malformazione come la "spina bifida"? e una terza: " È accettabile che at*traverso la fecondazione eterolo*ga si arrivi alla compravendita di materiale genetico assemblando esseri umani come già avviene in alcuni Paesi, su ordinazione da dépliant patinati di fattori della produzione selezionati e di costo diverso a seconda della razza, dell'aspetto fisico e del quozien*te di intelligenza? E una quarta: " È possibile immagi*nare un mondo nel quale tutti co*loro che vengono concepiti con qualche imperfezione rischiano di essere eliminati, sia pure per salvare la vita di altri? La quinta è l’immancabile riesumazione di camicie brune a cui Carlo (senza K) non sa sottrarsi: :" Pochi decenni fa nella civilissi*ma Germania il mondo scientifi*co e culturale accettò supina*mente l'eliminazione di ogni "pa*letto", e si è visto come è andata a finire. Con lo stupore storica*mente documentato di molti ge*rarchi che non riuscivano a capa*citarsi come gli alleati non capis*sero che le loro teorie di cancella*zione e di utilizzo come cavie di malati, handicappati, ebrei e raz*ze inferiori era stata fatta per il bene della società tedesca".

    Il pilastro della democrazia è la libertà di parola e Giovanardi se ne sta appollaiato su quel pilastro, come Simeone il Vecchio, capostipite degli stiliti. Non saranno certo i paguri a farlo scendere, e nemmeno a contestargli l’eccessivo ricorso all’iperbole, all’amplificazione e alle cassandrate di cui infarcisce le sue argomentazioni ma una cosa vorremmo che notasse: come può un uomo con le sue certezze continuare a ricoprire il ruolo di ministro in un governo il cui primo ministro non fa mistero dell’amicizia fraterna che lo lega a Tony Blair, una camicia bruna che ha autorizzato la clonazione terapeutica, consente la PDG, l’eterologa e quasi tutte le altre pratiche mediche che Carlo considera appannaggio dei medici nazionalsocialisti? No, Giovanardi si tranquillizzi…non ci deve nessuna risposta, nessuna spiegazione che, siamo certi, sarebbe esaustiva e convincente come le acute riflessioni di don Ferrante sulla peste.

    Dicono che, quando fu chiesto a Pablo Picasso quali fossero state le motivazioni estetiche che lo avevano spinto ad iniziare il suo fecondo –periodo blu-, l’artista rispose che aveva tanto blu e non sapeva cosa farne. Ecco, non vorremmo che gli uomini-testuggine vogliano colorare tutto il mondo col blu delle loro certezze, solo perché ne hanno troppe e non sanno che farne.

  2. #32
    io e basta
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    Perché Veltroni....

    14 settembre 2004

    di Il Calibano

    ...prima mi telefona il Pertini...una voce femminile chiede tutti i particolari sul mio sistema di ventilazione-aspirazione polmonare...è particolarmente interessata allo stato e alla durata delle batterie. Chiedo spiegazioni ma lei, elegantemente, glissa.

    Ipotizzo una informativa dei servizi che paventa un attentato e conseguente blackout. ‘azzo! Bin Laden e soci devono aver saputo che sono favorevole alla legge francese sul velo. Mentre butto giù due righe, da inviare ad al jazeera, in cui mi dichiaro strenuo sostenitore del chador, della hijab, della la kippah, del turbante dei sikh, della croce over size…squilla il telefono. Sarà Al Zarkawi? Come avrà avuto il mio telefono? Vuoi vedere che è stato Feltri? Rispondo, tremante ma rispondo…cerco di imitare la voce di don Baget Bozzo e dico: -pronto, qui Lepanto…chi parla?

    Non è Al Zarkawi, è il medico del Pertini che si sta occupando di monitorare tutte le ASL per evitare -imprevisti- ai pazienti in ventilazione assistita. Mi consiglia (ordina) di cambiare le batterie e chiedere un controllo dell’Eolé3…inoltre, e qui la cosa si fa seria, vuole sapere se ho in dotazione un AMBU. L’Ambu è un ventilatore polmonare manuale che si usa in situazioni disperate. A questo punto sbotto: dottore, stiamo per essere attaccati da Al Zarkawi? Un lunghissimo minuto di silenzio, poi arriva l’incredibile risposta: -no, Al Zarkawi non c’entra…è colpa di Veltroni che ha deciso di organizzare, il 18 c.m., una notte –bianca-. Tutta la città illuminata…e i disabili in respirazione assistita, forse, al…buio! Vabbè, avrei preferito che fosse stato Al Zarkawi!

  3. #33
    io e basta
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    Bonifichiamo la valle di lacrime

