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  1. #51
    io e basta
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    Predefinito Riferimento: Gli editoriali del Calibano

    Nichilismo e pacchetto vacanze

    29 dicembre 2004

    di Il Calibano

    ODISSEO

    È da saggi, nelle sventure, avere il senso della realtà.

    Euripide, Ecuba.



    Ero ansioso, lo ammetto, ero ansioso di, mi si passi il bisticcio, sfogliare Il Foglio per seguire, come il Cacciatore Bianco di Hemingway, le tracce dell’Elefantino o, nel peggiore dei casi, le Stazioni che marcano il passaggio del Cristiano Illuminista o dell’Illuminista Cristiano, o sorprendere all’abbeverata qualche Ateo Devoto, o Devoto Ateo impastoiato nel proprio ossimoro. Ma la caccia, si sa, è un’attività, non oso chiamarla sport per non cadere vittima di qualche animalista – fondamentalista, che può riservare esaltanti emozioni, o cocenti delusioni. Credevo, ingenuamente, che la sciagura nel Sud-est asiatico, con il suo corollario di un numero indefinito di vittime (55.000?), una piccolissima parte delle quali colta nell’otium, forse è il caso di definirla catastrofe, dando al termine lo stesso significato che gli attribuisce Aristotele nella Poetica e cioè un passaggio improvviso da uno stato di felicità a uno di infelicità, suscitasse in qualche fogliante le stesse laceranti riflessioni che si ebbero dopo il terremoto di Lisbona che la mattina del 1° novembre 1755, giorno di Ognissanti, colpì la città mentre la maggior parte dei cittadini era in chiesa e causò 70.000 vittime. Non mi aspettavo, di certo, un “Poème sur le désastre de Lisbonne”, non credo che Voltaire vedrebbe i suoi articoli pubblicati sulla prima del Il Foglio, forse troverebbero posto tra le lettere al Direttore, ma un paio di cartelle sul male, queste sì, me le aspettavo! Il male senza plastico e senza scimitarra, il male senza ideologia, un male asettico, indifferente, “democratico” che ruba la ribalta mediatica al male “jadista”. Un male che colpisce il bambino bianco-cristiano-sovrappeso-invacanza e il bambino-mussulmano-sottopeso-allavoro. Mi aspettavo, lo ammetto, qualche pensiero alla Hans Jonas di “Pensare Dio dopo Auschwitz”: - Dinanzi a questo eccesso di male nel mondo - dice Jonas - i casi sono certamente due: se Dio è totalmente inconoscibile non possiamo dire come si concilia Dio con l'esistenza del male del mondo; non conosciamo Dio e non possiamo comprendere la ragione dei suoi comportamenti. Però il Dio biblico è un Dio grande che si rivela come un Dio di misericordia, Dio di pietà, Dio di tenerezza, di giustizia. Se accettiamo la rivelazione, ci troviamo di fronte a due possibilità: o Dio, vedendo il male che c'è nel mondo, può consolarlo, può evitarlo, può fermarlo ecc., ma non lo fa, oppure vorrebbe fermarlo ma non può-. Mi sarei aspettato una conclusione “relativista” alla Sergio Quinzio del tipo: - L'unico modo che abbiamo per uscire da questa contraddizione, fra l'esistenza di Dio e il male del mondo, è quello di ammettere che, in qualche modo, Dio non sia perfettamente onnipotente-. Questo mi aspettavo...invece, sono stato investito da un editoriale di difesa denso e fumoso, come lo spruzzo di una seppia. Diradatasi la foschia, ho intravisto Vandana Shiva, Umberto Galimberti, Kyoto, il Nobel V. S. Naipaul tenuti insieme da un oscuro “senso di colpa”. Quando il valore toglie alla ragione, / Rode la spada con cui combatte. (W. Shakespeare) e, finalmente, quando il “valore” è venuto meno, la ragione ha rivendicato i suoi diritti e il Direttore ha scritto: “…non esiste nessuna maledizione, ed è in momenti come questo che dovrebbero, semmai, essere tenute ben distinte la sfera della fantasia da quella delle cognizioni scientifiche”. Come non concordare? La natura è matrigna, non madre e per contrastarla l’uomo deve ricorrere alla “tecnica”, sia che si tratti di –impiantare- una rete di altoparlanti che prevenga la sorpresa dello tsunami, sia che si tratti di –impiantare- un embrione senza gravissime anomalie genetiche. Il resto, come sostiene l’Elefantino, appartiene alla sfera della fantasia.

  2. #52
    io e basta
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    Heautontimorumenos

    5 gennaio 2005

    di Il Calibano

    Prometeo: ho impedito agli uomini di prevedere la loro sorte mortale.

    Coro: che tipo di farmaco hai scovato per questa malattia?

    Prometeo: ho posto in loro cieche speranze

    Eschilo, Prometeo incatenato

    Dopo l’ondata devastante e annichilente dello tsunami “geologico”, arriva l’ondata gnomica e penitenziale dello tsunami “escatologico”. Dalla puntura di spillo di Antonio Socci che rimprovera agli Italiani di non essersi astenuti dal cenone di Capodanno, a Ernesto Galli della Loggia che fa roteare la sua Turlindana sulle teste degli abitanti ricchi del Nord del pianeta che si recano nelle contrade del Sud per le loro vacanze, all’ineffabile monito del cardinale Martino: “Dio ha voluto metterci alla prova”.

    E così, tra un cotechino andato di traverso, il complesso di colpa per quindici giorni -all inclusive- e la prova del nove della teodicea, si ha l’impressione che la natura, la Terra, i pianeti, le galassie e l’intero universo –ruotino- intorno all’uomo.

    Insomma, alcuni ritengono che l’umanità sia la destinataria di tutto ciò che accade, o è accaduto, sulla terra fin da quando l’uomo era un’ipotesi appesa al dubbio amletico se -uscire o non uscire- dall’oceano primordiale.

    La Bibbia (Gen., 6, 1; 9, 1s ) ha due racconti del Diluvio, intrecciati fra loro: il primo proviene dal cosiddetto “documento J” (cioè jahvista), l'altro dal “documento P” (dal ted. Priestercodex, cioè codice sacerdotale); tra i due vi sono molte divergenze di particolari, ma ambedue parlano della collera divina causata dalla perversità umana.

