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Discussione: Commissione Mitrokhin

  1. #1
    ANTIMASSONE
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    Commissione parlamentare d'inchiesta concernente il "dossier Mitrokhin" e l'attività d'intelligence italiana
    XIV legislatura
    Nota riassuntiva sull'attività della Commissione
    aggiornata al 31 gennaio 2006


    La Commissione parlamentare d'inchiesta concernente il "dossier Mitrokhin" e l'attività d'intelligence italiana è stata istituita con la legge 7 maggio 2002, n. 90.

    Compiti.
    I suoi compiti principali sono accertare:

    a) ogni aspetto relativo all'acquisizione e alla disponibilità del dossier Mitrokhin;
    b) se le informazioni sulle persone citate nel dossier erano già note e se le persone erano conosciute da chi prese la decisione di non procedere;
    c) lo stato attuale delle persone citate nel dossier e, con riferimento ai dipendenti e ai collaboratori a qualunque titolo delle pubbliche amministrazioni, quali funzioni ad essi furono attribuite e quali iniziative da essi furono poste in essere, fatto salvo il divieto di indagare o sindacare circa opinioni politiche, azioni derivanti da opinioni politiche non costituenti reato o aspetti della vita privata di detti soggetti;
    d) le attività svolte dagli organi di intelligence italiani, ovvero i modi e le procedure di ricevimento e trasmissione dei documenti del dossier. Se tali procedure furono quelle ordinarie ovvero, in caso di procedure diverse, se furono seguite le modalità adottate per altri casi precedenti;
    e) quando e con quali modalità il Governo fu informato del dossier e dei suoi contenuti e si decise di rendere pubblico il documento;
    f) se furono prese degli organi di intelligence decisioni senza consultare il Governo;
    g) che le informazioni trasmesse non abbiano subìto modificazioni;
    h) le attività di finanziamento dirette ed indirette del KGB ai partiti politici italiani, a correnti di partito e ad organi di informazione in Italia;
    i) le operazioni commerciali svolte fra l'Italia e i Paesi dell'Est europeo finalizzate al finanziamento illecito del Partito comunista italiano al di fuori di ogni controllo;
    l) le attività svolte dal KGB e in particolare dagli uffici di Roma;
    m) se vi furono complicità, protezione, coperture, di natura politica o da parte della pubblica amministrazione sulle attività del KGB in Italia;
    n) i risultati raggiunti nella ricerca di materiale bellico e di depositi clandestini di armi e apparati di ricetrasmissione connessi alle attività del KGB relative all'Italia;
    o) se gli organi di intelligence stiano ancora svolgendo indagini in merito ai contenuti del dossier;
    p) se il dossier reso pubblico in Italia contenga le medesime informazioni trasmesse dalle istituzioni britanniche;
    q) se esistono documenti all'estero che si renda necessario acquisire.


    Composizione e poteri.
    La Commissione è composta da 20 senatori e da 20 deputati nominati, rispettivamente, dal Presidente del Senato della Repubblica e dal Presidente della Camera dei deputati, in proporzione al numero dei componenti i gruppi parlamentari e in modo da assicurare la presenza di un rappresentante per ciascun gruppo costituito in almeno un ramo del Parlamento.
    La Commissione procede alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le medesime limitazioni dell'autorità giudiziaria.



    Durata.
    Ai sensi dell'articolo 1, comma 3, della legge istitutiva la Commissione avrebbe dovuto concludere i propri lavori entro dodici mesi dalla sua costituzione (avvenuta il 16 luglio 2002) presentando al Parlamento una relazione sull'attività svolta e sui risultati dell'inchiesta. Tale termine è stato prorogato dalla legge 11 agosto 2003, n.232 sino al termine della XIV legislatura.




    Attività.
    La Commissione si è costituita il 16 luglio 2002 con l'elezione del Presidente e dei componenti l'Ufficio di Presidenza.
    Nella seduta del 24 luglio 2002 la Commissione, ritenendo indispensabile per l'avvio proficuo dei suoi lavori disporre degli atti raccolti dalla Commissione parlamentare d'inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi, ha deliberato di richiedere al Presidente del Senato che i commissari ed i collaboratori esterni della Commissione siano autorizzati ad accedere agli atti della cessata Commissione sul terrorismo e sulle stragi. Tale richiesta è stata accolta dal Presidente del Senato in data 6 agosto 2002.

    La Commissione ha provveduto altresì ad acquisire, ai sensi dell'articolo 3, comma 2, della legge istitutiva, la documentazione raccolta e prodotta sul dossier Mitrokhin dal Comitato parlamentare per i servizi di informazione e sicurezza e per il segreto di Stato.

    Nella seduta dell' 11 settembre 2002 la Commissione ha approvato, ai sensi dell'articolo 2, comma 4, della legge istitutiva, il Regolamento interno, il cui esame era iniziato nella seduta del 24 luglio 2002.

    Nella seduta dell' 8 ottobre 2002 sono stati comunicati i nominativi dei collaboratori designati dal Presidente su proposta dei componenti dell'Ufficio di presidenza integrato dai rappresentanti dei gruppi, ai sensi dell'articolo 3, comma 3, della legge istitutiva e dell'articolo 24 del Regolamento interno.

    Nella stessa seduta la Commissione ha approvato la costituzione di tre gruppi di lavoro cui affidare attività di acquisizione conoscitiva da sottoporre al plenum, ai sensi dell'articolo 14, comma 2, del Regolamento interno.

    Nella seduta del 23 ottobre 2002 la Commissione ha approvato una delibera sul regime di divulgazione degli atti e dei documenti acquisiti o formati nel corso dell'inchiesta parlamentare, con la quale si fissano i criteri generali per la divulgazione degli stessi e si disciplina in modo analitico la casistica relativa agli atti da sottoporre a regime di segretezza o riservatezza, tenuto conto dei poteri e delle finalità della Commissione. Nella stessa seduta la Commissione ha proceduto all'audizione del generale Sergio Siracusa, nella qualità di direttore pro tempore del SISMI. L'audizione è proseguita nelle sedute del 24 ottobre 2002 e 5 novembre 2002.

    In data 11 febbraio 2003 il generale Siracusa ha trasmesso una memoria, contenente precisazioni in merito alle audizioni svolte, che è stata acquisita agli atti dell'inchiesta.

    Nelle sedute del 19 e 28 novembre 2002, la Commissione ha quindi proceduto ad ascoltare in libera audizione l'ammiraglio Gianfranco Battelli, nella qualità di direttore pro tempore del SISMI. Nella seduta del 19 novembre sono stati altresì comunicati i nominativi di ulteriori collaboratori della Commissione.

    Nelle sedute del 10, 11 e 17 dicembre 2002 si è svolta l'audizione del colonnello Domenico Faraone, mentre il generale Alberico Lo Faso è stato ascoltato nella seduta del 21 gennaio 2003.

    Nelle sedute del 4, 11 e 12 febbraio 2003 la Commissione ha proceduto all'audizione della dottoressa Maria Vozzi e nella sedute del 12, 18 e 25 febbraio 2003 è stato ascoltato il generale Luigi Emilio Masina, il quale in apertura di audizione ha dato lettura di una memoria relativa all'attività da lui svolta all'interno del SISMI in merito alla gestione del dossier Mitrokhin.

    L'attività del plenum è quindi proseguita con l'audizione del colonello Alfredo Moretti, svoltasi nelle sedute dell' 11 e del 12 marzo 2003, mentre il colonnello Luigi Prencipe è stato ascoltato il 26 marzo e il 1º aprile 2003.

    Nelle sedute del 9 e 14 aprile, del 7 e 14 maggio 2003, la Commissione ha ascoltato l'ammiraglio Giuseppe Grignolo. Nella seduta del 14 maggio 2003 è stato comunicato il nominativo di un ulteriore collaboratore designato dal Presidente su proposta di un componente dell'Ufficio di presidenza integrato dai rappresenatante dei gruppi, ai sensi dell'articolo 24 del Regolamento interno.

    La Commissione ha proceduto quindi all'audizione del senatore Lamberto Dini, in qualità di Presidente del Consiglio pro tempore, nelle sedute del 28 maggio e 3 giugno 2003.

    Nelle sedute del 4 e 24 giugno 2003 è stato ascoltato il maresciallo Mauro Dodero.

    Nelle sedute del 10 e 17 giugno 2003 si è svolta l'audizione del colonnello Leonid Kolosov e sono stati comunicati i nominativi di ulteriori collaboratori della Commissione, designati dal Presidente su proposta dei componenti dell'Ufficio di presidenza integrato dai rappresentanti dei gruppi.

    La Commissione ha proceduto quindi, nella seduta del 2 luglio 2003, all'audizione dell'ammiraglio Osvaldo Toschi, mentre nelle sedute svoltesi nei giorni 8 , 9, 15 e 16 luglio, 30 settembre, 14 e 22 ottobre 2003 è stato riascoltato, sempre nella forma della libera audizione, il generale Sergio Siracusa, nella sua qualità di direttore pro tempore del SISMI.

    Nelle sedute del 15, 28 e 29 ottobre 2003 si è svolta invece l'audizione del generale Bartolomeo Lombardo, il quale nella seduta del 28 ottobre ha dato lettura di una nota che ha lasciato nella disponibilità della Commissione.

    L'ammiraglio Gianfranco Battelli, ex direttore del SISMI, è stato riascoltato, sempre nella forma della libera audizione, nelle sedute del 5, 6, 13 novembre e 3 dicembre 2003. In apertuta di audizione, l'ammiraglio ha letto una sua memoria scritta che ha poi lasciato nella disponibilità della Commissione.

    Un secondo ciclo di audizioni del colonnello Domenico Faraone si è svolto nelle sedute del 10 e 11 dicembre 2003 e 21 gennaio 2004.

    La Commissione ha quindi proceduto ad ascoltare il presidente del Consiglio pro tempore, onorevole Massimo D'Alema, nelle sedute del 3 e 10 febbraio 2004, nonché il vice presidente del Consiglio pro tempore delegato al coordinamento dei Servizi di informazione e sicurezza, onorevole Sergio Mattarella, nelle sedute del 2, 3 e 10 marzo 2004.

    Nelle sedute del 24 e 26 febbraio 2004 si è svolta invece l'audizione del presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga, il quale ha depositato ampia documentazione che è stata acquisita agli atti dell'inchiesta.

    Nella seduta del 10 marzo 2004 la Commissione ha altresì deliberato di avviare una rogatoria internazionale in Francia al fine di acquisire i documenti in possesso dell'autorità giudiziaria francese inerenti all'attività del gruppo terroristico facente capo a Ilich Ramirez Sanchez (detto Carlos) e ha approvato la proposta del Presidente di conferire al SISMI l'incarico di acquisire dal Servizio collegato britannico tutte le informazioni sulla fase iniziale dell'operazione Impedian, relativamente all'Italia.