    18 settembre 2004

    di Il Calibano

    ….E come non vedere
    che nient'altro la natura latrando reclama, se non che il dolore
    sia rimosso e sia assente dal corpo, e nella mente essa goda
    di un senso giocondo, libera da affanno e timore?
    (Tito Lucrezio Caro, Natura. Libro III)
    Se dovessi dare una collocazione e un nome alla biblica "Valle di lacrime" non avrei esitazioni a identificarla con le Paludi Pontine. Non quei paesaggi descritti da Gregorovius, Stendhal e Goethe, ma quelli che la fotografia di Aldo Graziati e la regia di Augusto Genina hanno materializzato nel "Cielo sulla palude". Una valle di lacrime, acqua e fango. Le lacrime erano quelle che versavano i contadini consumati dalla malaria, minati dall’umidità e dai miasmi dei canneti in putrefazione, precocemente invecchiati dalla fatica di un lavoro senza soste. Il fango era quello delle paludi che si estendevano dai Monti Lepini al Mar Tirreno. Eppure, questi luoghi invivibili, che avrebbero potuto ispirare il Doré per illustrare un qualche girone dell’inferno dantesco, diventavano, nei racconti di mio padre, un paradiso: il paradiso dei cacciatori! confermando che anche l’inferno può essere meta di un emozionante –soggiorno- a patto che sia volontario e di breve durata…e che siano gli altri a viverci. Le Paludi Pontine che ho conosciuto non avevano più nulla di infernale; le lacrime erano state convogliate nei canali di bonifica, i campi resi fertili, la malaria debellata, i boschi di querce, impenetrabili regni delle beccacce e dei cinghiali, tagliati. Debbo, sinceramente, ammettere che quando, seguendo il cane, –battevo- i Gricili, ultimo e anemico angolino di palude sfuggito alla bonifica, mi domandavo se fosse stato giusto distruggere quella "valle di lacrime". Oggi sono in molti a chiedersi se sia lecito e fino a che punto permettere che la scienza –bonifichi- questa Valle di lacrime prosciugando la palude del dolore in cui molti uomini sono costretti a vivere. Niente e nessuno potrà mai eliminare il dolore perché: - Il dolore è nel sangue dell'uomo. Quindi tocca, tocca a chi vive. D'una folla di mali è radice l'oceano, d'una folla la crosta terrestre - per chi ha dentro la morte - se la vita s'inarca eccessiva.( Eschilo, I Persiani). Ma è poi vero che il dolore sta sparendo? -Solo il 9% dei pazienti ricoverati negli ospedali della penisola non riferisce dolore, mentre il 91%, con un picco tra gli under 14 e gli over 75, continua a patire senza trovare risposte. Nel 2002 le confezioni di oppiacei prescritte sono state 3 milioni: 150 mila in più rispetto al 2001, ma 12 volte in meno che in Germania, 32 in meno che in Francia e addirittura 110 in meno che in Danimarca. - Curare il dolore anche nei bambini: lo ritengono necessario i pediatri riuniti a Trieste, nel convegno organizzato dallo stesso Istituto Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) Burlo Garofalo sulla necessità di diffondere la terapia del dolore anche nei più piccoli..- Nella società i portatori di handicap aumentano, innanzitutto perché cresce l’età delle madri, e con essa il rischio di malformazioni genetiche, e poi perché aumentano le famiglie di immigrati, che raramente effettuano diagnosi prenatali. - Ogni anno nei 15 paesi dell'Unione Europea, 50.000 persone muoiono in incidenti stradali, un milione seicentomila vengono ferite e 150.000 rimangono handicappate. Che faccio? Continuo? Per evitarvi imbarazzanti toccamenti apotropaici…mi fermo qui. Credo che non abbia alcun senso scrivere, come fa Galli della Loggia, che: "la malattia, il male, sono qualcosa di materialmente ma soprattutto di psicologicamente insopportabile, qualcosa da scongiurare e da fuggire a tutti i costi. Non solo: qualcosa che alla fine è possibile espungere, cancellare dall’orizzonte umano". Non saranno la diagnosi preimpianto e la ricerca sulle staminali embrionali a eliminare il dolore dalla faccia della terra, così come la scomparsa del vaiolo, il vaccino antipolio, l’amniocentesi, l’esame dei villi coriali, l’ecografia, l’aborto terapeutico …..non hanno bonificato la palude della sofferenza. Il dolore tracima dai nosocomi, allaga le case, risucchia vite, soffocandole in un abbraccio lento, inesorabile e, sempre troppo tardi, mortale. Galli della Loggia si chiede cosa si nasconda: "dietro il desiderio di far nascere per quanto possibile solo bambini sani". Vorrei suggerirgli di chiederlo ai genitori, portatori sani della Duchenne, che, negli anni ’60, misero al mondo quattro figli e, mentre il primo, quasi completamente paralizzato, moriva per insufficienza respiratoria, accudivano gli altri tre che avrebbero fatto la stessa fine. Dopo le molte e stimolanti domande che Galli della Loggia ci/si pone…avrei una domanda per lui: se fosse un ricercatore e, per oscure e casuali alchimie, si trovasse tra le mani un vaccino in grado di eliminare il dolore (le malattie) dalla faccia della terra…renderebbe partecipe la comunità scientifica di questa esaltante scoperta o lo distruggerebbe nel timore che : "…nel nostro mondo imperfetto vige una regola ferrea: tutto ha un prezzo, e in genere tanto più alto quanto più grande è il vantaggio che si ottiene"?

    Una notte, Pasolini si accorse che le lucciole erano sparite e i prati delle periferie urbane avevano perduto l’incantesimo ammaliante dei luciferini lampridi… Io , se un giorno scoprissi che il dolore, i dolori si sono spenti, ad uno ad uno, come le pasoliniane lucciole, non mi chiederei quale prezzo dovremo pagare…perché l’umanità ha già pagato abbastanza in sofferenze e pene.

    Chi considera il dolore un valore perché - è da rilevare che nell' esperienza del do*lore il nesso esperienza-conoscenza si configura in un mo*do del tutto singolare: se è vero, infatti, che il dolore si co*nosce per esperienza, e ciò accade di ogni conoscenza, è an*cor più vero che l'esperienza del dolore produce e genera un modo del tutto nuovo di conoscenza, dove la crucialità dell'esperimento non annulla il sapere ma lo acuisce- (S. Natoli) – o - Molto dolore s'accompagna a una grande sapienza […]. (§ 1, 18) Ecclesiaste- potrebbe sentirsi defraudato dall’assenza dell’invadente insegnante. Poco male! Esistono pur sempre i cilici, le autoflagellazioni, i digiuni, le penitenze, le processioni dei battenti. Per i più laici, le farmacie metterebbero in vendita cachet per –far venire- il mal di testa, pomate per –far venire- il torcicollo e la sciatalgia, propiretici…e così via. Ognuno dovrebbe sopportare un dolore liberamente scelto e nessuno dovrebbe consigliare ad altri come e perché si debba sopportare il dolore.

