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    io e basta
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    Predefinito Rif: Gli editoriali del Calibano

    Il polpo radicale e la repubblica smemorata

    20 giugno 2005

    di Il Calibano

    Non vi è stato durevole, si alternano

    il dolore e il piacere;

    il piacere è più breve.

    Incostante l'attimo rivolge

    la miseria in grandezza,

    la grandezza in miseria.

    (Seneca, Tieste)





    La sorte che molti atei-devoti e devoti-devoti e exlaici-neodevoti riservano ai Radicali è la stessa che il cinico cuoco di un romanzo di Achille Campanile, “Agosto moglie mia non ti conosco”, riservava ad un polpo. Per convincere gli avventori della freschezza di ciò che avrebbero mangiato, li invitava ad assistere alla –esecuzione- del cefalopode che veniva pescato da un piccolo acquario e sbattuto ripetutamente, alla presenza dei clienti, contro un muro. Il trucco stava nel fatto che il cuoco smetteva di sbattere il polpo un attimo prima che tirasse le cuoia e, quando i clienti si allontanavano soddisfatti, si affrettava a rianimarlo, lo rimetteva nell’acquario e serviva in tavola i polpi scartati dalle pescherie. Il povero polpo, tornato in vita, malediva il suo triste destino e pensava: “speriamo che sia l’ultima volta!”.

    I Radicali, al contrario del polpo, mentre vengono sbattuti al muro, pensano: “perché i disabili intrasportabili, i militari in missione all'estero, il personale delle rappresentanze diplomatiche e alcuni cittadini residenti all’estero non possono votare?”.

    La risposta, nel caso dei disabili gravi, intrasportabili, ma che vivono…anzi, sopravvivono al proprio domicilio, ha la stessa carica ironica usata da Campanile nel rappresentare l’essenza stessa della vita della nostra società: “Ciampi, Berlusconi e Castelli si sono dimenticati che…esistono i disabili intrasportabili!”.

    Nella legge del 5 febbraio 2003, n. 17 (in G.U. n. 33 del 10 febbraio 2003) - Nuove norme per l'esercizio del diritto di voto da parte degli elettori affetti da gravi infermità - Ciampi, Berlusconi, Presidente del Consiglio dei Ministri e Castelli, il Guardasigilli, hanno sottoscritto, e la Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato l’articolo 41 - Il voto è dato dall'elettore presentandosi personalmente all'ufficio elettorale. I ciechi, gli amputati delle mani, gli affetti da paralisi o da altro impedimento di analoga gravità esercitano il diritto elettorale con l'aiuto di un elettore della propria famiglia o, in mancanza, di un altro elettore, che sia stato volontariamente scelto come accompagnatore, purché l'uno o l'altro sia iscritto in un qualsiasi comune della Repubblica. […]. L'annotazione del diritto al voto assistito, di cui al secondo comma, è inserita, su richiesta dell'interessato, corredata della relativa documentazione, a cura del comune di iscrizione elettorale, mediante apposizione di un corrispondente simbolo o codice, nella tessera elettorale personale, nel rispetto delle disposizioni vigenti in materia di riservatezza personale ed in particolare della legge 31 dicembre 1996, n. 675, e successive modificazioni.".

    E’ vero, esiste l’art. 44. (legge 23 marzo 1956, N. 136, art. 24 sub 39-quater) che prevede -per gli ospedali e case di cura minori, il Presidente della sezione elettorale nella cui circoscrizione sono posti, fissa, all’atto dell’insediamento del seggio, sentita la direzione sanitaria le ore in cui nei luoghi stessi i ricoverati potranno esercitare il diritto di voto- ma per i soliti disabili intrasportabili “ricoverati” in casa…nulla!

    Il ministro Pisanu, incalzato dai Radicali, dalle colonne del Corriere della Sera annuncia: “è «doveroso agevolare” il voto dei disabili ma «per farlo efficacemente servono nuove leggi. Questo vale anche per il voto dei militari in missione all'estero e per quello del personale delle rappresentanze diplomatiche”.

    Achille Campanile chioserebbe così: “visto che è la CEI a far politica, più che una Legge, ci vorrebbe un miracolo!”.

    Il miracolo non serve nel paese più piccolo d’Europa. Nel Liechtenstein, quest'anno, tutti i cittadini hanno potuto votare via posta: su 17428 cittadini con diritto di voto, il 49% ha votato per posta.

    Ma il miracolo non serve nemmeno nella gigantesca Repubblica Federale Tedesca dove è possibile per tutti votare per posta, basta fare una richiesta e specificare il motivo per cui non ci si può recare al seggio il giorno delle elezioni. -Detta richiesta si trova sulla facciata posteriore dell’avviso delle prossime elezioni. E’ una cartolina postale che riceve ogni cittadino con diritto di voto poco prima delle elezioni. E’ importante che l’espressione di voto venga fatta il più sollecitamente possibile e il plico venga spedito quanto prima, perché possa arrivare al più tardi alle ore 18 del giorno delle votazioni. Votazioni per corrispondenza giunte oltre quest’orario non sono valide.

    Troppo facile? Eh, ci vorrebbe un miracolo!

  2. #92
    io e basta
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    Predefinito Rif: Gli editoriali del Calibano

    Il malato è in coma, ma il medico gode ottima salute!

    29 giugno 2005

    di Il Calibano

    Medice, cura te ipsum.

    (S. Luca,)



    Negli anni ’60, favolosi senza saperlo perché non c’erano i fratelli Vanzina a dirglielo, il Prof. Fausto Antonini assegnò ad uno studente la tesi “Società malata”. La malattia che affliggeva quegli anni ruggenti o miagolanti, dipende dai punti di vista, era, oltre alla immancabile alienazione, l’incapacità di quella società di metabolizzare ed assimilare il “nuovo” che cercava di emergere dalle profondità di una tradizione autoritaria. Insomma, sosteneva il Prof, la formazione della società non avviene in for*ma alogica, fantastica; la coscienza collettiva è la forma più alta della vita psichica, poiché è una co*scienza di coscienze. Ma la coscienza collettiva era minata dai dubbi.



