****** EDITORIALE ******
Dalle Ande agli Appennini
Questo numero de “La Cittadella” chiude l’annata 2005, ma i nostri Lettori hanno atteso inutilmente che uscisse almeno nel gennaio del 2006. Siamo in colpa, e tuttavia felix culpa, perché il ritardo ci ha consentito non solo di ospitare un’intervista fatta a dicembre a Jonas Trinkunas, capo spirituale dei pagani di Lituania, ma pure di non attendere troppo nel salutare un evento la cui importanza non può sfuggire a tutti coloro che, in Europa e nel Mondo, nel terzo millennio dell’era cristiana, si battono per le sacrosante ragioni delle Tradizioni precristiane.
Il 18 dicembre del 2005 Evo Morales, indio dell’etnia aymara, líder del Movimiento al Socialismo (MAS) - più che un partito un fronte di ispirazione nazionalpopolare, antiliberista e antistatunitense - vinceva le elezioni presidenziali boliviane con quasi il 54% dei voti. Il 22 gennaio 2006 il neo-presidente (primo indio alla guida del Paese) ha poi ricevuto - presenti 13 capi di Stato e 52 delegazioni straniere - la legittimazione ufficiale nel Parlamento di La Paz, seguita dall’acclamazione popolare nella centrale piazza San Francisco. E fin qui niente che possa suscitare, da parte nostra, riflessioni più che politiche.
Ciò che dà un altro volto a questi stessi dati del fatto boliviano (indigenismo, socialismo, antiliberismo e anti[nord]americanismo, gioco elettorale e rappresentanza democratica), tanto da giustificare la nostra premessa, è che Evo Morales, ottenuta la maggioranza alle elezioni, ha voluto far precedere la legittimazione costituzionale-parlamentare ed internazionale, ma anche quella “plebiscitaria” di piazza, nazionalpopolare o populista che dir si voglia, da una vera e propria consacrazione rituale conforme alla Tradizione autoctona.
Sabato 21 gennaio, sulle Ande, a circa 4.000 metri di altitudine, non lontano dal lago Titicaca, tra le rovine di Tiahuanaco, evocatrici di un grande passato che precede persino l’avvento degli Incas, di fronte a migliaia di indios là appositamente convenuti a rappresentare le varie etnie boliviane, Evo Morales, accompagnato dal suo vicepresidente, Álvaro García Linera, è stato solennemente ricevuto nel venerando sito da 5 amautas, i sacerdoti custodi dei prischi riti indigeni, che lo hanno ritualmente legittimato come capo spirituale e politico di tutti gli autoctoni e, più estesamente, della Nazione boliviana.
Il presidente boliviano Evo Morales e i sacerdoti indios a Tiahuanaco
(foto Reuters, da "Il Sole-24 ore")
Morales era bardato come un sacerdote del Sole, vestito del mantello rosso della regalità tiwanakuta, che nessuno indossava più da 10 secoli; sulla testa portava un cappello colorato a quattro punte, a rappresentare le quattro regioni dello Stato preincaico del Tawantinsuyo (e i Lettori non possono non riandare al simbolismo del Signore del Centro, quale lo conobbe la stessa Irlanda quadripartita). Sottoposto nel tempio di Kalasasaya alla “limpieza de purificación” mediante fumi di incenso e aspersioni di acqua dolce, dopo aver camminato a piedi nudi sul suolo cosparso di fiori fino alla piramide di Akapana e fatto le offerte rituali sulle 4 pire dedicate ai 4 elementi, il neo-presidente ha ricevuto il “bastone del comando” dal pontifex maximus degli amautas, Valentín Mejillones, colui che presiede anche ai grandi riti dei Solstizi e degli Equinozi. “El bastón de poder” è in pietra verde-azzurra, mpreziosito di quattro metalli simbolizzanti gli elementi e i punti cardinali; in cima porta come effigie del duplice potere il condor bicipite. Con questo baculum il presidente della Bolivia ha celebrato il suo patto con Pachamama (la Madre Terra) e Tata Inti (il Sole Padre), ringraziando gli Dei per la vittoria elettorale di dicembre e dicendo espressamente di sentirsi “conectado con la fuerza” delle Divinità andine.
Che ne sarà della nuova Bolivia (durante la campagna elettorale Evo Morales aveva affermato, parlando alla sua gente: “Noi non vogliamo solo cambiare un presidente, vogliamo cambiare la storia, per lasciarci dietro il modello neo-liberista e lo stato coloniale”) e della sua orgogliosa, pubblica riscoperta degli antichi Dei aborigeni, non è in nostro potere pronosticarlo. Né, d’altro canto, siamo stati mai propensi ad alimentare miti su “paesi ideali”, sapendo pure bene come, appena i fattori squisitamente politici ed economici si impongono in tutta la loro brutalità, il passo dall’euforia alla delusione è breve. Tuttavia, i nostri Lettori potranno notare con facilità che quanto sta accadendo per ora sulle Ande non è poi tanto lontano da quegli indirizzi che il Movimento Tradizionale Romano ha indicato fin dal 1993, nel suo Manifesto. Orientamenti per i tempi a venire, a quanti vogliano operare per il risveglio d’Italia e d’Europa: necessità di rivendicare pubblicamente le radici precristiane del proprio Paese e di agire, culturalmente e ritualmente, per dare ad esse credibilità, visibilità e un consenso popolare quanto più ampio; opportunità dell’accettazione dell’idea che, nell’impossibilità di vivere in un vero e proprio Stato tradizionale, anche entro un moderno quadro politico democratico sia possibile, date certe condizioni favorevoli, far valere un culto nazionale pubblico degli Dei Patrii e forme sacrali di legittimazione dall’alto di un potere “consolare” espresso dal basso, realizzando quello che si definì lo “Stato tradizionale minimo”; consapevolezza dell’impossibilità di scindere l’obiettivo ultimo della restaurazione della spiritualità tradizionale da quelli della fuoriuscita dal modello di sviluppo capitalista e della fine dell’imperialismo politico, culturale, economico e militare statunitense, che la destra teocon ha altresì definitivamente connotato religiosamente come imperialismo giudaico-cristiano.
Che in questa prospettiva categorie come destra e sinistra siano obsolete lo si è detto chiaramente già nel 1993, senza pretendere peraltro di essere originali. Anche sotto questo aspetto, la Bolivia di oggi ci insegna qualcosa: il comando delle forze armate e il precedente governo di destra, senza consultare il parlamento, avevano deciso di consegnare agli Usa, che li richiedevano con capziose motivazioni di “antiterrorismo”, i 28 missili antiaerei a spalla di fabbricazione cinese che costituivano l’intera difesa antiaerea del Paese andino; il nuovo governo di sinistra difende la sovranità nazionale e, mentre parla di socialismo comunitario e ricorda il “Che” Guevara, conferma di fronte agli Dei il Guénon che ne Le Symbolisme de la Croix desume “che le tradizioni dell’antica America non siano andate del tutto perdute come si pensa”.
Morale(s) della favola: che i Condor delle Ande diano buoni consigli alle Aquile degli Appennini.
Sandro Consolato
Un’ampia serie di articoli e fotografie dalla stampa internazionale sul rito di Tiahuanaco e sulla religiosità autoctona boliviana è stata immessa, fin dal 22 gennaio, sul forum on line del MTR: vedi www.saturniatellus.com, sezione
Dalla stampa quotidiana, discussione dal titolo Riti millenari.





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