CHE C’E’ SOTTO IL VELO? (Il Calibano)
9 gennaio 2004
Il velo sì! Il velo no! Il velo la RAI lo indossa, sul finire della controra, su Rete 2, nel programma “L’Italia sul Due”. Un orario tranquillo, dalle: 150 alle: 16
0. Quello –spirto guerrier ch’entro mi rugge- o almeno ruggiva nel Foscolo, negli Italiani si sveglia solo in prima serata. Infatti, non volano i fendenti che animano Excalibur, né gli alterchi, da taverna della Tortuga, dove la ragione si misura in decibel, né, tanto meno, le risse da mercato rionale, di Ballarò. L’argomento scotta, ma tutti si improvvisano pompieri. Non è da escludere che l’effetto soporifero sia favorito dalla conduttrice, Monica Leofreddi, che, messa lì -nella vigna a far da palo- fa, appunto, il palo: impalata, rigida, attenta a non prender posizione. Qualche intervista, qualche dichiarazione di principio, qualche sorriso: prego, prima lei, no, no, prima lei…ah, le guerre pacioccone! Yasha Reibman, difensore della kippah, supera Voltaire di una spanna abbondante, e spiega che lui, essendo medico, tra un antipiretico e un analgesico, se il paziente lo richiede, è disposto a prescrivere anche un crocifisso da appendere al muro. Abul Keir Breiges, Vicepresidente dell’Unione delle Comunità Islamiche, vuole mettere le cose in chiaro: loro hanno Bin Laden, noi abbiamo Totò Riina! Insomma, come non si può dire che gli Italiani siano tutti mafiosi, così non si può dire che i Musulmani siano tutti terroristi. L’avatar di padre Cervellera domina i presenti apparendo e sparendo da un monitor piazzato a tre metri da terra, proprio sulla testa di Giordano Bruno Guerri che, forse per il nome che porta, si dimena sulla sedia come se si trovasse su un rogo. I giovani invitati sono quanto di più politicamente corretto si trovi sul mercato: atei, agnostici, cattolici, due ragazze velate, e una, trovata chissà dove, pro Chirac. Sto per spegnere la TV, non sono uno che ama il sangue, non sono uno di quelli che buttano l’olio sulle curve di Maranello, né mi fermo in autostrada per godermi gli incidenti, ma se il velo nelle scuole non è un problema perché farci una trasmissione? Si rischia di fare una –non trasmissione- su un –non problema-. La batteria è scarica e il telecomando è in panne, perdo tempo e…tutto accade in pochi minuti, come nei migliori/peggiori romanzi d’appendice, quello che non è accaduto in trecento pagine accade nelle ultime cinque: agnizione, svelamenti, tradimenti, colpevoli pentiti. Tutto è scatenato dal Guerri che difende il -non velo- nelle scuole perché permetterebbe alle ragazze di provare –l’effetto che fa- . Abul Keir Breiges rompe la tregua: il velo non possono toglierselo perché non è una loro scelta ma è il volere di Dio che lo impone. Come una brinata d’aprile sui mandorli in fiore, l’affermazione gela i presenti. Una velata, approfittando dello stupore, prende la parola e dichiara di essere una insegnante, un giovane azzarda un: non credo che gli insegnanti debbano ostentare dei simboli in classe. Le nuvole si squarciano ed appare padre Cervellera: gli insegnanti credenti sono migliori degli altri! La pro Chirac sputa il rospo che doveva aver ingoiato durante la tregua: 125 donne non hanno potuto esser curate, al pronto soccorso, perché i mariti non volevano che a visitarle fosse un medico maschio. La velata risponde che è un suo diritto scegliere il medico. L’insegnante velata si lamenta perché c’è troppa religione cattolica nelle scuole e fa capire che non le dispiacerebbe l’ora di Corano. La trasmissione finisce con Giordano Bruno Guerri che avvolge la sedia, come l’edera la quercia. Molto non si è capito, ma, da quel poco che si è capito, i prossimi anni vedranno il velo trasformarsi da foulard al velo che avvolge “gli amanti” di Magritte all’inquietante drappo con cui Christo avvolge i monumenti.
Piergiorgio Welby




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