    Quando il malato è grave il consulto si rende necessario. Al capezzale della sventurata furono chiamati i migliori medici: C. R. B. Joice, A. Stocker, H. Marcuse, E. Fromm, N. O. Brown, M. J. L. Abercrombie e tanti altri. Nonostante tutto, la guarigione tardava, anzi la società, come un’eroina dei romanzi d’appendice ottocenteschi, languiva e peggiorava perché: “…se in man di due medici è un malato / suonate a comunion, quell'uomo è andato. (Filippo Pananti. Il paretaio)

    La salute, labile linea di demarcazione con la patologia che tracciamo sulla sabbia del divenire, è, molto spesso, legata, più che all’intervento del medico, all’efficienza del sistema immunitario. Se Cartesio aveva visto nell'autocoscienza il fundamentum inconcussum di ogni certezza, Nietzsche ha dato la parola d'ordine: si deve dubitare più a fondo? E fu il dubbio, non i medici, ad aiutare la “Società malata”. Quali furono i dubbi che, come anticorpi, aggredirono il sonno della ragione del - partito cattolico, espressione dell'autoritarismo delle Gerarchie e della conservazione? - Beh, il sistema immunitario fu risvegliato dai Radicali e gli anticorpi liberati furono: le tematiche sui diritti civili, le lotte antimilitariste, la liberazione sessuale, una giustizia più giusta, la difesa dell'ambiente, la qualità della vita, la sovranità del Parlamento contro le burocrazie, il divorzio, l'aborto, l'obiezione di coscienza.



    Volete sapere se la “Società malata”, dopo questa cura da cavallo, divenne una “Società sana”? Domanda difficile, perché se è pur vero che i dubbi aiutano ad esser vigili e attivi, è indubbio che la salute, per dirla con Gadamer, è – il silenzio degli organi – e se questa massima può esser valida anatomicamente, non può essere valida sociologicamente; una società silenziosa (ogni riferimento all’astensionismo sui referenda degli ultimi anni è puramente…voluto!), più che malata, è in fin di vita.

    Gli anni 2000, in attesa di epigoni dei Fratelli Vanzina che li cantino, hanno anche loro un Prof che li ha auscultati, palpeggiati, indagati, analizzati e, dopo aver constatato lo stato di malattia, ha fatto la diagnosi: “La società ha una patologia di base conosciuta col nome di relativismo i cui sintomi sono il libertinismo, l’individua*lismo radicale (variante mortale dell’individualismo simplex), l’ateismo, il vago mistici*smo religioso, l’agnosticismo, il sincreti*smo. La paziente non riconosce nulla di defi*nitivo e lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie”. Questa diagnosi è stata vergata il 18 aprile 2005 dal Dr. Joseph Ratzinger. Ad ogni diagnosi corrisponde una cura, nel caso in esame il medico ha prescritto una terapia a base di Credo della Chiesa, da non confondersi col fondamentalismo prodotto da altre case farmaceutiche.



    Vi fareste curare da un medico che soffra, senza venirne a capo, della vostra stessa patologia?



    Non è una domanda oziosa perché il Dr. Emanuele Severino, un filosofo processato dal Sant'Uffizio (anche se dopo Socrate non si dovrebbero più processare i filosofi), ma non scomunicato da Santa Madre Chiesa, - perché le sue trentennali posizioni di dissenso sono esposte "in retta intenzione e coscienza” - ha riscontrato nel “Cristianesimo” la stessa patologia del relativismo che il Dr. Ratzinger ha diagnosticato alla Società Moderna.



    Ecco alcune annotazioni, tratte dalla cartella clinica stilata dal Dr. Severino, dalle quali si evince che il Dr. Ratzinger soffre di quello stesso relativismo che tanto aborre - […] tra le tante, la contraddizione fra Cristo che ordina al giovane ricco [che aspiri alla salvezza dell’anima] di dare tutti i suoi beni ai poveri, e la Chiesa che si ammanta di buon senso mondano e raccomanda ai popoli ricchi di dare il più possibile (La Chiesa dovrebbe dire: "So di chiedere ai ricchi l'impossibile o quasi; ma meglio salvare l’anima che salvare l'economia capitalistica” ma non lo dice e non lo fa lei stessa) ; quella tra la lotta aperta della Chiesa contro ogni totalitarismo e la sua aspirazione a una "società cristiana" che non potrebbe non essere totalitaria; la contraddizione più profonda e più vitale, all'interno della dottrina della Chiesa, quella tra la fede nella "ragione naturale" (e dunque nella filosofia che conduce alla verità) e la necessità della Rivelazione (e dunque della Grazia e della Fede, che nel caso di un conflitto con la "verità di ragione" non potrà che prevalere).

    Chi fosse interessato a leggere in toto la cartella clinica può acquistare, per pochi Euri, o, tra breve, per pochi Calderoli, Emanuele Severino, Pensieri sul Cristianesimo, Rizzoli Milano 1995.



    In attesa del congruo assegno che il Dr. Severino mi donerà per questa pubblicità, vi consiglierei di integrare la lettura dei Pensieri sul Cristianesimo con la lettura di Giulio Giorello, Di nessuna chiesa (La libertà del laico), Raffaello Cortina Editore 2005. Ecco un assaggio: “Come diceva John Locke, siamo co*stretti a scegliere "non nel chiaro meriggio della certezza, ma nel crepuscolo delle pro*babilità" - il che comporta rischi e respon*sabilità in un mondo in cui ciò che pare op*portuno (o, se si preferisce, buono) oggi non lo è necessariamente domani (e spesso non lo è stato neppure ieri). È in questo scarto che si misura la libertà dell' agire umano: una libertà che può essere talora vissuta co*me un peso intollerabile, al punto da ren*dere seducente l'offerta di un qualche prin*cipio assoluto - absolutus, cioè sciolto da qualsiasi contingenza”.

    Chissà se Giorello sarà prodigo di Euri come Severino?

  3. #93
    io e basta
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    Predefinito Rif: Gli editoriali del Calibano

    Tarzan, Burroughs e Zapatero

    4 luglio 2005

    di Il Calibano

    “ Con questa legge il governo radicale

    di Spagna pensa di avere impugnato

    di bel nuovo la bandiera della libertà,

    dell’eguaglianza e della fraternità.

    Dimostrargli che non è vero richiede

    sapienza, tenacia, e un certo spirito guerriero.”