  4. #34
    io e basta
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    Se una notte d’autunno un telespettatore…

    24 settembre 2004

    di Il Calibano

    “Il diavolo […] fra pienezza di essere e fallimento, fra affermazione della libido e emergenza di Thanatos, si determina come una soluzione alienante che rifiuta la spiegazione razionale dei fatti. Il male, inteso nella sua concretezza storica indubbiamente esiste, dipende dal contesto sociale, dai meccanismi che regolano i processi di produzione e le divisioni classiste, e tuttavia l'umana mente, nelle sue naturali elaborazioni, nel suo procedere fantastico, quale lo aveva con puntualità avvertito G. B. Vico ne La Scienza Nuova, lo costituisce in un punto mitico e corposo che è l'iscrizione anagrafica dei demonio fra le forze che regolano il mondo. Nasce così la figura diabolica, la quale, opponendosi ad un dio positivamente inteso, in qualche modo cancella la positività e origina, spiegandolo, tutto il disagio del tempo e della natura”. (Il diavolo, Alfonso M. di Nola. Newton Compton editori s.r.l.)



    Certo che i Tg non conciliano il sonno, né invitano all’ottimismo…come? I Tg non sono il Prozac e devono solo informare? Anche le “tavole” di Walter Molino informavano ma…vabbè, come non detto. Insomma, dopo aver visto un paio di Tg che farebbero impallidire De Sade e cambiar mestiere a Andrei Chikatilo, dopo un paio di “approfondimenti”, degni di –Non aprite quella porta (Titolo originale: The Texas chainsaw massacre) -, una notte d’autunno un telespettatore cambia canale e incontra…il Diavolo! Paura? Beh, mica tanto! Dopo l’orrore-in-diretta dei –servizi- da Bagdad che ti fa guardare con sospetto il sangue del filetto al pepe verde e il bicchiere di Pinot nero dalle inquietanti nuances, arriva Top secret, presentato dal volto pacioccone di Claudio Brachino che intervista esorcisti con annessi e connessi. Finito Top secret, non fai in tempo ad aprire una scatoletta per il gatto e accenderti una sigaretta (sperando che Sirchia non lo venga a sapere) che va in onda il film “L’esorcista”. È triste ma, per il riscaldamento dei nove cerchi infernali, con il petrolio a $ 48 al barile, anche il Diavolo deve fare gli straordinari. “L’esorcista”, per terrorizzare lo spettatore, non si risparmia: sputi in faccia, insulti, bestemmie, oggetti che volano, acrobatici contorcimenti…come? Tutte cose che avvengono in ogni incontro di calcio? È vero, anche il Diavolo ha molto da imparare da noi, ma è più facile esorcizzare il Diavolo che le tifoserie.



    - Nel 1608 appare, presso Lazzaro Zetzner, Colonia, la grande raccolta Thesaurus Exorcismorum atque Conjurationum Terribi*lium, e nelle 1272 pagine dell'opera sono riuniti la Practica exorcistica del minore conventuale Valerio Polydorus di Padova, la Dispersio Dae*monum dello stesso autore, il Flagellum Daemonum e il Fustis Daemo*num del minore regolare Girolamo Menghi, il Complementum artis exor*cisticae del frate Zaccaria Visconti; la Fuga Satanae di Pietro Antonio Stampa, sacerdote c1avenense-. Di stratagemmi per sfrattare il demonio ne esistono a iosa: portare addosso un ramoscello di scilla, una carta con un'iscrizione benedittoria, portare la ruta e odorarla, fare una fumigazione con galbano, zolfo, assa foetida, aristolochia clematitis e cinque ricette per preparare clisteri. E se il satanasso si fa beffa dei suffumigi e degli uragani intestinali? Niente paura! Dove non arriva l’enteroclisma salvifico…arrivano i parlamentari, non per la stessa strada ma il –risultato- per noi che li abbiamo eletti…non cambia! Ecco il clistere…ehm, il Progetto di legge n°3770, presentato l’11/Marzo/2003, intitolato: “Misure contro i movimenti sedicenti religiosi, esoterici o magici ed i seguaci del “Culto di Satana” (il testo può essere consultato nel sito http://www.camera.it/index.asp).



    Direte voi: serve una legge antidiavolo? non basta che: -Se il legislatore individua dei comportamenti che vengono ritenuti illeciti, il legislatore sanziona i comportamenti illeciti. Non è compito del legislatore individuare delle intenzioni illecite prima che tali intenzioni si manifestano.



    Nessuno può negare che nel nome del Diavolo si siano commessi e si commettano crimini efferati, ma anche nel nome di Dio, da Deus vult, a Gott mit uns, ad Allah akbar, qualche –scorrettezza- è stata commessa e si commette…eppure nessuno si sognerebbe di fare una retata alla Mecca o a piazza San Pietro. Bando agli scherzi! Un articolo della legge contempla “l'abuso rituale satanico esoterico". Nella precisazione dell’articolo sono comprese le ipotesi di reato collegate alla natura satanica della setta -dalla idolatria e invocazione di satana-.



    “Salute, o Satana, / o ribellione, / o forza vindice /de la ragione! / sacri a te salgono

    / gl'incensi e i voti!/ hai vinto il Geova / de i sacerdoti”. Questo –Inno a Satana- è una poesia che Giosuè Carducci scrisse nel 1863, con lo pseudonimo di Enotrio Romano…chissà, forse aveva previsto la proposta di legge 3770 contro i seguaci del “Culto di Satana”.


    E per concludere queste divagazioni, sempre in precario equilibrio tra il serio e il faceto, ecco un corrosivo aforisma di C. A. Pisani Dossi: “Il diavolo ha reso tali servigi alla Chiesa, che io mi meraviglio come esso non sia ancora stato canonizzato”.

