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  1. #81
    io e basta
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    Predefinito Riferimento: Gli editoriali del Calibano

    È nato! È nato!...il pensiero unificato!

    5 maggio 2005

    di Il Calibano

    Come archeologo del pensiero umano,

    sostengo che è facilmente dimostrabile

    che l'uomo è un'invenzione di data recente.

    Michel Foucault





    Mentre l’universomondo, ansiosamente, attende che la fecondazione politicamente assistita ci doni il bebé del partito unico, nella mangiatoia (absit iniuria verbis) di Porta a Porta ha visto la luce il bebè del pensiero unico. A fare le veci del bue e dell’asinello, c’erano il Dott. Vespa e il Min. Storace (mi dissocio da ogni riferimento ai benemeriti quadrupedi). Gli ostetrici numerosi, quanto inesperti, nella foga eccessiva di affrettare il parto, stiracchiavano il neonato come un viandante sul letto di Procuste.

    È nato, sì! è nato e gode ottima salute. Avrebbe dovuto avere un fratellino, il pensiero polimorficamente diverso, ma il parto era podalico e, nonostante le premure del signor Englaro e le amorevoli cure dell’On. Pisapia, il pensiero diverso è nato morto.

    Era inevitabile che il caso Terri avrebbe acceso dubbi e domande che covavano sotto la cenere.

    Il signor Crisafulli, il cui fratello si trova, dopo un incidente, in uno stato vegetativo persistente, ha scoperchiato il vaso di Pandora dell’assistenza e della riabilitazione. Il signor Englaro, da parte sua, sta continuando la battaglia per veder riconosciute le volontà espresse dalla figlia, prima che un incidente le causasse lo stato vegetativo permanente che dura da tredici anni. Queste situazioni rappresentavano i blocchi di partenza di un Porta a Porta che avrebbe dovuto valutare la possibilità di introdurre, anche in Italia, il DAT ( dichiarazione anticipate di trattamento) e la depenalizzazione dell’eutanasia e rivedere l’assistenza domiciliare, o in strutture adeguate, degli SVP.

    L'ignoranza non può essere scusata, solo curata, e di bisognosi di cure, in questo Porta a Porta, erano in molti: il Min. Storace ignorava i risultati della Commissione su "Nutrizione e idratazione nei soggetti in stato di irreversibile perdita della coscienza” diretta da Fabrizio Oleari e voluta dall’ex ministro della sanità Umberto Veronesi. Il Prof. Rossini ignorava la ricerca del Centro di Bioetica dell'Università Cattolica di Milano sull'attività degli anestesisti milanesi, Mons. Sgreccia, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita, ignorava i contenuti e l’esistenza dei disegni di legge sul DAT presentati in parlamento.

    Al pensiero unificato non interessa la conoscenza dei pensieri alternativi e poi, perché introdurre elementi di disturbo invitando il Prof. Veronesi o il Sen. Tomassini? Perché tirare in ballo i casi Forzatti, “Paola”, Wyatt, Humbert etc.?

    Il finale era già scritto! In un tripudio di risvegli, uno anche in diretta, si compiva l’apocatastasi salvifica. L’On. Dell’Elce si improvvisava chiosatore e basiva i presenti con un condensato di saggezza: “mai perdere la speranza!”. Il signor Englaro abbozzava una replica, ma il sipario calava inesorabilmente sulle velleità libertarie di questo inossidabile eroe dei nostri tempi a senso unico.

  2. #82
    io e basta
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    Predefinito Riferimento: Gli editoriali del Calibano

    Dies nefastus

    7 maggio 2005

    di Il Calibano

    Se adesso c'è qualcuno disposto a rendermi giustizia al punto

    di leggermi fino in fondo e a voler comprendere il mio pensiero,

    da lui mi aspetterò che non ammiri incondizionatamente l'autore

    ma mi valuti nella mia autentica natura di individuo morale.

    Friedrich Schiller





    Sì, oggi mi sono svegliato con la luna di traverso, o mettendo in terra il piede sinistro. Oggi è un dies nefastus, peggiore del dies Alliensis che vide i Romani sbaragliati sul fiume Allia dai Galli.

    Chi mi ha sbaragliato? Beh, c’è solo l’imbarazzo della scelta! Mi ha sbaragliato l’AIE (associazione editori italiani) che, con la gentilezza propria di chi sta per darti una fregatura, mi ha spiegato che gli editori italiani non accetteranno mai di vendere il floppy, o fare scaricare da internet, pagando, s’intende, una novità dell’editoria o qualsivoglia libro di cui possiedono i diritti d’autore, perché l’AIE, nella sua gentilissima missiva, ha tenuto a sottolineare che: ”il copyright è il loro bene più caro”.

    Più caro anche di tutti gli handicappati gravi che potrebbero leggere se solo avessero le novità dell’editoria in formato digitale. Anche il Ministro Stanca sul sito www.pubbliaccesso.gov, si è premurato di sottolineare l’importanza di stipulare un accordo con l’AIE per mettere a disposizione testi digitali, sia per alunni disabili, che per disabili che più alunni non sono “In prospettiva, una volta chiarite le problematiche e messe a punto le regole generali di accessibilità, dovrebbe essere prevista la produzione di testi elettronici accessibili direttamente da parte degli editori, in modo da aprire il mercato a questa nuova alternativa anche al di fuori del ristretto ambito scolastico.”

    Unico neo, il Ministro lamenta una mancanza cronica di fondi e, nonostante i potenti mezzi che ha a disposizione, il Ministro non riesce ancora a sapere quanti cavolo siano i disabili gravi di questo Belpaese.

    Sì, oggi mi sono svegliato con la luna di traverso, vedo tutto nero e vedo complotti dappertutto. Ad esempio: perché in questo Belpaese non si trovano i soldi per permettere agli handicappati di leggere, mentre si trovano i soldi (nel corso del 2004 sono stati distribuiti circa 733.000 contributi e nel 2005 il sito del ministero delle comunicazioni riporta come disponibili nr. 924.244 contributi da 70 euro su 1.571.428 erogabili a fronte del contributo statale di 110 milioni di euro previsti in finanziaria.) per favorire l’acquisto del decoder? Perché il Tg1 della Rai ha mandato in onda cinque volte in un giorno il filmato degli handicappati benedetti dal Papa e non ha mai mandato in onda gli handicappati che maledicono un libro in brossura che non possono aprire, né sfogliare e tanto meno leggere? Gli handicappati non hanno niente contro i contributi per il decoder, quelli per la sagra del carciofo, la banda musicale di Roccacannuccia, i fuochi pirotecnici per la festa del Santo Patrono ecc. ma cosa hanno contro gli handicappati l’AIE, il Ministro Stanca e le Biblioteche Pubbliche che non dispongono di testi su floppy?

