COMA: MAI IN ITALIA UN CASO TERRY SCHIAVO In Italia non dovrà mai esserci una Terry Schiavo. Nessuno, insomma, potrà avere il po tere di negare cibo e acqua a persone in stato vegetativo persistente. Ieri il Comitato Nazionale di Bioetica, a larga maggioranza, ha espresso “un no deciso alla sospensione dell’alimentazione artificiale e dell’idratazione” a tali pazienti che, và ricordato, hanno funzioni vitali normali e respirano autonomamente, pur non essendo, apparentemente, coscienti. Per intenderci, come se dormissero.
“Il punto è se tali pratiche possano configurarsi come accanimento terapeutico”, dubbio lecito di fronte a persone che vegetano anche per decenni e per le quali, a volte, le stesse famiglie stremate da solitudine e mancanza di sostegni, chiedono di staccare il sondino. Ma la risposta del Comitato è che “poiché possono essere alimentati e idratati anche dai familiari, non necessariamente in ospedale” dar loro cibo e acqua necessari per vivere “non è da considerarsi un atto medico ma un’assistenza di base che, come tale, non può configurarsi come accanimento terapeutico”.
Allo stesso tempo, però, di questi malati non possono farsi carico le famiglie solamente. Proprio per questo era apparso, mesi fa in televisione, Pietro Crisafulli, fratello di Salvatore, giovane catanese in stato vegetativo da due anni: Pietro aveva minacciato di staccargli il sondino se lo Stato non si fosse occupato del caso. Tutta la famiglia, infatti, fratelli e cognate compresi, aveva lasciato il lavoro per seguire salvatore, padre di 4 figli, incosciente dall’11 settembre 2003, quando aveva avuto un incidente.
Da quel giorno gli ospedali, dandolo per irrecuperabile, se lo erano rimbalzato, finchè ad Arezzo, a luglio, la testardaggine dei medici (un anno e mezzo dopo l’incidente) ne ha provocato il risveglio. Il caso è arrivato in tv e solo allora le istituzioni se ne sono fatte carico, assicurando al paziente quelle cure cui tutti dovrebbero aver diritto. E i risultati, guarda caso, non si sono fatti attendere: Salvatore prima ha mosso il braccio destro, poi la testa; ora ha compiuto il miracolo: ha ricominciato a parlare.
“La prima parola che ha detto è stata: mamma”, racconta la madre di 63 anni, che non lo lascia un istante.
E’ stato Salvatore stesso ad assicurare: “Mentre ero in coma capivo e sentivo tutto. Anche i medici che dicevano che non ero cosciente”.
Questo caso fa il paio con quello della ragazza americana, per 13 anni in stato vegetativo, che al risveglio, essendoci stata la tv accesa costantemente nella sua camera, era al corrente di tutto quello che era accaduto nel mondo.
Molto importante anche il caso della pellerossa che, la notte di Natale del 2000, si risvegliò dopo 20 anni di coma vegetativo.
LA VITA E’ SACRA E NON SI TOCCA!