Saran belli gli occhi neri, saran belli gli occhi blu, ma...
28 luglio 2004
di Il Calibano
-Il 12 gennaio 1967 a Los Angeles, California, il primo "paziente" veniva trattato con speciali agenti protettivi e congelato immediatamente dopo la morte, nella speranza che future tecnologie ne permettessero il ritorno in vita ed il ringiovanimento. Tale procedura è la crionica (a volte chiamata ibernazione, ibernazione umana, criopreservazione, biostasi o sospensione crionica). Essa mette in discussione il concetto tradizionale di morte e i limiti "naturali" della vita. Le prospettive su cui si basa (insieme affascinanti ed inquietanti) aprono orizzonti un tempo riservati solo agli dei.-
Illo tempore questa notizia ebbe vasta e ingiustificata risonanza. Vasta perché, pompata strumentalmente dai media, sembrò liberare l’umanità dalla irreversibilità della morte e offrire un limbo dove i deceduti per patologie incurabili potessero essere parcheggiati in attesa che la scienza scoprisse una terapia risolutrice. Ingiustificata perché essere –resuscitati- dopo cento o mille anni passati in una cella frigorifera, come uno yogurt scaduto, ed aggirarsi come zombie in un mondo incomprensibile tra persone sconosciute è, più che una aspirazione dell’umanità, una perversione di qualche egotista psicotico. I custodi dell’ETICA levarono alti lai, la gente comune, dimostrando maggior realismo, si disinteressò del progetto e, ben sapendo che la vita è un gioco da prendere seriamente, lo fece cadere nel dimenticatoio a far compagnia agli occhiali a raggi X e alla macchina per tagliare il burro.
Un certo Robert Graham, negli anni ’80, aprì a Escondido, California, il Repository for germinal choice: detta la banca dello sperma dei Nobel perché il seme conservato era quello dei "Premi Nobel" e degli atleti olimpici. I soliti custodi dell’ETICA si stracciarono le vesti e chi li aveva si strappò i capelli. Fu un altro flop. Dopo una iniziale euforia che spinse le madri più insicure e frustrate a sacrificarsi per assicurare al pargoletto un futuro da Einstein, anche questa opportunità fu lasciata cadere nel termovalorizzatore delle stupidaggini. Le solite malelingue attribuiscono il fallimento della banca dello sperma dei Nobel, al timore delle aspiranti mamme di essere fecondate con il seme di Dario Fo.
Il 21 luglio, in Gran Bretagna, è arrivata la decisione dell'HFEA (l'autorità per l'embriologia e la fecondazione umana) in merito alla normativa che regolamenta lo screening genetico degli embrioni: sarà possibile fare nascere un bambino selezionando gli embrioni in maniera tale che sia compatibile con il fratellino malato per potergli donare le sue cellule staminali. La prima coppia a beneficiare della decisione sono Joe e Julie Fletcher, dell'Irlanda del Nord, il cui bimbo -Joshua- soffre di una rara forma di anemia (Diamond-Blackfan). Naturalmente le autorità si riservano il diritto di valutare, di volta in volta, se permettere o meno questo tipo di intervento. Il dottor Simon Fischel, esperto di fertilità del centro Care in the Park di Nottingham, ha dichiarato: "sempre che non ci sia pericolo per il neonato, è eticamente ingiustificabile non permettere che si realizzi un trattamento di questo tipo". Oh! finalmente una buona notizia e non uno dei soliti –serpenti di mare- utili solo a riempire la prima pagina dei quotidiani! Salvare un neonato condannato da una natura, molto più leopardiana che rousseauniana, ad una vita breve e tribolata e farlo grazie alla nascita di un fratellino sembra un episodio tratto dal libro Cuore o una parabola evangelica. Tutti felici & contenti? Vabbè, vi piacerebbe, ma dimenticate i cerberi dell’Etica: Il professor Jack Scarisbrick, presidente dell'associazione Life, e vari gruppi di antiaboristi hanno tuonato: "è sbagliato creare un bambino come mezzo per realizzare un determinato fine", "per quanto giusto e nobile quel fine possa essere è la violazione di un principio etico". Altri hanno profetizzano un futuro prossimo in cui secondo lo stesso principio sarà possibile "creare bambini biondi con gli occhi azzurri".
Lungi da me qualsiasi fumus di vis censoria nei riguardi delle opinioni altrui, ma credo sia lecito far notare agli inflessibili cerberi dell’ETICA che accede a queste pratiche solo chi –liberamente- lo decida. Chi le ritiene contrarie ai suoi principi etici o religiosi ha il diritto-dovere di astenersene. Ma il rospo che, nonostante la buona volontà e gli sforzi ripetuti, non riesco a mandar giù è lo spauracchio di un umanità che si strugge dal desiderio di mettere al mondo figli con occhi azzurri e capelli biondi, una umanità imbecillotta e vanesia il cui unico sogno è quello di allevare cloni di Wotan. Questa tesi è diventata la bandiera di tutti quelli che, contrari alla abrogazione della legge sulla procreazione medicalmente assistita, si ostinano a non voler prendere atto che le possibilità offerte dalla diagnosi preimpianto potranno eliminare il rischio di trasmissione di malattie gravi come corea di Huntington, distrofia di Duchenne, anemia falciforme, o quelle legate a una mutazione genetica del cromosoma X, come l'agammaglobulinemia e l'emofilia A. Oltretutto insistere con questa ossessione nel vedere negli occhi azzurri una sorta di –OGM- nasconde il rischio di un razzismo strisciante verso tutti quei bambini che gli occhi blu li hanno avuti da madre natura e che rischiano di venir discriminati per questa banale caratteristica. Bando agli scherzi! Dice un adagio che la mamma dei cretini è sempre incinta, e i figli di tale madre che non desiderino altro che di mettere al mondo neonati biondocriniti e occhiglauchi, non debbono di certo aspettare l’abrogazione della legge sulla procreazione medicalmente assistita. Basta andare sul sito www.genochoice.com. e illudersi di costruirsi un bebè secondo le proprie fantasie. Dico illudersi perché Lee Silver, genetista alla Princeton university, mette in guardia: "Selezionare embrioni in base a statura o altro? Le tecniche diventeranno sempre più sofisticate, ma andare a pescare i geni per il colore di occhi, di capelli, di pelle, l'altezza e perfino la longevità, è complicato. Solo nella forma del naso sono coinvolti centinaia di geni. Non ce n'è uno solo per il colore degli occhi. E' semplicistico pensarlo". Anche questa –novità- finirà nel termovalorizzatore delle stupidaggini. Quello che resta è il legittimo desiderio di ogni genitore di evitare ai propri figli patologie…evitabili.
Jürgen Habermas nel suo libro “Il futuro della natura umana. I rischi di una genetica liberale, Einaudi, Torino, 2002”, sostiene che un essere umano per conto del quale è stata presa da altri una decisione irreversibile proverà “per tutta la vita un senso di cecità e dipendenza nei confronti del suo manipolatore ed oscillerà fra fatalismo e risentimento”. La scelta più irreversibile che sia stata presa nei nostri confronti è stata quella di metterci al mondo senza interpellarci, ma è molto meglio contestare i responsabili di questa scelta avendo gambe, braccia, testa e tutto il resto funzionanti a dovere che doverlo fare, costretti da una malattia ereditaria, in un letto d’ospedale e intralciati da tubi e cateteri… o no?
Il Calibano




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