    Sì, oggi mi sono svegliato con la luna di traverso, o mettendo in terra il piede sinistro, o forse perché ho letto, su Il Foglio, l’immancabile editoriale gnomico che si scagliava contro: “quel super-ideale che è la catena del figlio sano, del curarsi e dello stare bene e dello sconfiggere la malattia e il dolore non attraverso la ricerca e la cura bensì attraverso l’eugenetica nichilista. Siamo matti?”

    E che picchio! Siamo matti davvero? Abbiamo perso la Trebisonda? Siamo tutti vittime della hybris prometeica? -Le biotecnolo*gie molecolari, tecnologie che consentono l'analisi e la manipolazione delle grosse molecole biologiche, rende possibile diagnosi pre-impianto di gameti ed embrioni; è stato valutato che la loro appli*cazione riduce di almeno il 90% il trasferimento e l'e*ventuale impianto in utero di embrioni affetti da pato*logie trasmissibili o, nel caso delle coppie infertili, il tra*sferimento nell'utero di embrioni non in grado di im*piantarsi- siamo matti a voler ridurre del 90% le patologie ereditarie?

    La Spagna, come l’Inghilterra e il Belgio, ha approvato la riforma della legge sulla procreazione assistita, che autorizzerà la selezione genetica degli embrioni per consentire alla coppia di far nascere un neonato che possa essere il donatore di staminali per un fratellino o una sorellina malata. Ma che siamo matti a voler mettere al mondo un bimbo sano che aiuterà il fratellino malato a guarire?

    I Ferraristi-Devoti non sono matti, loro preferiscono che si metta al mondo un fratellino o una sorellina per far compagnia al figlio unico. Insomma, meglio, molto meglio un fratellino peluche o una sorellina criceto che un secondo figlio che salvi la vita al primo.

    Sì, oggi mi sono svegliato con la luna di traverso, o mettendo in terra il piede sinistro. Oggi è un dies nefastus, peggiore del dies Alliensis che vide i Romani sbaragliati sul fiume Allia dai Galli. Chi mi ha sbaragliato? Beh, c’è solo l’imbarazzo della scelta!

  3. #83
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    Ex voto a perdere

    14 maggio 2005

    di Il Calibano

    Beati gli affamati di giustizia,

    perché saranno saziati.

    (Matteo evangelista)





    Il suffragio è lo strumento per mezzo del quale i cittadini possono partecipare direttamente alla vita pubblica. Altri mezzi sono: il Costanzo show e il Porta a Porta. A Ottoemezzo, Punto e a Capo e Ballarò accedono solo gli eletti (dal popolo o da Dio) gli esperti (persone che sbagliano, ma con competenza) e Socci che è un esperto eletto da Dio, sodale di Ferrara, e, cosa che in TV non guasta mai, non ha visto la Madonna, ma ha scritto un libro su chi l’ha vista.

    Nell'antica Roma il suffragio, che dapprima era pubblico e veniva dato a voce (facilitando gli exit poll), dopo il 139 a.C. divenne segreto e fu dato per iscritto (una pacchia per Mannheimer!). Un sensibile ampliamento del numero dei detentori dello ius suffragii si ebbe nell'88 a.C., quando, in seguito alla guerra sociale, esso fu esteso per i comizi tributi ai socii italici, in base alle cosiddette leggi sulpicie, fatte approvare dal tribuno della plebe P. Sulpicio Rufo. Cesare e Augusto estesero quindi il diritto elettorale agli abitanti dell'Italia settentrionale (chi è senza peccato, scagli la prima pietra!) nel 212 d.C., con la Constitutio antoniniana, Caracalla lo attribuì infine a ogni libero abitante dell'impero.

    Nel corso dell'Ottocento si passò da un suffragio ristretto, attribuito solo a limitate categorie di cittadini in base a vari criteri, fra i quali il censo o il possesso di un determinato grado di istruzione, a un suffragio via via più allargato, fino al suffragio universale.

    Il suffragio universale (maschile e femminile) fu stabilito in Italia dalla Costituzione del 1948, la quale pone l'unico vincolo dell'avvenuto raggiungimento della maggiore età. Essa dispone che il voto sia personale (cioè non esprimibile per procura, a meno che non si tratti di elettori fisicamente impediti),

    Per gli elettori fisicamente impediti, la legge 17/2003 prevede che possano esercitare il loro diritto di voto in altra sezione del Comune, che sia ubicata in stabile privo di barriere architettoniche e dove sia allestita almeno una cabina elettorale che abbia particolari requisiti di agibilità:, e l’art.29 della legge 104 del 1992 stabilisce che i Comuni debbano organizzare, in occasione di consultazioni elettorali, un servizio di trasporto per facilitare ai disabili il raggiungimento del seggio elettorale.

    Oggi, 14 maggio 2005, possiamo dire che il suffragio sia –veramente- universale? Sì, lo possiamo affermare con certezza se escludiamo “dall’universo” i disabili gravi. Il loro numero si aggira intorno alle centomila unità. Non sono molti, è vero! Inoltre, non bloccano le stazioni, non fanno barricate sulle autostrade, non fanno cortei, non scioperano, non vanno in TV, nemmeno in differita, perché sono, a detta dei soliti noti, strumentalizzabili e…non votano. Cosa fanno? Trasumano, quando possono, da un letto ortopedico ad una carrozzella ortopedica. Direte voi: -Passano il tempo a leggere? No, non possono leggere il cartaceo e gli editori non commercializzano testi in digitale. Cosa si può fare per questi cittadini che non sono né di serie B, o C e non possono nemmeno scendere in campo per provare l’ebbrezza, se non di fare gol, almeno quella di buttare nell’urna la scheda? È strano, a dare una mano a queste persone, molto meno interessanti di un embrione sovrannumerario, ci hanno pensato i Radicali Italiani. Sì, proprio quelli che qualcuno accusa di volere un mondo popolato di Valchirie e Vichinghi. L’uovo di Colombo è: il voto per posta! E' questa la proposta dei Radicali Italiani al ministro degli Interni Giuseppe Pisanu, avanzata nel corso dell'incontro sulla fecondazione assistita promossa a Roma da ''Amica Cicogna''. L'iniziativa lanciata da Rita Bernardini, tesoriere dei Radicali italiani, ha già incassato l'approvazione del comitato ''Scienza e vita''. Il presidente del comitato Paola Binetti si è detta disponibile a sostenere la proposta.