    Il diluvio babilonese è una leggenda narrata nella 11ª tavoletta del mito di Gilgamesh, nella quale il consiglio degli dei decide di distruggere il mondo con il diluvio. Le tracce di un “diluvio” compaiono presso gli Indiani (Manu), i Greci (Deucalione e Pirra), gli Scandinavi e, soprattutto, presso i popoli del Sud-Est asiatico, si ha nelle narrazioni il ricordo di qualche inondazione catastrofica. Il mitologema del diluvio ha, in tutte le culture, un dato in comune: la punizione divina.

    Nelle letterature europee, Atlantide ha ispirato numerose opere: la Nuova Atlantide di Francesco Bacone, romanzo scientifico che descrive la città ideale delle scienze fisiche; l'Atlantide (1679-1702) dello svedese Olaf Rudbeck; il poema omonimo del catalano Jacinto Verdaguer (1876), che immagina Cristoforo Colombo partito alla ricerca dell'antico continente perduto; il romanzo Atlantide (1912) di Gerhart Hauptmann, che trasforma la leggenda in un simbolo applicato alla psicologia moderna; e l'Atlantide (1919) di Pierre Benoit. Atlantide sarebbe stata inghiottita dal mare in una notte e un giorno durante un cataclisma e, secondo Platone, l'avvenimento si collocherebbe 9.000 anni prima dell'epoca in cui visse Solone, ovvero circa 9.600 anni a.C.
    La catastrofe nel Sudest asiatico non è stata mediata dalla tradizione orale, né ha subito la sedimentazione e l’elaborazione che il trascorrere del tempo riserva a tutti gli avvenimenti. Il mondo è stato investito da quel mostro (monstrum, fenomeno singolare) liquido che si è riversato dagli schermi televisivi direttamente nelle nostre case ed ha allagato i cuori di terrore, ricordandoci che, come scrive Dostoevskij nel romanzo I demoni, “la vita si concede oggi in cambio di dolore e paura, e qui sta l'inganno”. Quale sia -l’inganno- sta a ciascuno di noi scoprirlo. Ma l’inganno più grande è la seducente corona dell’antropocentrismo che ci siamo posta sul capo, “ma “sedurre” vuol di*re “distruggere “, secondo la lingua greca: phtheirein. La corona è la perfezione dell'inganno, è l'inganno che si richiude su se stesso, è quella perfezione che include in sé l'inganno”.

  3. #53
    io e basta
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    Il lettore coscienzioso e le filippiche amare

    9 gennaio 2005

    di Il Calibano

    Se un lettore coscienzioso trova

    che un passaggio è oscuro,

    questo deve essere riscritto.

    Karl Raimund Popper





    L’utilità dei giornali è indiscutibile. Nell’alba, ancora incerta, del boom economico il giornale, oltre a soddisfare l’inestinguibile sete di conoscenza, era un eccellente isolante termico e, strategicamente inserito tra la camicia e il pullover, permetteva ai centauri di affrontare l’imperversare di Orione. Finita la sua salvifica missione di progenitore dell’utilitaria e del bomber, diventava un indispensabile medium per le cucine a carbone e le stufe Bechi, o, finito nel mercatino rionale, si prestava umilmente a far le veci della odierna –bustadiplastica- ed avvolgeva, dottamente, carciofi, baccalà, lattuga, uva…tant’è che, nella santa innocenza della mia prima infanzia, credevo che i giornali servissero solo a contenere gli alimenti e per un’altra innominabile funzione legata a problemi scatologici.

    Fatte le dovute lodi di questo silenzioso e servizievole compagno della domenica e delle lunghe attese, una domanda s’impone: visto che le tute dei centauri sono termoisolanti, le cucine sono piezoelettriche, le stufe autoaccendenti, gli alimenti protetti da tanti asettici e indistruttibili involucri di plastica, la scatologia affidata a dieci piani di morbidezza…qual’è, oggi, l’utilità del giornale?

    Il giornale, a dar credito a Georg Wilhelm Friedrich Hegel, è la preghiera del mattino dell'uomo moderno. Oltre ai fantasiosi e polimorfici usi dei tempi che furono e alla mistica allegoria offerta dal filosofo di Stoccarda…a cosa serve il giornale? Qualcuno, nonostante queste sconsolanti premesse, crede, in perfetta buonafede, che il giornale, offrendo un sapiente mix di fatti e opinioni, serva ad informare, ma leggendo l’articolo “Amara filippica contro l’eutanasia e la sua pretesa d’essere dolce”, a firma di Francesco Angioli, pubblicato sul foglio del 07/01/05, potrebbe cambiare idea.

    L’incipit è sconcertante: “…i vecchi, non si vedono quasi. Il buon gusto odierno ha imparato a relegarli ai bordi, nella tristezza degli ospizi. Viviamo a compartimenti stagni, perché oggi le generazioni non durano vent’anni, ma cinque, e il dialogo tra giovani e adulti è quasi assente, quasi nullo quello con gli anziani”. Il lettore coscienzioso si domanda: “allora, l’eutanasia riguarda i vecchi e l’incomunicabilità?”. Preoccupato, soprattutto se ha superato la sessantina, prosegue nella lettura e l’un dopo l’altro, si imbatte in Verga, Seneca, Carducci, Pascoli. Il lettore coscienzioso, rinfrancato, si domanda: “allora, l’eutanasia riguarda scrittori e poeti?”. Dopo aver rischiato di naufragare nel gurgite vasto della letteratura, il lettore coscienzioso trova un appiglio: “Eppure di eutanasia (“dolce morte”), intesa come suicidio assistito, come porre fine, con l’aiuto di un medico, a una vita ritenuta ormai indegna di essere vissuta, si parla sempre più spesso”. Ecco, pensa il lettore coscienzioso, ora saprò chi-come-perché vuole porre fine ai suoi giorni, quali protocolli i medici debbano seguire, in quali paesi sia permessa l’eutanasia ecc. No, niente di tutto ciò! si passa direttamente a Chesterton: “ Per me il suicidio non è soltanto un peccato, è il peccato; è il male supremo e assoluto, il rifiuto di prendere interesse alla esistenza, di prestare il giuramento di fedeltà alla vita. L’uomo che uccide un uomo, uccide un uomo; l’uomo che uccide se stesso uccide tutti gli uomini: per quanto lo riguarda distrugge il mondo…”. Al lettore coscienzioso viene in mente un aforisma dello stesso Chesterton ”Si potrebbe compilare il peggior libro del mondo usando solamente passi scelti dei migliori scrittori esistiti”.

