Risultati da 1 a 8 di 8
  1. #1
    birra al popolo
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    Predefinito Il veneto è una lingua morta ormai

    Il veneto era una lingua prima che lo stato italiano invadesse il Veneto. A partire del 1866, anno dell'occupazione italiana del Veneto, la lingua veneta ha cominciato a morire a causa della progressiva italianizzazione. Adesso i veneti pensano di parlare veneto, invece parlano una lingua orrendamente italianizzata e quindi morta. Basti pensare che quando si vuole descrivere la realtà odierna si prende una parola italiana e la si venetizza, magari tagliando la parte finale... Questo succede per tutte le lingue negate e oppresse dallo stato italiano: non essendo riconosciute queste lingue non vengono aggiornate, come invece accade all'italiano, e così per poter parlare di tutto si devono prendere parole della lingua ufficiale. L'unico modo per far rivivere la lingua veneta è quello di far nascere una accademia della lingua veneta che abbia come obiettivi quello di creare parole nuove, seguendo la struttura del veneto, per descrivere la realtà di tutti i giorni; e quello di recuperare parole non più usate, al posto delle quali si adoperano parole italiane.

  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da lanzichenecco
    Il veneto era una lingua prima che lo stato italiano invadesse il Veneto. A partire del 1866, anno dell'occupazione italiana del Veneto, la lingua veneta ha cominciato a morire a causa della progressiva italianizzazione. Adesso i veneti pensano di parlare veneto, invece parlano una lingua orrendamente italianizzata e quindi morta. Basti pensare che quando si vuole descrivere la realtà odierna si prende una parola italiana e la si venetizza, magari tagliando la parte finale... Questo succede per tutte le lingue negate e oppresse dallo stato italiano: non essendo riconosciute queste lingue non vengono aggiornate, come invece accade all'italiano, e così per poter parlare di tutto si devono prendere parole della lingua ufficiale. L'unico modo per far rivivere la lingua veneta è quello di far nascere una accademia della lingua veneta che abbia come obiettivi quello di creare parole nuove, seguendo la struttura del veneto, per descrivere la realtà di tutti i giorni; e quello di recuperare parole non più usate, al posto delle quali si adoperano parole italiane.
    Amico, niente è perduto.
    Pensa ke, a grandi linee, la lingua ebraica l'hanno resuscitata dai testi
    antiki, e non la parlava nessuno.

    Il Sardo, pur essendo riconosciuto come minoranza linguistica anke nella costituzione, ha subito una cattiva sorte, forse peggio del veneto. Perkè magari da voi il problema è la perdita della lingua, da noi il problema è il rifiuto della lingua.
    Purtroppo dagli anni 50 gli insegnanti a scuola erano quasi tutti non sardi, ke logicamente non concepivano ke esistesse un'altra lingua, soprattutto nell'orrendo popolo sardo, ed allora hanno insegnato a tutti ke il sardo è un dialetto, è una vergogna, è essere rozzo, crea isolamento, ed una buona percentuale di sardi è convinta ke il sardo sia un dialetto italiano con parole spagnole, nonostante sia riconosciuto come lingua nella stessa costituzione dei nostri colonizzatori.
    Pensa ke capita gente ke difende la lingua sarda, però poi si scandalizza nel sentire un bambino od un adolescente ke parla in Sardo ....e questo è ancora peggiore nel caso siano le donne a parlare in sardo, e vergogna grande se sono ragazze giovani.
    Tutto questo grazie a Italia.
    Finas a s'indipendentzia!

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da mriccardo86
    Amico, niente è perduto.
    Pensa ke, a grandi linee, la lingua ebraica l'hanno resuscitata dai testi
    antiki, e non la parlava nessuno.