    Riusciranno i nostri eroi a far votare questi ergastolani senza macchia e senza peccato? Se non ci dovessero riuscire io proporrei, per la prossima tornata elettorale, uno stratagemma che, se messo in atto, costerebbe a questa società, così distratta, milioni di euro: tutti i disabili intrasportabili che desiderino esercitare il diritto di voto, dovrebbero farsi ricoverare d’urgenza negli ospedali pubblici e stare una quindicina di giorni nei reparti di rianimazione in attesa che i seggi volanti per i degenti permettano loro di votare.

  4. #84
    io e basta
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    Il magic shop di Bruto

    17 maggio 2005

    di Il Calibano

    Qui fa restar con mezza gamba un piede,

    là fa un capo sbalzar lungi dal busto;

    l'un tagliare a traverso se gli vede,

    dal capo all'anche un altro fender giusto:

    e di tanti ch'uccide, fere e caccia,

    non se gli vede alcun segnare in faccia.

    (L. Ariosto, Orlando furioso –Canto XVI)





    Scriveva Schiller, ne I Masnadieri, “Un uomo dotato d'intelligenza, di forza e di una personalità originale può diventare, a seconda dell'impulso che riceve, sia un Bruto che un Catilina. Un caso infelice lo spingerà ad assumere quest'ultimo aspetto, mentre si identificherà col primo solo al termine di una lunga serie di errori”.

    Gli errori sono una componente ineliminabile della natura umana e non solo…. anche Dio, all’inizio, era soddisfatto della sua opera, poi, per correggere questo fatale errore, scatenò il Diluvio.

    Chi sostiene l’infallibilità-assolutistica è destinato a percorrere uno slippery slope disseminato di insidiose saponette-errori e passare da una conversione ad un pentimento, alle scuse più o meno sincere, senza soluzione di continuità.

    Il direttore del Foglio, in gioventù, come è noto, mangiava i bambini…ora, mangia le aspiranti mamme, ma l’appetito vien mangiando e allora, per saziare la fame crescente ha divorato: Jovanotti condito in salsa biblica, Emma Bonino in guazzetto di shampoo antiforfora, Fini-Almirante-Prestigiacomo infilzati allo spiedo, Luisella Battaglia e Barbara Pollastrini le ha affogate nel caramello e ne ha fatto un dessert, come tovagliolo ha usato L’Unità!

    No, non dobbiamo temere che questa grande abbuffata sia causa di indigestione, il nostro sodale ha uno stomaco di ferro e digerisce tutto. D’altronde non è il primo pasto pantagruelico che consuma à la carte sulle pagine de Il Foglio. Poche pagine or sono, pasteggiando con Severino di annata, aveva sgranocchiato Messori e Pannella con contorno di illusioni laiche, Luca Coscioni bollito nelle lacrime new age, Renato Dulbecco e Umberto Veronesi cucinati in salmì, uno Scalfari ristretto e senza zucchero aveva chiuso degnamente il lauto pasto, come tovagliolo, questa volta, aveva usato il Corriere della Sera.

    Qual’è la causa scatenante di questo eating emozionale? Un “assolutista” risponderebbe che è un mistero. Un relativista, uso a riconoscere i propri errori e, invece di ripudiarli o nasconderli, di andarne fiero, come se fossero laiche stimmate che attestano l’umana precarietà, direbbe che questa bulimia è un modo di far sparire i propri errori…mangiandoli!

    La dispensa del Dr. Ferrara è fornitissima. Ecco qualche leccornia: cercava, nella millenaria sapienza della Chiesa, un’anima per l’embrione e aveva trovato il San Tommaso di “in tempi successivi il corpo viene formato e preparato a ricevere l’anima”. Cercava lo status laico di persona per il pre-embrione e aveva trovato l’Habermas di “in base alla costituzione e alla giurisprudenza non esiste alcun motivo "ragionevole" che giustifichi una tutela assoluta dell'embrione allo stadio iniziale. Condivido l'opinione che non esiste una descrizione ideologica neutrale che qualifichi un organismo di otto cellule come persona e quindi come detentore di diritti fondamentali da rispettare". Paventava un’umanità bionda-azzurra e s’era imbattuto nel Lee Silver, genetista alla Princeton University, del "Selezionare embrioni in base a statura o altro? Le tecniche diventeranno sempre più sofisticate, ma andare a pescare i geni per il colore di occhi, di capelli, di pelle, l'altezza e perfino la longevità, è complicato. Solo nella forma del naso sono coinvolti centinaia di geni. Non ce n'è uno solo per il colore degli occhi. E' semplicistico pensarlo" (figuriamoci dirlo!). Sperava nella “AUTORITA’” della Legge e s’era imbattuto in Luca Gianaroli, della Società italiana studi su medicina e riproduzione, di “Per le mamme tra i 30 e i 34 anni le percentuali di successo sono passate dal 38,7% al 30,5%. Più penalizzate le donne meno giovani, con una diminuzione dal 35,2% al 22,4% per quelle tra i 35 e i 37 anni, e dal 24 al 14% per quelle tra i 38 e 43 anni. Il ginecologo Domenico Danza ('padre' nel 1984 del terzo bambino nato con la fecondazione assistita in Italia) aveva affermato: ''E' tutta la legge 40 che non va, dall'intento di regolare con principi morali aspetti scientifici non standardizzabili per legge all'obbligo imposto al medico di seguire un'unica cura per tutti i casi, quando invece ci sono vari tipi di sterilità che vanno curati in modo diverso. E' come voler intervenire con due aspirine sull' influenza come sul tumore''.

    Aveva puntato tutto sulle staminali adulte e condannato le staminali embrionali all’oblio, ma Dal Reeve Irvine Research Centre arrivano i risultati di una ricerca, condotta dal prof. Hans Keirstead, sugli enormi potenziali terapeutici delle cellule staminali embrionali. -I ricercatori hanno utilizzato delle linee embrionali umane per valutare l’efficacia, al momento sugli animali, nel campo della riabilitazione motoria e dei danni alla spina dorsale. […] Keirstead e i suoi colleghi hanno utilizzato un approccio ‘doppio’: in primo luogo hanno coltivato le linee di staminali embrionali per averne in quantità sufficiente, poi le hanno indotte a differenziarsi in oligodendrociti (cellule produttrici di mielina, n.d.r.). Quando queste cellule si sono presentate in uno stadio di sviluppo ancora immaturo, sono state trapiantate nella zona spinale danneggiata, dove hanno completato il loro sviluppo beneficiando anche i tessuti circostanti. Due mesi dopo l’intervento sono stati riscontrati enormi passi avanti nei topi che hanno ricevuto il trattamento a pochi giorni dal trauma. Per gli scienziati rappresenta la prova che la mielina prodotta dalle staminali ha effettivamente contribuito alla rigenerazione nervosa.