    Nella seduta del 5 aprile 2004 si è svolta l'audizione del professor Romano Prodi, in qualità di presidente del Consiglio pro tempore, il quale ha letto una sua memoria che ha poi lasciato nella disponibilità della Commissione.

    Nella seduta del 12 maggio 2004 è stato comunicato il nominativo di un ulteriore collaboratore, designato dal Presidente su proposta di un componente dell'Ufficio di presidenza integrato dai rappresentanti dei gruppi, ai sensi dell'articolo 24 del Regolamento interno. La Commissione ha quindi approvato la proposta del Presidente di riferire al Parlamento, ai sensi dell'articolo 21 del Regolamento interno, in ordine alla parte dell'inchiesta riguardante i rapporti intercorsi tra SISMI, Servizio collegato britannico e autorità di Governo relativamente alla gestione del dossier Mitrokhin.In allegato al resoconto stenografico della seduta è riportato il testo delle risposte scritte fornite dal ministro della difesa pro tempore Corcione ai quesiti trasmessigli dalla Commissione.

    Nella seduta del 21 settembre 2004 ha avuto inizio l'esame della proposta di relazione "Operazione Impedian (Archivio Mitrokhin) - Rapporto sull'attività istruttoria svolta dalla Commissione" con l'illustrazione della stessa da parte del Presidente e l'intervento, in discussione generale, del deputato Bielli. Il Presidente ha comunicato altresì la designazione di un ulteriore collaboratore.

    Nella seduta del 22 settembre 2004, è proseguita la discussione generale con gli interventi dei deputati Bielli e Fragalà e dei senatori Marino e Zancan, mentre nella seduta del 28 settembre 2004 sono intervenuti i deputati Quartiani e Cicchitto e la senatrice Dato.

    Nella seduta del 29 settembre 2004 hanno preso la parola, sempre in sede di discussione generale, i deputati Albonetti e Gamba ed i senatori Garraffa e Malan; nella seduta del 5 ottobre 2004 sono intervenuti i deputati Duilio ed i senatori Mugnai, Cavallaro, Maconi e Nieddu e nella seduta del 19 ottobre 2004 il senatore Gasbarri e i deputati Fallica e Papini.

    Nella seduta del 23 novembre 2004 il Presidente ha svolto la sua replica, illustrando anche alcune modifiche da lui apportate alla proposta di relazione a seguito della discussione svoltasi in Commissione. E' intervenuto quindi il senatore Marino per dichiarazione di voto. Il Presidente ha comunicato poi la designazione di un ulteriore collaboratore e ha riferito sugli esiti della rogatoria svolta in Francia dal 25 al 29 ottobre 2004.

    Nella seduta del 15 dicembre 2004, dopo un intervento per dichiarazione di voto del deputato Fragalà, la Commissione ha approvato la proposta di relazione. Il deputato Bielli ha preannunciato la presentazione di una relazione di minoranza da parte dei gruppi di opposizione.

    Nella seduta del 2 marzo 2005 la Commissione ha deliberato di avviare una serie di rogatorie nei confronti delle competenti Autorità della Repubblica federale di Germania, della Repubblica di Ungheria, della Repubblica di Romania e della Confederazione elvetica al fine di acquisire ulteriorri riscontri circa l'esistenza di collegamenti tra fatti di terrorismo in Italia, l'organizzazione Separat e i Servizi segreti dei Paesi aderenti all'ex Patto di Varsavia.

    Nella seduta del 13 aprile 2005 la Commissione ha approvato due ulteriori proposte di rogatoria nei confronti della competente Autorità rispettivamente della Federazione russa - per poter accedere agli archivi del disciolto KGB - e della Repubblica federale di Germania allo scopo di acquisire gli atti processuali relativi a Johannes Weinrich (esponente dell'organizzazione Separat) e di ascoltare Wilhelm Borostowski, ex ufficiale della STASI. Nella stesa seduta è stata data comunicazione della designazione di ulteriori collaboratori della Commissione.

    La Commissione ha quindi avviato un ciclo di audizioni al fine di verificare l'eventuale ruolo svolto dai Servizi segreti dei Paesi dell'ex Patto di Varsavia nell'attentato al Sommo Pontefice Giovanni Paolo II del 13 maggio 1981.

    Nelle sedute del 20 e 27 aprile e del 4 maggio 2005 è stato ascoltato il dottor Ilario Martella, giudice istruttore della seconda inchiesta sull'attentato al Papa.

    Nella seduta del 31 maggio 2005 la Commissione ha proceduto all'audizione del dottor Antonio Marini, pubblico ministero nel processo davanti alla Corte d'Assise di Roma sulla cosiddetta "pista bulgara" nell'attentato al Papa ed ha deliberato di acquisire presso l'archivio fotografico ANSA tutte le foto scattate in Piazza San Pietro il 13 maggio 1981, nonchè quelle che ritraggono Serguei Ivanov Antonov nel corso del processo davanti alla Corte di Assise di Roma, e di richiedere una perizia allo scopo di verificare l'identità di un soggetto presente in Piazza San Pietro al momento dell'attentato al Sommo Pontefice che presenta una forte somiglianza poroprio con Antonov. L'audizione del dottor Marini si è conclusa poi nella seduta del 14 giugno 2005.

    Nella seduta del 6 luglio 2005 è stato invece ascoltato il dottor Carlo Palermo ed è stata comunicata la designazione di un ulteriore collaboratore della Commissione.

    Il dottor Rosario PRIORE è stato ascoltato dalla Commissione nelle sedute del 20 luglio, 27 luglio e 28 settembre 2005. mentre l'audizione del dottor Ferdinando IMPOSIMATO si è svolta nelle giornate del 5, 12 e 26 ottobre 2005.

    Nella seduta del 26 ottobre il Presidente ha comunicato le deliberazioni dell'Ufficio di presidenza svoltosi in pari data tra le quali la rinuncia ad alcune collaborazioni e la risposta positiva pervenuta dalle Autorità ungheresi alla rogatoria internazionale predisposta dalla Commissione.

    Al fine di approfondire alcuni aspetti relativi alla strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980, la Commissione ha ascoltato il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Bologna, dottor Enrico DI NICOLA, ed il sostituto procuratore dottor Paolo GIOVAGNOLI nelle sedute del 24 e 25 gennaio 2006.

    In apertura di quest'ultima seduta il Presidente ha illustrato quanto deliberato dall'Ufficio di presidenza relativamente a:

    calendario dei lavori della Commissione;
    conferimento di un ulteriore incarico peritale avente ad oggetto foto scattate in Piazza San Pietro il 13 maggio 1981 e foto scattate durante il precesso per l'attentato al Papa;
    rinuncia ad alcune collaborazioni.
    Il Presidente ha poi riferito sugli esiti della rogatoria svolta in Ungheria da una delegazione della Commissione nelle giornate del 12, 13 e 14 dicembre 2005.

    Pubblicità dei lavori.

    I resoconti sommari delle sedute, pubblicati il giorno successivo sul sito Internet e sul Bollettino delle Giunte e delle Commissioni riportano l'indicazione degli argomenti trattati, degli oratori intervenuti e delle decisioni adottate.

    I resoconti stenografici delle sedute riportano invece in forma completa lo svolgimento delle sedute della Commissione e, nel caso di audizioni, sono disponibili sul sito Internet dopo la sottoscrizione da parte degli auditi.

    La pubblicazione dell'attività della Commissione anche su Internet intende costituire un ulteriore strumento conoscitivo per tutti coloro che, a vario titolo, sono interessati ad avere informazioni sui diversi aspetti dell'inchiesta parlamentare: in particolare le schede di fine seduta forniscono una informazione immediata sull'esito dei lavori parlamentari della Commissione.
    La massoneria il vero nemico!

  2. #2
    ANTIMASSONE
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    Arrow Nomi coperti da criptonimo, ma erano tutti ben conosciuti

    Mitrokhin:relazione finale Guzzanti

    Nomi coperti da criptonimo, ma erano tutti ben conosciuti

    ROMA, 1 MARZO 2006

    Paolo Guzzanti, presidente della Commissione Mitrokhin ha presentato la bozza della relazione finale dell'inchiesta parlamentare. Guzzanti sottolinea come l'ex archivista dei servizi sovietici fuggito in Occidente conosceva tutte le identita' degli italiani e solo in alcuni casi i nomi vennero coperti con uno pseudonimo. Il Sismi avrebbe scelto di non incontrare Mitrokhin per non 'essere costretto a prendere nota proprio di cio' che con fatica e rischio era riuscito ad evitare'.
    La massoneria il vero nemico!

  3. #3
    ANTIMASSONE
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    Arrow Seduta della Commissione - Mercoledì 25 gennaio 2006

    Commissione parlamentare di inchiesta
    concernente il "dossier Mitrokhin"
    e l'attività d'intelligence italiana

    Mercoledì 25 gennaio 2006

    83a seduta

    Presidenza del Presidente
    Paolo GUZZANTI
    indi
    del Vice Presidente
    Andrea PAPINI



    La seduta inizia alle ore 13,45.

    SULLA PUBBLICITA’ DEI LAVORI

    Il presidente GUZZANTI avverte che la pubblicità della seduta sarà assicurata per mezzo della trasmissione con impianto audiovisivo a circuito chiuso e che sarà redatto e pubblicato il resoconto stenografico.

