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  1. #2791
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    Splendida conferenza e ottima relazione di Domenico Savino, redattore di Effedieffe. Più di due ore di serrato e motivato attacco agli orrori e ai delitti della politica israeliana. La Professoressa Fiorani Piacentini ha sottolineato l'importanza delle organizzazioni umanitarie e internazionali per tentare di sanare le sanguinose ferite lasciate da quelle brutalità.
    Un ringraziamento al Cuib d'Avanguardia e ad Andrea Giacobazzi per l'imprescindibile collaborazione.

    Luca
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  2. #2792
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    Citazione Originariamente Scritto da Luca Visualizza Messaggio
    Notizie dall’estero: caduto
    il governo italiano

    In ordine ai fatti politici dei giorni scorsi, culminati con la caduta del governo italiano di Romano Prodi, la Comunità Antagonista Padana dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, fiera della sua anima indipendentista, rivendica il diritto all’assoluto disinteresse nei confronti della politica occupazionista portata avanti da quasi 150 anni dallo stato italiano. Nell’ottica di questo completo disinteresse e disprezzo possiamo (e vogliamo) però comunicarvi alcune considerazioni. Caduta la tremebonda ed inconsistente “coalizione di centro-sinistra” (ma ridateci almeno i comunisti di una volta, verrebbe da dire!), le strade percorribili si configurano sostanzialmente in numero di due: la prima vede un governo “tecnico”, affidato a qualche esponente dell’oligarchia economico-finanziaria, per qualche facile riforma elettorale (si ventilavano proposte di sbarramento elevatissimo, quasi a confermare che la governabilità in una democrazia si ottiene paradossalmente con delle misure palesemente antidemocratiche). La seconda opzione che prevede elezioni immediate potrebbe invece significare il rapido ritorno al governo della “coalizione del centro-destra” (ovvero la corte imperiale berlusconiana con codazzo di maggiordomi, stallieri, nani, vallette, falsi autonomisti, lobby ciellina e scherani neri liberi di giocare nel giardino di Arcore). Indipendentemente da quale scelta sarà fatta, l’oppressione statuale ita(g)liana è destinata ancora a continuare, mentre incombono sempre più cupe le nubi della recessione economica e della crisi sociale. Non c’è da sperare in una riorganizzazione e moralizzazione della politica dell’Italia. Dalle consulenze d’oro della Moratti all’immondizia della Campania di Bassolino, passando per la condanna di Cuffaro, si dimostra con evidente certezza come questo paese sia sostanzialmente irriformabile, indipendentemente dal colore del governo “nazionale” e da quello dei piccoli governi “locali”. Viviamo un vero conflitto di civiltà (questa volta vero e non finto) che vede da un lato gli onesti lavoratori e i popoli padano-alpini contrapposti ad una casta dallo spirito levantino che gongola quotidianamente nell’harem di privilegi inqualificabili. Non durerà a lungo, statene certi.

    Comunita’ Antagonista Padana
    Studenti Indipendentisti
    Dicevamo un anno fa...

  3. #2793
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    Gaza: massacro o nani e pummarole? Una risposta a Lorenzo Cremonesi
    (Vittorio Arrigoni)

    "Il sangue che imbrattava il pavimento del pronto soccorso, in realtà non era sangue. Ma pummarola. A' pummarola napuletana", ci dice un pizzicagnolo travestito da medico dell'ospedale Shifah che non vuole assolutamente essere citato, è a rischio la sua vita.
    "Le vittime negli obitori? non sono corpi umani, sono manichini. Andate a controllare nei negozi del centro. Hamas li ha saccheggiati di manichini e ci ha riempito i cimiteri" Ci dice commosso un commesso che non vuole assolutamente essere citato, è a rischio la sua vita.
    "i corpi dei bambini morti? Non erano bambini. Erano dei nani. Degli aguerrittissimi nani da combattimento reclutati dalle brigate Al Qassam" ci dice un beccamorto che non vuole assolutamente essere citato, è a rischio la sua vita.
    "Le donne trovate cadaveri sotto le macerie non erano donne, ma mujeaddin di Hamas che avendo saputo preventivamente dell'attacco erano corsi dal barbiere eppoi a farsi un'operazione a Casablanca" ci dice un visagista che non vuole assolutamente essere citato, è a rischio la sua vita.
    "Il fosforo bianco in realtà non era fosforo, odorava di eucalipto e veniva buono per farci delle inalazioni. A me ha curato il raffreddore" ci dice un farmarcista che non vuole assolutamente essere citato, è a rischio la sua vita.