    Altro che battaglia radicale e liberale contro i diritti umani cominciata con un messaggio pilates, proseguita nel week end e sviluppata nell'autogossip dal coiffeur. Qui ci sono buoni pasto per una vita, ma, quand’anche aumentasse l’appetito, il Dr. Ferrrara potrebbe sempre spezzare la “catena del figlio sano” e farsi invitare dalla Federazione delle Associazioni degli Emofilici che ha detto: “non si può che condannare fortemente il testo di legge appena approvato che riduce drasticamente le possibilità di utilizzo delle nuove tecnologie per la prevenzione e la cura delle malattie genetiche e cromosomiche, riducendo automaticamente l’interesse della ricerca italiana verso lo studio e lo sviluppo di questo genere di tecniche innovative”. L’importante è che a tavola non parli del magic shop dei figli sani.

  5. #85
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    Pianeti dimenticati

    21 maggio 2005

    di Il Calibano

    Grazie alla legge 459 del 27 dicembre 2001 l’elettore residente all’estero può scegliere di esercitare il suo diritto di voto. Il voto, come tutti sanno, o dovrebbero sapere, è un diritto costituzionalmente tutelato. I cittadini italiani residenti all’estero, iscritti nelle liste elettorali della circoscrizione estero, possono esercitare il diritto di voto anche nel caso di referendum popolari. La procedura è semplice: il connazionale iscritto nell’elenco degli elettori riceve dall’ufficio consolare, direttamente al proprio indirizzo, un plico contenente il materiale elettorale che gli permette di esprimere il proprio voto che, una volta sigillato in busta chiusa, ritorna al consolato. Una procedura di una semplicità disarmante. Eppure, senza la battaglia del Ministro Mirko Tremaglia, anche una cosa così semplice non sarebbe mai stata possibile. Esistono alcuni Italiani che, pur non avendo abbandonato il suolo patrio, per la legge, è come se vivessero su un pianeta di qualche galassia irraggiungibile. Forse è vero, un numero stimabile intorno alle centomila unità di cittadini tricolori, vive sul pianeta dell’handicap, nella galassia della disabilità grave. I media, in genere, provano verso il disabile e i suoi problemi un interesse dicotomico o, se volete, schizofrenico. Ci si interessa dei disabili solo se diventano un caso, se possono essere usati per commuovere, o per tranquillizzare, o per edificare. Se un disabile cerca, tra mille difficoltà e frustrazioni di conservare integra quella personalità che la genetica, un trauma, o il caso, o una delle tante patologie dai nomi inquietanti stanno lentamente, ma inesorabilmente, disgregando, allora, viene ignorato. Quando si è costretti a vivere, avendo come orizzonte le quattro mura di una stanza, se si vuole sentirsi ancora membri di quell’agorà intessuta di conoscenza, curiosità, partecipazione (si sarebbe detto una volta) che è la vita civile, anche quel piccolo gesto, con il quale si esprime la propria volontà, scegliendo tra il sì e il no, assume un’importanza ed un valore inconcepibile per chi vive la quotidianità della propria autonomia. Votare per posta, come dimostrato dalla caparbietà del Ministro Tremaglia, è possibile e, a maggior ragione, deve essere possibile il voto per posta anche per chi è confinato sul pianeta dell’handicap, nella galassia della disabilità. La Legge 5 febbraio 1992, n. 104 così recita: - La Repubblica garantisce il pieno rispetto della dignità umana e i diritti di libertà e di autonomia della persona handicappata e ne promuove la piena integrazione […] previene e rimuove le condizioni invalidanti che impediscono lo sviluppo della persona umana, il raggiungimento della massima autonomia possibile e partecipazione della persona handicappata alla vita della collettività, nonché la realizzazione dei diritti civili, politici […]. Questo chiedono i disabili, nulla di più, nulla di meno.

  6. #86
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    Donne, cavoli e cicogne

    27 maggio 2005

    di Il Calibano

    “E diede all'uomo la parola, e la parola creò il pensiero,

    che è la misura dell'Universo;

    e la Scienza colpì i troni della Terra e del Cielo”

    (Shelley, Prometeo liberato)





    Se qualcuno fosse ancora convinto che i bambini nascano sotto i cavoli, o vengano consegnati dalla cicogna express, o acquistati insieme al girello Foppa Pedretti, deve essere forte perché sto per privarlo di queste poetiche illusioni. I bambini non sono bruchi di cavolaia, né passeggeri di charter ornitologici, né vengono, collodianamente, torniti, assemblati ed esposti nello show room di Geppetto Pedretti. La nuda (Moige permettendo) verità è che i bambini li fanno le…donne! Scioccati? Su, coraggio! Anch’io, quando sono venuto a conoscenza di questa sconvolgente realtà, avrei voluto correre al mercatino rionale per abbracciare una Brassica oleracea e sussurrarle, con la voce rotta dal pianto, -mamma-verza, tu sei la mia vera mamma! Poi, a mente fredda, me ne son fatto una ragione. Eppure la cosa che continua a sconvolgermi è il fatto che si sia potuto affidare alle donne e non ai cavolfiori la responsabilità di assicurare il perpetuarsi della specie. Abbiamo rischiato l’estinzione e se, per puro caso, c’è andata bene, non dobbiamo cantar vittoria, all’orizzonte si profila il disastro prossimo venturo: il referendum sulla procreazione medicalmente assistita. Dalle colonne di Avvenire s’ode lo squillo di tromba di Marina Corradi che è –un po’ scocciata- di tutto questo interesse per la salute delle donne. Dagli editoriali de Il Foglio risponde lo squillo del direttore che è –un po’ scocciato- perché la Ferilli e la Montalcini hanno detto che voteranno sì. Quale sarà il fattore scatenante di tanto accanimento? Forse Avvenire vorrebbe più Marie Goretti e meno Stefanie Prestigiacomo? Forse per il gusto estetico del Foglio la Ferilli è troppo frivola e callipigia e la Montalcini è troppo seria e segaligna? Oppure è il loro coiffeur che fa storcere il naso al direttore? Mistero! Sì, per dirla con Gozzano, -la donna è un mistero senza fine bello- e, per molti, tale dovrebbe rimanere. La fatwa di Ruini è un modo per dissuadere le donne dal –parlare- e, collocando il Giudizio Universale all’entrata dei seggi, realizza il Giudizio Elettorale che separerà il grano, le donne che resteranno a casa in silenzio, da loglio, le donne che parleranno con la scheda. D'altronde se -la donna è mobile qual piuma al vento- perché affidare la vita, con o senza la maiuscola, a queste instabili portatrici del disturbo disforico della tarda fase luteinica? Per secoli, la gravidanza si è annunciata con certez*za alla madre - in perfetto accordo con i canoni dell'ico*nografia cristiana - solo con il primo movimento del bambino. […] Oggi, - un fascio di ultra*suoni inviato dalla sonda di un apparecchio ecografico, sul cui riflesso elaborato in un'immagine su monitor ven*gono effettuate alcune misurazioni (rispettivamente del diametro biparietale e del femore).[..] Il feto co*me fatto pubblicamente attestato attraverso la mediazio*ne professionale, […] avvia la donna verso una serie di “cosiddette decisio*ni”: amniocentesi, eugenetica interiorizzata, moderna cura del neonato. (Borgna).

