Originariamente Scritto da Nelson
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Originariamente Scritto da Nelson
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appunto perchè è già stato inviato a giudizio non c'è nulla di cui parlareOriginariamente Scritto da MrBojangles
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mi pare che ci pensiate già voi a questo!Originariamente Scritto da MrBojangles
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Originariamente Scritto da morena
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E chissenefrega! Noi abbiamo i nostri LADRI da espellere al più presto!Originariamente Scritto da destracristiana


Originariamente Scritto da MrBojangles
appunto non si sa più niente di quella vicenda, ci sarà mai un processo?


Come no, stanno cercando i nomi dei piloti buddisti che dovevano scegliere il pilota suicida cristiano ortodosso che doveva lanciarsi con un aereo pieno di maiali sulla mecca. Appena Igor Marini gli dice i nomi comincia il processo.Originariamente Scritto da *-RUDY-*
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Guarda che, ad oggi, quelli che "aborrono" quel processo (e che ne occultano mediaticamente il procedere) sono PROPRIO coloro che hanno POI taciuto.Originariamente Scritto da *-RUDY-*
Dopo aver sparso merda QUOTIDIANAMENTE per 3/4 mesi; a reti ed edicole unificate.
Da questo processo, SI SPERA, dovrà (si spera) venir fuori il nome del BURATTINAIO.
Oddio; il nome (informalmente) lo si sa GIA'.
Diciamo che ne verrebbe la CONFERMA.
Ecco perchè l'informazione unica TACE; e si spertica nel creare cortine fumogene.


Cominciato a settembre con una serie di voci e di anticipazioni sul suo contenuto, il caso del dossier Mitrokhin, che ricostruisce le attività del Kgb in Italia negli anni '70 e 80', è definitivamente esploso ai primi di ottobre arrivando a mettere in pericolo la stessa stabilità del governo D'Alema, apparso in grande difficoltà nella gestione della vicenda, dalla quale ha cercato di uscire mettendosi nelle mani del capo dei gladiatori Cossiga.
Dell'esistenza del dossier Mitrokhin si viene a conoscenza a settembre, quando esce il libro dello storico inglese Christopher Andrew, in cui si parla anche degli agenti italiani al soldo di Mosca. Vassili Mitrokhin sarebbe un oscuro archivista del Kgb che negli anni '80 avrebbe copiato numerosi documenti segreti sulle attività all'estero dei servizi segreti sovietici, rivendendoli poi nel '91 ai servizi britannici, dopo aver tentato invano di farseli acquistare dalla Cia. Gli inglesi avrebbero a loro volta, a partire dal '92, informato del contenuto del dossier, ritenuto attendibile, i servizi segreti dei paesi alleati, tra cui quelli italiani.
A partire dal marzo-aprile 1995, fino al marzo di quest'anno, la parte del dossier riguardante il nostro Paese - un migliaio di pagine, divise in 261 schede, contenenti, fatti, vicende e nomi dei collaboratori del Kgb in Italia- è stato poi inviato in più tranche al Sismi, il servizio segreto della Difesa diretto allora dal generale Siracusa, e attualmente dall'ammiraglio Battelli, nominato da Prodi. Dunque, del dossier dovevano essere a conoscenza i governi in carica in questo periodo, e cioè Dini, Prodi e D'Alema.
E qui c'è un "giallo'', perché sia Dini che Prodi, ed anche l'allora suo sottosegretario Micheli, hanno negato con decisione di averne mai saputo nulla. Soltanto l'ex ministro della Difesa di Prodi, Andreatta, ha ammesso di essere stato informato dal Sismi, ma è stato del tutto evasivo sulla questione se ne abbia a sua volta informato l'allora capo del governo. A loro volta i vertici dei servizi segreti sostengono di aver sempre agito correttamente e nel pieno rispetto della legge 801 del 1977, vale a dire che i responsabili politici erano sempre stati debitamente informati. Insomma, Andreatta, il Sismi e il Sisde sapevano, Prodi, Micheli, Dini e il Cesis (l'organismo presso la presidenza del Consiglio che dovrebbe coordinare tutte le attività dei servizi segreti) non sapevano nulla. Chi mente, allora, gli ex presidenti del Consiglio o il Sismi e Andreatta? O tutti quanti?
Quanto al governo D'Alema, che ha ricevuto l'ultima tranche del documento nel marzo scorso, fa mostra di cadere dalle nuvole quando l'esistenza del dossier viene rivelata sei mesi più tardi. Per difendersi dall'accusa lanciatagli dal Polo di voler tenere nascosti i nomi delle spie del Kgb per difendere i "traditori della patria'', come Cossutta che ha due ministri nel governo, e per non fare i conti col proprio passato, nascondendo i finanziamenti del PCUS al PCI, il 6 ottobre D'Alema consegna il dossier alla magistratura romana, trincerandosi però dietro il segreto istruttorio per non rendere pubblici i nomi contenuti nel documento.
Ma le pressioni da parte dell'opposizione, e anche da chi nella stessa maggioranza giudica insostenibile la situazione, affinché il dossier venga reso pubblico, si fanno talmente forti che alla fine D'Alema è costretto, l'11 ottobre, a consegnare il documento alla Commissione stragi; che a sua volta, avuto il nulla osta della procura romana, decide all'unanimità di renderlo pubblico. Tutti i giornali pubblicano le liste parziali dei collaboratori veri o presunti del Kgb, per lo più formate da esponenti politici (Cossutta in testa, che per anni è stato il collettore di un flusso di milioni e milioni di dollari, per conto del PCI di Berlinguer prima, e poi per proprio conto, dopo lo "strappo'' di quest'ultimo dall'Urss), da giornalisti, da funzionari degli Esteri e della Difesa, da imprenditori, scienziati, ecc.
è a questo punto che si innesta la richiesta di una commissione parlamentare di inchiesta, reclamata a gran voce dal Polo neofascista, che intravede in essa non solo l'occasione per assestare un duro colpo al governo e ai DS in vista delle prossime elezioni regionali, ma anche l'opportunità di allargare la sua sfera di competenza a tutti i finanziamenti occulti ai partiti, non solo quelli al PCI, aprendo così la strada all'agognato "colpo di spugna'' per tangentopoli. In un primo tempo D'Alema la rifiuta sdegnosamente, definendola un "tribunale speciale'' voluto dalla destra per scopi strumentali e negando l'esistenza di un "problema Cossutta'', perché - pontifica il capo dell'esecutivo - "il tempo delle pregiudiziali ideologiche è finito, non possiamo far finta che ci sia ancora il muro''.


c'erano lauti finanziamenti anche per ambienti e individui revisionisti e trotzkisti che si annidavano nel PSIUP, nella sinistra lombardiana del PSI (da cui proviene Bertinotti), nelle formazioni terroriste sedicenti "rosse'', e tra i gruppi pseudo marxisti-leninisti (vedi per esempio l'agente "Vittorio'', alias Luciano Raimondi, noto trotzkista e provocatore che insieme a Giuseppe Maj ha dato vita a gruppi trotzkisti e pseudo marxisti-leninisti),