    Schivata la trappola dello scrittore inglese, il lettore coscienzioso si trova di fronte ad una sconcertante riflessione: “…passato il principio, chi vieterà al giovane depresso, all’adulto squattrinato, all’uomo o la donna in crisi per motivi amorosi, di ricorrere, nella angoscia e debolezza del momento, alla mutua; di chiedere alla collettività e a un uomo in camice bianco di farsi carico della sua eliminazione?”. Il lettore coscienzioso pensa: “allora, l’eutanasia riguarda i depressi, gli squattrinati, gli innamorati delusi…”. Il lettore coscienzioso vacilla, ma non demorde ed è costretto a fare lo slalom tra un coacervo di –casi- eterogenei: “Kevorkian, Shipman, Conciani, Tassinari, Alfonso De Martino, l’infermiera Sonia Caleffi.

    Il lettore coscienzioso, prima di tirare i remi in barca, si domanda: “ma tutto questo accade, o è accaduto, a causa della legge sull’eutanasia, o in assenza di una legge sull’eutanasia? Il lettore coscienzioso non lo saprà mai, non perché non sia culturalmente attrezzato, ma perché l’articolo non lo dice.



    P.s.

    EUTANASIA: SENATO, PRESENTATA PDL PER DEPENALIZZAZIONE
    (ANSA) - ROMA, 19 FEB -2004. Depenalizzare l'eutanasia e permettere di farvi ricorso nei casi di malattie terminali.
    E' questa il contenuto della proposta di legge presentata questa mattina in Senato da alcuni parlamentari di opposizione. Primo firmatario Alessandro Battisti (Margherita), cofirmatari esponenti dei Ds (Guido Calvi, Franco Bassanini, Antonio Falomi), dei Verdi (Stefano Boco), di Rifondazione (Luigi Malabarba, Livio Togni), del Gruppo Misto (Giovanni Crema, Tommaso Sodano), dello Sdi (Gerardo Labellarte). La proposta e' sostenuta anche dall'associazione Libera Uscita che si batte da oltre due anni per sensibilizzare l'opinione pubblica sull'eutanasia e che sta raccogliendo sul proprio sito firme di appoggio al ddl. Tutti d'accordo, i partecipanti, a sottolineare che questo non e' un problema religioso ma etico, che occorre uno schieramento trasversale e laico e che tuttavia non si deve contrapporre a un fondamentalismo cattolico quello ultralaico.
    Il ddl, ha spiegato Battisti, ha l'obiettivo di equiparare la nostra normativa a quella europea; di evitare discriminazione tra i cittadini; di sollevare le famiglie da quello che diventa un vero e proprio dramma, ma soprattutto sottolineare un principio di liberta' e civilta'.
    Al testo non mancano paletti, ha precisato il senatore, ''a garanzia che la depenalizzazione si presti ad abusi di qualunque tipo''. Infatti il provvedimento prevede che l'eutanasia sia praticabile solo per malattie terminali e stati patologici gravi e irreversibili; sia richiesta da maggiorenni ''capaci di intendere e di volere'', sia effettuata ''in modo ponderato e reiterato'' e ''in piena autonomia e liberta'; la decisione sia sottoposta al vaglio di tre esperti, uno specialista della patologia da cui e' affetto il richiedente, un medico scelto da quest'ultimo e uno dall'Ordine dei medici. E' prevista l'obiezione di coscienza del medico.
    Sara' fatto il possibile hanno assicurato i parlamentari per sollecitare la calendarizzazione del provvedimento. Intanto sul tema che coinvolge l'opinione pubblica sono stati presentati altri due testi alla Camera, di entrambi il primo firmatario e' Giuliano Pisapia (Rifondazione), mentre il leghista Alessandro Ce' ha presentato una proposta sul divieto di eutanasia. Al Senato invece Antonio Del Pennino (Gruppo misto) ha depositato un pdl sul testamento biologico e un'altra proposta su questo tema e' della diessina Maria Chiara Acciarini. Mentre alla Camera primo firmatario di un pdl per il testamento biologico e' Giorgio Benvenuo (Ds).
    ''Si tratta da parte del legislatore di cogliere un sentire comune - ha detto Battisti - in un recente sondaggio il 60% degli italiani si dichiara favorevole alla depenalizzazione soprattutto nel caso di malati terminali, solo il 27% e' contrario. Dobbiamo riflettere - ha aggiunto - che nel 1987 solo il 24,5% era favorevole a fronte di un 40% contrario''.
    ''Condivido questo ddl - ha affermato Luigi Malabarba (Rifondazione) - che e' prudente ed equilibrato e che va al di la' di schieramenti politici''. Secondo Gerardo Labellarte (Sdi) ''si tratta di un tema delicato che poco si presta a scontri religiosi e politici''.
    ''Un atto di responsabilita' e di coraggio'', lo ha definito il presidente di Libera Uscita, Giuseppe Fornari che ha aggiunto ''nel nostro Paese assistiamo a una deriva fondamentalista che arriva a rimettere in discussione anche conquiste come il divorzio e l'aborto. Dobbiamo puntare su un atteggiamento laico e creare uno schieramento trasversale''.(ANSA)

  4. #54
    io e basta
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    Assassinio a Porta a Porta

    21 gennaio 2005

    di Il Calibano

    Ieri sera, a Porta a Porta, un manipolo di –Quelli del Basta- ha assassinato l’informazione. I congiurati, spalleggiati dal conduttore, hanno messo sul capo della Bonino il berretto a sonagli della sballista in servizio permanente effettivo. Gli sforzi di Emma, pragmatica vessillifera di una realtà multiversa e polisemica, non riuscivano a far decollare il dibattito che si –doveva- svolgere come da copione. Anche il dott. Barra e la sua riduzione del danno che affonda le radici nel lontano ‘72/’75, anni in cui, giovane laureato, lavorava nel gruppo della dott.ssa Rubini, non veniva presa sul serio, anzi, guardata con sospetto come se si trattasse di una bizzarra concessione fatta per aggirare il problema e non di una pratica consolidata in mezza Europa.

    Le spoglie dell’informazione venivano pietosamente coperte con una palata di aiuti destinati al Sud-Est asiatico…tanto nessuno reclamerà il corpo perché in Rai, l’informazione, aveva ed ha pochi e distratti amici.

    Piergiorgio Welby

  5. #55
    io e basta
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    Lettera di un ex embrione all’elefantino

    26 gennaio 2005

    di Il Calibano

    "Non cesseremo mai di esplorare, e la fine delle nostre esplorazioni
    sarà arrivare al punto di partenza,
    e per la prima volta conoscere quel luogo"
    T.S.Eliot

    Caro Giuliano, perdonami l’uso, o l’abuso, della formula amicale ma leggo, da tanto tempo e diligentemente, i tuoi editoriali e seguo, tutte le sere (il sabato prendo lo Xanax), coscienziosamente “ottoemezzo” che ho avuto la sensazione di essere l’oggetto, o il bersaglio, del tuo interesse e, sapendoti ateo-devoto, ho messo in pratica questo versetto dell’Ecclesiaste: -Se vuoi avere un amico prova ad esserlo per primo. (§ 6, 7).