    Il Sardo, pur essendo riconosciuto come minoranza linguistica anke nella costituzione, ha subito una cattiva sorte, forse peggio del veneto. Perkè magari da voi il problema è la perdita della lingua, da noi il problema è il rifiuto della lingua.
    Purtroppo dagli anni 50 gli insegnanti a scuola erano quasi tutti non sardi, ke logicamente non concepivano ke esistesse un'altra lingua, soprattutto nell'orrendo popolo sardo, ed allora hanno insegnato a tutti ke il sardo è un dialetto, è una vergogna, è essere rozzo, crea isolamento, ed una buona percentuale di sardi è convinta ke il sardo sia un dialetto italiano con parole spagnole, nonostante sia riconosciuto come lingua nella stessa costituzione dei nostri colonizzatori.
    Pensa ke capita gente ke difende la lingua sarda, però poi si scandalizza nel sentire un bambino od un adolescente ke parla in Sardo ....e questo è ancora peggiore nel caso siano le donne a parlare in sardo, e vergogna grande se sono ragazze giovani.
    Tutto questo grazie a Italia.
    Si però non diamo tutta la colpa agli altri.La colpa è anche dei sardi che non son stati capaci e non sono capaci di tirare fuori le palle. E negli anni cinquanta la maggior parte di quei maestri di cui parli tu erano sardi non italiani. Son i sardi che si son fatti convincere che la loro è una subcultura e oggi si vergognano di loro stessi. Ad esempo io a venezia ho visto che i gondolieri giovani e meno giovani parlano in veneziano a voce alta senza vergognarsene di fronte ai turisti e difronte a chiunque. Nelle città sarde questo non succede

  4. #4
    birra al popolo
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    Nel Veneto la lingua veneta come vi dicevo è morta, bisognerebbe farla rivivere ma questo all'interno dello stato italiano non è possibile, ci vorrebbe l'indipendenza.
    Comunque la gente si vergogna di quello che è rimasto del veneto: ai bambini si insegna solamente l'italiano perché stupidamente si crede che parlare veneto voglia dire essere dei "boari", che vorrebbe dire dei rozzi, degli ignoranti.
    Questo auto-razzismo dei veneti è stato forgiato in 140 anni di storia italiana: infatti tutte le istituzioni a partire dalla scuola per arrivare alla televisione hanno sempre fatto subdolamente passare il messaggio che il veneto non è una lingua ma un dialetto, una cosa sporca della quale vergognarsi...
    La gente oppressa da una parte, e stupida dall'altra, ci crede e non capisce che con la morte della lingua veneta perdiamo un patrimonio culturale insostituibile, come è qualsiasi lingua del mondo.
    Speriamo crepi presto l'italia in modo che le nostre lingue possano tornare a vivere.

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da akuardenti
    Si però non diamo tutta la colpa agli altri.La colpa è anche dei sardi che non son stati capaci e non sono capaci di tirare fuori le palle. E negli anni cinquanta la maggior parte di quei maestri di cui parli tu erano sardi non italiani. Son i sardi che si son fatti convincere che la loro è una subcultura e oggi si vergognano di loro stessi. Ad esempo io a venezia ho visto che i gondolieri giovani e meno giovani parlano in veneziano a voce alta senza vergognarsene di fronte ai turisti e difronte a chiunque. Nelle città sarde questo non succede

    Bravo, perfettamente d'accordo.
    Se non ci va bene parlare in italiano, parliamo solo in Sardo, o ce ne vergognamo davvero?a ti frigonzas tue a allegare in sardu?ego non mi frigonzo,e mi ponet fele sa zente chi si frgonzat de isse e totu!!

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da donniheddu
    Bravo, perfettamente d'accordo.
    Se non ci va bene parlare in italiano, parliamo solo in Sardo, o ce ne vergognamo davvero?a ti frigonzas tue a allegare in sardu?ego non mi frigonzo,e mi ponet fele sa zente chi si frgonzat de isse e totu!!
    Di fati, est una kistione ka kentu kimbant'annos funti 150 annos de oprimidura! No est una kistione de cozones: in medas annus sos sardos an gherrau pro sa limba, et an votau pro partidus ki impromitian de azudare sa limba e sa curtura sarda: pro esempru su ps_d'Az, ca cando tenniat sa mazoria no iat fatu nudda, a sa fini. E imò? Como an votau a Soru pro motivos de identitade, ma a sa fine, ite amus pigau? Nudda.