    (Il Foglio)

    Se Edgar Rice Burroughs avesse saputo quanti guai sta passando José Luis Zapatero, dopo che il Parlamento spagnolo ha approvato, 187 voti a favore, 147 contro, la nuova legge che legalizza il matrimonio omosessuale, equiparandolo a quello tradizionale, con tutti i diritti che ne conseguono: eredità, pensione e adozione di bambini, ci avrebbe pensato due volte prima di far adottare Tarzan da una coppia di scimmie. Forse, vista la reazione di Giuliano Ferrara e Josef Ratzinger (strano, ma da un po’ di tempo i due sono diventati come le coppie famose dello star system…insomma, se nomini uno e non nomini l’altro è come se porti in tavola i maccheroni senza il cacio), avrebbe rinunciato alle scimmie e avrebbe affidato l’infante piovuto dal cielo a una coppia come Charlie, Humphrey Bogart, e Rosy, Katharine Hepburn, che John Marcellus Huston ha immaginato per il suo The African Queen.

    È vero, Tarzan of the Apes sarebbe stato, a seconda dell’influenza di uno dei genitori adottivi, Tarzan of the Bible, o Tarzan of the Bottle, ma non sarebbe diventato quel pezzo di Marcantonio, difensore dei deboli, ecologista ante litteram, più terzomondista di Veltroni, più etologo di Lorenz, più amato, dagli indigeni, di Albert Schweitzer, più odiato, dalle multinazionali, di Paolo Cento e soprattutto non sarebbe diventato il Re della Jungla. Burroughs, d'altronde, non avrebbe venduto duecento milioni di libri in tutto il mondo, non avrebbe fondato la Edgar Rice Burroughs Inc., non avrebbe lasciato ai figli un'eredità di oltre dieci milioni di dollari, e due città - una in California e l'altra nel Texas – non sarebbero state battezzate “Tarzana” e “Tarzan” in onore del suo personaggio più famoso. Però, come ricompensa, non sarebbe stato bersagliato dagli gnomici pistolotti de Il Foglio: ” La legge di Zapatero approvata ieri di buon mattino dal Congreso di Madrid, è per tutte le persone che ragionano semplicemente un attacco con grimaldello ideologico a una istituzione multimillenaria, matrimonio & famiglia, che ha un suo senso e una sua ragione & bellezza nonostante tutto”.

    Sì, perché, gratta gratta, quello che non riescono a mandar giù della famiglia omosessuale non è tanto - il loro “disordine” e i loro peccadillos – è il timore, per il Card. Ruini e per il senatore Riccardo Pedrizzi la certezza, che la famiglia gay distruggerà la famiglia tradizionale. Infatti, Pedrizzi ha dichiarato: "Quello che sta facendo in Spagna il governo Zapatero, dal divorzio lampo ai matrimoni gay con tanto di 'diritto' all'adozione, vale a dire la distruzione della famiglia naturale […] " e Ruini mette in guardia anche contro i Pacs: “non è che un "altro nome, più politicamente corretto, del matrimonio gay”.

    Il reato di lesa famiglia, in questo paese, è un peccato degno di Tieste o di Atreo. Questo è il paese del “tengo famiglia” e del “i panni sporchi si lavano in famiglia” e dove solo Ennio Flaiano poteva arrivare a scrivere: “Oggi ho lasciata la mia famiglia perché ero stanco di sentirmi solo”. La famiglia sarà pure la - cellula primigenia e fondante della società – e - una istituzione multimillenaria – ma, a dar credito a tutti i profeti di sciagure che cercano di puntellarla con lo spauracchio di un crollo imminente, si ha l’impressione che la multimillenaria cellula primigenia stia – come, d’autunno sugli alberi le foglie – una Torre di Pisa che pende che pende e che mai non vien giù. La cellula…ehm, la famiglia doveva crollare quando le donne iniziarono a lavorare fuori casa; doveva collassare per l’introduzione del divorzio; doveva volatilizzarsi per colpa della pillola anticoncezionale. In anni lontani, i più avveduti catastrologi, profetizzavano che la famiglia non avrebbe retto alla scolarizzazione femminile. Il crollo non è avvenuto.

    La famiglia tradizionale! Beh, senza scomodare Putnam, scomodiamo Giuseppe De Rita, presidente del Cnel, organo consultivo del Parlamento in materia di legislazione sociale: “la pedofilia è nella famiglia, il 90 per cento degli abusi sui minori avviene in famiglia” (non nelle famiglie gay).

    José Luis Zapatero ha detto: "Per dare amore a un bambino ed educarlo non c'è bisogno di un padre e una madre. Possono essere due madri, due padri o una donna singola". Forse avrà torto, forse il futuro lo condannerà ad una umiliante palinodia…forse è il caso di rivedere qualche pregiudizio e avere più fiducia, non negli uomini e nelle donne, ma nelle persone.

  4. #94
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    Predefinito Rif: Gli editoriali del Calibano

    Voce dal sen fuggita

    12 luglio 2005

    di Il Calibano



    Un laicismo non timoroso, che sappia

    esercitare con coraggio la critica delle

    superstizioni e promuovere la libertà

    degli individui, senza subire restrizioni

    in nome di testi inattendibili o di entità

    soprannaturali, è ciò che manca nella

    cultura e nella pratica politica del nostro paese.

    (Carlo Augusto Viano)





    Nescit vox missa reverit (voce dal sen fuggita più richiamar non vale). Ma quel "anticristiani", c’era o non c’era nel testo del telegramma che Benedetto XVI ha inviato, dopo gli attentati di Londra, al cardinale Cormac Murphy-O'Connor, Arcivescovo di Westminster? La MISNA (Missionary Service News Agency), per evidenti ragioni, è stata la più convinta e solerte nel negarlo e nel far circolare il testo originale del telegramma in lingua inglese e la traduzione dell’Osservatore Romano.

    Eppure, quell’accusa, a volte implicita, a volte esplicita, era già stata mossa da Joseph Ratzinger, Carlo Caffarra e Giacomo Biffi a tutto l’occidente che “non ama più se stesso” e “non è più in grado di percepire ciò che è grande e puro” e dovrebbe ripudiare i cattivi maestri del "gaio nichilismo che non sanno dire nulla all’uomo concreto" che “non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie” e "... la congiura anticristiana in Europa, il vero male è la secolarizzazione”.