    Io sono un ex embrione travolto dallo tsunami genetico di una patologia degenerativa e, per quanto possa sembrarti insolito, non sono –felice- di questa mia condizione. Purtroppo, quando sono stato concepito la scienza-prometeica-imbonitrice non aveva messo a punto alcune metodologie diagnostiche quali l’ecografia, l’amniocentesi, l’analisi dei villi coriali e, tanto meno, l’analisi preimpianto…per colmo della jella, in casa mia le madonnine non hanno mai pianto. Hanno pianto i miei genitori, ma non credo che la cosa possa interessare te, o il tuo lacrimologo di fiducia, il Dott. Socci.

    Avrai notato che, metafora a parte, il mondo è fatto a scale…taluni le scendono, altri le salgono, gli ex embrioni, vittime del mio stesso tsunami, né possono salirle, né scenderle. Cosa fanno? Rinunciano! Rinunciano al cinema, al teatro, alle passeggiate in città, alle vacanze ed infine, rinunciano ad uscire di casa.

    Diceva Plinio il Vecchio che la casa è dove si trova il cuore…per noi ex embrioni un po’ sfigati la casa è dove, oltre al cuore, sono intrappolate tutte le altre frattaglie.

    Giulia’, perché rotei gli occhi e sbuffi come una megattera asmatica? Ah, dici che sono prolisso…vabbè, un po’ di pazienza! Io mica cambio canale quando tu mi servi l’ottoemezzo con contorno di Buttiglione e Carlo Casini. Dunque, cosa fanno gli ex embrioni intrappolati tra le quattro mura domestiche? Guardano gli altri vivere e, in attesa del tuo programma, leggono. Leggono finché possono perché le patologie degenerative…degenerano e, degenerando, tolgono, ad una ad una, le possibilità di movimento così come un innamorato toglie, l’un dopo l’altro, i petali alla margherita. Alcune margherite, rimaste senza petali, si lasciano vivere come possono. Altre, quelle che non si accontentano, cercano un modo per continuare a leggere. Der Mensch ist was er liest…io, da bulimico e disordinato lettore, sono diventato anoressico; questa anoressia potrebbe essere curata con una alimentazione di testi su floppy. Ho scomodato molte case editrici, ma la risposta è stata sempre la stessa: gli ex embrioni che non possono accedere al cartaceo sono una fetta di mercato tanto marginale da non essere appetibile neanche per gli onnivori e insaziabili librosauri come la Mondadori. Non mi ero rassegnato, deluso, sì, lo ammetto…poi il 17/12/03, arriva la Legge Stanca che, all'articolo 5, prevede delle convenzioni da stipulare tra il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca e le associazioni di editori, affinché forniscano, alle biblioteche scolastiche, libri su supporto digitale e strumenti didattici fondamentali, accessibili agli
    alunni disabili. Toh, mi dico, vuoi vedere che, forse, grazie a qualche escamotage, potrò leggere la Fallaci e il duo Ratzinger-Pera?

    Scrivo al ministro e, sollecitamente, la Sua segreteria, nella persona di Antonio De Vanna, mi risponde che prenderanno in considerazione la faccenda, devo solo pazientare e ripassare. Paziento, ripasso e, questa volta, il senso della silenziosa risposta può essere interpretato così: bambole, non c’è una lira!

    Vinto, ma non domo, leggiucchio quello che passa il convento, cioè internet.

    Il 18 gennaio 2005, su Il Pensiero Scientifico Editore, leggo che: ”La novità è stata annunciata da Donato Greco, Direttore generale della prevenzione sanitaria del Ministero della Salute. Greco ha inoltre reso noto che, d'intesa con il ministero della Salute, il ministro per l'Innovazione e le tecnologie Lucio Stanca ha già stanziato 15 milioni di euro per il piano informatico della prevenzione sanitaria attiva, che permetterà il monitoraggio in tempo reale delle fasce di cittadini (obesi) interessati”.

    Insomma, per gli ex embrioni disabili –non c’è trippa per gatti-, mentre la trippa c’è…per gli ex embrioni con la trippa! No, lo giuro! Tu non centri…cioè, centri per un altro motivo.

    Ti so combattente strenuo impegnato in mille e una battaglia: da quella per democratizzare l’Irak a quella per boicottare l’escargots a la bourguignonne, la paella valenciana e la Wurst mit Kraut di Muenchen. Ultimamente sei diventato il paladino di tutti gli embrioni, più o meno, sovrannumerari e, più o meno, affetti da patologie ereditarie…quindi, ho pensato, vuoi vedere che sarà disposto ad offrire il suo braccio anche per una piccola battaglia in favore degli ex embrioni disabili? Una battaglia che si chiama –Libera Lettura- e che sarebbe opera meritoria e degna di un uomo come te. Tutti abbiamo qualcosa da farci perdonare ed io ti lascio con questa frase dei Promessi Sposi: “Dio perdona tante cose, per un'opera di misericordia”. (cap.XXI dialogo Lucia – Innominato).



    Piergiorgio Welby

  6. #56
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    Le rane, le mele e i desideri

    2 febbraio 2005

    di Il Calibano

    DIONISO (Agli spettatori):

    È una vergogna o no?

    È una gran poltronaggine? Io, Dïòniso,

    figliuolo di Boccale, m'arrapino

    e mi spedo, e l'amico te lo mando

    sul ciuco, per non farlo tribolare

    né portar peso!

    (Aristofane, Le Rane)



    Dovendo scegliere tra le rane di Jean Rostand, autore del saggio “La partenogenesi animale”, e le rane di Aristofane, io sceglierei le rane di Aristofane. Alla scienza faustiana e prometeica preferisco il "brekekex coax coax".con cui le rane accolgono Euripide, nella sua discesa verso gli Inferi e all’utopia illuminista, preferisco l’ucronia di un mondo dove Eva avesse scelto di mangiare la foglia invece della mela. Così, risolto il luciferino imbroglio della –conoscenza-scienza, gli allettanti pomi non sarebbero serviti a suggerire ardite ipotesi scientifiche ma solo per cucinare l’apple pie e lo Strudel.

