Il Comitato Nazionale per la Bioetica e il cane
6 maggio 2006
di Il Calibano
Tutti gli animali domestici sono veri e propri schiavi, solo il cane è un amico.
(Konrad Lorenz)
Il Comitato Nazionale per la Bioetica è l’occhiuto e insonne custode che vigila sui nostri comportamenti e, come è possibile leggere sul sito Governo Italiano - Comitato nazionale per la bioetica, “al Comitato è affidata la funzione di orientare gli strumenti legislativi ed amministrativi volti a definire i criteri da utilizzare nella pratica medica e biologica per tutelare i diritti umani ed evitare gli abusi”. Che sia occhiuto è indubitabile. Infatti, come l’indimenticabile Sant’Uffizio, ha proibito tutte quelle pratiche mediche che Santa Romana Chiesa non approva; che sia insonne è provato dalla sua Mozione nella quale boccia la pratica del taglio di coda e orecchie che - precisa il Cnb - non portano in generale alcun beneficio ma sono dettati da sole ragioni estetiche umane. A questo punto una domanda sorge spontanea: se la ragione sociale del Cnb è quella di “tutelare i diritti umani”, chi sono gli umani che rischiano il taglio delle orecchie e l’amputazione della coda? Potremmo rimanere con questo dubbio, come don Abbondio col suo Carneade, se Cinzia Caporale, vicepresidente del Cnb, non ci illuminasse con la sua saggezza: “Bisogna applicare i principi bioetici anche agli animali, andando oltre la nostra concezione antropocentrica”. A dire il vero, ad andare “oltre” era stata l’ultima puntata dell’Infedele dove il cane di Gad Lerner era stato il solo ospite a dire – col suo imbarazzato silenzio - qualcosa di sensato. Si era sentito di tutto: dagli psichiatri per cani, alle ricette della nouvelle cuisine per soddisfare le inespresse voglie di Fido. Che il Cnb, riunito nella cesta del pensatoio socratico, sia sfuggito alle malefiche influenze ctonie non è certo, ma la mozione, se tenuta nel dovuto conto dai veterinari, salverà code e orecchie di circa 60 mila esemplari di cani di razza italiani. Onore e gloria al Cnb che finalmente, ripudiando antropocentrismo radicato e di maniera, si adegua alla perestroika lerneriana del cinocentrismo, ma un rovello ci punge, come il pruno shakespeareiano il cervello: perché non è etico “spuntare” la coda al cane, invece è considerato etico “spuntare” il pisello al figlio? Per chi non lo sapesse rendo noto che l’insonne e occhiuto Comitato, il 25 settembre 1998, nella mozione “La circoncisione: Profili di bioetica” emetteva questo parere: “la circoncisione, ove intesa quale particolare manifestazione del patrimonio fideistico-rituale, viene solitamente praticata attraverso forme e modalità tecniche che non si concretizzano sotto alcun profilo in atti osceni lesivi del sentimento medio del pudore in materia sessuale. Alla luce di queste sue peculiari caratteristiche, la circoncisione appare in sé pienamente compatibile con il disposto dell'art. 19 della Costituzione italiana, che, salvo sempre il rispetto del limite formalmente previsto, riconosce completa libertà di espressione cultuale e rituale sia a livello individuale sia a livello collettivo. Né, d'altro canto, la prassi circoncisoria pare ledere, di per se stessa, altri beni-valori pure costituzionalmente protetti e potenzialmente coinvolti, quale, ad esempio, quello della tutela dei minori o quello della loro salute. Infatti, sotto il primo profilo, la pratica di sottoporre i figli maschi a circoncisione sembra rientrare in quei margini di "disponibilità" riconosciuti anche ai genitori dall'art. 30 Cost.”. Quindi, per rispettare i dettami dell’onnipotente Cnb e per evitare di incorrere nelle probabili more legislative e per non rischiare di essere additati al generale disprezzo, se proprio volete tagliare qualcosa, non fatevi un cane, fatevi un figlio!




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