    Lorenzo Cremonesi, inviato del Corriere della Sera, ha molto da insegnare alle nuove leve del giornalismo,col suo articolo pubblicato il 21 gennaio, pure troppo.
    Io che non ho mandanti se non una morbosa ricerca della verità, io che non sono un giornalista prefessionista, non scriverò mai per il corrierone, poco male, mi evito di intrattenere relazioni con redazioni che mi imboccano il pezzo, specie quando il boccone è così indigesto.
    Per la casacca che indossato durante tutto il massacro, con ricamata non la scritta PRESS ma bensì l'emblema della mezza luna rossa, dico a Cremonesi che le bugie hanno le gambe corte, in questo caso peggio, ce le hanno amputate.
    Anche io posso benissimo trovare persone disposte a dirmi che è stato hamas e non l'esercito israeliano ha sterminare più di mille palestinesi, e vi assicuro che ve ne sono, specie fra coloro che mangiavano nel piatto ricco dai corrotti di Fatah e ora sono a dieta. Sta ad un serio ricercatore distinguere una fonte attendibile da un attentato all'informazione.
    Nessuna ambulanza durante questi 3 settimane di tragedia è stata utilizzata da ai miliziani di Hamas e ai loro alleati della Jihad islamica. Ne sono assolutamente certo, perchè sulle ambulanze c'eravamo io e i miei compagni dell'ISM.

    Su quella ambulanze abbiamo rischiato la pelle, e un nostro amico paramedico, Arafa, ci è rimasto. 14 paramedici sono stati uccisi. I soldati israeliani sparavano alle ambulanze certi di quello che facevano, ovvero uccidere civili. Non abbiamo mai concesso ad un solo membro dell'almukawama, la resistenza palestinese, di salire a bordo di uno dei nostri mezzi. Quelli che ci provavano, venivavano spintonati giù, anche quando (ed è accaduto ) il guerrigliero era il marito di una donna che portavamo di corsa in una clinica a partorire. All'ospedale Al Quds sono tutti di Fatah. lo sanno pure i muri (le pareti infatti sono tapezzate di Arafat. Neanche una icona di Ahmed Yassin), così come allo Shifa. Al Awada di Jabilia invece parteggiano quasi tutti per il Fronte Popolare. E' una impresa trovare personale medico pro-hamas lungo tutta la Striscia, prova è che quando Fatah chiamò allo sciopero generale, incrociarono le braccia l'80% dei dottori. Se la resistenza avesse utilizzato gli ospedali come postazioni per combattere i medici li avrebbero fatti evaucare subito, rifiutandosi immediatamente di curare i feriti. Un atteggiamento come quello descritto da Cremonesi nel suo pezzo equivarrebbe ad un suicidio politico per Hamas, e Hamas non vuole suicidarsi, non ha fretta di andare in paradiso, è un movimento ben radicato sulla terra, che desidera ampliare i suoi consensi, quantomeno non disperderli. Scudi umani? A Tal el Hawa durante il massacro io c'ero, e nella zona abita il mio migliore amico, Abu Nader. Suo padre e i suoi amici in effetti sono stati usati come scudi umani, ma non da hamas, bensì dai soldati israeliani che giravano casa per casa a caccia di combattenti (lo hanno già fatto in passato, è una prassi: http://guerrillaradio.iobloggo.com/archive.php?eid=1524 ).
    Il conto delle vittime è possibe dimunisca di qualche decina di unità, come è possibile che invece aumenti. Nel raccogliere i dati che puoi riportavo nelle mie corrispondenze da questo inferno non aspettavo certo l'imboccata di hamas, come non accetterai mai l'imboccata di un giornale quando impone che si scriva contro il movimento radicale islamista per porre in secondo piano l'aberrante massacro appena accaduto. Le mie fonti erano le stesse utilizzate dai giornalisti palestinesi e dagli attivisti per i diritti umani locali: fonti ospedaliere indipendenti. Se poi i morti saranno anche cento in meno, non mi metterò a stappare bottiglie di champagne ne derubricherò questo massacro come meno efferato. Al momento ci pensa l'esercito israeliano a smentire Lorenzo Cremonesi: un suo portavoce ha infatti dichiarato al Jerusalem Post che le vittime palestinesi dell'offensiva "Piombo Fuso" su Gaza sono circa 1.300.

    5 giornalisti palestinesi sono stati uccisi durante i bombardamenti, diversi i feriti.
    Distrutta la sede della televisione Al Aqsa, il palazzo al centro di Gaza City che ospita Reuters CNN e Al Jazeera più volte attaccato.

    Si dice che la verità è la prima a morire durante una guerra.
    C'è qualcuno in via Solferino che si cimenta nella profanazione del suo cadavere.
    Restiamo umani.