    Provate ad immaginare un mondo affrancato dalle conseguenze della hybris di quel unico e irreversibile morso che ha condannato due ex mamozzi di fango e la loro progenie a misurarsi col Caso e la Necessità: l’automobile sulla quale state viaggiando sparirebbe e vi trovereste con le chiappe nude (i jeans non esisterebbero) su un prato verde (peggio di voi starebbero i passeggeri degli aerei); la televisione che state guardando sparirebbe e vi trovereste a guardare un agnello e un lupo che dormono insieme, ma senza i commenti di Piero Angela; sparirebbero i termovalorizzatori (tanto non li vuole nessuno); sparirebbero le centrali termoelettriche (le vogliono tutti ma non vicino a casa loro); sparirebbero i Bot argentini ( tutti pentiti di averli voluti); sparirebbero Pecoraro Scanio e la Monsanto; sparirebbero gli agnostici, annichiliti dall’evidenza della teocrazia; sparirebbe il clero, privato della buona novella. Di sparizione, in sparizione si risolverebbero i problemi del traffico, dell’inquinamento, dell’economia, della Salerno-Reggio Calabria eccetera, eccetera.

    L’ucronia è affascinante, ma la storia non si fa con i –se-. La mela è stata colta, il morso è stato dato, la sentenza emessa: “….maledetta sarà la terra tramite tuo; con lavoro affannoso ricaverai da lei il tuo nutrimento…col sudore di tua fronte mangerai il pane…” (uomo)

    “…moltiplicherò assai il tuo travaglio e le tue doglie; partorirai i figli nel dolore…”(donna)

    Anche se per migliaia d’anni siamo stati costretti a strappare, faticando e sudando, ad una terra ostile un tozzo di pane, è pur vero che le cose sono ormai cambiate. Nell’Occidente tecnologicamente avanzato si suda solo in palestra trafficando con gli attrezzi ginnici, ed anche questo sudore ha una vita breve e disgraziata grazie ai bagni schiuma ed ai deodoranti spray.

    Anche la donna, dopo infinite tribolazioni, si è liberata di quel numinoso anatema. L’epidurale, il cesareo, gli anestetici, il training autogeno, l’ostetricia hanno sottratto il parto al suo destino ineludibile di paura, sofferenza e, non raramente, morte.

    La strada per affrancarci, in parte, dalla fatica, dalle carestie, dalle pandemie, dal dolore e dall’ineluttabilità della “natura” è stata, ed è, ripida e disseminata di ostacoli perché, come scrive A. Gehlen in “L’uomo nell’era della tecnica”: “Povero di apparato sensoriale, privo d’armi, nudo, embrionale in tutto il suo habitus, malsicuro nei suoi istinti, l’uomo è l’essere che dipende esistenzialmente dall’azione”. Dall’azione, ma non solo. -C'è un'idea di "sopravvivenza del più forte", ampiamente diffusa a livello popolare, che deriva assai più dal darwinismo sociale di fine Ottocento che dalla teoria darwiniana vera e propria. In realtà, la chiave del successo adattivo, secondo Darwin, non consta né nella forza, né nella longevità, ma soltanto nella riproduzione. Da questo punto vista, un leone che viva fino a cent’anni terrorizzando la savana e contornato di leonesse, ma sia sterile, ha molto meno successo di un leone gracile e di salute cagionevole, che muore presto in uno scontro col più forte lasciando tuttavia dieci leoncini in salute.

    Dovremmo essere riconoscenti “all’azione” e alla “riproduzione”, ma, come è noto, i debiti di riconoscenza si pagano entro le ventiquattro ore con l'antipatia e all’azione che spinge ogni malato incurabile a battersi affinché la scienza possa sperimentare nuove possibilità di cura e “all’istinto riproduttivo” delle coppie sterili, viene riservata, da pochi ma agguerriti –moralistifatalisti- una non velata antipatia che culmina nell’accusa di essere portatori di desideri “eccessivi”.

    È vero, -l'uomo è un animale desiderante, mosso da appetiti e passioni: i quali non vanno irrisi o detestati, ma piuttosto indagati- e l'individuo razionale non fa le cose buone perché imposte dalla legge, ma per il beneficio che ne trae.

    Oggi si conoscono oltre 6.000 malattie genetiche ereditarie. Alcune sono rarissime, altre relativamente frequenti. Pur essendo definite "rare", nel nostro Paese tali malattie colpiscono il 4 per cento dei nati, oltre 20 mila individui l'anno. A queste persone non si può rispondere, come alcuni fanno, che non esiste un –diritto- alla salute.

    L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) stima i fattori associati di sterilità attorno alla percentuale del 15-20% delle coppie nei Paesi avanzati; tra le principali cause di infertilità riscontrate vengono individuati i difetti dell'ovulazione (27% dei casi), i danni tubarici (14%), i fattori maschili (19%), l'endometriosi (5%), la sterilità "sine causa" (30%) ; tra le cause secondarie vengono individuate le sostanze ormonali presenti in alcuni alimenti, il crescente carico psicologico di coppia, lo stress e l'affaticamento dovuti ai ritmi di vita sostenuti. In Italia circa il 20% delle coppie ha problemi di infertilità, una condizione che studi recenti hanno attribuito per il 45% circa a problemi del sistema riproduttivo femminile, per il 40% circa a quelli riguardanti l'uomo e per il 15% si tratta di infertilità dovuta a motivi inspiegabili in base alle attuali conoscenze medico-scientifiche. Si rileva inoltre che, ogni anno, su circa 60.000 coppie (al secondo anno di tentativi) non sono nati figli e 26.000 si rivolgono ai Centri specializzati per richiedere una consulenza in materia di procreazione artificiale ed assistita. A queste persone non si può rispondere, come alcuni fanno, che non esiste un –diritto- alla riproduzione. Sarebbe come dire: tagliatevi i piedi per non desiderare le scarpe.

    Gl’è che amputare i piedi altrui è uno sport molto più gratificante dello spinning…bastano un paio di concetti affilati e delle robuste cesoie etiche. I dubbi laceranti, le angosciose riflessioni, le scelte dolorose, gli aficionados del Taglia & Getta le riservano ai propri piedini, fedeli al detto di Teognide: "Noi tutti soffriamo con te e il tuo dolore è il nostro". Così si dice, ma il dolore che si prova per i guai altrui dura sempre poco.

    Analisi preimpianto, riproduzione medicalmente assistita, il risultato delle ricerche con cellule embrionali umane che sono state trasformate nelle cellule nervose che controllano il movimento, pubblicato sulla rivista Nature Biotechnology, queste ed altre domande richiedono risposte più articolate di un cinico taglio dei –piedi-.