  5. #35
    io e basta
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    Capezzone: dalla Breccia allo Sgreccia

    28 settembre 2004

    di Il Calibano

    Lo so lo so, per alcuni Porta a Porta è una Forca Caudina, per altri un Arco di Trionfo, per mons. Sgreccia, anche grazie alla scenografia, è stata un pulpito. La sua, più che una predica, è stato un anatema: niente diagnosi pre-impianto, niente amniocentesi, niente villocentesi, niente aborto terapeutico, niente fecondazione assistita…tutti gli embrioni malati devono nascere e diventare, diagnosi infausta permettendo, bambini malati. Duchenne, tetraplegici, decerebrati ecc.

    Questa, sostiene mons Sgreccia, è la legge dell’accoglienza. Eppure questa accoglienza totale, indiscriminata e cieca, negli anni ’60, ora non so, ci vedeva benissimo e precludeva l’accesso al seminario e la via del sacerdozio ai poliomielitici, ai portatori di gravi handicap o di gravi e visibili malformazioni. Eppure, gli Sgreccia ci ripetono, instancabilmente, il mantra kantiano che afferma: l’uomo è un fine non un mezzo. Ma la loro “algofilia”, la loro passione che li spinge verso i capri espiatori delle –colpe dei padri-, cosa cela se non la riduzione dei corpi dolenti e morenti a semplici mezzi per amplificare ed esercitare la loro pietà, la loro fede nella provvidenza, la loro industria dei miracoli, la loro avversione per un Occidente “osceno” (mons. Scola) che cerca, come può e se può di lenire, guarire, evitare il dolore.
    Il Porta a Porta di lunedì 27 settembre 2004 è stata un avvisaglia, una scaramuccia per saggiare la tenuta del fronte, invero vacillante, dei referendari. Le scorrettezze e gli psicodrammi, di cui siamo stati testimoni, saliranno di tono e di violenza fino a far crollare i più indecisi e dubitare i più convinti, ma una realtà non possono mutarla: l’abolizione della legge 40 riporterà l’Italia in Europa.

  6. #36
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    Il sogno delle nonne

    3 ottobre 2004

    di Il Calibano

    Sogna il guerrier le schiere, / le selve il cacciator; / e sogna il pescator / le reti e l'amo…


    Metastasio


    Che folla, stamattina, all’hard-discount! Penso: –vuoi vedere che hanno, veramente, inchiodato (come da spot pubblicitario) 1000 prezzi e le mani di chi li cambia tutti i giorni?-. Mi avvicino al capannello di teste bianche e sorpresa…sono loro! Sono le “anziane fragili” del X Municipio che, dopo essere scampate all’ibernazione nei reparti per surgelati dei supermarket, alle ritirate nelle Caserme dei Pompieri, alle file negli ambulatori, dove l’apparizione del medico-sostituto è salutata come quella della Madonna, dopo essere state bendate, stoccate e dimenticate, nei corridoi del pronto soccorso, come mummie egizie, dopo aver superato lo shock delle bollette luce-gas-telefono- nettezza-urbana, dopo essersi riprese dall’ipotensione estiva ( 70/55), dal calo degli zuccheri, dall’aumento dell’azotemia, dall’insonnia, dal reflusso gastroesofageo, dai “furti con destrezza” dei nipoti in cerca di grana per le vacanze, più o meno, intelligenti, dopo aver tenuto testa e, vittoriosamente ma faticosamente, respinto gli assalti dei venditori di piatti, pentole, coperte, cyclette, vogatori…all’arrivo delle prime frescure autunnali, rifioriscono e sciamano, come falene innamorate, dai bozzoli arroventati dei monolocali dove, insieme al gatto, al canarino, alle zanzare, alla TV e alla badante ad ore, hanno passato le vacanze. Ci sono tutte! c’è la signora Ida, la signora Amalia, la signora Apollonia, la signora Cesira, la signora Genoveffa, la signora Domitilla. Discutono animatamente e, alzando gli occhi al cielo, si carezzano le pance e, incrociando le braccia, cullano un invisibile neonato. Strano, oggi non si lamentano dei prezzi né dell’artrosi, non confrontano i risultati delle analisi, né ingaggiano duelli, brandendo diverticoli, ernie iatali, tunnel carpali, affilate lombosciatalgie, acuminate cervicali. Non intonano il de profundis per le dentiere che ballano e le articolazioni che cantano. Non pensano più alle vene varicose, all’aerofagia, alle cataratte e gli acufeni…oggi sembrano delle liceali che hanno bigiato la scuola. Ascolto, origlio, spio e…svelato l’arcano! Le nonne in dentiera…ehm, in carriera, hanno saputo dal dott. Carlo Casini, presidente del Movimento per la vita e dal ministro Carlo Giovanardi che, se il referendum abrogherà la legge sulla fecondazione medicalmente assistita, anche le nonne potranno partorire! Dolci, care vecchine…ci vuole così poco per farle felici! Non servono esose pensioni, complessi piani sanitari, farmaci a buon mercato, prezzi inchiodati, bollette meno care…basta, basta offrire loro la speranza di una gravidanza, il miraggio di notti insonni allietate da pianti e biberon, da pannolini da cambiare e culetti da incipriare, di pappine da scaldare e boccucce da imboccare. Basta il sogno di rincorrere (coxi, rotula, osteoporosi e artrosi permettendo) un frugoletto sgambettante. Ecco cosa vogliono i nostri anziani fragili!

    Come si fa a non essere ottimisti!

  7. #37
    io e basta
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    Credevo fosse un pollo…invece era la scienza

    8 ottobre 2004

    di Il Calibano

    Come si potrebbe costringere la natura ad abbandonare i suoi segreti se non contrastandola vittoriosamente, ossia mediante ciò che è innaturale?