    Dopo l’attentato di Madrid, L’Infedele, trasmissione de La7 diretta da Gad Lerner, mandò in onda un servizio girato in una scuola coranica di Beirut dove, ad alcuni studiosi del Corano veniva chiesto di prendere posizione sulla strage. Gli studiosi non ebbero esitazione a condannare i terroristi e il loro gesto, ma, al contempo, vollero esprime il loro disappunto per un occidente immorale, che si era allontanato da Dio, e, in poche parole, viveva nel peccato.

    Islam e cristianesimo criticano l’occidente per gli stessi motivi. La filosofia del nostro tempo non ha legittimato soltanto le forme di vita che risultano intollerabili alla coscienza islamica, ma che risultano intollerabili anche per la coscienza cristiana.

    Osserva il prof. Emanuele Severino, nel saggio “Dall'Islam a Prometeo”, che il cristianesimo muove alla conquista del mondo portandosi dietro un insieme di convinzioni assolute, che intendono modificare le altre forme religiose e non esserne modificate. Vuole evangelizzare il mondo presentando il proprio messaggio come l'incarnazione della verità assoluta e innegabile e adoperandosi perché tale verità divenga lo scopo a cui deve mirare la vita di tutte le genti. Ogni altro scopo deve essere subordinato a questo. Le altre forme religiose devono essere distrutte in tutto ciò che hanno di incompatibile con la verità cristiana. Anche l’islam ritiene che il proprio messaggio sia l'incarnazione della verità assoluta e innegabile. Il tramonto del cristianesimo è in atto da secoli sì che, mentre il cristianesimo si trova in condizione di conoscere da vicino il suo avversario, cioè la modernità, l'islam è ancora lontano da questa condizione. La diffusione dell'integralismo nel mondo islamico è una conferma di questa lontananza dell’islam, che a contatto con la modernità scientifico-tecnologica e critico-filosofica dell'Occidente, perde terreno e si avvia al tramonto.

    E, prosegue il prof. Severino, per questo motivo che si può prevedere l'esito dello scontro - che andrà accentuandosi - tra l'Occidente e il processo della sua islamizzazione, dovuta al contraccolpo migratorio della globalizzazione. Un esito negativo per l'islam - che ha ormai inoculato nelle proprie vene il principio della propria distruzione, ma che intanto si presenta come uno dei problemi più gravi che le società occidentali dovranno affrontare nel prossimo futuro.

    Un altro filosofo, il prof. Marcello Pera, ritiene che “l´occidente soffra di una grave crisi culturale. – e -che questa crisi rischi di toccare, se non la dottrina, la predicazione della Chiesa cattolica. E […] il cristianesimo possa contribuire in maniera decisiva a curare la sofferenza dell’occidente.

    Due religioni ritengono di dover curare l’occidente, ma la cura che propongono ricorda i salassi a cui i medici del ‘600 sottoponevano i pazienti affrettandone, non la guarigione, ma il decesso. Questo salasso toglierebbe, dal corpaccio sofferente dell’occidente, insieme all’atrabile iniettata dalla filosofia degli ultimi duecento anni, anche quell’intolleranza alle intolleranze che è il tratto caratteristico della società che – abbiamo realizzato – dopo duemilacinquecento anni di guerre, stragi, roghi e persecuzioni.

  5. #95
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    Arma virumque cano

    13 luglio 2005

    di Il Calibano

    Le armi sono come i soldi;

    nessuno ne ha mai abbastanza.