    La risposta può essere trovata in queste parole del filosofo Jürgen Habermas: “Nella situazione specifica si pone l'interrogativo se debba ricevere priorità la prospettiva di nuove metodologie terapeutiche o la tutela della vita dell'embrione. Il consiglio etico sostiene in maggioranza la posizione che in base alla costituzione e alla giurisprudenza non esiste alcun motivo "ragionevole" che giustifichi una tutela assoluta dell'embrione allo stadio iniziale. Condivido l'opinione che non esiste una descrizione ideologica neutrale che qualifichi un organismo di otto cellule come persona e quindi come detentore di diritti fondamentali da rispettare". “Chi considera la tecnologia genetica un mezzo per ottimizzare il proprio "genere", maneggia un singolare collettivo di fronte a cui i singoli sbiadiscono a esemplari strumentalizzabili. Una prassi eugenetica di questo tipo dovrebbe andare oltre il diritto di autodeterminazione degli individui e la composizione intersoggettiva del processo democratico di costruzione della volontà. Perciò non c'è bisogno, almeno per il momento, di prendere sul serio queste grandi fantasie narcisistiche" (tratto dall’intervista rilasciata a Thomas Asshever).

    Concetti contraddittori? No, come sempre, in medio stat virtus.

  7. #57
    io e basta
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    Va dove ti porta il naso

    11 febbraio 2005

    di Il Calibano

    "Vi sono profumi freschi come carni di bambini,

    dolci come oboi, verdi come prati,

    e altri, corrotti, ricchi e trionfanti,

    che hanno l'espansione delle cose infinite,

    come l'ambra, il muschio, il benzoino e l'incenso,

    che cantano i trasporti dello spirito e dei sensi"

    (Baudelaire, Corrispondenze)





    Sarebbe bello poter affidare al naso le decisioni importanti: annusare un politico prima di votarlo, annusare, come vecchi segugi, le tracce dei parlamentari e decidere se rivotarli o meno, annusare i programmi elettorali e poter dire: “questo mi puzza!” oppure, “questo non mi puzza!”.

    Vivere con il naso al vento e discernere l’onestà delle intenzioni di chi incontriamo, da una folata di effluvi trasportata dalla brezza.

    Buttarsi a destra o buttarsi a sinistra, senza bisogno di sondare, indagare, intuire, interpretare, valutare, soppesare, dedurre e tirare le conclusioni. Giudicare il programma dell’Ulivo annusando l’ascella di Prodi e quello della Casa delle Libertà sniffando un piede di Berlusconi, odorare le chiome canute di Pannella e capire se andrà a destra o a sinistra.

    Da bambino, il mio naso aveva due certezze che, come il cardo e il decumano, rappresentavano l’ossatura olfattiva della mia etica-nasale: il body odor dei miei genitori. Purtroppo i due, inconsapevolmente, ma colpevolmente, adulteravano il sano profumo di sudore con un estratto di violette di Parma e con il robusto aroma del tabacco da pipa.

    Forse, la confusione nasale-decisionale che mi ha sempre accompagnato, ed ha pesantemente segnato le mie scelte, è causa diretta di quei sentori estranei che mi allontanarono dal Vero e dal Giusto. Naturalmente mi adattai a quella ibridazione di aromi che, per incarnare la Verità, dovevano essere –indossati- dai miei genitori, altrimenti erano sì gradevoli, ma perdevano il carisma. Tutti gli altri odori dovevano confrontarsi con questi due Assoluti.

    L’origine di tutti i nostri guai è che perdiamo l’olfatto o, più esattamente, lo snobbiamo e le sensazioni olfattive spesso rimangono in noi solo a livello inconscio, a un livello dove non avviene nessun processo di analisi razionale.
    Tutta colpa dell'evoluzione che ci ha portato a minimizzare la necessità di odorare l'ambiente e di fiutare pericoli perché, come falene in amore, preferiamo essere abbagliati dalla fiamma della scopofilia e della logorrea. Ammettiamolo, siamo tutti mezzo bruciacchiati! Infatti, ci scottiamo con il primo amore, con la politica, con la squadra del cuore, con l’amicizia.

    Trarre in inganno il naso sembra essere stata una delle prime necessità umane. Forse l’uomo volendo –distinguersi- il più possibile dagli animali, per i quali l'odore gioca un ruolo essenziale per la sopravvivenza: dalla ricerca del partner alla segnalazione del proprio territorio, al processo comunicativo, ha inventato i profumi.

    L'uso dei profumi ebbe inizio nell'antico Oriente (secondo quanto testimonia Plinio il Vecchio); era molto diffuso presso gli Egizi, soprattutto in epoca tolemaica sia per l'imbalsamazione dei cadaveri in relazione alle proprietà antisettiche delle essenze, sia per uso personale. La Bibbia testimonia ripetutamente l'importanza degli aromi presso gli Ebrei (i cui profumieri costituivano addirittura una corporazione); numerosi autori greci e romani ci hanno tramandato interessanti notizie sul tipo di profumi e sulle utilizzazioni che se ne facevano nell'antichità classica ( nella Roma imperiale si usava spargere profumi sul popolo che assisteva agli spettacoli nei circhi nonché profumare i vini e incorporare profumi alla pasta con cui venivano fabbricate le coppe). Ridotto alla primitiva funzione liturgica dall'avvento del cristianesimo, l'uso dei profumi per la cura della persona si diffuse in Europa dopo le crociate, quando cominciò l'importazione dal mondo arabo ed ebbe grande voga per tutto il Rinascimento. I profumieri italiani, stimolati dalla competenza e dalle esigenze di personaggi come Caterina Sforza, Isabella e Alfonso I d'Este, Lucrezia Borgia, Cosimo I e Caterina de' Medici (che introdusse la moda dei profumi in Francia), divennero universalmente famosi e Firenze fu per lungo tempo il centro dell'attività profumiera europea. Verso la fine del XVII sec. la messa a punto dell'acqua di colonia segnò il declino della profumeria italiana e l'inizio della profumeria moderna.

    Circuito, viziato, sollecitato, ammaliato, tradito…il naso, da sofisticato strumento per indagare l’invisibile mondo popolato di odori che ci circonda, si è trasformato in una asettica palestra per le volubili fantasie di profumieri e chirurghi estetici.