    Donna-Decisioni? Che ossimoro! Però, un dubbio molesta, come un pruno, l’occhio della mente: questa sventata spacciatrice di pomi può accettare, o non accettare, la vita, può valutare, col medico, le condizioni del feto, può! Ciò che può fare dopo, non può farlo, in accordo col medico, prima dell’impianto in utero. Il relativismo dei non relativisti si colora della nuance inquietante del non detto e suona falso come la moneta della reticenza. Chi, invece, ha detto quello che molti vorrebbero dire ma non dicono per opportunismo è stato Mons. Sgreccia che, in un Porta a Porta, ha chiarito, senza gli infingimenti degli astuti proibizionisti mascherati da pro-life, che vorrebbe una società senza anticoncezionali, senza aborto terapeutico, senza procreazione medicalmente assistita. Onore e merito a chi alza il vessillo delle proprie opinioni senza la paura di non far quadrare i conti del collegio elettorale, ma qualche brivido sulla schiena non possiamo evitarlo perché, se è vero che le radici sono importanti, allora non si può non temere il germogliare di qualche rizoma addormentato: “..anche nei casi pratici la decisione obbligatoria era di lasciar morire madre e feto piuttosto di effettuare un aborto. Nel 1917 le punizioni religiose per l'aborto vennero estese anche alla madre (pur se impotente o incosciente). Per un certo periodo furono anche condannati gli aborti cosiddetti "indiretti" e cioè quando si interveniva a rimuovere un tumore o un escrescenza, provocando involontariamente l'aborto. Emanuele Severino, nel saggio -Pensieri sul cristianesimo (Rizzoli, 1995), scrive: “La dottrina sociale della Chiesa risolve, secondo la Chiesa, i problemi della società. Ma questo non può accadere senza un adeguato sistema di leggi. Dunque, secondo la Chiesa, la dottrina sociale della Chiesa deve diventare legge dello Stato, della società, della nazione. E di fatto la Chiesa si adopera, con ogni mezzo da essa ritenuto lecito, perché ciò avvenga in tutto il mondo. E' ben noto il suo impegno affinché gli Stati non adottino leggi che contrastino il suo insegnamento sull'inaccettabilità, ad esempio, della limitazione delle nascite, del divorzio, dell'aborto, dell'eutanasia. Per la Chiesa lo Stato è buono e razionale solo se anche le sue leggi proibiscono questi comportamenti. Analogamente, uno Stato buono e razionale, secondo la Chiesa, non solo deve consentire alla religione cattolica di vivere e di svilupparsi, ma deve anche evitare di dichiararsi agnostico, indifferente, neutrale rispetto ad essa, perché in questo modo non impedirebbe, nella sua legislazione, comportamenti individuali e sociali contrari alla verità del cattolicesimo, e quindi non sarebbe uno Stato buono, razionale e giusto”. Se il referendum non dovesse raggiungere il quorum, verranno messi in discussione tutti - i comportamenti individuali e sociali contrari alla verità del cattolicesimo? Bah, ognuno valuti con serenità la differenza tra uno Stato laico ed un Stato che laico non è, ognuno valuti, in cuor suo, la differenza tra reato e peccato. L’Occidente è stato definito il luogo degli Idoli infranti. Se questa definizione ha un senso, credo che sia quello di sottrarre l’uomo alla deresponsabilizzazione che il rispetto degli Idoli impone, per consegnarlo alla solitudine della sua responsabilità. A chi ci grida – Viva il Veto – rispondiamo con un laicissimo e nonviolento - Viva il Voto!

  7. #87
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    Neumann, l’elleboro e il cuore

    31 maggio 2005

    di Il Calibano

    "Vammi in cerca dell'elleboro nero

    che il senno renda a questa creatura."

    (Gabriele D'Annunzio, La figlia di Iorio)





    - Io ho letto Hillman e Neumann…

    Sono le 11, 39 di una mattina grigia e afosa, mentre dalla radio una voce di donna ripete, per la seconda volta, - io ho letto Hillman e Neumann- due passeri svolazzano tra i vasi del balcone litigandosi una briciola di pane…sarebbe bello poter volare, ma anche correre, o camminare, o stare in piedi sarebbe bello. Certo, dire di aver letto Hillman e Neumann dev’ essere un modo convenzionale per comunicare a una ristretta cerchia di iniziati i misteri che permettono di accedere ad un sapere superiore che racchiude l’alfa e l’omega (San Giovanni, Apocalisse, 22, 13: Io sono l'Alfa e l'Omega, il primo e l'ultimo, il principio e la fine). Io non sono un iniziato, non ho letto Neumann e non comprendo gli esoterici legami che intercorrono tra la donna, Neumann e la distrofia muscolare di cui la donna sa tutto…sa anche cosa deve fare una aspirante mamma portatrice di Duchenne e lo dice. Io continuo a non capire. Ci vorrebbe una comunicazione non verbale, segnali elettrici forse no, perché richiederebbero energia costante, messaggi olfattivi nemmeno, perché di breve durata, qualsiasi forma di ideogramma è riconoscibile solo in base a precise convenzioni, ma anche i linguaggi pittografici si prestano a seri dubbi. Allora, perché ascolto questa lettrice di Neumann che sta spiegando l’inutilità e la bizzarria di voler ricorrere alla diagnosi preimpianto per evitare di mettere al mondo un figlio-Duchenne? La sto ascoltando perché mi ricorda un’altra donna che non aveva letto Neumann e voleva un figlio. Tutto quello che sapeva sulla distrofia muscolare le era stato detto al Mendel, Istituto di Genetica e Gemellologia. Le avevano parlato di –spallinate- salti generazionali, statistiche, percentuali: numeri, numeri, numeri.