    Nietzsche, La nascita della tragedia



    Molière ritiene assurdo il fatto che un uomo “pretenda di guarirne un altro” : da un lato perché “il funzionamento della macchina umana è un mistero di cui gli uomini non capiscono niente..", dall'altro perché " …la natura ci ha messo davanti agli occhi dei veli troppo spessi perché si riesca a vederne qualcosa…. (Molière, Il malato immaginario, intr. e trad. di L. Lunari, Milano, Biblioteca Universale Rizzoli, 1996).

    Il malato è vittima per tutto il Medio Evo, ed oltre, di un preteso sapere che è stato tenuto in soggezione da un potere religioso che ancorava la ricerca a valori trascendentali e che mal sopportava un'indagine libera e obiettiva del corpo umano perché vedeva nell'uomo una epifania divina da dover tenere al riparo dalle profanazioni; basti pensare che la prima vera osservazione anatomica fu fatta dal medico fiammingo Andrea Vesalio nel 1543 che, con la sua opera De humani corporis fabrica libri septem e nel compendio De humani corporis fabrica librorum epithome negò tutte le verità apoditticamente professate dai galenici. Questo suo amore per la verità non gli portò fortuna, infatti nel 1561, mentre si trovava a Madrid nelle vesti di medico personale di Carlo V, fu processato e condannato a morte per: ““Divulgatione di Ignominiosae atque mentognere idee, contrarie allo senso comune et allo insegnamento et alla professione della vera dottrina medica et officinale ovvero allo sacro et imperscrutabile insegnamento del Cristo, al di fuori della Gratia Divina…” .

    Molière passò a miglior o peggior vita (dipende dai punti di vista), durante la quarta rappresentazione del Il malato immaginario. Per intercessione del re, ebbe le esequie religiose, di solito negate agli attori, che si tennero col favore delle tenebre e clandestinamente.

    La condanna a morte di Vesalio (erogata dal Sant’Uffizio), per intervento politico e ufficioso del re, venne commutata in un pellegrinaggio a Gerusalemme. La nave, sulla via del ritorno, colò a picco nei pressi dell’isola di Zante, e Vesalio ne seguì la sorte. Questo il destino del migliore anatomista del XVI secolo, padre iniziatore e fondatore indiscusso della moderna Anatomia Descrittiva.

    Il pendolo della scienza sembra oscillare, instancabilmente, tra incredulità-sospettosa e speranzosa-fiducia. Nucleare, OGM, staminali embrionali, diagnosi preimpianto, clonazione terapeutica sono le oscillazioni che più impensieriscono, e qualcuno vorrebbe, come è già successo nel passato, fermare o rallentare o guidare le oscillazioni di questo pendolo che, nel bene e nel male (necessario?), hanno segnato il cammino dell’umanità. Insomma, la scienza dovrebbe essere ciò che non è. Scriveva Albert Einstein che la scienza può essere solo ciò che è, non ciò che potrebbe essere.

    Ma, alla fin fine, cos’è la scienza se non la gallina le cui uova d’oro ci hanno permesso di evitare le carestie, eliminare o limitare le epidemie, elevare la vita media e dare speranza ecc. ecc?
    Ancora una volta c’è qualcuno che vorrebbe tirare il collo alla gallina ma, prima di macchiarsi di un affrettato pollicidio, è meglio che legga con attenzione questa “Reuters”: - Un anziano rumeno ha confuso il suo pene per il collo di un pollo, lo ha tagliato e il suo cane lo ha mangiato.
    Lo scrive l'agenzia di stampa di stato Rompres, spiegando che il 67enne Constantin Mocanu, di un paesino vicino alla città sudorientale di Galati, è corso nel suo cortile in mutande per uccidere un pollo rumoroso che lo aveva tenuto sveglio per tutta la notte.
    "L'ho confuso con il collo del pollo", ha detto Mocanu, che è stato ricoverato in ospedale a Galati. "L'ho tagliato...il cane è corso e lo ha mangiato".

  8. #38
    io e basta
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    Radici disordinate

    13 ottobre 2004

    di Il Calibano

    Felice tra gli uomini che vivono sulla terra colui che è stato ammesso al rito!

    Ma chi non è iniziato ai misteri, chi ne è escluso, giammai avrà simile destino,

    nemmeno dopo la morte, laggiù, nella squallida tenebra.

    (Inno omerico a Demetra, versi 480/484)



    Grande è il disordine sotto il cielo! Però, anche nei cieli olimpici dove “il canto delle Muse eliconie / che di Elicona possiedono il monte grande e divino / e intorno alla fonte scura, coi teneri piedi danzano” (Esiodo, Teogonia), non si può dire che il –disordine- sia moneta che non abbia corso.



    Che Zeus non leggesse il Foglio è cosa nota, altrimenti dell’Elefantino resterebbe una grigliata fumante, meno noto, che fosse uno zapaterista-pro-gay ante litteram. Ganimede, il bellissimo figlio di Troo e di Callido, pascolava le greggi sul monte Ida, un lavoretto interinale per comprare il fard e la ceretta, Zeus lo vide e fu (visto il soggetto non poteva non essere) un…coup de foudre! Il padre degli Dei indossò il costume d’aquila (avrebbe preferito presentarsi travestito da toro-Galileo, ma con la Bindi in circolazione…era troppo rischioso!) e, a volo d’uccello, calò sull’ignaro, ma disponibile pastorello. Fu vero amore? Ai posteri l’ardua sentenza! Ganimede smise di occuparsi dei maleolenti ovini e fu promosso Barman degli Dei. Il passaggio dai belati al gossip degli immortali lo rese tanto famoso che lo scultore Leocare l’immortalò nel marmo (la copia della statua è visibile nei Musei Vaticani) e Costanzo lo volle ospite fisso, insieme ad Aldo Busi e Platinette, al suo Show.