    Martin Amis

    Non si può arrestare il progresso, e, tra breve, non si potrà arrestare nemmeno chi accoppa un rubagalline. Anche in Italia, dove il Comitato Scienza&Vita è riuscito ad arrestare la ricerca scientifica e salvare 30.000 embrioni surgelati, nessuno, forse, riuscirà ad arrestare la modifica dell'art. 52 del Codice Penale che stabilisce il principio di proporzione tra l'aggressione e la difesa dell'aggredito. La legge deroga a questa proporzione quando l'aggredito deve difendere l’incolumità propria o delle persone che gli stanno vicino…e non solo! - La legittima difesa è estesa anche ai beni, ai negozi e agli uffici privati e, secondo il primo firmatario, Furio Gubetti, il principio è esteso anche alle adiacenze immediate dell'abitazione e in particolare alle scale ed ai cortili che conducono alle abitazioni private -. Gaetano Pecorella, presidente della commissione Giustizia della Camera, non demonizza una maggiore tolleranza per chi usa le armi sotto forma di legittima difesa, ma puntualizza: “ …se deve diventare il Far-West, quello no!". L’avvocato Pecorella può dormire sonni tranquilli! Tre Palle e Abbiategrasso, per un cinico destino semantico, non saranno mai Kansas City e Tombstone e, nonostante il romanzo di Vincenzo Cerami, il “borghese piccolo piccolo” sessantenne, con dieci chili di troppo accumulati in quaranta anni passati dietro la scrivania, l’ipertensione, un principio di tachicardia, un po’ di miopia, uno stato ansioso compensato con 20 gocce di Lexotan e un’abilitazione all’uso di armi corte ottenuta dopo aver sparato una quindicina di colpi ad un bersaglio fisso illuminato da un riflettore, non sarà mai Wyatt Earp. E, poi, nel Far-West si iniziava a sparare alle bottiglie di whisky prima ancora di saper camminare e si finiva all’OK Corral. In Italia il Decreto del Ministero della Sanità 28/4/1998 (Rosi Bindi) “Requisiti psicofisici minimi per il rilascio ed il rinnovo dell'autorizzazione al porto di fucile per uso di caccia e al porto d'armi per uso difesa personale” consente il rilascio del porto d'armi per uso caccia anche a persone senza un occhio (e con l'altro occhio anche munito di lente per raggiungere gli 8 decimi) e senza un braccio (basta la protesi). Ci vorrebbe, in base al decreto, anche “l’assenza di disturbi mentali, di personalità o comportamentali”, ma…per 6 anni chi possiede un'arma da caccia non deve più sottoporsi ad alcun controllo medico. Gl’è che confondere un colombo con un colombaccio è un po’ più grave che confondere chi ti sta rubando il nano di gesso dal giardino con chi ti sta sequestrando il figlio. La legge 110/75 sulle armi, dispone che la custodia delle armi e degli esplosivi "deve essere assicurata con ogni diligenza" (ad esempio antifurti, serrature, armadi blindati). Ma se compri una pistola per difenderti, non è che la seppellisci in un caveau, o la chiudi in un cassetto, nascosta sotto il reggiseno e le culottes di tua moglie, o la chiudi in cassaforte, o, come fanno alcuni, metti il caricatore dove-Carlino-non-arriva e la pistola nell’armadietto dei medicinali dietro la Preparazione H e i condom. Konrad Lorenz, il famoso etologo padre della teoria dell'imprinting, osservando il gatto giocare con la sua bambina, giunse alla conclusione che in ogni gatto si nasconde una tigre. Un’altra inquietante coabitazione è quella che vede in ogni uomo celarsi un Bronson- Callaghan pronto a disfarsi degli abiti del Monsieur Travet, per indossare la fondina ascellare della 44 magnum. Pistole tenute a portata di mano per dissuadere l'aggressore o, perché no, stupire l'amico e, memori del vecchio adagio: “una pistola prima o poi spara”, andiamo a vedere i possibili bersagli: la vigilessa che ti fa la multa, il geometra del comune che ti sfratta, la fidanzata che ti molla, il prepotente che ti frega il parcheggio, il buttafuori che non ti fa entrare in discoteca. La cronaca nera è un rosario di vittime del –fuoco nervoso-. In realtà, in un paese dove uno zoccolo duro del 12,5% della popolazione appena vede in TV lo sbarco di un centinaio di clandestini, corre in cucina e mette il lucchetto al frigo, è lapalissiano che, avendone la possibilità, corra a mettere un colpo in canna e allora...dagli! -alzo battuta zero e fuoco a volontà!-. Beh, a volontà, no! Sugli embrioni surgelati non si potrà sparare…ehm, volevo dire “ricercare”. Non sono pregiudizialmente contrario alla vendita delle armi per difesa, ma, da relativista irredento (so di dare un dispiacere alla CEI, ma lei ne dà tanti a me), sono contrario alla vendita delle illusioni e vorrei che, chi si trovasse nella necessità di dover difendere la propria vita, quella dei suoi cari, la sua attività, si sottoponesse (a sue spese) ad una valutazione annuale di uno psichiatra e, ogni tre mesi, ad un percorso di tiro dinamico valutato da un istruttore e tenesse in casa il DVD del film di Giuliano Montaldo “Il giocattolo”. Tutto ciò non farà di lui un Wyatt Earp, ma si spera che, nel momento del bisogno, non si spari sul callo, o accoppi un vicino di casa affacciato alla finestra.

  6. #96
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    Dat

    18 luglio 2005

    di Il Calibano





    Aiuta un uomo contro la sua volontà

    e sarà come se lo uccidessi.

    Orazio Flacco



    Anche quando sembra che il mondo si fermi e tutto il nostro essere/esserci si riduca ad un grumo di dolore, rappreso intorno ad una violenza che si sottrae ad ogni comprensione, la vita continua e, con la vita, continuano i tentativi per ridurre le sofferenze “inutili” che si accompagnano al finire della vita stessa.

    Tre notizie, che in altri momenti avrebbero riacceso quel dibattito sull’eutanasia e il testamento biologico che vedeva il 54% degli Italiani schierati su posizioni articolatamente favorevoli ad una legislazione che regolamentasse ciò che oggi avviene nel silenzio ipocrita dei tartufi di sempre, sono state ignorate dal duopolio RaiSet.

    In Inghilterra, il 1° luglio 2005, - è caduta un' opposizione, quella all' eutanasia, che durava da un secolo. I medici della British Medical Association (Bma), riuniti a Manchester per l'annuale assemblea, hanno votato affinchè diventi legale aiutare i malati terminali che chiedono di morire; la stessa posizione è stata assunta dal Royal College of Phisicians e dal Royal College of General Practictione. Evan Harris, il portavoce dei liberaldemocratici, è soddisfatto del voto, e sostiene che la Bma si era opposta per anni a ogni possibile cambiamento della legge, ma ora concorda con il fatto che deve essere il Parlamento a decidere sulla questione eutanasia e che i medici non devono ostacolare l'autonomia dei pazienti terminali nel decidere la loro morte -.