    COMUNICAZIONI DEL PRESIDENTE

    Il presidente GUZZANTI comunica che l'Ufficio di presidenza integrato dai rappresentanti dei Gruppi, nella riunione del 18 gennaio 2006, ha predisposto il seguente calendario dei lavori per l'esame della proposta di relazione finale: mercoledì 22 febbraio 2006, illustrazione della proposta di relazione; martedì 28 febbraio e mercoledì 1° marzo 2006, discussione della proposta di relazione; martedì 7 e mercoledì 8 marzo 2006, seguito della discussione, replica del Presidente e votazione della proposta di relazione finale e dello schema di delibera sulla pubblicità degli atti. L'Ufficio di presidenza integrato ha inoltre convenuto di inviare al dottor Domenico Sica un questionario, al fine di poter approfondire alcuni aspetti inerenti una rogatoria da lui svolta a Beirut nel febbraio 1981, in qualità di sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Roma. L'Ufficio di presidenza integrato ha altresì incaricato i collaboratori Lorenzo Matassa, Marco Meneganti e Gian Paolo Pelizzaro di consultare il fascicolo del procedimento relativo ai missili di Ortona a carico di Pifano e altri. L'Ufficio di presidenza integrato ha inoltre accolto la richiesta del deputato Bielli di svolgere una ulteriore perizia sulle fotografie scattate in piazza San Pietro il 13 maggio 1981 e durante il secondo processo per l'attentato al Papa, al fine di verificare l'identità di un soggetto che, sulla base di una prima perizia depositata dalla dottoressa Carlesi in data 26 ottobre 2005, sarebbe da identificare in Sergei Antonov. L'incarico peritale è stato affidato al dottor Geo Ceccaroli, dirigente del Gabinetto regionale della Polizia scientifica di Bologna. L'Ufficio di presidenza integrato ha infine deliberato di rinunciare alle collaborazioni del dottor Mario Almerighi, del dottor Francesco Bigazzi, del generale Bruno Boccassin, del dottor Massimo Caprara, del professor Adriano Dell'Asta, del dottor Ignazio Giovanni Fonzo, del signor Domenico Fredella, del dottor Paolo Gallerano, del professor Agostino Giovagnoli, del signor Arturo Gismondi, del dottor Sandro Iacometti, del dottor Igor Iezzi, del dottor Otello Lupacchini, del signor Massimo Mazzoni, del professor Vito Mormando, del generale Corrado Narciso, della signora Alessia Patacchiola, del professor Francesco Perfetti, del professor Silvio Pons, del professor Alceo Riosa, del generale Placido Russo, del professor Salvatore Sechi, dell'avvocato Federico Tomassi, del dottor Gian Luca Volpi e del professor Victor Zaslavski.
    Il presidente GUZZANTI riferisce quindi gli esiti della missione svolta da una delegazione della Commissione a Budapest per dare corso alla rogatoria internazionale nei confronti delle competenti Autorità ungheresi. In quella sede è stata visionata documentazione di interesse per l'inchiesta e sono state formulate richieste di acquisizione documentale. Della delegazione, da lui guidata, hanno fatto parte i deputati Bielli, Papini e Fragalà, assistiti dai collaboratori La Porta, Matassa e Sce.
    Informa inoltre che, in data 10 gennaio 2006, alcuni componenti dell'Ufficio di presidenza integrato dai rappresentanti dei gruppi si sono recati presso il SISMI per visionare i fascicoli personali di Thomas Kram e di Christa Margot Fröhlich, richiesti dalla Commissione rispettivamente in data 24 novembre e 23 dicembre 2005. Questa mattina una delegazione dell'Ufficio di presidenza integrato si è recata nuovamente al SISMI per prendere visione di ulteriore documentazione messa a disposizione del Servizio.
    Comunica infine che sono pervenuti ulteriori documenti, il cui elenco è in distribuzione, che sono stati acquisiti agli atti dell'inchiesta

    Sulla comunicazioni del Presidente intervengono brevemente il deputato RAISI e il senatore ANDREOTTI, al quale fornisce chiarimenti il presidente GUZZANTI.

    Seguito dell'audizione del Procuratore della Repubblica presso il tribunale di Bologna, dottor Enrico di Nicola, e del sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Bologna, dottor Paolo Giovagnoli

    La Commissione procede al seguito dell'audizione del procuratore della Repubblica presso il tribunale di Bologna, dottor Enrico di Nicola, e del sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Bologna, dottor Paolo Giovagnoli, sospesa al termine della seduta di ieri.

    Il presidente GUZZANTI ringrazia sentitamente gli auditi per la disponibilità dimostrata e ricorda che i lavori si svolgono in forma pubblica e che è dunque attivato, ai sensi dell’articolo 12, comma 2, del Regolamento interno, l’impianto audiovisivo a circuito chiuso. Qualora se ne presentasse la necessità, in relazione ad argomenti che si vogliono mantenere riservati, disattiverà l’impianto per il tempo necessario.

    Interviene quindi per svolgere considerazioni e formulare domande il deputato RAISI. .

    Rispondono ai quesiti formulati il dottor DI NICOLA e il dottor GIOVAGNOLI.

    Dopo che il senatore ANDREOTTI ha rivolto una richiesta di chiarimenti, alla quale fornisce risposta il dottor DI NICOLA, prendono la parola i deputati DUILIO e FRAGALA' per svolgere alcune considerazioni.

    Replicano il dottor DI NICOLA e il dottor GIOVAGNOLI.

    Il presidente PAPINI ringrazia sentitamente le persone audite per la disponibilità dimostrata e dichiara conclusa l’audizione.

    La seduta termina alle ore 15.
    La massoneria il vero nemico!

  4. #4
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    Arrow 25 febbraio 2006 - Intervista A P.Guzzanti

    Quotidiano "L'Informazione" - Cronaca di Reggio Emilia - 25 febb. 2006

    **********

    L'INTERVISTA Attacco al leader dell'Unione dal Senatore Paolo Guzzanti, ieri a Reggio per parlare del dossier Mitrokhin.


    " Prodi è ancora l'uomo del piattino "
    " Continua a tacere la verità sulla seduta spiritica e la prigione di Moro "
    " Se fossimo negli Usa i giornalisti lo avrebbero massacrato "

    "Romano Prodi è ancora l'uomo del piattino, quello che a 28 anni di distanza dal delitto Moro continua a non dire la verità su come e da chi ricevette l'informazione su Gradoli. Se fossimo negli Stati Uniti i giornalisti lo avrebbero massacrato. Qui invece non succede nulla del genere". Paolo Guzzanti, Senatore di Forza Italia, ha sferrato un duro attacco al leader dell'Unione in una intervista rilasciata a E'-tv-teletricolore e al quotidiano L' Informazione. Il parlamentare e noto giornalista ieri sera era alla manifestazione organizzata da Forza Italia all' Hotel Astoria per spiegare le conclusioni del lavoro compiuto in quasi 4 anni dalla commissione bicamerale Mitrokhin da lui presieduta. Conclusioni anche clamorose (in primo luogo sul controllo esercitato dal Kgb sovietico sulle Brigate Rosse) ma sulle quali è calata "una cortina di silenzio" della stampa.

    Senatore Guzzanti, quali rivelazioni scaturiscono dal dossier Mitrokhin ?

    In questi giorni sto concludendo la relazione finale di 3 anni e 7 mesi di lavori della commisione bicamerale Mitrokhin, composta da venti deputati e venti senatori. Lavori che sono stati oscurati dalla stampa e non casualmente. Quante volte i cronisti, invitati alle sedute pubbliche, non hanno partecipato perchè secondo i loro capi "la commissione Mitrokhin non esiste" . Anzi, non doveva esistere.
    Ma l'esame delle migliaia di schede preparate da Vasjili Mitrokhin - l'archivista in pensione che, disgustato dalle azioni del Kgb trascrisse ben trecentomila documenti portandoli in Occidente nel 1992 - dimostrano che la polizia segreta dell'Urss ha tirato le fila e organizzato il terrorismo a livello internazionale, in primo luogo in Italia.

    Ciò significa che le Brigate Rosse erano nell'orbita del Kgb ?

    Certamente. Molti nomi di brigatisti rossi emergono dal dossier e dalle indagini promosse dalla commissione bicamerale. Di più: la procura generale di Budapest, che ha collaborato a fondo con noi, ha stabilito che le entità terroristiche - dalle Brigate Rosse alla Rote Armee Fraktion, dal Fronte di liberazione della Palestina di George Habbash fino alla "agenzia" di Carlos - partecipano a un'unica linea di comando insieme al Kgb, alla Stasi dell'ex Germania Orientale e agli altri servizi-segreti del Patto di Varsavia. Una piramide che organizzava anche il terrorismo di destra: e infatti tra il 1989 e il 1991 con il crollo del sistema sovietico spariscono sia il terrorismo di sinistra sia quello di destra.

    Sarà possibile arrivare alla verità sugli anni di piombo ?

    Posso dire che abbiamo fatto riaprire il dossier sulla strage di Bologna del 2 agosto 1980 in base a un documento che prova l'uscita dalla stazione di Bologna del terrorista Thomas Kram, braccio destro di Carlos, pochi minuti prima dell'esplosione della bomba. Del resto nessuno ha mai creduto alla sentenza di Bologna: Fioravanti e la Mambro hanno parecchi ergastoli da scontare per gli omicidi più efferati, ma sono loro gli autori dell'attentato alla stazione? C'entra il terrorismo internazionale, c'entrano i palestinesi. Lo ha confermato lo stesso Carlos oggi in carcere a Parigi, in un'intervista al Corriere della Sera. E lo disse all'epoca il capo dell'Antiterrorismo Di Gennaro: ma la sua informativa restò misteriosamente dimenticata.
    Abbiamo riaperto il caso dell'attentato a Papa Wojtyla, dimostrando con una nuova e sofisticata perizia che l'uomo fotografato dietro ad Ali Agka era proprio Antonov, capo della stazione romana dei servizi segreti bulgari. Abbiamo lavorato a fondo anche sul delitto Moro: un delitto devastante, il più grave commesso in Europa, che ancora oggi non è chiaro.
    A conti fatti, abbiamo ormai la certezza che le Brigate Rosse erano comandate dai servizi segreti dell'Est.

    Un capitolo della guerra fredda.....

    Abbiamo oggi tutti i verbali delle riunioni semestrali in cui i Ministri della Difesa del Patto di Varsavia aggiornavano i piani per l'occupazione dell'Europa con un'azione violenta e rapidissima. In questi piani avevano un ruolo tutti i movimenti terroristici: dalle Br ai palestinesi, erano tutti comandati dell'Est. Anche, ripeto, il terrorismo di destra.
    Abbiamo compiuto un lavoro enorme, centinaia di interrogazioni, migliaia e migliaia di documenti, milioni di pagine: ma su di esso è scesa una cortina di silenzio.

    Come spiega questa autocensura della stampa italiana ?

    Con due ragioni. la prima è che è in questi anni cresciuta una generazione di giornalisti che conoscono poco o nulla del periodo della guerra fredda e del terrorismo. L'altra è che c'è un dente che duole: troppi sapevano perfettamente cosa accadeva, e hanno interesse al silenzio.

    Anche personaggi della politica di oggi ?

    Pensi a Romano Prodi. è l'uomo che - durante la prigionia di Moro - raccontò la storiella della seduta spiritica e del piattino che girava formando il nome del paese di Gradoli in provincia di Viterbo. Ma il covo dei terroristi era in via Gradoli a Roma: quando i brigatisti videro in tv che polizia e carabinieri mettevano Gradoli a ferro e fuoco, smantellarono la prigione e portarono Moro altrove. Questo è un vulnus pesantissimo che pesa sulla credibilità di Prodi: quest'uomo, candidato premier, dopo 28 anni non ha ancora ritenuto di dire la verità, cioè da chi aveva avuto l'informazione. Se fossimo negli Usa, i giornalisti lo avrebbero fatto a pezzi. Qui non è accaduto nulla, e lui pretenderebbe ancora di guidare l'Italia.
    (p.l.g.)