    Tra gli innumeri amori di Zeus, Semele, figlia di Cadmo, merita un posto d’onore. La coppia ebbe un figlio, Dioniso, che fu partorito dalla coscia di Zeus…come dite? La legge sulla fecondazione medicalmente assistita lo vieta? Vabbè, ma quella legge vieta tutto! Insomma, ecco come Roberto Galasso descrive l’innamoramento di Dioniso: -il primo amore di Dioniso fu un ragazzo. Si chia*mava Ampelo. Giocava con il giovane dio e i Satiri sulle rive del Pattolo, in Lidia. Dioniso osservava i suoi capelli lunghi sul collo, la luce che emanava dal corpo mentre usciva dall'acqua. Era geloso, quando lo vedeva lottare con un Satiro, e i loro piedi si intreccia*vano. Allora volle essere il solo a condividere i giochi di Ampelo. Furono due «atleti erotici». Si rovesciava*no per terra, e Dioniso si deliziava quando Ampelo lo abbatteva e montava il suo ventre nudo. Poi si toglie*vano polvere e sudore dalla pelle, nel fiume. Inven*tavano nuove gare. Ampelo vinceva sempre. Si inco*ronò la testa con un intreccio di serpi, come vedeva fare l'amico. E lo imitava anche quando indossava un chitone maculato-.



    Altre “storie”, altri miti, altri sogni sono l’humus fertile dove affondano le nostre radici disordinate. I sogni, culle nostalgiche dei miti! Quando eravamo piccoli, abbiamo gioito del nostro, polimorficamente perverso, corpo, prima che la Norma e il Divieto lo riducessero ad un mamozzo sessualmente represso. Quando eravamo piccoli abbiamo creato il Mondo, lo abbiamo allevato, nutrito dal nostro seno di nettare e ambrosia, lo abbiamo plasmato, con amore e pas*sione sino a farci dolere le dita, a nostra immagine e somiglian*za. Quando eravamo piccoli avevamo il dominio sulla Realtà per*ché la Realtà stessa era ciò che desideravamo, in Sogno. In Sogno abbiamo percepito i Misteri dell'Universo e li abbia*mo fatti nostri. In Sogno, cioè in Realtà, abbiamo combattuto e vinto Buttiglioni, Nani, Giganti e Bambole gonfiabili. Abbiamo sognato i nomi delle Cose, in Sogno, e li abbiamo seminati nella grassa Terra nera affinché dessero i propri frutti moltiplicandosi disordinatamente. "Chaos is a name for any order that produces confusion in our minds", (George Santayana)



    Oh, sia chiaro, sempre meglio il –disordine- che il divino ordine distruttivo che si abbatté su Sodoma e Gomorra…anzi, a ben vedere, più godibile e meno traumatizzante il proustiano Sodome et Gomorrhe: “… la fine di Sodome III ove nulla è da cambiare, … è quanto di meglio io abbia scritto (La morte di Albertine, l’oblio)” - (Marcel Proust a Gaston Gallimard, 5 settembre 1922).

  9. #39
    io e basta
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    Il tempo è galantuomo

    20 ottobre 2004

    di Il Calibano



    Moda. Io sono la Moda, tua sorella.

    Morte. Mia sorella?

    Moda. Sì: non ti ricordi che tutte e due siamo nate dalla Caducità?

    Morte. Che m'ho a ricordare io che sono nemica capitale della memoria.

    Moda. Ma io me ne ricordo bene; e so che l'una e l'altra tiriamo parimente a disfare e a rimutare di continuo le cose di quaggiù, benché tu vadi a questo effetto per una strada e io per un'altra.



    (Giacomo Leopardi, Dialogo della Moda e della Morte)





    Scriveva il De Amicis che -non sempre il tempo la beltà cancella-, ma il tempo è galantuomo e –cancella-, sempre, gli allarmismi, le esagerazioni e le mode.



    Vi ricordate quando l’Italia era stata colpita da tre piaghe bibliche? Al posto delle rane, le locuste e le vacche magre, - il bel paese ch’Appenin parte, e il mar circonda e l’Alpe-, era stato invaso dai pitbull, dagli obesi e dai fumatori. In un paio di mesi è tutto finito! Come? Semplice! Beh, i pitbull hanno rincorso gli obesi che, a furia di correre, sono diventati magri, agili e scattanti. I pitbull, stremati dalla corsa, sono stati divorati dai fumatori trasformati in belve dai cartelli –vietato fumare-. Il tempo e una salutare selezione darwiniana hanno ridimensionato le tragedie epocali andate in scena per tutta l’estate. Dite che è un miracolo? Ma noi viviamo nel paese dei miracoli! Purtroppo, i miracoli vanno a braccetto con le disgrazie…ed ecco appalesarsi all’orizzonte il Pitbuttiglione, un misirizzi che, come l’Idra di Lerna, compendia le peculiarità inquietanti delle piaghe appena sanate. Il Pitbuttiglione azzanna gli omosessuali, le donne in carriera e le ragazze madri, fuma come un Turco ( ma non vuole la Turchia in Europa) e dal girovita si deduce che non frequenta i ristoranti sirchiani che servono mezze porzioni scondite. Come ci libereremo di lui? O ci pensa Barroso, o un miracolo alla Branduardi del tipo: e venne il toro, che bevve l'acqua, che spense il fuoco, che bruciò il bastone, che picchiò il cane che morse il gatto, che si mangiò il Pitbuttiglione.