    Lei aveva letto quei numeri col cuore ed aveva capito che mettere al mondo un figlio sarebbe stato come fare attraversare una circonvallazione nell’ora di punta ad un bambino bendato. Perché una donna desidera un figlio? Forse, a questa domanda non saprebbe rispondere nemmeno chi ha letto Neumann. Quella donna desiderava un figlio e basta. Non desiderava un figlio bello; anche nello scegliere il marito si era fatta guidare dal cuore e aveva scelto, non il più bello della comitiva, ma quello che il cuore le aveva indicato. Il cuore! Ed ora il cuore le diceva che alla sua vita mancava un figlio. Non un figlio biondo, alto, occhi azzurri, con 180 di quoziente d’intelligenza. Ma quello stesso cuore così irrazionale le diceva che non poteva mettere al mondo un figlio destinato a non correre, a non camminare, a respirare da un foro nella gola e nutrirsi da un foro nell’addome. Questo non poteva farlo.

    La donna che parla alla radio ha letto Neumann e, forse, è tanto occupata a leggere e a dire agli altri cosa debbano fare e perché e quando e come, che non riesce più ad ascoltare il suo cuore.

    Un figlio, un figlio che una diagnosi preimpianto metterebbe al riparo dalla distrofia muscolare!. Oh, certo, sarebbe sempre esposto - ai colpi di fionda e ai dardi della fortuna insensata- sarebbe sempre, come tutti, destinato, dalla natura più matrigna che madre, a quella quota di dolori e di gioie che fanno di ogni vita qualcosa di unico. Ma che diritto ha una madre di precludere, in partenza, ad un figlio l’esperienza delle prime cadute, le prime sudate rincorrendo il pallone, i primi batticuore, i primi baci, il primo amore?

    La donna che non aveva letto Neumann e non parlava alla radio e non diceva agli altri quello che avrebbero dovuto fare si affidò alla amniocentesi. L’amniocentesi non è una risposta, l’amniocentesi è una domanda e la risposta la può dare soltanto il cuore.

    Io so che quella donna oggi sarebbe ricorsa, se fosse stato possibile anche in Italia, alla fecondazione assistita e alla diagnosi pre-impianto. Come posso saperlo? Posso, perché quella donna è mia sorella.

  8. #88
    io e basta
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    194 motivi per votare Sì

    7 giugno 2005

    di Il Calibano



    "L’assurdo e l'impensato sembra escluso,

    poiché la vita pre*senta già uno schema di alterne vicende,

    così da dovere considerare come impossibile un peggiorare

    dello schema già mostruoso che regge la vita…”

    (Sofocle, Trachinie.)



    Se è fatalmente accettato che si vada à la guerre comme à la guerre, dovrebbe essere logicamente accettato che si vada al referendum come al referendum. Ma se il referendum viene stravolto e trasformato in una guerra culturale che, invece dei nostri corpi, vuole annichilire la nostra visione del mondo, allora, è inevitabile che al referendum vengano applicate tutte le tattiche e le strategie proprie della guerra…di una guerra totale dove non si fanno prigionieri.

    In questo referendum-guerra-culturale, se a vincere saranno i sì, il fronte opposto, ovvero il no e gli astensionisti, non saranno costretti a rinunciare alla loro visione del mondo, né obbligati a pratiche che ritengono illegittime. Se a prevalere saranno i no e gli astensionisti…non si faranno prigionieri.

    Scriveva Tommaso d'Aquino che a una guerra, per essere definita giusta, sono necessarie tre cose: l'autorità del sovrano, una giusta causa, una giusta intenzione. In questo referendum, che alcuni hanno voluto trasformare in guerra culturale, non esiste un sovrano autorevole; esistono opinioni autorevoli e discordanti; non esiste una causa giusta, ma molte cause che possiedono una quota di giustezza; le intenzioni, più che essere giuste, sono occultate.

    Lucetta Scaraffia, su Avvenire, per non spaventare il fronte degli indecisi scrive: “Da destra e da sinistra i fautori del sì al referendum stanno agitando lo spettro della revisione della legge 194 sull'aborto come conseguenza logica dell'eventuale conferma della legge 40 […] Ma la questione è un'altra: il dibattito sull'aborto e quello sulla regolamentazione della procreazione assistita riguardano situazioni profondamente diverse e non comparabili, anche se unificate dal problema del diritto alla vita.” .

    Lo spettro che paventa il fronte del sì non è l’apparizione di una persona morta, ma è il dogmatismo degli intolleranti che è stato sepolto dalla volontà popolare espressa con il più democratico dei modi: una matita, una scheda e un’urna. Sepolto, ma non per sempre perché le intolleranze –a volte ritornano- e possono tornare anche grazie a quell’astensionismo che unisce in un riprovevole connubio vacanzieri, soldati in terre lontane, italiani all’estero, alcuni disabili gravi e opportunisti più o meno astuti. Perché non fidarci delle rassicurazioni di Avvenire? La fiducia è un sentimento di tranquilla sicurezza in qualcuno, e, nel diritto romano, la fiducia consisteva nella consegna (datio) di un bene a una persona. La nostra libertà non può essere data chi ritiene che l’obbedienza sia più importante della democrazia perchè: “Libertà va cercando, ch'è sì cara / come sa chi per lei vita rifiuta”(Dante). E poi, di motivi per dubitare ve ne sono in abbondanza. Ad esempio, il Prof. Mario Palmaro, docente di bioetica presso l'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum di Roma, si è incamminato lungo quel pendio sdrucciolevole che popola gli incubi di molti referendari. Alle cautele della Prof.ssa. Lucetta Scaraffia , fanno velo le avventatezze del Prof. Mario Palmaro che, non molto tempo fa, scriveva: “Le donne usano la spirale o IUD, senza sapere che essa non è un contraccettivo ma provoca aborti.[…] Effetti abortivi possono essere ottenuti attraverso l'uso combinato di pillole regolarmente in commercio, prodotte con finalità contraccettiva, ma capaci di impedire l'annidamento se miscelate in un certo modo. Perfino la classica pillola, assunta dalla donna con l'intento di impedire il concepimento, ha un effetto remoto ma assolutamente certo di carattere abortivo: una verità scomoda troppo spesso taciuta. Ne riparleremo.”

    Il momento per –riparlarne- sarà quello del dopo referendum se non si dovesse raggiungere il quorum? I laici, senza aggettivi, dovranno temere una notte di San Bartolomeo delle coscienze? È vero, una rondine, il Prof. Mario Palmaro, non fa primavera, ma quando a garrire è una rondine e a tenerle bordone sono i volatili più inquietanti, la triste primavera che annuncia è, più che una probabilità, una certezza.