    ____________________

    "Fermezza assoluta con l' Islam"

    L'Europa deve rispondere all'Islam con una "fortissima affermazione della legalità", senza farsi invischiare nel "falso mito della tolleranza". E' ciò che pensa il senatore Guzzanti, che oltre a presidente della bicamerale Mitrokhin è anche membro della commissione esteri e immigrazione ( oltre che della commissione di vigilanza sulla Rai ), di fronte alle sanguinose manifestazioni contro le vignette su Maometto, e al pericolo di "uno scontro di civiltà" con l'Occidente.
    "Io sono assolutamente contrario al termine "scontro di civiltà" - precisa Guzzanti - perchè esiste una sola civiltà che si forma nei rapporti del consesso umano in base ai quali, come recita la nostra Costituzione, ogni cittadino deve essere eguale agli altri nei diritti e nei doveri indipendentemente dal sesso, dalla condizione di nascita e dalla religione".
    In questo contesto "l' Islam è un problema per la sua natura": "Leggetevi il Corano - afferma Guzzanti - e scoprirete che impone a un credente di diffondere e far prevalere il proprio credo dovunque"
    Di fronte a ciò "l' Italia deve avere un atteggiamento di fermezza assoluta, liberandosi dal falso mito della tolleranza per imporre invece il senso di una fortissima legalità. Dobbiamo fare come in Germania, dove ogni immigrato è tenuto a superare un esame e dimostrare di aver capito bene cosa sono le regole, come ci si deve comportare, come funziona lo Stato, cos'è uno Stato laico".

    24 Febbraio 2006
    La massoneria il vero nemico!

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    Il 15 dicembre 2004 la Commissione parlamentare sul «Dossier Mitrokhin e l’attività di intelligence italiana» approva la relazione di mezzo termine del presidente, sen. Paolo Guzzanti, presentata a conclusione della prima parte dell’inchiesta, dopo cinque mesi di dibattito e discussione generale. La relazione finale è prevista verso la fine della legislatura. «Sarà il Watergate italiano», annuncia Guzzanti. Vogliamo qui ripercorrere l’intricata vicenda che nel nostro Paese, tra omissis, silenzi e ostruzionismi, passerà senz’altro alla storia come l’ennesimo «pasticcio all’italiana».


    di Emanuele Gagliardi




    La «bomba» Mitrokhin esplode nel dicembre del 1996 con uno scoop della rivista tedesca Focus: un ex ufficiale del Kgb fuggito in Inghilterra quattro anni prima avrebbe reso noti «i nomi di centinaia di spie russe» (1). Il Servizio informazioni estere russo (Svr) (2), versione postsovietica dell’Fed (Primo di rettorato centrale del Kgb), bolla la notizia come «un’enorme assurdità», ma la realtà è invece sensazionale: le valutazioni del servizio segreto su situazioni e personalità politiche, i sistemi d’azione, i nomi (di battesimo e in codice) degli infiltrati nei Paesi dell’Est e in Occidente sono miglia. Dal 1972 al 1984 Vasilij Mitrokhin – questo il nome dell’oscuro archivista, morto ottantaduenne nel gennaio del 2004 – ha trascritto documenti top secret del Kgb ricostruendo, e consegnando al mondo occidentale, la vera storia dei servizi segreti sovietici dalla Rivoluzione d’Ottobre all’éra Gorbaciov.

    Perché lo ha fatto? Vasilij inizia la carriera presso il Servizio informazioni estere dell’Mgb (poi Kgb) a ventisei anni, nel 1948. E’ il periodo dell’ultimo Stalin e del suo sicario Lavrentij Berija, ossessionati dalle presunte congiure del maresciallo Tito e del sionismo tout court., Stalin muore nel marzo 1953. Berija, che aspira alla successione, viene liquidato lo stesso anno dai suoi avversari Melenkov e Kusciev: arrestato a giugno è fucilato a dicembre, dopo un ambiguo processo per «attività criminali contro il partito e lo Stato». Kruscev conquista il Cremino e durante il XX Congresso del Partito comunista sovietico (14-25 febbraio 1956) condanna il culto della personalità e i crimini di Stalin (3). Una svolta epocale. Molti però (tra questi il nostro Mitrokhin) si domandano il perché di tali atrocità e dove fosse il nuovo Segretario generale mentre venivano commesse. «Distensione» e «destalinizzazione» sono le parole d’ordine dell’éra Kruscev, ma criticare la nomenklatura è ancora pericoloso e così Mitrokhin paga le sue opinioni con il trasferimento dalle operazioni all’archivio dell’Fcd.

    Vasilij legge gli scrittori messi all’indice dal regime, considera la censura contro Pasternak (autore del Dottor Zivago) la prova della barbarie culturale di Kruscev, secondo cui «lo sviluppo della letteratura e dell’arte in una società sovietica procede […] secondo le direttive del partito» (4). Lo impressiona la violenta repressione della «Primavera di Praga» (1968) e il costatare come il Kgb manipoli a piacimento il sistema giudiziario. Si appassiona alla lotta dei dissidenti e matura l’idea di un tentativo sui generis per documentare le iniquità del sistema sovietico: compilare un proprio archivio delle operazioni del Kgb all’estero. L’occasione si presenta nel 1972: l’Fcd trasloca dagli uffici della Lubjanka (sede centrale del Kgb) in un nuovo edificio a Jaslevo (a sud-est di Mosca) e Mitrokhin è responsabile del controllo e del sigillo di circa 300.000 documenti da trasferire. Ci sono le testimonianze ufficiali dell’attività degli agenti sovieticio all’estero prima del secondo conflitto mondiale (i cosiddetti «Grandi Illegali») e nel periodo bellico, nonché della rete di «residenze illegali» sotto copertura diplomatica o altre coperture ufficiali realizzata dal Kgb nel secondo dopoguerra.

    Per dodici anni, durante la settimana, Mitrokin prende appunti su pezzetti di carta che nasconde nelle scarpe e negli abiti e, appena a casa, sotto il materasso. Poi nel weekend li porta in una dacia di famiglia fuori Mosca e li trascrive a macchina, quindi nasconde i dattiloscritti in un zangola del latte, nel catino del bucato, in alcuni bauli di latta che seppellisce sotto le fondamenta della dacia. La era storia gli passa sotto gli occhi. Lo turbano oltremodo le atrocità della guerra in Afghanistan (1979): villaggi distrutti, quattro milioni di profughi e un milione di morte fra gli afgani; 15.000 soldati russi caduti, rimpatriati alla chetichella e seppelliti senza onori e con il divieto tassativo di accennare all’Afghanistan sulle lapidi.

    Nel 1984 Vasilij va in pensione. Impensabile pubblicare il materiale raccolto in patria, impossibile portarlo in Occidente. Quando a novembre del 1989 rolla il Muro di Berlino, però, il monopolio sovietico comincia a sgretolasi e Vasilij comprende che dovrà pazientare ancora per poco. A fine 1991 l’Urss scompare dalle carte geografiche: è il momento! A marzo ’92 nasconde alcune pagine dei suoi appunti sul fondo di una valigia e sale su un treno notturno diretto verso la capitale di una delle repubbliche baltiche (che non vuole rivelare) da poco indipendenti. Si presenta all’ambasciata britannica, mostra gli appunti e parla del suo voluminoso archivio. L’interesse è immediato e i servizi segreti inglesi (Sis) organizzano la sua fuga. Il 7 ottobre, ironia della sorte proprio il giorno del 75esimo anniversario della Rivoluzione bolscevica, Mitrokhin e famiglia lasciano definitivamente la Russia per iniziare una nuova vita in Gran Bretagna.


    l «dossier Impedian»

    Nel settembre 1999 esce in Inghilterra The Mitrokhin Archive, curato da Christopher Andrei, docente di storia moderna e contemporanea nonché preside della Facoltà di Storia all’Università di Cambridge. L’effetto è dirompente. In Italia Rizzoli lo pubblica due mesi dopo, ma i media hanno già dato risalto all’eccezionale documento, anche perché contiene i nomi degli agenti italiani reclutati dal Kgb e di cui il Parlamento, rinunciando al segreto di Stato, ha autorizzato la diffusione. I fatti di casa nostra occupano un capitolo di 645 pagine, noto come «dossier Impedian»: 261 schede su agenti e operazioni del Kgb in Italia con nomi, cognomi, nomi in codice e qualifiche. Gli epigoni del Partito comunista italiano e i loro satelliti da cinque anni liquidano la cosa come «spazzatura», mentre il centrodestra – che il 7 maggio 2002 ha istituito un’apposita Commissione parlamentare d’inchiesta alla cui presidenza è il senatore di Forza Italia Paolo Guzzanti (5) – continua, tra ostruzioni e derisioni, a voler far luce su questo autentico, ma non unico, «pasticcio all’italiana».

    Dalle pagine dell’archivio si apprende che all’epoca della guerra fredda la«residenza» del Kgb a Roma è seconda soltanto a quella di Parigi nello scacchiere europeo. In italia, come in Francia, la penetrazione è stata favorita dal ruolo primario svolto dai rispettivi partiti comunisti nella Resistenza al tempo della seconda guerra mondiale. Agenti sovietici si trovano in molti ministeri e, negli anni ’70, occupano importanti posizioni nel mondo giornalistico.

    Fra gli agenti «di lungo corso» spicca Dario (alias Bask, alias Spartak, alias Gau, alias Chestnyy, alias Gaudemus, nomi in codice di Giorgio Conforto), reclutato su base ideologica già nel 1932, infiltrato nel Partito nazionale fascista nel ’37 e successivamente nel Centro anticomunista annesso al ministero degli esteri. Dario recluterà diversi agenti, anche donne, fra cui Leda che diverrà sua moglie.

    Nel 1975, dopo oltre quarant’anni di «onorato servizio» Dario e Leda vengono insigniti dell’Ordine della Stella Rossa. La lista è lunga. C’è, per esempio, Questor (Francesco Virda), ufficiale cifratore del ministero degli Interni, che fornisce al suo «controllore» i cifrari utilizzati dalle prefetture, dal ministero delle Finanze, dai comandi nazionali e regionali dei Carabinieri, dalle missioni diplomatiche, dallo Stato maggiore e dal Sifar (Servizio Informazioni delle Forze Armate), nonché elenchi di comunisti italiani, cittadini stranieri residenti in Italia e altri elementi sorvegliati dalla polizia. Anche l’ambasciata italiana a Mosca è oggetto delle «attenzioni» del Kgb. Le «talpe» vengono reclutate con la tipica tecnica della «compromissione sessuale» e successivo ricatto. In questo periodo il Centro (ossia il quartiere generale del Kgb) ha una conoscenza perfetta dell’attività diplomatica italiana e francese, come se la diplomazia delle due nazioni avvenisse alla luce del sole.