    In Svizzera, il 12 luglio 2005, - un comitato federale d’esperti si è espresso a favore del mantenimento della possibilità d’assistenza al suicidio nella legislazione elvetica.
    La legislazione svizzera non prevede delle sanzioni per l'assistenza al suicidio, purché si tratti di un atto disinteressato, ma non sono chiaramente regolamentate l'eutanasia passiva (p.es. l'interruzione di una terapia) e l'eutanasia indirettamente attiva (p.es. alti dosaggi di morfina somministrati, pur sapendo che abbrevierà la vita del sofferente). È proibita, per contro, l'eutanasia attiva (omicidio su richiesta della vittima). In Europa, solo i Paesi Bassi e il Belgio permettono, a certe condizioni, di provocare il decesso della persona che desidera morire -.
    In Italia, il 13 luglio 2005, Il DAT (dichiarazioni anticipate di trattamento ) è approdato alla Camera: il presidente Pier Ferdinando Casini lo ha infatti trasmesso alla commissione Affari sociali. Il Disegno di legge N. 2943 (Tomassini) precisa: “Compito della società è garantire e tutelare la vita dei cittadini assicurando loro tutti i mezzi a disposizione per le terapie curative o palliative migliori, a garanzia di un’esistenza dignitosa fino all’ultimo”, le dichiarazioni anticipate di trattamento, ''non sono vincolanti per il medico'' e ''il paziente va sempre rispettato nella sua autonoma decisione: se questa è contestuale, allora diventa vincolante per il medico; se invece la dichiarazione è anticipata, come appunto nel caso del Testamento biologico, non è vincolante ma il medico deve comunque tenerne conto''. Quello del testamento biologico - ha detto Antonio Tomassini, presidente della Commissione sanità è un tema di bioetica complesso ma di grande attualità per il nostro paese. Il Senato vuole ribadire il suo no all'eutanasia e il suo no all'accanimento terapeutico, ma contemporaneamente si vuole garantire ad ogni individuo la possibilità di esprimersi in merito alle scelte sanitarie e al trattamento del proprio corpo. Fatta salva la carica innovativa e antipaternalistica di questo disegno di legge, non si possono chiudere gli occhi sull’incongruenza che ha spaccato in due il Comitato Nazionale di Bioetica: la sostanziale nullità del DAT nel caso in cui il soggetto si trovi in stato vegetativo permanente. Lo stesso Tomassini precisa: “Occorre preventivamente chiarire che la scelta e la dichiarazione di volontà preventiva in merito al trattamento medico, o alle diverse opzioni curative, non intende consentire, neanche in via interpretativa o analogica, il ricorso all’eutanasia […]. Come può essere rispettata la volontà di un soggetto che ritenga “indegna” la condizione in cui si trova oggi Eluana Englaro? Se -si vuole garantire ad ogni individuo la possibilità di esprimersi in merito alle scelte sanitarie e al trattamento del proprio corpo- come ignorare quella volontà legalmente espressa che intenda sottrarre il corpo all’annullamento di una vita sospesa che si protrae negli anni e nei decenni? Il prof. Demetrio Neri, membro del Comitato nazionale di bioetica, individua tre punti “deboli”: a) l'esclusione delle "finalità eutanasiche" e il problema dell'idratazione e alimentazione artificiali; b) la questione del carattere "non vincolante"; c) l'importanza del riconoscimento giuridico delle dichiarazioni anticipate. Se la British Medical Association ritiene che deve essere il Parlamento a decidere sulla questione eutanasia e che i medici non devono ostacolare l'autonomia dei pazienti terminali nel decidere la loro morte, sarà possibile che, in Italia, almeno le dichiarazioni anticipate di trattamento vengano pienamente onorate?

  7. #97
    io e basta
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    Predefinito Rif: Gli editoriali del Calibano

    Shampoo

    25 luglio 2005

    di Il Calibano

    E mentre ch'io laggiù con l'occhio cerco,

    vidi un col capo sì di merda lordo

    che non parea s'era laico o cherco.

    (Dante Alighieri).

    Chissà se anche Stephen Jay Gould si sarebbe visto appioppare l’epiteto di “anticristiano” col quale sono stati accomunati il maghetto Harry Potter, spacciatore -di un progetto culturale globale che […] finisce per mettere in secondo piano il cristianesimo- e i congiurati (relativisti-laicisti) che, come i pushers di Easy Rider, si aggirano per l’Europa spacciando pot di laicità malata al posto della laicità sana spacciata dai pushers con l’imprimatur. A ben vedere, se lo sarebbe meritato quel marchio perché, in questi tempi di revival del creazionismo, è stato uno dei più agguerriti difensori del darwinismo “degli equilibri punteggiati”, contro le correnti antievoluzioniste di matrice fondamentalista.

    Quel Tyrannosaurus, visto da bambino, segnò la sua vita e regalò a noi la teoria di un’evoluzione che si muove a scatti, sotto la pressione di eventi spesso catastrofici.

    Chissà come avrebbero commentato i devoti-laici-devoti e il Cardinale Christoph Schönborn, convinti che l’uomo non possa essere il risultato di una lotteria, questa affermazione di Gould: ”Se potessimo riavvolgere il film del*la vita riportandolo sino al tempo lontano degli organismi di Burgess, la probabilità che dal replay venisse fuori qualcosa di simile all'intelligenza umana è trascurabilmente piccola”.

    Insomma, in questo ribollir di tini, dove fermenta il mosto del “extra ecclesia nulla salus” e del “chi non è con me, è contro di me” e del “pentitevi o perirete tutti!”, presentarsi, mettiamo, a Porta a Porta e srotolare sotto gli occhi devoti di Buttiglione e Ruini il poster pornografico del “l’uomo c’è, ma questo mondo –indifferente e opaco atomo del male- , ci sarebbe stato indipendentemente dalla sua presenza” e anche senza l’uomo, pianeti, stelle e galassie avrebbero continuato ad espandersi e contrarsi indifferenti alle cosmogonie di Ferecide di Siro ed Epimenide di Creta; ignorando Parmenide, Zenone di Elea, Empedocle, Anassagora e Democrito. A chiedersi, o a non chiedersi, -chi siamo? da dove veniamo? Dove andiamo?- ci sarebbero stati i discendenti dell'Opabinia, dell'Anomalocaris e dell'Hallucigenia.

    Sapeva bene Eschilo che: “Vicende terrene! Prospere, e basta un'ombra a travolgerle: se la sorte è ostile, una passata di spugna stillante, e il disegno è perduto”. L’ombra eschilea ha riservato all’Opabinia, all’Anomalocaris e all’Hallucigenia lo stesso destino che l’ombra dell’obsolescenza ha riservato all’hula-op, allo jo-jo, alle clik-clak: i primi, sepolti negli argilloscisti di Burgess, i secondi, sepolti nella polvere gozzaniana del modernariato, ma tutti mirabilmente fedeli a se stessi perché sfuggiti all’inquinamento polimorficamente perverso dell’evoluzione.

    Il binario morto dell’estinzione è una fortuna riservata a molti, ma non a tutti; alcuni si evolvono, si adattano: chi perde la coda e acquista la parola…ne valeva la pena? Quanti approfondimenti sulla legge 40 sarebbero stati più interessanti se gli ospiti, invece di parlare, si fossero misurati la coda? Chi stanco di strisciare, mette le ali e vola e volando incappa nell’apertura della caccia! Non era meglio strisciare? Chi esce dal mare, chi ci rientra, chi ci passa le vacanze e per andare e tornare, passa due giorni chiuso in un auto grande come un uovo di struzzo. È l’evoluzione, bellezza! E tu non ci puoi fare niente, direbbe Ed Hutchinson/Bogart.

    Anche le parole si evolvono, ciò non vuol dire che migliorino. Lo shampoo, ad esempio, non è più quello che William L. Sims, fondatore della Palmolive, iniziò a produrre nel 1927. Lo shampoo si è evoluto in Shampoo Anti-Odorante, Shampoo Proteico, Shampoo delicato canapa, Shampoo anticadute, Shampoo rinfrescante, Shampoo alla mela.