  9. #89
    io e basta
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    Il gatto, il cane, la civetta e il referendum

    10 giugno 2005

    di Il Calibano

    Ivi il buon cane,

    Di turpi zecche pien, corcato stava.

    Com'egli vide il suo signor più presso,

    E benché tra que' cenci, il riconobbe,

    Squassò la coda festeggiando, ed ambe

    Le orecchie, che drizzate avea da prima,

    Cader lasciò: ma incontro al suo signore

    Muover, siccome un dì, gli fu disdetto.

    (Odissea, XVI Libro)





    La civetta, strigide caro a Minerva, vola al tramonto. Al tramonto della campagna referendaria, nei roccoli e negli archetti dell’informazione Raiset, resta intrappolata una fauna avicola spossata da lunghi e perigliosi voli migratori insidiati dalle doppiette di Cattaneo e Gonfalonieri, dal vischio del Vespa-uccellatore, dall’aucupio di solerti e Benedetti ornitofagi d’assalto.

    La rara avis superstite, dopo essersi appollaiata fiduciosamente sui posatoi agognati nei programmi di informazione, viene, il più delle volte, proditoriamente impallinata in barba alla regola anglosassone del –mai sparare ad un uccello seduto.

    L’ Infedele, stanco e domato dal sole di Sharm El Sheik, fa snorkeling davanti alle fauci armatissime di uno squalo Pessina. Uscito fortunosamente indenne dall’incontro, L’Infedele-stanco si precipita ad accendere un cero al Cardinal Scola: intervista minoliana. Ballarò si destreggia, ma Mantovano…mantovaneggia: dura lex, sed lex! Porta a Porta si trasforma in Pancia a Pancia e va a fare il piccolo cabotaggio tra le diete e i promontori, le valli e le malghe della giunonica e butirrosa Simona Izzo. Coraggio, mancano due giorni! Giano trifronte imperversa: Sì! No! Mi astengo! Poi, i no trascolorano in una nuance color Nì, infine, come il tordo di mare, mutano totalmente il colore della livrea e assumono il tono rosso cardinalizio dell’astensione.

    Ah, a proposito di rosso cardinalizio, ricordate la Rai del santino oleografico dipinto dai pittori divini del microfono con aspersorio incorporato? Le dirette fioccavano: il neo-Papa Ratzinger che lascia il Palazzo Apostolico per andare a prendere il gatto; il neo-Papa che esce per andare a prendere i libri; il neo-Papa che –ariesce- per andare a salutare gli amici! Possibile che se uno diventa Papa non trova più un’anima buona che gli vada a prendere il gatto e i libri? Dopo il titolo irriverente e inquietante con cui il Manifesto aveva salutato l’ascesa al sacro soglio di Josef Ratzinger, i Papa-boys del servizio pubblico s’erano fatti in quattro, anzi…in tre, come le reti, per accreditare l’immagine di un Ratzinger super partes, timido, schivo, nostalgico cantore di silenti trappe e celle traboccanti di logori tomi. Ferrara, dopo il discorso di Bari, lo aveva incoronato, vabbè che, da Rutelli a Pera a Cofferati, Ferrara incorona tutti, campione del laicismo-devoto. Ratzinger non era entrato, come si temeva o sperava, a gamba tesa sul referendum. Benedetto XVI, dopo aver salutato i fedeli assiepati nella spianata dell'ansa di Marisabella nei pressi del porto di Bari, aveva raggiunto il vicino campo sportivo dove si trovava l'elicottero dell'Aeronautica militare ed era ripartito alla volta di Roma. Cosa accadde nell’alto dei cieli? Mah, dove non arriva la ragione, arriva la poesia che è theia techne: “Se lo splendore di mille soli / Dovesse esplodere nel cielo / Esso sarebbe simile / Allo splendore dell'Onnipotente”. (Bhagavadgita). Tornato in terra e più precisamente all'assemblea generale dell'episcopato italiano, parlando ai vescovi, era entrato sul referendum come Burnic e Facchetti su un attaccante al limite dell’area di rigore. Ratzinger aveva detto di essere “vicino all'impegno concreto dei vescovi” e il segretario della Cei, Giuseppe Betori, aveva tradotto: “Dobbiamo restare perplessi di fronte a chi pensa che le parole del Papa esprimano vicinanza ai vescovi ma poi permettano di disattendere le loro indicazioni”.

    Ferrara, che da tempo ha indossato la mise dell’arbitro ligio e inflessibile, questa volta non aveva fischiato il fallo. Eh, ci vorrebbe la moviola in campo! avevano indiscretamente bofonchiato i rari laici-laici dai loro nascondigli di Torre Argentina. Poi, si sa, sul referendum erano entrati giocatori, arbitri, guardalinee, spettatori e, in qualche caso, anche i bibitari a gambe, braccia, teste tese e con altre armi improprie offerte sollecitamente dalla ditta TV.

    Se i sogni muoiono all’alba, le speranze di chi si affida a Cesare o ai rappresentanti di Dio in terra, muoiono coi notiziari. Cesare, la Motorizzazione Civile di Catania, se la prende con un gay e gli “strappa” la patente e il rappresentante di Dio in terra tuona contro le coppie di fatto, etero o gay, che rappresentano forme "odierne di dissoluzione del matrimonio", contro le "unioni libere" tra uomo e donna così come gli "pseudo matrimoni" tra omosessuali, "espressione di libertà anarchica che si fa passare a torto per vera liberalizzazione dell'uomo". E parlando a San Giovanni in Laterano, a meno di sette giorni dal referendum sulla procreazione assistita, il Papa, al convegno diocesano sulla famiglia, evoca la sfida che sta impegnando la Chiesa italiana nella difesa di una normativa che, se ritoccata, non potrebbe che essere peggiorativa.

    Date a Cesare, quel che è di Cesare e a Dio, quel che è di Dio. Sì, vabbè! Ma non si possono servire due padroni…e allora?

    Il referendum è un cane che affoga e tutti si sentono autorizzati a dargli una legnata. Chi una legnatina, come Pisanu con le sue liste degli Italiani all’estero o con i disabili –nonvotanti-, chi una legnatona, come Pera, chi una clavata-devota, come Ferrara. Scriveva Benjamin Franklin che ci sono tre grandi amici: una vecchia moglie (marito), un vecchio cane, e soldi pronti. I soldi volant, le vecchie mogli (mariti) vanno dal chirurgo estetico…resta il vecchio cane.

