SCATTO FURIOSO DI BERLUSCONI: A VICENZA MASSACRA DIEGUITO & LUCHINO (E PRODI)
ARRINGA RABBIOSO: “ANDATE DI MENO IN CONFINDUSTRIA, ANDATE DI PIÙ SUI MERCATI!”
‘IL SIGNOR DELLA VALLE QUANDO PARLA AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO GLI DIA DEL LEI’
Erano le 12,54 quando nel grande padiglione della Fiera di Vicenza dove Luchino di Montezemolo voleva celebrare la sua (finta) neutralità politica, è entrato il Mago di Arcore leggermente piegato dal colpo della strega.
Anche il nervo sciatico (il piu’ lungo del corpo umano) ha dovuto arrendersi di fronte ad alcune fix di Voltaren e all’impeto del Cavaliere di Palazzo Chigi che messi da parte la sciatalgia, il timore di contestazioni e le regole degli organizzatori, ha fatto esplodere il suo intervento premeditato nel bunker degli imprenditori.
Ad accompagnarlo sorridente sul palco è stato
Maurizio Beretta, il monsignore-direttore di Confindustria che sogna la poltrona di direttore generale della Rai. I cinquemila industriali sopravvissuti a due giorni di lavoro (e a Prodi: applausi tiepidissimi), hanno accolto il premier con un boato deferente. Nulla a che vedere con la standing ovation del famoso Convegno di Parma organizzato da Antonio D’Amato, ma un minuto e mezzo di applausi per l’improvvisata del Cavaliere dolente (gli imprenditori del Nord-est sono in hgran parte aficionados di Forza Italia).
Ferruccio De Bortoli, che per due giorni ha dovuto moderare gli incontri e le tavole rotonde, ha salutato il Presidente con il consueto aplomb che ha esordito con il solito repertorio di battute e di barzellette.
“Ho avuto un diverbio con una sindacalista della CGIL – ha detto
Berlusconi -
e mi è venuto il colpo della strega. Dopo aver sentito Prodi, io che sono Ministro della Salute, ho imposto ai miei medici di infiltrarmi”. Applausi di conforto.
Poi è arrivata la barzelletta:
“Un vescovo medievale che fu pizzicato a mangiare una bistecca il venerdì, con il segno delle mani esclamo’: ego te battizzo piscem. Ecco, io mi sono battezzato in salute per venire qui”.
Applausi ironici.
Dalla platea si capisce che
Ferruccio non si eccita per queste battute dove il latino è massacrato, e cerca di seguire il suo copione.
La parola passa ad una giovane belloccia, Amelia Cangemi, imprenditrice di Roma che chiede lumi a
Berlusconi sul programma elettorale per i giovani. Il Cavaliere toglie la parola a
Giulietto Tremonti, che prima del suo arrivo aveva svolto il compitino con diligenza, e scalda i motori con un “Sono più bello di
Tremonti?”
E’ il segnale della fine di “Zelig” e l’inizio di “Lost”, dalla commedia al dramma: sta per abbattersi sulla platea, un torrente di parole che sale dalle viscere e comincia a tracimare. Il Cavaliere ritorna ai numeri, al ricordo di centinaia di leggi e di decreti, il motore aumenta i giri e anche le radici del nervo doloroso che scende fino ai glutei si ritirano mortificate.
“La sinistra parla di tassa di successione – urla
Berlusconi alla platea – di tassazione e di plusvalenze, ma la politica è idealità, è difesa degli interessi per chi ha lavorato tutta la vita e non puo’ accettare che il lavoro dei padri sia trattato alla stregua dei furbetti”.
I mille industrialotti rimasti in sala (molti erano già tornati ai loro modesti piaceri) si eccitano mentre nella prima fila Luca-Luca, Dieguito
Della Valle e il povero
Pininfarina si guardano perplessi. Non hanno capito che è solo il pestaggio iniziale e quando il lord inglese con la erre moscia,
Ferruccio De Bortoli, tenta di arginare l’eloquio, il Cavaliere gli salta al collo con queste parole: “direttore, se lei crede che il tempo sia più importante delle cose si sbaglia”.