    Nel 1970 ci sono a Roma nove ufficiali della Linea X (Dipartimento delle informazioni scientifiche e tecnologiche nelle residenze del Kgb) che controllano una decina di agenti, per lo più imprenditori e accademici. Uchitel («docente») insegnante in un prestigioso ateneo, a cavallo ta gli anni ’70 e gli anni ’80 frnisce segreti militari importantissimi, tra cui notizie sul Tornado, il nuovo cacciabombardiere della Nato. Gli agenti italiani vengono utilizzati per carpire informazioni scientifiche e tecnologiche al «Grande Avversario», gli Stati Uniti.

    Fra i principali compiti delle residenze del Kgb all’estero c’è l’organizzazione delle cosiddette «misure attive». Fra le più efficaci, in Italia e in Europa, quella che nei primi anni ’80 fa leva nell’antiamericanismo e sul timore di un conflitto atomico. Benché sia proprio l’ Urss a riavviare la corsa agli armamenti schierando i suoi missili a medio raggio SS20, i movimenti pacifisti, manovrati dal Cremino, puntano l’indice sulla conseguente decisione americana di posizionare in Europa i missili Pershing II e Cruise, Mitterand commenta con ironia: «I missili sono a est ma le proteste dei pacifisti a ovest». In effetti oggi accade lo stesso: il terrorismo semina morte e la piazza si mobilita contro Bush. Sarebbe interessante sapere chi o che cosa, dimesso il Kgb e con Putin sempre più filo-occidentale, ci sia dietro al berciare degli orfanelli di Lenin che esigono il ritiro dall’Iraq. Probabilmente soltanto meri calcoli elettorali.


    Anni di piombo & oro di Mosca

    Sullo scorcio degli anni ’60 il ruolo guida del Pcus – già minato all’inizio del decennio dal dissidio ideologico con Pechino – viene messo in discussione da una nuova corrente di pensiero denominata poi eurocomunismo. Questa «eresia» nasce all’indomani della Primavera di Praga, soffocata nel sangue dai tank sovietici, ed è trainata dal Partito comunista italiano che nega, almeno a parole, il preteso diritto dell’Urss e del Pcus di intervenire con le armi «nella vita interna di un altro partito comunista o di un altro Stato». Nei fatti, però, i «profondi, fraterni e autentici legami» - come recitano le veline di Partito – fa Pci e Pcus continuano anche dopo la tragedia cecoslovacca, benché più occulti. Luigi Longo, succeduto a Togliatti alla guida del Pci, si rivolge a Mosca allorché – dopo il colpo di Stato dei colonnelli in Grecia (1967) – tem un golpe di desta nel nostro Paese. Il Cremilno organizza allora un programma di addestramento per garantire l’eventuale sopravvivenza del Pci come movimento illegale: agenti, stazioni radio clandestine, falsificazione di documenti, eccetera. Sempre Longo bussa a quattrini in vista delle elezioni politiche del 1972. Gli risponde Breznev in persona con un lettera che comprova la sovvenzione in termini di 5.200.000 dollari, «più altri 500.000 dollari per fare in modo che il Partito comunista italiano prendesse parte alla campagna elettorale». Il denaro sovietico arriva direttamente nelle casse di Botteghe Oscure attraverso l’ambasciata a Roma o tramite contatti lucrosi con società controllate dal Pci.

    Quando, nel settembre 1973, i militati rovesciano Allende in Cile, Mosca riattiva la sua rete per garantire il Pci nel caso accadesse lo stesso in Italia. Alla guida del partito italiano c’è però ora un uomo nuovo: Enrico Berlinguer. E’ un comunista di seconda generazione, ha una moglie cattolica, i figli studiano in istituti religiosi. Dinanzi al pericolo di un golpe Berlinguer – che non vede di buon occhio Mosca dopo l’attentato, chiaramente ispirato dal Kgb, subito in Bulgaria lo stesso anno – concepisce quella strategia che sarà ricordata come «compromesso storico»: un’alleanza con la Democrazia cristiana e con i socialisti. Tattica che si trasformerà in un ambizioso progetto – blasfemo per Mosca – teso a coniugare la tradizione cattolica della solidarietà con il collettivismo comunista per creare un nuovo ordine socio-politico. Nel 1975 i partiti comunisti di Italia, Francia e Spagna redigono un Manifesto dell’eurocomunismo che prende apertamente le distanze dal modello sovietico e si prefigge «una via parlamentare verso il socialismo all’interno di un sistema pluripartitico». L’Urss fa la voce grossa, ma Berlinuer non si lascia intimidire, anzi, nel ’76, in piena campagna elettorale, scandalizza i «puri» dichiarando che l’appartenenza dell’Italia alla Nato è un bene in quanto «garantisce il tipo di socialismo che vogliamo […], un socialismo pluralista». Il Cremilno ribatte con una dura lettera, che resterà segreta, e poiché la popolarità di Berlinguer impedisce un attacco frontale, ricorre allora alla collaudata arma del discredito contro il segretario italiano e gli alti fautori dell’eurocomunismo. Consumato lo «strappo», infatti, Berlinguer viene visto, insieme con il nuovo Pontefice polacco Karol Wojtyla (Giovanni Paolo II), come uno dei peggiori nemici dell’Urss. Già dal 1976, a causa del suo «vigliacco ripudio del Leninismo» il capo del Kgb Andropov progetta di calunniarlo con l’accusa di possedere terreni in Sardegna e di essere coinvolto per decine di miliardi di lire in dubbi appalti edili.

    Mission: italy , il libro di memorie di Richard Gardner, ambasciatore statunitense in Italia dal 1977 al 1981, ci aiuta a comprendere l’atteggiamento di Berlinguer e le complesse vicende di questi anni legate al possibile ingresso del Pci nel governo (6). Apertura mai realizzata poiché il Pci resterà, in effetti, fuori dalla stanza dei bottoni allorché concederà la «non sfiducia» al monocolore Andreotti – sostento per fronteggiare la drammatica situazione dell’ordine pubblico culminata nel sequestro Moro - , dando vita alla breve esperienza della «solidarietà nazionale» (7). Gardner non dice, però, che sin dalla sua elezione alla Segreteria generale del Pci (1972) Enrico Berlinguer è controllato dalla Cia, che gli attribuisce il nome in codice di Devil Squid (calmaro diabolico) (8).

    Nonostante la manifesta adesione di Berlinguer ai valori democratici occidentali, infatti, non c’è dubbio che sussista in seno al Pci una corrente legata a Mosca. Il cruccio di Washington è capire con chi si sarebbe schierato il segretario comunista italiano nell’eventualità di una escalation con l’Urss. Decifrare Berlinguer - «uomo molto guardingo», come sottolinea Giglia Tedesco, ex senatrice comunista, vicepresidente del Senato e amica personale del segretario – diviene una delle priorità della Cia in Italia. Berlinguer, ricorda Claudio Gatti, «evitava di parlare di questioni delicate al telefono. O persino nel suo ufficio e a casa. […] si fidava di pochissime persone, forse di una sola […] Tonino Tatò, capo dell’ufficio stampa e segretario di Berlinguer. Oltre che suo più stretto collaboratore». Tatò e sua moglie Giglia Tedesco vivono in un piccolo appartamento a via de’Nari, a poche centinaia di metri dal Senato, che Berlinguer considera «fuori dalla portata dei radar dei servizi» e usa per gli incontri riservati. Nel 1976 Hugh Montgomery, chief of station della Cia a Roma, idea l’operazione Devil Star per «avere accesso al cuore del leader del Pci: mettere delle cimici nell’appartamento di Tatò». La rivelazione più significativa dell’operazione è l’assoluta ostilità di Berlinguer nei confronti di Mosca – soprattutto dopo l’attentato subito nel 1973 in Bulgara – da cui si potrebbe dedurre che «l’inflessibile opposizione dell’ambasciata Usa all’ingresso del Pci al governo abbia contribuito a rallentare di anni un processo evolutivo che Berlinguer sembrava pronto ad accelerare. In altre parole, la svolta della Bolognina sarebbe forse potuta avvenire svariati anni prima della caduta del Muro».

    Alle politiche del giungo 1976 il Pci raggiunge il 34,4% e nasce il governo della «non sfiducia». «Il patto […] venne siglato tra me e Berlinguer proprio a casa di Tatò», ricorda Giulio Andreotti. «Berlinguer si impegnava a votare a favore di un documento che riconosceva nel Patto Atlantico e nella Cee i punti di riferimento della politica estera italiana. In cambio l’impegno era di arrivare, seppur a tappe, a togliere l’estraneità oggettiva del Pci dal governo. I tempi erano da definire, ma la logica era di portarlo a essere una componente del governo».

    A Washington l’amministrazione Carter è agitatissima. A Roma i negoziati sono continui: «Moro, Andreotti e Fanfani avevano contatti diretti con Berlinuer e negoziavano senza necessariamente informarsi a vicenda. In poche parole, nessuno sapeva veramente quello che i leader democristiani erano disposti a concedere al Pci. O quello che Berlinguer pretendeva per mantenere il suo supporto. Con un’unica eccezione: la stazione della Cia a Via Veneto».

    Il 12 gennaio 1978, su insistenza dell’ambasciatore Gardner, il Dipartimento di Stato emette un comunicato risoluto: «Non siamo favorevoli alla partecipazione dei comunisti al governo. Al contrario vorremmo che l’influenza dei comunisti in tutti i Paesi dell’Europa occidentale diminuisse».

    Andreotti si dimette, ma ottiene subito il mandato per trovare una nuova formula. Tutto lascia pensare che le porte del nuovo governo saranno aperte al Pci. Giglia Tedesco, citata da Gatti sul Sole24Ore, riferisce che il 3 febbraio 978 Tattò comunica a Berlinguer un’affermazione di Franco Evangelisti, segretario di Andreotti di Franco Evangelisti, segretario di Andresti: «A Toni’, è fatta, voi entrerete nella maggioranza». Cinque settimane dopo, però, Andreotti sale al Quirinale con una proposta di monocolore praticamente uguale al precedente. Il senatore a vita oggi nega che sia stato un intervento americano a forzare l’inversione di marcia. «Nel nostro partito i tempi non erano ancora maturi», spiga. Moro paventa una spaccatura nella Dc e forse decide con Andreotti di placare gli oppositori interni «a suon di poltrone ministeriali». Il 16 marzo 1978 Moro viene rapito dalle Brigate Rosse e, in un clima di emergenza, il Pci concede il proprio sostegno al nuovo gabinetto Andreotti.