    Le disgrazie, si sa, non vengono mai sole, ma a grappoli, come le emorroidi e insieme alle esternazioni politically incorrect del filosofo Buttiglione che usa la filosofia per fare in modo che la vita pubblica si adegui a ciò che ai suoi occhi è la verità, sono arrivate le ammonizioni del preside Bernardini, sull’ombelico strategically undressed. Oh, finalmente una di quelle belle polemiche anni ‘50/’60/’70! Ricordate Presley e il ciuffo sulla fronte, i Beatles e i capelli troppo lunghi, Mary Quant e le gonne troppo corte, gli hot pants troppo stretti, Rudy Genreich e il topless, Yves Saint Laurent e il nude look. E tutti quei presidi che avevano sognato, da giovani, di arrivare –nudi alla meta- una volta invecchiati si affaccendavano, come agrimensori, a misurare la lunghezza di gonne e capelli dei pazienti discendi. Non avendo potuto coronare il loro sogno –nudista-, vittime di un dantesco contrappasso per contrasto…contrastavano le nudità altrui a suon di circolari e minacce di sospensioni e sei in condotta. Nei loro istituti non avrebbero fatto entrare nemmeno la filosofia perché, a dar credito al Petrarca, - s’aggira per il mondo […] nuda-.



    La storia insegna che, dai tempi di Adamo ed Eva, il miglior modo per ottenere l'osservanza di un divieto sarebbe quello di permettere le cose proibite. Negli anni ’50 alcuni insegnanti vietarono l’uso della penna Biro perché –rovinava la calligrafia-, poi, gli strali proibizionisti colpirono i jeans, il giubbotto di pelle, le scarpe da ginnastica, il –sacco- per i libri, i basettoni, la barba, gli occhi truccati, i capelli cotonati, gli occhiali scuri, il chewing gum. Il fine ultimo di questa volontà censoria era, forse, diretta più che contro l’oggetto, contro l’incomprensibile, o volutamente incompresa, koiné che ha caratterizzato i giovani di ogni generazione.



    Il preside Bernardini sarebbe rimasto uno dei tanti sconosciuti agrimensori della morale, ma la RAI, l’insonne e arguto Servizio Pubblico, ne ha fatto un epigone di Giovenale che vagheggia la sana rozzezza –vetus- e –rustica-. Come c’è riuscita? Nel solito modo! Ha dedicato ad Angelo Bernardini, preside del liceo scientifico "Vitruvio Pollione" di Avezzano (Aq), uno spazio a Domenica In e Primo Piano.



    Negli stessi giorni un lancio d’agenzia riportava che: -The Harvard Stem Institute, ha iniziato a prender in esame la possibilità di condurre una serie di esperimenti destinati a produrre cellule umane utilizzabili per studiare, e probabilmente curare, malattie come il diabete, il morbo di

    Parkinson, quello di Alzheimer ed altre malattie. Ad essere in gioco, afferma Charles Jennings, il direttore dell'istituto, è il ritardo con cui gli Stati Uniti rischiano di presentarsi all'appuntamento

    con una tappa cruciale nel cammino della ricerca medico-scientifica dei prossimi anni-.



    Naturalmente l’insonne servizio Pubblico non ha dedicato alla notizia né un approfondimento, né uno spot; volete mettere il liceo scientifico "Vitruvio Pollione" con The Harvard Stem Institute? L’Italia sarà pure ultima nella ricerca sulle staminali embrionali, ma siamo all’avanguardia nella misurazione del cavallo dei pantaloni.

  10. #40
    io e basta
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    Foscolo, Halloween e padre Amorth

    1 novembre 2004

    di Il Calibano

    All'ombra de' cipressi e dentro l'urne
    confortate di pianto è forse il sonno
    della morte men duro? Ove piú il Sole
    per me alla terra non fecondi questa
    bella d'erbe famiglia e d'animali,
    e quando vaghe di lusinghe innanzi
    a me non danzeran l'ore future,
    né da te, dolce amico, udrò piú il verso
    e la mesta armonia che lo governa,
    né piú nel cor mi parlerà lo spirto
    delle vergini Muse e dell'amore..

    Foscolo, I sepolcri

    “Penso che la società italiana stia perdendo il senno e il senso della vita, l'uso della ragione e sia sempre più malata”, dice l'esorcista della Santa Sede, già presidente dell'associazione internazionale degli esorcisti, padre Gabriele Amorth, secondo il quale festeggiare la festa di Halloween è rendere un osanna al diavolo.

    Il mondo cambia, noi cambiamo e, con noi, cambiano le città e le consuetudini. L’osteria si è trasformata in enoteca, la trattoria è diventata il ristorante cinese, il –porchettaro- ha ceduto il passo al McDonald’s, la gita –fuori porta- si chiama weekend e il –giorno dei morti- è stato contaminato da Halloween. È ragionevole combattere, o governare e opporsi ai cambiamenti a suon di anatemi?