Sono le 13,22 è l’ora della tempesta che si abbatte spazzando via il copione. L’attacco di
Berlusconi è frontale e va contro i giornali (Corriere della Sera, Repubblica, Stampa, Sole 24 Ore, Messaggero) “che scrivono cose ingiuste”, ma va anche contro la Confindustria che bolla in questo modo: “c’è qualcosa che non va nella sua radice se ogni mattina la sua radio mi attacca”.
I nipotini della vecchia signora di Viale dell’Astronomia nata nel 1910, si sentono feriti, mentre l’onda dei capelli di
Montezemolo e di
Ferruccio è scompaginata.
Il torrente travolge ogni resistenza. Il Cavaliere si alza in piedi paonazzo, le vertebre lombari godono come pazze. “Siate positivi, siate ottimisti – urla adesso
Berlusconi – Non è vero che c'è la crisi, è una invenzione dei giornali della sinistra. Siamo tra i primi in Europa per numero di automobili, di telefonini, lo saremo presto per i computer. La Borsa è salita del 54%, il valore delle case del 40%, abbiamo aumentato le nascite ma anche la radio di Confindustria (Radio 24) tutte le mattine non fa altro che attaccare il governo. C'è qualcosa che non va".
Su queste parole crolla il soffitto, la platea si divide tra fischi di riprovazione e cori di
“Silvio,
Silvio”. Crolla il modello del Convegno bipartisan che solo l’ingenuità di Luca-Luca poteva organizzare 21 giorni prima delle elezioni.
Ed eccoci al gran finale che arriva puntuale alle 13,26 preceduto da una botta tremenda al cuore della Associazione imprenditoriale. Dice testuale il Cavaliere: “andate di meno in Confindustria, andate di più sui mercati!”.
Sfregiati in casa.
Montezemolo è terreo,
Beretta ha le mani giunte di marmo, il design del volto di Pininfarina è sfigurato, mentre Dieguito
Della Valle scuote la testa mentre le labbra muovono le consonanti e vocali di
“vergognati”.
Berlusconi lo vede e se lo spolpa come un ossobuco infilando le dita nel midollo. “ Vedo che il signor
Della Valle scuote la testa. Lo invito la prossima volta a darmi del Lei, e non capisco quegli imprenditori che si mettono sotto il mantello della sinistra e di Magistratura Democratica. Evidentemente devono avere molti scheletri negli armadi”.
L’apocalisse e l’apoteosi si scontrano dentro l’orrendo padiglione della Fiera. Dieguito fa cenno di voler replicare, ma un boato di fischi lo inchioda alla poltroncina. Intanto il Cavaliere claudicante sta per lasciare le Folies Bergères.
Ferruccio De Bortoli vorrebbe fermarlo poi capisce che lo tsunami se ne va, e con l’aplomb del vecchio saggio gli dice: ”Vedo uno scatto straordinario, quindi è segno Presidente che sta bene”. Replica. “Mi sono guarito venendo qui!”. Grande,
Ferruccio, vero gentiluomo di classe che si riserva di tornare sull’evento con la penna carica di piombo.
Sono le 13,28. Scende il sipario con la chiusura di
Andrea Pininfarina che manda a quel paese
Berlusconi con il suo aplomb torinese. "Confindustria non fa del disfattismo. Sono le cifre a dire che il Paese sta scivolando indietro nelle classifiche".
E questa sera nella dimora patrizia dei Leoni Montanari, 200 ospiti scelti mangeranno un ottimo baccalà alla vicentina e avranno molto da dire.
Sulla porta saranno accolti dal Presidente di Confindustria che non voleva farsi tirare per la giacchetta (Smoking).
Dagospia 18 Marzo 2006