    Contrasti a parte, però, il Cremino continua a rimpinguare i forzieri di Botteghe Oscure (6,5 milioni di dollari nel 1976) e ad addestrare «comunisti scelti» (9). In occasione del sequestro Moro (1978) il Pci – sostenitore della «linea dura» che rifiuta di trattare con le Brigate Rosse – sarà particolarmente angustiato dalla possibilità che vengano alla luce le collusioni tra terrorismo nostrano e l’intelligence cecoslovacca, e le indagini a tappeto delle forze dell’ordine per scoprire le stazioni radio delle Br finiscano per smascherare quelle del Pci allestite con l’ausilio del Kgb. Quel che importa a Mosca è poter contare, al di la delle diatribe ideologiche, su una base pronta a sostenerla soprattutto nelle questioni internazionali. La già ricordata questione degli euromissili ne è esempio.

    Tuttavia la guerra in Afghanistan (1979) e l’imposizione della legge marziale in Polonia contro Solidarnosc (1981) compromettono ulteriormente i rapporti tra Pci e Pcus, pur non arrestando il flusso delle sovvenzioni, ancorché ridimensionate. Berlinguer asserisce senza mezzi termini che la Rivoluzione d’Ottobre «ha esaurito la sua forza propulsiva» e invita le sinistre dell’Europa occidentale a impegnarsi per il «rinnovamento democratico» dei Paesi del blocco sovietico. L’unica voce fedele a Mosca resta quella di Armando Cossutta. Nell’Archivio Mitrokhin si legge che «dieci anni più tardi, nel pieno della disgregazione dell’Unione Sovietica, si verrà a sapere che le sovvenzioni sovietiche al Pci sono continuiate su scala minore anche negli anni Ottanta ma, secondo un osservatore, fu subito evidente che se i fondi sovietici erano stati convogliati in Italia, erano arrivati attraverso le mani […] di Cossutta, allo scopo di salvare un giornale filosovietico sull’orlo del fallimento (Paese Sera) oppure di finanziare le proprie attività contro il leader del Pci» (p.374). Gli ultimi pagamenti documentati risalgono al 1985 (700.000 dollari), al 1986 (600.000 dollari) e al 1987 (630.000 dollari) utilizzati per fornire «sostegno materiale» a quelle che il Kgb e la Sezione internazionale del Pcus considerano ancora «le forze integre del Pci»: Cossutta e Paese Sera. Nel 1992 Mosca fornisce alla Procura di Roma i dettagli dei pagamenti, ma di questa Tangentopoli rossa non si saprà nulla prima del 1998.

    Con Gorbaciov l’eurocomunismo fa breccia nel Cremino. L’uomo della glasnost (trasparenza) e della perestrojka (riforme politiche) si incontra spesso con i vertici del Pci (morto Berlinguer, nel 1984, il partito ora è guidato da Alessandro Natta), loda le loro scelte e le usa per amplificare il suo pensiero sulla democrazia sociale e sulle relazioni est-ovest. Dopo il fallito golpe di Mosca del 1991 a Cossutta e al suo sparuto gruppo di nostalgici non resta che prendere amaramente atto che «adesso il termine "comunismo" è una parolaccia anche nella patria di Lenin»


    Watergate italiano?

    «Sono convinto che questo caso sia più grave del Watergate americano e che ci troviamo soltanto all’inizio», commenta il senatore Paolo Guzzanti dopo il si alla sua relazione di mezzo termine del 15 dicembre 2004, che fa il punto di due anni di lavoro svolto a San Macuto dalla Commissione parlamentare sul «dossier Mitrokhin e l’attività di intelligence italiana» (10). La Commissione ha indagato sulle modalità in cui i vertici del Sismi hanno gestito le operazioni durante i governi Dini, Prodi e D’Alema (1995-1999). La relazione finale è prevista tra un anno e mezzo circa, alla fine della legislatura. Il documento contiene una dura condanna su come il Sismi e i governi dell’epoca hanno gestito il dossier Mitrokhin proveniente dalla Gran Bretagna. L’opposizione non ha partecipato alla votazione e al primo tentativo è mancato il numero legale; poi il documento ha ottenuto i 22 voti compatti della Cdl. I diciassette parlamentari dell’opposizione hanno presentato un loro documento di minoranza. Il presidente Guzzanti precisa: «Sto studiando la possibilità di rimettere alla magistratura un documento che integra la relazione sotto l’aspetto dei possibili profili penali».

    «Questa Commissione ha lavorato due anni», aggiunge il senatore di Forza Italia, citato da fonti Ansa, «per scoprire che i direttori del Sismi dell’epoca, Siracusa e Battelli, non avevano detto tutta la verità alla magistratura e al Copaco, allora presieduto da Franco Frattini. Avevano taciuto che Mitrokhin era stato messo a disposizione per tre volte dal servizio segreto britannico, affinché fosse sottoposto all’interrogatorio del Sismi, ma il Sismi di quel tempo preferì glissare e lasciar cadere l’offerta. Abbiamo scoperto che la legge 801, che regolamenta i servizi segreti italiani, è stata calpestata. Ho inoltre il sospetto molto fondato che esista un altro dossier Mitrokhin, più grande e più importante. La mia opinione è che quando arrivò il dossier al Sismi sapevano perfettamente quel che stava per succedere e venne predisposto un "binario morto". Le 261 schede del dossier che abbiamo finora letto sono importanti, ma ci sono ancora segreti talmente grandi da creare un allarme tale da richiedere la mobilitazione di forze rilevanti, politiche e non, nonché il silenzio sui lavori della Commissione. Siamo sulle tracce di verità scomode sugli anni ’70 e ’80, sul caso Moro e sulla genesi del terrorismo rosso e nero. C’è materiale di grande importanza che proviene dalla Francia. Il caso Mitrokhin sarà il Watergate italiano».

    Fin ovvio il livore del centrosinistra che, vedendo imputata la propria vicenda storica, dal filosovietismo assoluto di Togliatti agli ultimi colpi di cosa cossuttiani benevolmente tollerati anche dagli eredi della Dc, replica stizzito per bocca di Valter Bielli (DS) «Siamo di fronte a falsificazioni e mistificazioni, frutto di una operazione politica che Berlusconi volle nel suo programma di governo per delegittimare il centrosinistra e i governi che l’avevano preceduto. La relazione, che i parlamentari della Cdl hanno votato a malincuore visto che al primo tentativo è mancato il numero legale, reca un danno alle istituzioni: a pagina 86 si adombra il rischio che i servizi non abbiano condotto in maniera adeguata la lotta al terrorismo anche di matrice islamica. Siamo di fronte a un qualcosa che rasenta l’irresponsabilità. Siamo di fronte anche ad un linguaggio», affonda Bielli, «non solo infido e subdolo, ma si fanno persino commenti sulle risposte degli auditi e finanche si è espresso un giudizio sui commissari chiamati "ossequiosi e docili". Questo non era mai accaduto nella storia del Parlamento».

    «La verità ti fa male, lo so…» cantava Caterina Caselli nel 1966. Poi arriva il ’68…

    Note

    1) Christopher Andrei-Vasilij Mitrokhin, L’archivio Mitrokhin. Le attività segrete del Kgb in Occidente, Rizzoli, Milano 1999, p.108.

    2) La sigla sta per Sluzhba Vneshney Razvedki.

    3) Per il testo della requisitoria di Kruscev si veda: Il rapporto «segreto» di Kruscev al XX Congresso del Pcus, Edizioni Corrispondenza Socialista, 1958.

    4) Analogo leitmotiv sarà ripreso più tardi in Cina da Mao Zedong, il più irriducibile avversario di Krusciev, ed estremizzato al punto da portare, negli anni cruenti della Rivoluzione culturale (1966-1976), all’annientamento del dibattito culturale e del progresso scientifico secondo il dettato «meglio rosso che esperto». Si veda in proposito: Emanuele Gagliardi, Sulle rive dello Yang-Tze. Cina 1966-1976, «Studi Cattolici» n. 458-459, aprile-maggio 1999, pp 335-339; nonché: Cina. Dal «libretto rosso» al «socialismo di mercato», «Studi Cattolici» n. 504, febbraio 2003, pp 90-98.

    5) La Commissione parlamentare d’inchiesta sul «dossier Mitrokin e l’attività di intelligence italiana» è istituita con legge 7 maggio 2002, n. 90, per «accertare la veridicità delle informazioni contenute nel cosiddetto dossier Mitrokhin sull’attività spionistica svolta dal Kgb nel territorio nazionale e le eventuali implicazioni e responsabilità di natura politica o amministrativa» (art 1, comma 1). Il comma 2 dell’articolo 1 della legge 90 precisa i compiti della Commissione: «accertare: a) ogni aspetto relativo all’acquisizione e alla disponibilità del dossier Mitrokhin; b) se le informazioni sulle persone citate nel dossier Mitrokin erano già note e se le persone erano conosciute da chi prese la decisione di non procedere; c) lo stato attuale delle persone citate nel dossier e, con riferimento ai dipendenti e ai collaboratori a qualunque titolo delle pubbliche amministrazioni, qualora la loro attività fosse nota, quali funzioni ad esse erano attribuite e quali iniziative da essi furono poste in essere, fatto salvo il divieto di indagare o sindacare circa opinioni politiche, azioni derivanti da opinioni politiche non costituenti reato o aspetti della vita privata di detti soggetti; d) le attività svolte da organi di intelligence italiani, ovvero i modi e le procedure di ricevimento, trasmissione interna, e quindi esterna, dei documenti del dossier. Setali procedure furono quelle ordinarie ovvero, in caso di procedure diverse, se furono seguite le modalità adottate per altri casi precedenti; e) quando e con quali modalità il Governo fu informato del dossier e dei suoi contenuti e si decise di rendere pubblico il documento; f) se furono prese dagli organi di intelligence decisioni senza consultare il Governo; g) che le informazioni trasmesse non abbiano subito modificazioni; h) le attività di finanziamento dirette ed indirette del Kgb a partiti politici italiani, a correnti di partito e a organi di informazione in Italia; i) le operazioni commerciali e finanziarie svolte fra l’Italia e i Paesi dell’Est europeo finalizzate al finanziamento illecito del Partito comunista italiano al di fuori di ogni controllo; l) le attività svolte dal Kgb e in particolare dagli uffici di Roma; m) se vi furono complicità se vi furono complicità, protezioni, coperture di natura politica o da parte della pubblica amministrazione, sulle attività del Kgb in Italia; n) i risultati raggiunti nella ricerca di materiale bellico e di depositi clandestini di armi e apparati di ricetrasmissione connessi alle attività del Kgb relative all’Italia; o) se gli organi di intelligence stiano ancora svolgendo indagini in merito ai contenuti del dossier; p) se il dossier pubblico in Italia contenga le medesime informazioni trasmesse dalle istituzioni britanniche; q) se esistono documenti all’estero che si renda necessario acquisire».