    Al peggio non c’è mai fine! La Caporetto dell’intuizione olfattiva è alle porte! I ricercatori Usa hanno creato un profumo utilizzando un particolare segnale chimico, l’Athena 10:13, isolato dalle ascelle delle donne. Quindi hanno diviso 44 donne in post-menopausa in due gruppi, uno dei quali "profumato" ai feromoni, e hanno chiesto loro di tenere per sei settimane un diario giornaliero. Il risultato è stato che il 41% delle donne a cui era stato fornito il profumo –corretto- ha segnalato molte più manifestazioni di interesse e affetto, paragonato al solo 14% delle donne con il profumo senza feromoni. Ma non solo: le prime hanno registrato nel 68% dei casi, più approcci anche di tipo sessuale. "Questo significa - spiega Joan Friebely, della Harvard University - che i feromoni funzionano anche nel pilotare i rapporti tra uomini e donne". E' bastato creare un profumo -ai feromoni-, per assistere a un radicale cambiamento nella vita affettiva e relazionale di donne non più giovanissime.

    Domani, potrà capitarci di ignorare le grazie callipigie di una avvenente diciottenne e perderci, come liceali innamorati, dietro la scia del beffardo profumo ai feromoni lasciata da una segaligna e attempata, ma astuta, signora e, dopodomani, la nostra cassetta delle poste traboccherà dei depliants profumati ai feromoni estratti dalle ascelle dei politici.

    Sconfortante, vero? Eppure, il naso è ancora utile perché, come scriveva Heinrich Heine, per quante lacrime si possano spargere, alla fine ci si deve sempre soffiare il naso.

  8. #58
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    Amo ergo sum

    14 febbraio 2005

    di Il Calibano

    Meravigliosamente / un amor mi distringe / e mi tene ad ogn'ora.

    Iacopo da Lentini





    Socci è agghiacciante! la sua allucinazione mistica lo porta a confondere “l'amore” verso gli handicappati, che non è prerogativa esclusiva dei credenti, con l'augurio che la -materia prima- per esercitare il suo “amore” sia sempre più abbondante.
    Accecato da questa follia macabra, riduce il malato a mezzo per guadagnarsi il paradiso.

    Si conoscono oltre 6.000 malattie genetiche ereditarie. Alcune sono rarissime, altre relativamente frequenti. Pur essendo definite "rare", nel nostro Paese tali malattie colpiscono il 4 per cento dei nati, oltre 20 mila individui l'anno.

    Scrive Socci: “Sono contento di aver avuto la fortuna, anzi la grazia immeritata, di accorgermi della grande, bellissima, misteriosa presenza di Cristo fra noi, della sua compassione che guarisce la nostra disumanità, del suo sguardo che rende bella la vita. Ogni vita”. Posizione legittima, allora si sia coerenti con questa impostazione e si condannino, apertis verbis, tutte le metodiche di indagine prenatale; amniocentesi, villocentesi, ecografia e si condanni l'aborto al pari dell'omicidio: 20 anni di reclusione per i medici che lo praticano e le donne che vi ricorrono.
    Socci, puoi sempre ravvederti, noi della Luca Coscioni ti aspettiamo, si possono “amare” i malati e odiare le malattie!

    Uno dei modi per dimostrare il tuo “amore” verso i disabili gravi sarebbe quello di mettere la tua penna al servizio della –Libera lettura- che consiste nel mettere su floppy i libri delle biblioteche pubbliche e renderli accessibili a chi non può più accedere al cartaceo. È –disumano- che chi più soffre, più debba soffrire per l’insensibilità di chi per leggere deve solo entrare in libreria e fare la sua scelta.

  9. #59
    io e basta
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    Il sangue delle rape

    19 febbraio 2005

    di Il Calibano

    «Furia disse a un topino Incontrato al mattino: "Facciamo un tribunale, E poi anche il processo! E non ti rifiutare, Ti debbo condannare! Oggi è un giorno noioso E mi sento depresso." Il topo all'imbroglione: "Che storia da burlone! I processi si fanno Con giudice e giuria!" "Son giudice e giuria!" Fu del can la follia: "Son io tutta la legge; e ti condanno a [non leggere]!"»

    (L.Carrol, Alice)



    Il min. Stanca sembra disinteressarsi dell'attuazione dell'Art. 5 della -sua- legge che al punto 2 recita: “2. Le convenzioni stipulate tra il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e le associazioni di editori per la fornitura di libri alle biblioteche scolastiche prevedono sempre la fornitura di copie su supporto digitale degli strumenti didattici fondamentali, accessibili agli alunni disabili e agli insegnanti di sostegno, - nell’ambito delle disponibilità di bilancio -.

    Stando ai fatti, sembrerebbe che i fondi disponibili siano…indisponibili. Infatti, alcuni genitori di alunni disabili hanno reso pubblico, sul sito Punto Informatico, il quotidiano di Internet dal 1996 il testo di un appello che sarà trasmesso al ministro all'Innovazione Lucio Stanca e a quello dell'Istruzione Letizia Moratti.

    Questi genitori si lamentano che - all'inizio dello scorso anno scolastico molti di noi hanno chiesto alle varie case editrici i file dei libri di testo dei propri figli o allievi, ma purtroppo nulla era cambiato rispetto all'anno precedente: qualche editore ce li ha dati, qualche altro no, molti non hanno neppure risposto- e chiedono ai Ministri, -di intervenire per accelerare il più possibile l'iter del regolamento attuativo dell'articolo 5 della legge 4\2004, ma anche per organizzare iniziative di informazione e sensibilizzazione su questo tema, rivolte al mondo della scuola e dell'editoria, affinché finalmente si cominci a diffondere anche in questo ambito la cultura dell'accessibilità per tutti e si comprenda la necessità di abbattere definitivamente queste nuove barriere, particolarmente odiose ed ingiustificabili-.

    Barriere odiose, ingiustificabili e…anticostituzionali poiché, l’articolo 3 della Costituzione Italiana prevede che - È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana […].

    D’altronde, se i fondi mancano…mancano! Come non si può spremer sangue dalle rape, così non si possono spremere fondi da un ministro che non ha fondi. Ma siamo sicuri che i fondi non ci siano?

    Il Direttore Generale della Prevenzione Sanitaria del Ministero della Salute, dottor Donato Greco, alla trasmissione “Il medico delle leggi”, di Cristiana del Melle, in onda su Rai Gr Parlamento, ha dichiarato: “Stiamo partendo con un grosso programma di prevenzione dell’obesità”, ed ha inoltre reso noto che, d'intesa con il ministero della Salute, il ministro per l'Innovazione e le Tecnologie, Lucio Stanca, attraverso il Comitato dei Ministri per la Società dell'Informazione, ha già stanziato 15 milioni di euro per il piano informatico della prevenzione sanitaria attiva, che permetterà il monitoraggio in tempo reale delle fasce di cittadini interessati.