    Anche il laico si è evoluto e dopo i dibattiti teologici ed ecclesiologici di Tertulliano, ci ritroviamo oggi a dibattere/combattere con il laico virtuoso, il laico devoto, il laico credente, il laico agnostico, il laico cattolico, il laico scettico, il laico razionalista, il laico clericale, il laico-illuminista-mazziniano, il laico alla pera. Sorvolando sulle forme più evolute dello shampoo e del laico, approdate per vie diverse ad una comune icona ortofrutticola. Sarebbe lecito domandarsi cosa differenzi un laico da chi laico non è. Il professor Michele Ciliberto, studioso di Giordano Bruno, risponde così: Il cristiano si rimette a Dio, il laico è nella storia. "E' nella Storia e non è disposto a darsi una risposta in termini di fede, tiene aperta l'aporia fra la domanda e il senso della Storia. Se il religioso ha una risposta in termini di fede, al laico non resta che guardare e rispettare perché si entra in una dimensione che è altra da quella nella quale si muove."

    La ricerca scientifica dovrebbe muoversi in quella dimensione laica che, già nel ‘600, un secolo di intuizioni e riflessioni critiche nel quale pensatori e scienziati cercarono di coniugare il nuovo che andava imponendosi, con la forza inequivocabile dell'osservazione, faceva dire a Niels Stensen: “Non vi sono che due soluzioni per giungere alla conoscenza di una macchina: l'una, che il costruttore ce ne riveli l'artificio, l'altra, di smontare fino i più piccoli ingranaggi e di esaminarli tutti, separatamente e insieme.”

    In attesa che La Casa Madre (memori di quanto occorse ad Albino Luciani, sarebbe meglio dire Casa Padre) ci fornisca il manuale d’uso e manutenzione di questo nostro fragile, imperfetto ma indispensabile corpo, sarebbe opportuno affidarci a “meccanici” laici come l'italia*no Tiziano Barberi, che da anni lavora negli Stati Uniti, presso l'Istituto Sloan-Kettering di New York ed ha ottenuto interessanti risultati, sperimentando le cellule me*senchimali per le possibili future applicazioni terapeutiche, per esempio nella cura delle distrofie muscolari. Barberi ha tenuto a precisare: ”Lavoro solo sulle staminali embrionali e in Italia non potrei lavorare”.

  8. #98
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    Predefinito Rif: Gli editoriali del Calibano

    Cantami, o Diva!

    27 luglio 2005

    di Il Calibano



    Mai discutere con un cretino.

    Gli altri potrebbero non

    accorgersi della differenza.

    Edward A. Murphy





    Cantami, o Diva, del Pelìde Achille l'ira funesta e, visto che hai fatto trenta, fa trentuno e cantami pure l’ira di Giuliano Ferrara contro le donne occidentali che, invece di starsene in casa a sfornare piccoli cristiani da mettere davanti alla finestra per fermare i kamikaze, se ne vanno all’università con i profilattici tra le pagine dell’Etica Nicomachea. Altre vittime della guerracivile-culturale dichiarata da Il Foglio sono anche le donne sterili e gli uomini sterili che, invece di andare dalla Madonna del Divino Amore per chiedere la grazia, vanno da Zapatero a chiedere l’inseminazione eterologa. Vittime collaterali dei suoi Editoriali Intelligenti sono i Luca Coscioni che, invece di andare a Loreto a chiedere la grazia, vorrebbero guarire grazie alla ricerca. Vittime di rinterzo sono anche i gay che invece di macerarsi nel dolore e riflettere sul loro disordinato –peccare-, vorrebbero - costruire un rapporto affettivo e di reciproca solidarietà non utilizzando o non potendo utilizzare l'istituto matrimoniale- e, perché no, adottare un bambino abbandonato. Vittime prescelte sono i Veronesi, i Giorello, i Severino che, invece di leggere i libri di Socci sulla Madonna di Medjugorie, vanno in TV a cacare dubbi senza portarsi dietro paletta e bustina. E lui, l’infaticabile Elefantino-aspira-laici, costretto a fare l’operatore ecoteologico della Ratzinger S.p.a. e correre su e giù per i palinsesti televisivi a raccogliere lì una cacatina-libertaria mollata da un Radicale di passaggio; là una pisciatina- scientista mollata dal solito ricercatore incontinente; qui una diarrea dell’Io desiderante e dappertutto i vomiti zapaterialmodovariani…e non è tutto! Tolte di mezzo le deiezioni liber-tarie/tine, resta sempre nell’aria quel nauseabondo fetore di La Mothe Le Vaye. Allora, puff puff, a fare le vasche nei corridoi RaiSetLa7 con lo spray all’incenso per non far storcere il naso ai cardinali di passaggio. È vita questa? Forse no, ma per un operatore ecoteologico la guerra è la sola igiene del mondo e, le guerre dichiarate dal Nostro sono innumeri e, a onor del vero, quasi tutte vinte, quelle in casa, le altre sono come i risultati elettorali, vanno… interpretati! Jean Paul Sartre odiava le vittime che rispettano i loro giustizieri. Io, ex figlio dei fiori, non odio, ma guardo con voluttà la guerra dichiarata da Ferrara ai cretini. Se Mussolini avesse visto l’elenco telefonico della città di New York, non avrebbe dichiarato guerra all’America, se il direttore de Il Foglio si fosse ricordato che la madre dei cretini è sempre incinta (senza ricorrere al turismo procreativo), non avrebbe dichiarato guerra ai simpatici frugoletti. Perché oggi il cretino è pieno di idee e, divenuto bersaglio di teoeditorali marinettiani, potrebbe cominciare ad agitarsi e Flaiano ammoniva: “L'attività del cretino è molto più dannosa dell'ozio dell'intelligente.”

  9. #99
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    Predefinito Rif: Gli editoriali del Calibano

    L’appetito vien mangiando

    2 agosto 2005

    di Il Calibano

    Non credo ai miracoli:

    ne ho visti troppi.