    6) Richard N. Gardner, Mission Italy. Gli anni di piombo raccontato dall’ambasciatore italiano a Roma 1977-1981, Mondatori, Milano 2004.

    7) Alle elezioni politiche del 1976 il Pci si afferma, quantunque il previsto sorpasso ai danni della Dc non si realizzi perché il partito cattolico recupera larga parte dei consensi perduti alle amministrative del 1975. Il sistema politico italiano raggiunge la sua massima bipolarizzazione: la Dc non può governare né alleandosi col Psi, che vive momento di crisi interna, né appoggiandosi ai piccoli partiti suoi tradizionali alleati, anch’essi ridimensionati dal risultato delle urne. L’unica soluzione appare una vasta alleanza, un governo di solidarietà nazionale. Nasce così un monocolore guidato da Andreotti, detto «governo della non sfiducia», grazie all’astensione dei comunisti. Per la prima volta dai tempi del Cln i comunisti entrano nell’area di governo , quantunque solo sul piano parlamentare. Il governo di solidarietà nazionale nasce, in primis, per fronteggiare la gravissima situazione interna provocata dal dilagare del terrorismo, ma è anche funzionale alla strategia politica dei due principali partiti. I comunisti, infatti, puntano – pur non mancando perplessità – sul rilancio della coalizione antifascista per rientrare al governo; la Dc, per parte sua, deve fronteggiare la crescita dei comunisti, frutto del voto dei diciottenni, ma anche delle simpatie che essi sembrano conquistare nell’ambito del ceto medio. Figure chiave di questa breve e intensa stagione sono Aldo Moro ed Enrico Berlinguer, rispettivamente teorici della «terza fase» e del «compromesso storico». Il leader comunista teorizza un improbabile ibrido tra la morale cattolica e quella comunista per salvare l’Italia dalla crisi economica e dal terrorismo. La strategia di Moro, invece, prevede di realizzare nei confronti del Pci quello che era già avvenuto negli anni Sessanta col Psi: di inglobarlo nell’area di governo, lentamente e senza traumi, per smussarne l’opposizione alle scelte dell’esecutivo. Sul lungo periodo, la strategia di Moro prevede una nuova fase per la politica italiana – la «terza fase», appunto, della democrazia dell’alternanza – riconoscendo in prospettiva ad altre forze politiche il diritto e la possibilità di governare il Paese. La politica di Moro mira così a un rafforzamento della Dc, consolidandone la compattezza interna così da renderla idonea a navigare le tempestose acque della situazione attuale e del futuro. Il sequestro e l’assassinio del presidente democristiano porranno però fine a questa arrischiata esperienza.

    8) Cfr. Claudio Gatti, Le memorie dell’ex ambasciatore Usa Gardner, «Il Sole24Ore», 10 ottobre 2004. Da questo punto in poi se non indicato diversamente, i virgolettati sono tratti dall’articolo di Gatti.

    9) Corsivo nostro.

    10) Mitrokhin: Commissione approva relazione Guzzanti. Il presidente, caso più grave del Watergate, Ansa, 5 dicembre 2004
    La massoneria il vero nemico!

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    Nel marzo 2005 l'ex spia del Kgb parlò a lungo con "Repubblica"
    "Mi hanno usato, adesso ho paura. Ho parlato e Putin sa tutto"
    E Litvinenko raccontò
    "Volevano sapere di Prodi"


    La commissione Mitrokhin lo interrogò ma poi fu abbandonato



    Aleksandr Litvinenko

    Nel pomeriggio del 3 marzo 2005, Aleksandr Litvinenko ha un lungo colloquio con "Repubblica". L'incontro si tiene a Londra, negli uffici di Boris Berezovskij e, per espressa volontà dell'ex colonnello, è interamente "on the record". Eccone la trascrizione.

    Come sono finito a lavorare per la commissione Mitrokhin.
    "A inizio 2004, ricevetti una telefonata del mio amico Viktor Suvorov. Viktor è un ex ufficiale del Gru (il controspionaggio militare sovietico ndr.) e oggi vive a Bristol, dove fa lo scrittore "famoso".

    Mi chiese se avessi nulla in contrario a parlare con un suo amico, un giudice italiano, Mario Scaramella, che lavorava per la Commissione Mitrokhin. Mario mi chiamò e mi chiese di riferire tutto ciò che sapevo delle operazioni e dei contatti del Kgb in Italia. Dissi subito che non avevo conosciuto Mitrokhin e che non sapevo nulla del suo archivio, ma che se volevano una lista di possibili contatti russi su questa materia e la mia consulenza per comprendere i meccanismi criminali di funzionamento di Kgb e Fsb, i legami con la criminalità organizzata, ero disponibile. Rimanemmo d'accordo che sarei sceso in Italia alla fine di febbraio del 2004.

    Poi, improvvisamente, accadde qualcosa che al momento, purtroppo, non compresi. Ho un fratello che si chiama Maxim. Ha 21 anni ed è in Italia da 4. Vive a Rimini, dove è studente universitario e lavora come cuoco in un ristorante specializzato in carne alla brace. Ebbene, un mese prima che arrivassi in Italia, Maxim mi chiama disperato. La Polizia non intende più considerare valido il suo visto di studi e minaccia di espellerlo in Russia. Il che significa la sua condanna a morte. Chiedo aiuto a Mario, che dice di non preoccuparmi. Mi spiega che Berlusconi è stato messo al corrente del mio impegno con la Mitrokhin e che Maxim può stare tranquillo. Io collaborerò portando le prove che la commissione chiede e a Maxim verrà concesso asilo politico. Maxim mi conferma che Mario è andato a Rimini e ha parlato con la polizia. Alla fine mio fratello però ha dovuto cavarsela da solo per ottenere il permesso. La vicenda fu certo un modo per convincermi a collaborare".



    L'appartamento di Napoli
    "Agli inizi di marzo 2004, arrivai all'aeroporto di Fiumicino, dove trovai ad aspettarmi Scaramella, un interprete russo e un autista. Salimmo a bordo della macchina di Mario, una Land Rover marrone, e partimmo subito per Napoli. L'autista mi disse che era un agente penitenziario e ritengo che lo fosse, perché viaggiava armato. L'interprete si presentò come André. Era un cittadino russo e mi colpì che non aveva alcun titolo per stare in Italia. Né un permesso di soggiorno, né l'asilo politico. Dissi a Mario: "Come pensate di proteggere questa persona? Le cose che ascolterà da me su Kgb ed Fsb accusano Putin e dunque mettono in pericolo la sua vita...". Mario disse di farmi gli affari miei. A Napoli, fui alloggiato all'hotel "Britannia" o "Britannique", sulla "collina" (a Napoli, in Corso Vittorio Emanuele, esiste un hotel che si chiama Britannique. L'albergo è alle pendici del Vomero. ndr). Mario pagò la mia stanza, il biglietto aereo e il soggiorno di mio fratello, che mi raggiunse gli ultimi due dei cinque giorni di permanenza. Le giornate erano sempre uguali. Io aspettavo in albergo che arrivassero a prendermi. Mi portavano in una casa non lontano dall'albergo, verso il mare. L'appartamento era al primo piano di una palazzina bassa che dava sul cortile di una grande scuola con un campo da pallavolo. Lì una donna trascriveva le mie dichiarazioni e le verbalizzava su dei fogli che, alla fine di ogni giornata di lavoro, mi veniva chiesto di firmare. Ora io non so che cosa ho firmato, perché il testo era in italiano e dunque non posso giurare che l'interprete non abbia fatto errori. Lavoravamo fino a notte inoltrata. Io decisi di collaborare dopo aver ricevuto un'assicurazione".

    Mario Scaramella


    L'assicurazione di Guzzanti e Berlusconi
    "Sapevo di consegnare alla Commissione Parlamentare elementi in grado di accusare Putin e il suo sistema di controllo criminale della Russia. Sapevo che Berlusconi diceva di essere amico di Putin, dunque chiesi a Mario se la Commissione o i suoi capi erano in grado non solo di proteggere il sottoscritto, ma di dare alle mie informazioni un seguito politico. Mario mi disse che doveva interpellare il suo boss, Paolo Guzzanti (Litvinenko lo chiama "Pablo Guzzanti" ndr.). I due si sentivano in continuazione, finché, una mattina, nell'appartamento, Mario chiamò "Pablo" di fronte a me. L'interprete mi tradusse le parole che Mario sosteneva stesse pronunciando Guzzanti. A suo dire, Guzzanti aveva incontrato Berlusconi, gli aveva esposto i miei timori e le mie richieste. E Berlusconi aveva risposto: "Ditegli che non ho amici". Stupidamente, ritenni di potermi fidare".

    Le domande di Mario
    Prodi, le attività dei Verdi, i legami dell'azienda Olivetti con il Kgb.
    "Ho raccontato come l'Fsb, il nuovo servizio segreto russo, sia una struttura mista di intelligence e crimine organizzato. Ne ho spiegato le origini nella dissoluzione del Kgb. Ho offerto i nomi degli uomini che avevano operato in Italia, ma Mario insisteva su tre questioni.
    a) Il sequestro Moro e i rapporti di Prodi con il Kgb. Mario mi raccontò che Prodi conosceva l'indirizzo dove le Br tenevano sequestrato Moro per averlo appreso durante una seduta spiritica. Mi chiese se non ritenevo che Prodi avesse appreso del covo dal Kgb. Mi chiese anche se il sequestro non fosse stato organizzato dal Kgb e se avesse addestrato le Br. Dissi che non conoscevo alcun dettaglio del sequestro e che non avevo mai sentito parlare di Prodi. Osservai soltanto che, se volevano il mio parere di esperto, era poco credibile che Prodi avesse appreso la notizia durante una seduta spiritica e che sicuramente il Kgb aveva seguito il sequestro provando ad acquisire informazioni. Io non avevo e non ho nessun tipo di prove su Prodi.
    b) Le attività dei Verdi. Mario sembrava ossessionato dal gruppo dei Verdi. Non avevo particolari informazioni. Piuttosto fui io ad ascoltarlo attentamente, mentre sosteneva che dietro la loro attività politica potessero nascondersi interessi del Kgb.
    c) La Olivetti. Mario voleva sapere se gli affari dell'Olivetti nell'ex Unione Sovietica nascondevano legami con il Kgb. Ho semplicemente spiegato che ogni azienda che operava sul mercato sovietico veniva spiata dal Kgb. Ma questo non vuol dire essere controllati dal Kgb. Mario mi ha anche fatto molte altre domande su personaggi italiani di cui oggi non ricordo più il nome e anche su un giornale, di cui lo stesso non ricordo. In ogni caso, dovrebbe essere tutto in quei verbali che ho firmato".

