Con l'approvazione della legge sulla par condicio gli spot elettorali, così come in Francia e in Inghilterra, vengono banditi dalle reti televisive nazionali. Banditi in apparenza, perchè al di là dei casi facilmente individuabili nei quali si confonde intenzionalmente la comunicazione istituzionale con quella politica, talk-show, dibattiti e format vari, offrono la possibilità ai candidati(che sono sempre gli stessi) di ottenre una campagna politica dotata di una copertura permanente.
Ma ciò non sarebbe sufficiente a narcotizzare a dovere l'elettorato se quasi tutti i giornalisti, e più in generale i cosiddetti opinionisti, non ci offrissero la loro impareggiabile professionalità. Infatti, strumento cardine della propaganda politica è l'utilizzo consapevole degli opinion leader: individui che unicamente per il fatto di presentarsi in televisione fino alla nausea, a volte anche nelle trasmissioni più volgari e imbecilli, godono di autorevolezza e consenso. Tale fenomeno venne teorizzato con l'idea del flusso a due stadi da Lazarsfeld e Katz nel 1955: superata la semplicistica relazione tra fonte della comunicazione e fruitore come semplice rapporto stimolo-risposta, i due ricercatori sottolinearono l'importanza della mediazione degli opinion leader tra radio e stampa e i settori meno attivi della popolazione, stigmatizzando l'importanza dell'influenza personale nella diffusione di massa di idee e di opinioni.
Nel 1973 è Gerbner a mettere in luce con la tesi della "coltivazione" l'importanza capitale che nella creazione dell'ambiente simbolico die suoi fruitori alla televisione, la quale sostituisce il suo messaggio(distorto) alla realtà dell'esperienza personale proponendosi come unico strumento di intepretazione dell'attualità. Gerbner inoltre sottolinea la distinzione della "coltivazione" dal meccanismo stimolo-risposta per il suo carattere graduale e cumulativo, dando importanza alla costruzione progressiva di convinzioni ed opinioni nel pubblico, in modo che un messaggio non sia mai slegato dai rpecedenti ma vada ad incastrarsi ed integrarsi nell'universo di senso precostituito dalle precedenti esposizioni mediatiche.
Si comincia così a delineare, come avverte Baudrillard, un modo di simulacra, immagini che sono copie di cui si sono perse gli originali, dove il confine tra la realtà e la sua rappresentazione si fa sempre più labile. L'individuo si perde e si annulla nell'istantaneità, bandita l'intimità e l'interiorità tutto si di-scioglie nella informazione e nella comunicazione, l'alluvione comunicazionale e gli iperstimoli offerti dai media precludono la risposta di chi li riceve e l'unica risposta possibile può essere rappresentata dalla strategia del silenzio, che mina il codice della comunicazione depotenziando gli effetti dei media.
Peraltro è intuibile come nella situazione odierna tesi e idee non omologate anche quando trovino la possibilità, seppur fugace, di sfruttare i grandi canali mediatici si confondano e depotenzino nel mare magnum del flusso comunicativo, lasciando di esse, quando va bene, poco più di un vago ricordo. A peggiorare il tutto si aggiunge il fenomeno della "spirale del silenzio" studiato da Noelle e Neumann, i presupposti della teoria sono la minaccia della società di isolare gli individui "devianti" e la paura che gli individui hanno di vivere nell'isolamento. Da qui la tendenza di molti a farsi guidare da opionioni dominanti nel loro ambiente, a dissimulare le proprie idee se ritenute minoritarie, e ovviamente a manifestarle se sono collettivamente accettate e ritenute politicamente corrette. Il risultato non sarà altro che una diffusuione sempre maggiore delle opinioni dominanti a scapito di quelle di minoranza, secondo un effetto a spirale appunto.
I giornalisti amplificano e promuovono questo circolo vizioso, nonostante troppo spesso si autoproclamino indipendenti, perchè per lo più agiscono e riferiscono i fatti secondo un "codice silente" attendendosi ad un cifrario ermeneutico condiviso ma tacito, che funge da strumento di guida e di censura nell'interpretazione della realtà.
Acutamente Carmelo Bene, in una battuta, riassunse ed interpretò l'attuale condizione di elaborazione e divulgazione dell'informazione sottolineando che "la notizia non ci informa sul fatto ma è la notizia che in-forma il fatto".
Questi alcuni aspetti della situazione mediatica e politica odierna, condizione che se esteriormente sembra essere salda, immutabile e granitica è in realtà, alla stregua di un crostaceo, affetta da una profonda inconsistenza interiore. Perchè è, e resterà fino alla sua fine, esclusivamente prodotto e strumento di quella classe dirigente che contraffacendosi e illudendoci si fa chiamare elite.
Classe che, come indica anche la progressiva scomparsa del voto di appartenenza, ha oramai perso del tutto il reale contatto con il popolo, offrendo quindi l'opportunità a coloro i quali siano impavidi, capaci e determinati di metter fine a questa avvilente pochade, smascherando così i suoi volgari commedianti.
NOTE:
1: Fermo restando che, come ricorda Marradi, "la rappresentativa va concepita comen un concetto di grado che può assumere innumerevoli stati intermedi tra l'assenza e la pienezza. Non è quindi un termine da usare in maniera dicotomica come se si riferisse a qualcosa che c'è o non c'è".




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