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Iran. Quale futuro?
A 28 anni dalla rivoluzione, la Repubblica Islamica affronta il momento più critico della propria storia.
E’ in corso il passaggio di potere tra i vecchi clerici settantenni e la seconda generazione di rivoluzionari.
Contemporaneamente, i rapporti con gli USA, a causa del controverso programma nucleare, non sono mai stati peggiori.
Il potere reale attuale deve la propria legittimità alla cacciata dello Shah, nel 1978.
Tuttavia, quello instaurato dall’ayatollah Khomeini è un regno spirituale ormai stanco.
E’ quanto pensa Mahan Abedin, un americano di origine iraniana che lavora per la Jameston Foundation, certamente tra i massimi esperti del regime persiano.
La popolazione negli ultimi cento anni è raddoppiata, arrivando a 70 milioni. Più della metà, quindi, ha un’età inferiore ai 17 anni.
Il 60% è analfabeta. Il 60% dei tossicodipendenti ha tra i 14 ed i 16 anni.
Questi ragazzi, soprattutto nelle città, avanzano richieste di pluralismo e di liberalizzazione morale, contro l’ipocrisia dei grandi teologi che citano il Corano ma che vivono nel lusso, dividendosi i proventi del petrolio, controllando con mano di ferro i monopoli economici e commerciali, secondo una gestione clientelare.
Non sopportano che gli venga negata persino la possibilità di ascoltare musica pop.
Loro non hanno vissuto il regime da cui ebbe origine la rivoluzione religiosa.
Amhadinejad e la ristretta cerchia che sta dietro di lui lo sanno. Vogliono dare nuovo slancio a tale rivoluzione.
Hanno conquistato la propria legittimità sul campo, in una lunga guerra contro Saddam, armato dagli americani negli anni ’80. Una guerra vinta.
Ahmadinejad stesso viene dalle file delle guardie rivoluzionarie Pasdaran.
Uomini votati alla morte, fortemente ideologizzati, che hanno visto cadere centinaia di migliaia dei loro coetanei, sviluppando un nazionalismo estremo e una visione messianica della supremazia sciita sull’Islam.
L’ayatollah Ali Khamenei, il capo spirituale della repubblica islamica, non sembra avere alcun effetto su di loro.
Apparentemente, non cercano l’arricchimento privato: Ahmadinejad, anche con il suo stile di vita semplice, ha conquistato i voti delle masse impoverite che hanno creduto alle sue promesse egualitarie e sociali, indicate come l’essenza della rivoluzione di Khomeini , “il puro”.
Da agosto 2005, in pochi mesi di governo, Ahmadinejad ha sostituito importanti banchieri e personalità a capo delle finanze con compagni d’arme, giovani con un passato nei Pasdaran, cambiando profondamente l’esecutivo.
Lo stesso ha fatto con i propri ambasciatori, mettendo al loro posto uomini inesperti.
Gli attesi progressi economici e sociali, tuttavia, non si vedono.
Questo perché, come detto, il potere reale è ancora nelle mani dei vecchi clerici e della loro fitta rete di controllo clientelare del paese.
Da qui, molto probabilmente, tutti gli atteggiamenti provocatori verso gli USA.
La devastazione di una guerra rappresenta l’occasione di una «catarsi completa», la purificazione del regime dal “pensiero occidentale”.
I riformisti e i moderati sanno bene che un’aggressione americana sarebbe la fine, per almeno un’altra generazione, dell’emergente movimento pluralista, se non democratico, che nasce dal basso, dagli studenti di Teheran e dai ceti urbani.
E’ loro chiaro che gli estremisti della «seconda generazione» approfitteranno dello stato di guerra per prendere il pieno controllo della politica interna ed estera.
Gli ayatollah temono, a ragione, che un’economia di guerra porterebbe allo smantellamento di quella rete che oggi assicura loro potere e privilegi.
Ahmadinejad sa che, per le caratteristiche geografiche e demografiche, gli americani non potrebbero occupare il suolo ma effettuerebbero una lunga campagna di bombardamenti ad intervalli regolari, affiancata da un severo embargo ed isolamento internazionale.
Ha resistito Saddam per anni. Possono benissimo farlo loro.
A meno che non gli arrivi in testa una bomba atomica…
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Molti si chiedono come mai il quarto produttore al mondo di petrolio
voglia utilizzare il nucleare per finalità civili.
La Persia è il quarto paese al mondo per produzione.
Invito, però, a consultare anche i dati relativi alle riserve ed ai consumi.
Si può cominciare dalle fonti ENI e finire con l'Agenzia Internazionale per l'Energia.
Deve tenersi conto delle proiezioni relative ai prossimi 25 anni.
Ormai, le fonti rimarranno quelle attuali e non sono sufficienti all'intero pianeta.
L'Iran, che ricordo essere l'unico grande paese della zona mediorientale privo di armamenti nucleari (solo Israele ha una ventina di bombe atomiche...),
esprime l'intenzione di convertire il petrolio in valuta pregiata, in particolare EURO
(vedi nascita Borsa Petrolifera Indipendente il prossimo 20 marzo).
Ha già 'in tasca' un contratto commercialmente conveniente con la Cina che copre, appunto, i prossimi due decenni.
A me sembra normale che un paese in quelle condizioni voglia
investire quanto possibile in nuove energie.
Dovrebbero aspettare che il petrolio finisca?
Dovrebbero investire tutto nei mercati finanziari? In quali valute?
Sotto il controllo di quali banche?
Dovrebbero, forse, aspettare che il petrolio diventi una fonte energetica
ormai superata perché esaurita?
A quel punto, poi, dovrebbero iniziare ad acquistare tecnologia dai paesi che, nel frattempo, hanno avuto la possibilità di crearne?