    -- infatti è questa la questione: 150 anni sono 150 anni. I sardi tante volte hanno combattuto per la loro lingua e la loro cultura, sopratt negli anni 80, ed hanno votato partiti ke si proponevano di aiutare i sardi nella difesa della propria cultura e lingua, ad esempio il ps d'az, ke alla fine non ha fatto Nulla nonostante avesse la maggioranza. E adesso? Adesso hanno eletto Renato Soru, sempre per motivi di identità, ma anke lui nn ha fatto un bel niente a riguardo, solo parole. Alla fine cosa abbiamo guadagnato? Nulla.

    -
    Non è questione di avere le palle dunque, i Sardi hanno saputo esprimere più volte democraticamente le proprie esigenze, ma alla fine, ki doveva risponderne, se n'è fregato, poikè skiavo dell'italia.
    Finas a s'indipendentzia!

  7. #7
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    Po comenti dda biu deu, sa chistioni de sa lingua sarda est tropu pagu intendia de sa genti. E sa politica est su sprigu de sa sotziedadi. Bosartrus intendeis medas proclamus de parti de is politicus in campànnia eletorali asuba de custas chistionis ? deu intendu sceti acinnus meda vagus. E is partidus chi pigant prus votus funt cussus chi ndi chistionant prus pagu! Bolit nai ca sa genti est pagu interessada, doghinuncas is partidus ndi iant chistionai de prus, abarrai sigurus. E mancai iant fai puru cosas in prus. Ma est berus ca custa resistentzia de sa genti a su sardu est cunsighentzia de una politica culturali italianista centralista, de sa censura de sa scola e de is medius de comunicadura chi ancora esistit. E’ totu custu, e atru puru, chi at portau e pòrtat sa genti a s’ecuatzioni: Italianu= cultura = progressu. E sa cosa si mantènnit, comenti su cani chi si mùssiat sa coa sua etotu.
    Sa politica depit fai cosa meda, ma totus nosus puru podeus fai calincuna cosa. A partiri de ddu torrai a fueddai custu sardu.
    In arrespusta a Donihellu: deu bivu in Casteddu una tzittadi innui su sardu s’intendit pagu. Est berus, is cunditzionamentus sotzialis funt mannus e in medas cuntestus seus portaus a s’esprimi in italianu, mancai su sardu ddu stimeus. Deu ti potzu nai perou ca su sardu ddu umperu meda de prus immoi de cantu fadiu calincunu annu fait. Cun amigus, collegas, in logus pubblicus. E t’apu a nai ca sa genti tenit abbisongiu de pigai coraggiu. Prus ddu intèndit su sardu, prus pigat fortza de ndi ddu bogai aforas. In Casteddu purus’intendit un’aria noa. E ti potzu nai ca oi is casteddaius chi no ddu connoscint su sardu, cumprendint ca ddis ammancat meda. E ddis parit bregungia puru. Fortzis a pagu a pagu is cosas s’ant a furriai a s’imbressi. No totu podeus fai a solus, ma su chi podeus fai totus est a ddu chistionai, a bogai is butonis!