    Chissà, forse un giorno, anche i bastonatori di oggi potrebbero avere bisogno di un vecchio cane-referendum che li aiuti a difendere una loro concezione di libertà. Speriamo che, quando la povera bestia sta per tirare le cuoia, qualcuno si decida a darle una mano, anzi…un quorum!

  10. #90
    io e basta
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    Ho versato il sangue per la Repubblica

    13 giugno 2005

    di Il Calibano

    I critici, come gli insetti,

    vogliono il nostro sangue,

    non il nostro dolore.

    (Friedrich Nietzsche)





    Ho versato il sangue per la Repubblica! Non è stata, lo devo ammettere, quell’effusione sanguinis tanto cara a qualcuno; è stata una sbucciatura alla tibia con effusione di poco sangue, ma la Repubblica, nella persona del Min. Pisanu, per me, non ha effuso nemmeno l’inchiostro di una Biro usa & getta.

    E sì, che, insieme all’Associazione Luca Coscioni, avevo chiesto, per tempo, al Ministro di rendere possibile l’esercizio del diritto di voto per quei 100.000 disabili gravi che non possono spostarsi se non a rischio di molte sofferenze o della stessa vita (in Ucraina per i disabili gravi erano stati istituiti dei seggi volanti…Evidentemente in Ucraina c’è una democrazia matura e in Italia c’è una democrazia troppo…matura!). Il Ministro non ha risposto, forse era occupato a lavarsi le mani, o a fare la doccia. A dire il vero, la vita del Ministro è troppo differente da quella di un disabile grave perché io possa immaginare come passi la giornata. Non molto tempo fa, con una lettera al Foglio, avevo chiesto, sempre come membro dell’Associazione Luca Coscioni, a Ferrara e a Socci di scrivere almeno un articoletto sul diritto dei disabili gravi a leggere le novità editoriali in formato digitale. Non conosco come trascorra la giornata il Ministro, ma credo di non essere lontano dal vero, se immagino che Socci passi la giornata a intervistare chi ha visto la Madonna e Ferrara a dilettarsi con gli orgasmi plurimi che gli procurano i discorsi di Rutelli. Perché dico questo? Perché né Socci né Ferrara mi hanno risposto. Lo so lo so, in questi casi c’è sempre qualcuno che ti dice: non chiederti cosa gli altri possono fare per te, chiediti cosa puoi fare tu per gli altri. Ero uscito dal coma da tre giorni, non sapevo se ci sarei rientrato per sempre, quando si avvicina al mio letto il Prof. Arcangeli, primario del reparto di rianimazione del Santo Spirito e mi dice: “ Il Dott. Ricci del Gemelli vorrebbe prelevarti alcune provette di sangue per spedirle a Torino dove si sta cercando il gene della tua malattia che è molto rara. Se accetti batti una volta le palpebre. Se rifiuti battile due volte. Non sei tenuto ad accettare. Io pensai agli altri, battei una volta le palpebre e … versai il sangue.

    Ieri, il sangue l’ho versato per andare a votare. Stavo per “versare” qualche altra cosa; il ventilatore polmonare dal quale mi ero dovuto staccare per poter entrare nell’ascensore, una volta arrivato al pianterreno, non si voleva riaccendere. Ho pensato – il ventilatore è in panne, se l’ascensore, come spesso accade, si rifiuta di partire, faccio la fine di un pesce rosso saltato fuori dal vaso. Sarei morto tra rantoli e colpi di tosse, come Violetta nell’ultimo atto della Traviata. A tenermi la mano ci sarebbero stati Marco Pannella, Emma Bonino, Sergio Stanzani, Daniele Capezzone, Rita Bernardini. Che cosa ci facevano lì? Erano venuti per rendere possibile il mio voto e per far sentire ai 100.000 disabili gravi una voce che rompesse il silenzio delle autorità. Ecco, già vedo i risolini furbetti, le ammiccatine ironiche, il darsi di gomito degli apoti. Ma sì, questo è il paese dei furbi di tre cotte, siamo tutti smagati, adulti e vaccinati. Questo è il paese dove, se una donna ha le ovaie bruciate dalla radioterapia o un uomo i testicoli asportati per un tumore e, nonostante tutto, vogliono un figlio loro, i furbastri si danno di gomito e pensano che lei sia un po’ “mignotta” e lui un po’ cornuto; questo è il paese dove, se una madre portatrice di una malattia genetica spera che suo figlio non debba nascere con la stessa patologia conclamata, i furbastri si danno di gomito e le dicono in faccia che è peggio di Mengele; questo è il paese dove, se i malati distrutti dalla SLA invocano una ricerca a tutto campo, i soliti furbastri si danno di gomito e gli dicono in faccia che non sono altro che degli assassini disposti a strappare il cuore ai bambini per poter guarire. In questo paese un uomo, Umberto Veronesi, che ha dedicato la vita a salvare le donne dal tumore, viene sbertucciato dai versi sciolti degli editoriali di un Elefantino, o due Premi Nobel per la medicina, Renato Dulbecco, premio Nobel 1975 per la Medicina per le sue scoperte in materia di interazione tra virus tumorali, e Rita Levi Montalcini, Premio Nobel 1986 per la Medicina per la scoperta dei "fattori di crescita" del sistema nervoso, vengono annichiliti da una battutina più stupida che velenosa: “Io dei Nobel non mi fido”, o il Dott. Vescovi, che notoriamente è retribuito con acqua San Pellegrino e pane e cicoria, mette in guardia quei mammozzi un po’ ebeti che sono i ricercatori di mezzo mondo, dagli interessi malvagi della Spectre delle multinazionali.

    Questo è il paese dove il Card. Ruini predica: " […] Non siamo contro la scienza e i suoi progressi: al contrario, ammiriamo e sosteniamo i frutti della ricerca e dell’intelligenza, che è il segno dell’immagine di Dio nell’uomo. Vogliamo dunque che la scienza sia al servizio del bene integrale dell’uomo: non si tratta, pertanto, di arrestare od ostacolare il cammino della scienza, ma di orientarlo […] ” e nessuno delle pere furbastre di tre cotte osa ricordare che “l’orientamento” a cui allude il cardinale si “orientava” a perseguitare Andrea Vesalio perché dissezionava i cadaveri e a “censurare” Christian Barnard perché trapiantava gli organi.

    Per contrastare questo orientamento, ho votato 4 Sì, ho versato il sangue, ho riportato uno striramento allo sternocleidomastoideo e un arrossamento all'osso sacro…no, all'osso laico! (la sola cosa laica su cui Ruini non può mettere le mani!)

 

 
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