Per quanto riguarda l'arricchimento dell'uranio in Russia, il discorso non è
ancora chiuso. E sarebbero, comunque, dipendenti da un terzo.
Bombardare ora l'Iran, con tutto quello che c'è, invece, intorno, farebbe riflettere.
Ci si preoccupa, o si finge di farlo, di un focolaio rischiando di appiccare degli incendi di colossali dimensioni.
Pietra contro pietra, scocca sempre la scintilla.
Il problema è porgere la mano piuttosto che la pietra.
C'è davvero l'intenzione di farlo? Da entrambi le parti?
E come si può favorire questo?
Con l'isolamento e le provocazioni?
Con vignette o magliette? Io credo di no.
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Sul fronte internazionale, H. Clinton critica la Casa Bianca di aver sottovalutato la minaccia iraniana e di aver affidato agli europei (EU-3: Francia, Germania, Gran Bretagna) la gestione della crisi.
La Casa Bianca è criticata anche dai cultori del cambio di regime, i quali accusano in particolar modo il Dipartimento di stato di aver bloccato al Congresso l’Iran Freedom and Support Act, dopo il passaggio in commissione a luglio dello scorso anno.
I diplomatici hanno fatto pressioni sulla leadership del Congresso per evitare che l’approvazione di una legge che finanzia l’opposizione democratica iraniana potesse far saltare le trattative tra Teheran e il terzetto europeo. Trattative che sono fallite ugualmente.
Il progetto di legge prevede l’assistenza alla transizione democratica in Iran attraverso il finanziamento diretto a gruppi d’opposizione laici, liberali e non violenti, il sostegno a televisioni e radio indipendenti e l’appoggio a un referendum nazionale sul regime.
Ricordo che un eventuale blocco del Golfo per un lungo periodo porterebbe il prezzo del petrolio alle stelle. Se ne avvantaggerebbero paesi come la Russia.
Riporto, infine, alcuni dati da cui è possibile trarre diverse conclusioni, secondo i propri punti di vista.La megalomania di Hussein rovinò tutto ma questi non era arrivato a quei livelli certo con i propri mezzi.
- - L’Iraq, al secondo posto mondiale per riserve di petrolio, con S. Hussein estraeva a ritmi molto bassi,
utilizzando i proventi in industrializzazione e modernizzazione.
- Fino alla guerra contro l’Iran, l’Iraq si stava avviando a divenire un paese altamente tecnologico,
con un’indipendenza alimentare favorita dai due grandi fiumi.
- L’istruzione godeva di grande attenzione:
molti iracheni studiavano in università europee e le donne avevano eguali diritti, con tutte le possibili carriere aperte.Armamenti
- - Il bombardamento del 1981 sulla centrale nucleare irachena in costruzione fu – per il diritto internazionale –
un puro e semplice atto di terrorismo, giacché non esisteva uno stato di guerra fra i due paesi.
- L’Arabia Saudita, primo produttore di greggio al mondo, investe quanto ricavato nella finanza internazionale, corse di robot su cammelli,
tornei di tennis sugli attici dei grattacieli, divertimenti per gli emiri… E sono considerati alleati degli USA.
- L’Iran ha di recente siglato con la Cina un contratto di fornitura per i prossimi 25 anni, a prezzi di mercato, di petrolio e gas.
- Il 20 marzo l’Iran darà vita ad una Borsa Energetica indipendente dove si possa pagare in valute diverse dal dollaro e, quindi, in Euro. (Petroeuro)
- La Cina si sta lentamente liberando delle proprie riserve in dollari – pari al 30% del debito interno USA-, convertendole soprattutto in Euro.
Arabia Saudita: armi chimiche e biologiche, arsenale balistico acquistato in Cina.
Siria: missili SS-26 Iskander russi con ipotetico obiettivo la centrale nucleare israeliana di Dimona.
Pakistan, India, Cina ed Israele hanno arsenali propri.
Iraq ed Afghanistan sono sotto il controllo USA.
Iran: missili Mosquit acquistati di recente dalla Russia.
I Mosquit sono capaci, partendo da postazioni terrestri, di colpire bersagli navali nel raggio di 200 km, quindi l’intero Golfo Persico.
Una nuova generazione di aerei, gli Azarakhsh, sui quali non si sa molto.
Sistemi missilistici Tor-M1 russi capaci di intercettare sia velivoli che ordigni, anche a guida laser.
Radar russi S-300 ed S-400, efficaci con gli stealth.
Lo scorso anno fu lanciato dal cosmodromo di Baykonur, in Kazachistan, il primo satellite iraniano destinato alla sorveglianza militare del Golfo Persico.
Nelle acque del Golfo, inoltre, l’Iran ha due sottomarini ex sovietici.
I missili iraniani Sharab III e IV possono raggiungere – con testate convenzionali di una tonnellata d’esplosivo – non solo Israele, ma il Mediterraneo centrale.
Gli Scud di Saddam Hussein avevano una testata di soli 100 Kg capaci di distruggere un’area pari ad un campo di calcio.
Ancora, i missili potrebbero essere armati con testate chimiche o biologiche.
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Alcune foto di ragazzi iraniani nel proprio paese: 1, 2
Gholam Ali Haddad-Adel, Presidente del Parlamento e consuocero di Ali Khamenei,
durante un discorso di Ahmadinejad: QUI
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Segnalo il sito internet delle Donne Iraniane in Italia.
http://www.donneiran.org/
Tra le numerose iniziative:________________________________________________
- - rimozione OMPI dall’elenco dei terroristi
- difesa dei diritti umani in Iran
- campagna promossa da Zapping
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un miliardo di morti ieri sera, aggiornati