    Il mio 2 novembre, di tanti anni fa, iniziava con la visita al cimitero. Verano era per me "la città dei morti" che conviveva con Roma "la città dei vivi". Non aveva nulla di terrorizzante, misterioso, inquietante, era come andare a fare un gita ai "castelli". Il posto era un po' speciale; quando correvo per quei vialetti costeggiati dai cipressi che si allontanano, esasperando la fuga prospettica, quasi fossero stati dipinti da Piero della Francesca, la voce di mia madre mi arrestava nella corsa, come per l'improvviso tendersi di una briglia: "Piero non correre, svegli i morti!" ed io rallentavo e girovagavo tra le tombe scrutando gli ovali in porcellana bianca con al centro quei visi severi e un po' sbiaditi che si rassomigliavano tutti, come se morendo fossero diventati parenti. Marito fedele…madre premurosa…figlio amatissimo…si è spento serenamente…un destino crudele…dopo lunga malattia. Li osservavo attentamente e in tutti percepivo un vago e inespresso rimprovero, forse per me che ero ancora vivo o verso la vita che li aveva rifiutati. -Mamma! Qui c'è un bambino!- Mi sconvolgeva trovare tra persone così serie, silenziose, austere come vecchi mobili scuri in stanze poco illuminate, quella nota di stridente contrasto che i volti dei bambini causavano. Eppure anche sui visi dei bambini aleggiava lo stesso sguardo malinconico che hanno i Bambin Gesù nei quadri del Crivelli. I miei nonni, uniti in vita, erano stati separati dopo morti. Mio nonno era stato sepolto nel cimitero dei suoi correligionari protestanti, mia nonna riposava (si fa per dire) alla "scogliera". Appena arrivati, mia madre dava inizio al restauro; si raschiavano i muschi, si lucidavano le catene metalliche, il porta lumini, le foglie liberty che incorniciavano il ritratto, le lettere d'ottone dell'iscrizione….WELBY ALF.EDO: la R aveva ceduto agli insulti del tempo. Finito il lavoro, sistemavamo il lumino, circondato dalla carta rossa arricciata in tante piegoline vezzose, nella scodellina in bronzo sostenuta da un adiposo angioletto. Riguadagnando l'uscita ci fermavamo presso le tombe più malconce e le sistemavamo alla meglio. Uscivamo dalla "città dei morti", e nel momento in cui varcavo il cancello monumentale provavo la stessa sensazione che si prova uscendo dal mare dopo un lungo bagno; dalla protettiva e avvolgente sciropposità dell'acqua passavo alle sferzate del vento e al ruvido abbraccio della sabbia. Stringendo forte la mano guantata di mia madre le domandavo: -mamma che cosa è la morte?- e lei rispondeva : -il contrario della vita-. A quel punto avrei voluto chiederle –mamma, che cos’è la vita?-, ma tacevo perché la domanda mi sembrava troppo sciocca. Non sapevo che Carducci ne aveva fatto una poesia.

    Contessa, che è mai la vita? A questa carducciana domanda esistono più risposte di quante ne sogni la filosofia di Orazio. Mimnerno da Colofone, poeta greco del VI secolo a. C., avrebbe risposto: “Che vita mai, che gioia senza Afrodite d'oro?/ Ch'io sia morto quando più non mi stiano a cuore / l'amore segreto, i dolci doni e il letto”. La risposta di Mimnerno e quella “carducciana” (E’ l’ombra di un sogno fuggente/ la favola breve è finita ,/ il vero immortale è l’amor.), pur separate da un abisso di 2400 anni, sono complementari e fanno dell’amore, trascendente o immanente, il simbolo, la cifra, la caratteristica saliente della vita. Visto che, citando l’Amleto -Orazio e la sua filosofia-, ho scomodato Shakespeare, come posso sottrarmi dal non citare la sua definizione di cos’è la vita? “la vita è una storia che viene raccontata da un idiota, piena di rumore e di violenza”. Ma la vita è anche “non lasciarsi sfuggire il "kalòs", il sapere cogliere nella vita l'attimo di bellezza” e “ la capacità di cogliere il momento opportuno, il "kairos". La vita è tutto, e il contrario di tutto, perché è preziosa, unica, irripetibile…come scrive Dostoevskij in Delitto e castigo: “dove posso mai aver letto di quel condannato a morte che, un'ora prima dell'esecuzione, dice o pensa che se potesse vivere in cima a uno scoglio, su una piattaforma così stretta da poterci tenere soltanto i due piedi, con intorno l'abisso, l'oceano, la tenebra eterna, la solitudine eterna e l'eterna procella, e rimanersene immobile su quello spazio di un metro quadrato per tutta la vita, per mille anni, per l'eternità, ebbene, preferirebbe vivere così piuttosto che morire in quell'istante? Pur di vivere, vivere, vivere! Vivere in qualunque modo, ma vivere!” E la morte? Contessa, che è mai la morte? Epicuro ha risposto così: "Quando ci siamo noi non c'è la morte, quando c'è la morte non ci siamo noi". Il fine del paradosso epicureo dovrebbe essere quello di liberarci dal terrore che ingenera l’idea della propria morte…ma ogni strategia, tesa ad esorcizzare l’epifania della nostra morte, naufraga contro l’ineludibile realtà della morte dell’altro: “l'altro che muore porta via con se tutto quello che io avrei potuto fare con lui. Basta avere una esperienza di intimità, d'amore per rendersi conto quanto dolore, perché questo dolore che non ha una connotazione solamente fisica è la sparizione dell'altro tutto quello che io avrei potuto fare ecco... altrimenti detto: tutto quello che tu sei per me, e qui c'è morte, la morte è qualcosa che io vivo al centro della vita come il deperire delle mie possibilità e quindi nel cadavere io vedo, scorgo chiaramente l'anticipazione della mia fine, in cui non ci sarà più un mondo per me, perché io diverrò una cosa, ma è nel cadavere che ho davanti che ho l'anticipazione di cosa accadrà quando non ci sarà più un mondo per me (S.Natoli). La morte, allora, è veramente –il peggior di tutti i mali-? Quando, nell’Odissea, Ulisse scende agli inferi e incontra il -fantasma- di Achille, vorrebbe consolarlo, ma ogni lusinga è vana. Ecco la reazione dell’eroe: Non volermi consolare della morte, glorioso Odisseo. Preferirei da vivo e sulla terra essere servo di un altro, stare presso un uomo povero e che non avesse molti mezzi, piuttosto che dominare su tutti i defunti.”. Omero e Dostoevskij sono concordi nel definire la vita –qualsiasi vita- preferibile alla morte. C’è qualcosa che può rendere la morte accettabile, o, addirittura, auspicabile? Il –no!- sale alle nostre labbra con la naturalezza di un respiro… eppure, il rapporto Eures sugli orientamenti e i valori della pubblica opinione - Monitor Italia 2004-.rileva che il 66,6% degli Italiani è favorevole all'eutanasia per i malati terminali che ne facciano richiesta. Come scrive, in un noto romanzo, Raymond Radiguet “La cosa triste non è lasciare la vita, bensì lasciare ciò che le dà un senso.”

 

 
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