    Evidentemente, raschiando il fondo, i fondi si sono trovati. Forse, la prevenzione dell’obesità è un problema tanto –pesante- che rischia di schiacciarci, mentre i disabili possono attendere: ubi maior minor cessat! Ma siamo sicuri che la prevenzione dell’obesità sia così impellente?

    Sembrerebbe di no. Infatti, il ministro della Salute, Girolamo Sirchia, ha ribadito a Conegliano Veneto, a margine di un convegno medico su cibo e salute, che - l'obesità non si può definire ancora un'emergenza nel nostro Paese-.

    Rebus sic stantibus, bisognerebbe riconoscere che la vera emergenza sono i disabili gravi, studenti o meno, che nonostante le tutele previste dall’articolo 3 della Costituzione, nonostante l’articolo 5 della Legge Stanca, nonostante la volontà di poter compiere il gesto più comune –aprire un libro per leggere o studiare- sono condannati, da una inspiegabile insensibilità dei media, a combattere in solitudine una silenziosa battaglia.

  10. #60
    io e basta
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    Pane, scimmie e fantasia

    24 febbraio 2005

    di Il Calibano

    […] Gott liebt keinen Zwang,

    die Welt mit ihren Mängeln ist besser

    als ein Reich von Willen-losen Engeln;

    ([…] Dio non ama costrizioni, il mondo

    con i suoi difetti è migliore di un regno

    di angeli senza volontà.)

    (Albrecht von Haller)







    La politica delle tre scimmiette, (non oso parlare, non oso vedere, non oso sentire) è tracimata dal demenziale quiz della Ventura nel salotto buono di Porta a Porta, dove, tra un paso doble, un casquet, un giro di valzer, il sorriso nazionalpopolare della Carlucci e il sorriso nazionalclericale di Vespa ai telespettatori è stato gettato l’osso dei “circenses”, mentre il “panem” dell’informazione veniva distribuito da Teleroma 56 in un faccia a faccia tra Olimpia Tarsia, movimento per la vita, e Rocco Berardo, associazione Luca Coscioni.

    Il referendum è un pane che, dovendo sfamare milioni di cittadini che potrebbero essere coinvolti dal risultato della consultazione sulla abrogazione o meno di quattro articoli della legge sulla procreazione medicalmente assistita, dovrebbe essere sfornato quotidianamente dai tre forni del servizio pubblico. Dovrebbe essere un pane laicamente cucinato col sale della conoscenza e la farina della correttezza, ma di questo pane ne mangeremo poco o niente perché il fornaio ha deciso che : “La Rai deve seguire con attenzione particolare la nascita del comitato per l’astensione sui referendum. L’esortazione è contenuta in una nota inviata dalla direzione generale alle direzioni dei tg” (la Rai smentisce l’intervento di Cattaneo e parla di “normale procedura aziendale”). Smentita che non tranquillizza nessuno perché è noto che la prima regola in politica è di non credere mai ad una notizia prima che non sia stata ufficialmente smentita.

    In trepida attesa che la Rai, foraggiata dal canone di tutti gli abbonati, anche di chi astensionista non è, e ha fatto la fila sotto il solleone per firmare i referendum, decida di sfornare pane non adulterato, e dimostri più fantasia delle autistiche scimmiette; diamo qualche morso al pane gratuitamente distribuito dall’emittente romana.

    L’errore più banale sarebbe quello di cadere nella trappola di credere che a fronteggiarsi sia chi è a favore della vita e chi a favore non è. In realtà, a fronteggiarsi sono il Dubbio e la Certezza. Da una parte c’è una presa d’atto che l’uomo è quello che è non quello che vorremmo che fosse. Dall’altra parte si vorrebbe che l’uomo fosse ciò che non è. Siamo quel che siamo perché abbiamo contrastato la natura, che, leopardianamente, abbiamo scoperto, a nostre spese, essere matrigna e non madre. Siamo quel che siamo perché abbiamo contrastato tutte le leggi che volevano rinchiuderci nella caverna platonica, schiavi tremanti di ombre sconosciute. Siamo quel che siamo perché abbiamo sempre sperato che ai nostri figli fossero risparmiate le nostre sofferenze ed abbiamo cercato di metterli nelle condizioni migliori per affrontare la vita. Siamo quel che siamo perché alla Verità-Unica abbiamo opposto una Realtà multiversa, polisemica e pragmatica.

    La Verità-Unica per affermarsi ha, molto spesso, fatto ricorso alla Menzogna-Diffusa.

    Era una menzogna la conversione degli amerindi, portata sulla punta della spada che colmò d’oro i forzieri della cattolicissima Spagna. Era una menzogna l’Uomo Nuovo del comunismo che annichilì l’individuo. Era una menzogna la Razza Eletta del nazionalsocialismo che avrebbe dovuto governare il mondo. È una menzogna la Verità islamista delle teste mozzate.

    La signora Olimpia Tarsia è, senza ombra di dubbio, portatrice sana di una volontà robusta e prevaricatrice che al dialogo preferisce il monologo. La sua opinione sulla diagnosi preimpianto, la ricerca sugli embrioni sovrannumerari, l’eterologa non è la Verità, è soltanto l’opinione sua e di chi la pensa come lei e, fortunatamente, nemmeno una legge può trasformare un’opinione in Verità. Purtroppo, l’opinione della Tarsia può essere imposta per legge e fatta rispettare con sanzioni, tribunali, manette anche a chi non la pensa come lei. Se la Tarsia potesse, emetterebbe un mandato di cattura nei confronti del primo ministro inglese, Tony Blair che ha dimostrato di non condividere la sua opinione? Teme la signora Olimpia Tarsia che la scienza, senza l’imposizione della sua etica, piombi nel caos? Beh, si tranquillizzi! Non è vero che la scienza non abbia un’etica. Nei paesi democratici l’etica della scienza è quella che si afferma attraverso la dialettica che si dispiega nella comunità scientifica.

    In ogni caso, si rassereni perchè se incappasse in un –conflitto etico- nessuno la obbligherebbe a sottoporsi ad una amniocentesi, ad una etereloga. Nessuno la costringerebbe a non farsi impiantare un embrione portatore di gravissime patologie o a curarsi con cellule staminali embrionali prelevate da embrioni sovrannumerari.

 

 
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