    A mio avviso la questione del sardo è troppo poco sentita in primis dalla gente. E in questo la politica mi pare rappresenti lo specchio della società. Ma quante volte sentiamo i politici trattare questi argomenti in campagna elettorale? Tutto si limita e pochi accenni molto vaghi. E i partiti che prendono più voti son quelli che ne trattano di meno. Ciò significa che son le persone prima di tutto ad essere poco interessate, se non fosse così state pur certi che questa questione qualche spazio in più nelle campagne elettorali la avrebbe. E magari i politici cercherebbero di far anche qualcosa in più. Ma è anche vero che questa diffidenza della gente verso il sardo è la conseguenza di una politica culturale italianista centralista che ha prodotto e produce censura nella scuola e nei mezzi di comunicazione. La coseguenza di ciò è ovviamente l’equazione: lingua italiana= cultura= progresso. Il tutto alla fine si auto mantiene in un circolo vizioso.
    La politica deve fare molto, ma tutti noi possiamo fare qualcosa, in primis utilizzarlo, parlarlo nei diversi contesti. Così facendo si da coraggio agli altri per fare altrettanto. Se il condizionamento sociale è importante per la caduta di una lingua, lo è altrettanto per il suo recupero. Non tutto possiamo fare noi da soli, ma le nostre palle possiamo iniziare a metterle.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da akuardenti
    Po comenti dda biu deu, sa chistioni de sa lingua sarda est tropu pagu intendia de sa genti. E sa politica est su sprigu de sa sotziedadi. Bosartrus intendeis medas proclamus de parti de is politicus in campànnia eletorali asuba de custas chistionis ? deu intendu sceti acinnus meda vagus. E is partidus chi pigant prus votus funt cussus chi ndi chistionant prus pagu! Bolit nai ca sa genti est pagu interessada, doghinuncas is partidus ndi iant chistionai de prus, abarrai sigurus. E mancai iant fai puru cosas in prus. Ma est berus ca custa resistentzia de sa genti a su sardu est cunsighentzia de una politica culturali italianista centralista, de sa censura de sa scola e de is medius de comunicadura chi ancora esistit. E’ totu custu, e atru puru, chi at portau e pòrtat sa genti a s’ecuatzioni: Italianu= cultura = progressu. E sa cosa si mantènnit, comenti su cani chi si mùssiat sa coa sua etotu.
    Sa politica depit fai cosa meda, ma totus nosus puru podeus fai calincuna cosa. A partiri de ddu torrai a fueddai custu sardu.
    In arrespusta a Donihellu: deu bivu in Casteddu una tzittadi innui su sardu s’intendit pagu. Est berus, is cunditzionamentus sotzialis funt mannus e in medas cuntestus seus portaus a s’esprimi in italianu, mancai su sardu ddu stimeus. Deu ti potzu nai perou ca su sardu ddu umperu meda de prus immoi de cantu fadiu calincunu annu fait. Cun amigus, collegas, in logus pubblicus. E t’apu a nai ca sa genti tenit abbisongiu de pigai coraggiu. Prus ddu intèndit su sardu, prus pigat fortza de ndi ddu bogai aforas. In Casteddu purus’intendit un’aria noa. E ti potzu nai ca oi is casteddaius chi no ddu connoscint su sardu, cumprendint ca ddis ammancat meda. E ddis parit bregungia puru. Fortzis a pagu a pagu is cosas s’ant a furriai a s’imbressi. No totu podeus fai a solus, ma su chi podeus fai totus est a ddu chistionai, a bogai is butonis!


    A mio avviso la questione del sardo è troppo poco sentita in primis dalla gente. E in questo la politica mi pare rappresenti lo specchio della società. Ma quante volte sentiamo i politici trattare questi argomenti in campagna elettorale? Tutto si limita e pochi accenni molto vaghi. E i partiti che prendono più voti son quelli che ne trattano di meno. Ciò significa che son le persone prima di tutto ad essere poco interessate, se non fosse così state pur certi che questa questione qualche spazio in più nelle campagne elettorali la avrebbe. E magari i politici cercherebbero di far anche qualcosa in più. Ma è anche vero che questa diffidenza della gente verso il sardo è la conseguenza di una politica culturale italianista centralista che ha prodotto e produce censura nella scuola e nei mezzi di comunicazione. La coseguenza di ciò è ovviamente l’equazione: lingua italiana= cultura= progresso. Il tutto alla fine si auto mantiene in un circolo vizioso.
    La politica deve fare molto, ma tutti noi possiamo fare qualcosa, in primis utilizzarlo, parlarlo nei diversi contesti. Così facendo si da coraggio agli altri per fare altrettanto. Se il condizionamento sociale è importante per la caduta di una lingua, lo è altrettanto per il suo recupero. Non tutto possiamo fare noi da soli, ma le nostre palle possiamo iniziare a metterle.
    Però vorrei precisare ke renato soru aveva come cavallo di battaglia proprio l'identità, la cultura, la lingua e l'ambiente sardo .... ricordo ke io stesso ero affascinato per la prima volta da dei discorsi politici a riguardo di queste cose, e così tanta altra gente ke lo ha votato perchè si sentiva a suo agio...
    addirittura mauro pili parlava di nazione sarda in campagna elettorale ...ed ha vinto ... duncas ...
    Finas a s'indipendentzia!

 

 

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