    Oscar Wilde

    L’Europa invecchia e più che cavalcare il Toro di Zeus, come nel ciclo degli affreschi di Bernardino Luini, preferisce pagare le vacche degli allevatori. Eppure, come tutte le fascinose nobildonne sulla via del tramonto, offre ancora sprazzi di beltà del tempo che fu. Alcuni paesi europei come la Spagna, la Gran Bretagna, il Belgio, l’Olanda hanno fame di libertà civili, altri, come l’Italia, hanno fame di miracoli, e i miracoli, come un portierato, non si negano a nessuno.

    Secondo Tommaso d'Aquino, un miracolo è "ciò che avviene per intervento divino scostandosi dall'ordine normale delle cose". Gli affamati di miracoli non si accontentano della definizione dell’aquinate e non si limitano a "mirari", guardare con stupore, vogliono che la scienza metta l’imprimatur al dubbio della fede. La sacra sindone è sottoposta al test del C14, le lacrime di sangue della Madonna di Civitavecchia vengono analizzate da un ematologo, i movimenti della statua della Madonna di Acerra vengono immortalati dai telefonini. Al credo quia absurdum di Tertulliano si preferisce l’ipse dixit della scienza. E la scienza verifica e certifica: su una stima di circa 100 milioni di fedeli recatisi a Lourdes in più di 140 anni ha riconosciuto 66 guarigioni.

    Ma è giunto il momento che anche gli scettici più inossidabili si arrendano all’evidenza inconfutabile dei verbali dei pm Alfonso D'Avino e Nunzio Fragliasso che, in quel di Arzano (Na), hanno assistito ad un miracolo per comitive che ha sanato in un sol colpo: marito, moglie cieca-certificata- Commissione medica provinciale, i loro tre figli, le due nuore, il genero, due zie del capofamiglia, la madre di quest'ultimo, la cognata, i due consuoceri, quattro cugini, due cognate del figlio e la cognata della figlia e, crepi l’avarizia, anche alcuni coinquilini.

    L’Italia ha fame di miracoli e, se l’appetito vien mangiando, perché costringere gli Italiani a sfamarsi col poco pane dei miracoli divini, se la magistratura può sfamarci con le brioches quotidiane dei miracoli degli inquirenti?

  10. #100
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    La coscia di Blair

    8 agosto 2005

    di Il Calibano

    Ahimè, un altro pollo di meno.

    (Detto di un avaro ogni volta che mangiava un uovo)(Sant'Ambrogio)

    C’era un tempo in cui i mulini non erano ancora bianchi, le mucche erano sane di mente, i contadini non parlavano con gli ortaggi e una famiglia, se voleva mangiare pollo…mangiava un pollo.

    L’assennato angelo del focolare che aveva letto l’enciclopedia Bompiani (copertina rosso amaranto con scritta in oro), edita nel ventennio, sapeva bene che nella sezione economia domestica e alimentazione, alle giovani italiane si consigliava di comprare il pollo vivo e assistere all’esecuzione del pennuto per scongiurare l’acquisto di animali morti chissà-per-quale-motivo. La scelta della vittima sacrificale avveniva al mercatino rionale, dove i polli sporgevano la testa dalla stia, come i viaggiatori dal vagone del treno che lascia la stazione. "Voglio quello!" e il dramma si concludeva rapidamente tra uno starnazzio soffocato e una nevicata di impalpabili piume che ondeggiavano indecise nell’aria, come se l’anima del pollo volesse rimandare il più possibile la dipartita.

    Le spoglie erano subito preda del più audace dei quattro/cinque marmocchi che circondavano la donna (il numero era potenza e la famiglia potentemente numerosa). "Mamma, si muove ancora!" gridava, incredulo, il vespillone e, più animaletto che animalista, aggiungeva "quando siamo a casa, posso giocare con le zampe?".

    Arrostito e portato in tavola, il pollo diventava un casus belli. I commensali, figli e cuginetti, gridavano all’unisono "voglio la coscia!". Visto che il pollo non ha le sei zampe del cane Supercortemaggiore, si smembrava la carcassa e, proni alle inappellabili decisioni della cuoca, si accettava il lacerto che il fato consegnava; solo sul boccone del prete non si avanzavano mai pretese.

    Morale: se ti piace il pollo, prima o poi, ti capiterà di mangiare anche la coscia, ma dovrai anche mangiare il resto.

    Oggi, la coscia è la metonimia del pollo e il feticismo culinario esonda dalla scodella alla politica perché, come il Boccaccio insegna: "Non ricapiendo in noi, e non essendo a’ nostri termini contenti, esondiamo".

    Blair ha detto che - chi vuole stare in Inghilterra deve rispettarne i valori altrimenti stia fuori. Non saranno concesse deroghe o limiti. Anzi, il governo è pronto a uscire dalla legislazione europea sui diritti umani-. Subito gli editorialisti loricati e i gourmet scontristi hanno gridato: "Blair è il pollo che vogliamo!". Ma, le vittime consenzienti della metonimia, del pollo-Blair vogliono solo la coscia del, come lo ha definito Blair in persona, "politicamente scorretto". Il resto: ali, petto, collo, boccone del prete non li interessa, anzi gli dà la nausea e, oltre a non cibarsene, vorrebbero che il pollo ne fosse del tutto sprovvisto. Insomma, invece dell’umanissimo Blair alle prese col caso, la necessità e il terrorismo, vorrebbero una chimera fatta solo di due smisurate e muscolose cosce. Le ali di Blair sono i 366 voti a favore e 174 contrari con i quali il Parlamento britannico ha votato a favore della clonazione di embrioni umani a scopo terapeutico. Il petto è la decisione dei medici della British Medical Association (Bma), riuniti a Manchester per l'annuale assemblea, che hanno votato affinché diventi legale aiutare i malati terminali che chiedono di morire. Il boccone del prete, absit iniuria verbis, è il provvedimento sulle unioni gay che prevede una ''unione civile'' davanti a testimoni, con diritti analoghi al matrimonio per quanto riguarda la tassazione e l'eredità. Il collo è lo studio di prova di uno spray che contiene gli elementi attivi della cannabis, effettuato su 23 pazienti, presso il James Paget Hospital di Gorleston.

    Questo è un tempo in cui i mulini sono bianchi, le mucche mentalmente disturbate, i contadini parlano con gli ortaggi e i polli, per molti, dovrebbero essere come i millepiedi.

 

 
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