    La ECPP
    "Mario mi disse che la sua società, la Ecpp (Environmental Crime Prevention Programme), si occupava di grandi temi della sicurezza ambientale e aveva un contratto con la Commissione di Paolo Guzzanti per condurre delle indagini sul Kgb. Mi mostrò un contratto con cui mi impegnavo a collaborare con la società, che non ricordo se firmai o meno. Sul conto di questa società Ecpp io ho raccolto tre versioni diverse da fonti che non posso rivelare e di cui non sono in grado di valutare l'attendibilità. Prima versione: La Ecpp è quello che dichiara di essere. Una società che combatte le mafie del crimine ambientale. Seconda versione: la Ecpp è una società schermo dei servizi segreti italiani. Terza versione: la Ecpp è una lavanderia per il riciclaggio del denaro. Un fatto è certo. Mario ha sostenuto che Berlusconi era molto scontento del lavoro che i servizi italiani stavano facendo per la Mitrokhin e dunque c'era bisogno della Ecpp. Inoltre, durante il mio soggiorno a Napoli, Mario chiese se poteva assistere ad uno dei nostri incontri un amico americano venuto per me dalla Germania. Se ne rimase in silenzio, senza neppure presentarsi. Quando si allontanò, Mario sostenne che lavorava per i servizi statunitensi e che la Cia poteva essere interessata alle mie informazioni. Io non gli credetti".

    Il compenso per la collaborazione
    "Quando finì il mio lavoro a Napoli, Mario mi mise in mano 600 o 800 euro in contanti. Mi sentii umiliato. Gli dissi che non vendevo informazioni e che avevo accettato l'incarico perché collaborare con l'Italia era per me un'occasione irripetibile di far sapere all'occidente cosa è stato il Kgb, chi è Putin e quanto sia corrotto il suo regime. Aggiunsi che era giusto che fossi retribuito come un consulente professionista, con parcelle regolarmente accreditate sul mio conto dalla Commissione. E soprattutto in modo trasparente, perché l'Fsb non sospettasse che mi ero intascato in nero milioni di dollari per le mie informazioni. Era una questione di trasparenza e di sicurezza. Mario non mi accreditò nessun denaro. Continuò a dirmi di non preoccuparmi. Che sarei diventato famoso e avrei testimoniato di fronte al Parlamento italiano. Che avrei potuto portare la mia famiglia in vacanza in Italia. Mi aveva preso per un pezzente".

    La visita di Mario
    a Cambridge. L'incontro con Bukowsky e Gordievsky.
    "Qualche tempo dopo la mia trasferta a Napoli, Mario venne a Londra e mi chiese di fargli da tramite con Vladimir Bukovskij (dissidente sovietico "scambiato" a Berlino nel 1976 con il comunista cileno Luis Corvalan ndr.) e Oleg Gordievskij (ex agente del Kgb riparato in Inghilterra nel 1985 ndr.). In particolare, era interessato a Bukovskij, il quale sosteneva di avere con sé 7 mila dossier del Kgb, ancora segreti, che aveva fotocopiato con un piccolo scanner nel 1992, quando, su ordine di Eltsin, il Servizio aveva dovuto mettergli a disposizione gli archivi. L'incontro avvenne in un ristorante italiano di Cambridge. Bukovskij si impegnò a collaborare, a consegnare i suoi file, ma, successivamente, mi disse di non aver dato un bel niente a Mario. Non so dire di Gordievskij".

    Le promesse mai mantenute di Berlusconi
    "Non molto tempo dopo la mia trasferta in Italia, Berlusconi incontrò Putin. Li vidi in televisione abbracciarsi e baciarsi e lì compresi che ero stato usato. Che Berlusconi era un piccolo bugiardo, degno della stessa considerazione che si dà al proprio cagnolino cui si dà da mangiare sotto il tavolo. Io avevo dato le prove alla Commissione che Putin controllava la Russia con gli eredi corrotti del Kgb e Berlusconi cosa faceva? Baciava Putin. Evidentemente aveva scambiato le mie informazioni con dell'altro che non conosco. Berlusconi dimostrava di essere come Putin. La stessa cosa. Ripensai allora anche ad una circostanza che, durante i giorni di Napoli, mi aveva colpito. Il giornale di Berlusconi diede notizia che il colonnello Litvinenko aveva accettato di svelare i suoi segreti alla Commissione. Mi chiesi perché mi bruciavano in quel modo. Oggi penso che fosse un modo per mettere Putin sull'avviso. Mi sfogai con Mario e lui mi disse che non capivo. Che quelle dimostrazioni di amicizia erano frutto dei "giochi della grande politica". Il mio amico esule ceceno Akhmed Zakaiev, mio vicino di casa a Londra, mi prese in giro: "Ma come è possibile che un ex colonnello del Kgb sia così fesso da essersi fatto fregare dagli italiani?". Anche oggi arrossisco. E' vero, mi sono fatto fregare. Non ce l'ho con Mario, in fondo penso sia una persona per bene, ma con la Commissione per come ha deciso di trattare la verità. Mi sono fidato. Ho raccontato quel che sapevo perché l'Occidente sapesse. E le mie informazioni su Putin? Come sono state usate da Berlusconi?".

    (Repubblica 26 novembre 2006)

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    Il Foglio, 4 febbraio 2004

    L’audito illustre

    La Mitrokhin in festa,

    arriva D’Alema e passa

    il tempo a dire “prego”


    A Guzzanti: “Se ogni volta che parlo lei

    mi dice grazie…”. “E’ giusto impegnare

    così il tempo dei parlamentari?”

    Nuova audizione il10 febbraio


    Roma. Festa grande ieri alla Mitrokhin, che pareva una Telekom Serbia dei giorni di lusso. Finalmente – dopo un’estenuante trafila di generali e colonnelli, spioni e controspioni – un “audito” noto fuori del circolo ufficiali. A Massimo D’Alema il baffo fremeva già prima di cominciare, almeno quanto la barba di Paolo Guzzanti. Ma di irritazione quello, di soddisfazione questa. L’irritazione era dovuta: a) il leader ds considera la Mitrokhin, con annessi e connessi, volendo essere benevoli, una perdita di tempo; b) Guzzanti, ancor prima di cominciare, ha annunciato che D’Alema si sarebbe dovuto ripresentare una seconda volta (il 10 febbraio), “mai successo che neanche un maresciallo sia venuto qui e se la sia cavata con una sola volta”. I membri della commissione, ad avere lì D’Alema, erano contenti come il sindaco quando ha a cena il vescovo. Perciò era tutto un “presidente D’Alema, se lei ha piacere…”, “una figura così importante e autorevole…”, “la sensibilità politica dell’onorevole D’Alema…”. E quelli ogni volta a dire “grazie”, e quello ogni volta a replicare con uno sfottente “prego”. Se qualche commissario, come Enzo Fragalà (An) si faceva sfuggire: “Mi perdoni”, benevolo D’Alema concedeva: “La perdono”. E se un altro, Pierfrancesco Emilio Romano Gamba (An), premetteva: “Mi corregga se sbaglio”, pronto il diesse: “Non mancherò”. Se n’è accorto pure Guzzanti, dopo una lamentazione sul loro triste “lavoro grigio che infatti non interessa la stampa” (e figurarsi se interessa a D’Alema) “mai sulle prime pagine dei giornali” se non avesse provveduto Guzzanti in persona sul Giornale. Ed è appunto tutto un’infiorata di “grazie” e un rifiorire di “prego”. Fa notare Guzzanti all’illustre audito: “Se lei ogni volta mi dice prego.…”. E quello: “Se ogni volta che dico qualcosa lei mi dice grazie…”.
    Stando al merito, il merito è poco. Molte domande sulla Cecoslovacchia, su Salvatore Cacciapuoti (Pci epoca Togliatti-Berlinguer), sui soldi dell’Urss e su funzionari della tesoreria di Botteghe Oscure, sulle Br e sul dossier Havel, a dire la verità un po’ scarse quelle sulla lista Mitrokhin vera e propria. Per D’Alema “è tutto chiaro”, con tanto di relazione approvata dal Comitato di controllo sui servizi nel 2000 “sotto la presidenza di Frattini, e siamo ancora grati a Frattini”. Non ha dato mezza soddisfazione, l’ex premier. “Il governo che ho presieduto ha collaborato con la magistratura, non si è opposto con il segreto di Stato, ha collaborato con il Parlamento, ha fornito queste carte nel giro di pochi giorni agli organi competenti. Difficilmente potrei aggiungere altro”. Anzi: “Mai preso in mano queste carte, mai preso da questa curiosità”. Fa capire che fesserie gli parevano e fa intendere che di fesserie l’illustre commissione si sta occupando. Qualcuno ha la malaugurata idea di chiedergli se al momento del passaggio delle consegne Romano Prodi gli avesse detto qualcosa.Dio ne scampi. “No. Anzi, son ben lieto di non avere avuto notizie, sennò saremmo dovuti stare qui dentro a discuterne per settimane”.

    “Difendo il parere dei servizi segreti”

    Se alla commissione ha notificato che “fa propaganda”, fuori D’Alema è ancora più sprezzante: “Si cerca in vari modi di mettere in difficoltà l’interlocutore chiedendogli se ribadisce quello che ha detto… Questo modo di concepire le commissioni è semplicemente un modo in cui ci si leva la soddisfazione di chiamare gli avversari per poter dire loro: ‘ma è proprio vero?’, ‘ma lei può escludere?’, ‘ma veramente lei dice questo?’. C’è da chiedersi se sia giusto impegnare risorse dello Stato e il tempo di numerosi parlamentari per condurre un’attività di questo tipo”. Insomma, un divertente siparietto. Con Guzzanti che rassicurava D’Alema: “Se qui si vedesse una clava sarei il primo a farla deporre”, e con D’Alema che gli sbuffava al fianco: “Difficile agitare il nulla come clava”. Guzzanti: “Lei è un ottimista”. D’Alema: “Procediamo”. Ma essendo appunto “una questione la cui rilevanza non mi pare enorme”, l’illustre audito diceva una cosa e quelli del centrodestra ne volevano un’altra e chiedevano di “dare contezza”. D’Alema ha difeso l’operato dei governi precedenti sulla vicenda Mitrokhin, e pure il Sismi che assicurava che erano carte di poca cosa. Il commissario Gamba: “Ci sono valutazioni diverse…”. L’audito di lusso: “Io le riferisco quella dei servizi segreti”. Così è andata la giornata di festa alla Mitrokhin. Persino in sala stampa non bastavano le sedie per i giornalisti. L’audito

 

 

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