    Vik


    Contatto e donazioni: guerrillaingaza@gmail.com
    telefono: 00972(0)59 8378945
    siti della missione: http://www.freegaza.org/ e www.palsolidarity.org


    (PS. un sentito, caldo, palpitante, grazie!, dal mio sanguinante cuore malconcio a tutti coloro che una donato una somma in sostegno ai diritti umani dei palestinesi che coi compagni dell'ISM ci sforziamo di salvaguardare)

    Fonte: http://guerrillaradio.iobloggo.com/archive.php?eid=1779


  4. #2794
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    L'olocausto negato di John PIlger

    "Quando la verità è sostituita dal silenzio” disse il dissidente sovietico Yevgeny Yevtushenko, "il silenzio è una bugia”. Potrebbe sembrare che il silenzio sia caduto su Gaza. Gli involucri dei bambini assassinati, avvolti di verde, insieme alle casse contenenti i loro genitori fatti a pezzi e le grida di dolore e rabbia di tutti coloro [rinchiusi] in quel campo di sterminio vicino al mare, possono essere visti su al-Jazeera e YouTube, persino intravisti sulla BBC. Ma l’incorreggibile poeta russo non si riferiva a quelle cose effimere che chiamiamo notizie; si chiedeva perché coloro che sanno il perché non parlano mai e perciò lo negano. Questo è particolarmente impressionante all’interno dell’intellighenzia anglo-americana. Sono i suoi componenti a detenere le chiavi delle miniere del sapere: le storiografie e gli archivi che ci conducono al perché.

    Essi sanno che l’orrore che regna su Gaza ha poco a che fare con Hamas o, assurdamente, col “diritto di Israele ad esistere”. Sanno che è vero il contrario: che il diritto della Palestina ad esistere è stato cancellato 61 anni fa, e che l’espulsione e, se necessaria, l’estinzione della popolazione indigena era stata pianificata ed eseguita dai fondatori di Israele.

    Sanno, ad esempio, che lo scellerato “Piano D” si è concretizzato nello spopolamento criminale di 369 città e paesi palestinesi da parte dell’Haganah (l’esercito ebraico) e che l’ingente massacro di civili palestinesi in luoghi come Deir Yassin, al-Dawayima, Eilaboun, Jish, Ramle e Lydda è presentato dalle fonti ufficiali come “pulizia etnica”. Quando giunse in uno dei luoghi di questo massacro, a David Ben-Gurion, il primo ministro israeliano, fu chiesto da un generale, Yigal Allon, “Cosa dobbiamo fare con gli arabi?”. Ben-Gurion, raccontò lo storico israeliano Benny Morris, “fece un gesto energico e trasudante indifferenza con la propria mano e disse: ‘Espelleteli’". L’ordine di espellere l’intera popolazione “senza tenere conto dell’età” fu firmato da Yitzhak Rabin, futuro primo ministro presentato come pacificatore dalla più efficiente propaganda mondiale.

    La terribile ironia di questo fatto fu affrontata solo en passant, come quando uno dei leader del Partito Mapan, Meir Ya'ari, notò "come facilmente" i leader israeliani parlassero di come fosse “possibile e ammissibile prendere donne, bambini e anziani e riempirne le strade perché questo è l’imperativo della strategia… chi si ricorda di chi utilizzò questi mezzi contro il nostro popolo durante la [Seconda] guerra [mondiale]… siamo inorriditi”.

    Ogni “guerra” successiva sostenuta da Israele ha avuto lo stesso obiettivo: l’espulsione della popolazione nativa e il furto di una porzione sempre più ampia di territorio. La bugia di Davide e Golia, delle vittime perenni, raggiunse il proprio apogeo nel 1967, quando la propaganda divenne una furia indignata che sosteneva che gli Stati arabi avevano attaccatto per primi. Sin da allora, alcuni rivelatori di verità per lo più ebrei come Avi Schlaim, Noam Chomsky, la defunta Tanya Reinhardt, Neve Gordon, Tom Segev, Uri Avnery, Ilan Pappe e Norman Finkelstein hanno smentito questo e altri miti e hanno portato a conoscenza di uno stato privato delle tradizioni umanitarie del Giudaismo, il cui ostinato militarismo è l’essenza di un’ideologia espansionista, senza legge e razzista chiamata sionismo. "Sembra", ha scritto lo storico israeliano Ilan Pappe il 2 gennaio, "che persino i crimini più orrendi come il genocidio di Gaza, siano trattati come eventi estremi, sconnessi da qualsiasi cosa avvenuta nel passato e non legati ad alcuna ideologia o sistema… Come l’ideologia dell’apartheid spiegò notevolmente le politiche oppressive del governo sudafricano, questa ideologia – nella sua versione più semplicistica ed in grado di riscuotere consenso – ha permesso a tutti i governi israeliani nel passato e nel presente di rendere disumana la vita dei palestinesi, ovunque essi siano e di cercare di distruggerli. I mezzi sono cambiati da periodo a periodo, da luogo a luogo, così come il modo in cui sono state raccontate queste atrocità. Ma è evidente un progetto di genocidio”.

    A Gaza, la fame obbligata e la negazione degli aiuti umanitari, il contrabbando di risorse vitali come la benzina e l’acqua, il diniego di medicine e cure, la sistematica distruzione delle infrastrutture e l’uccisione e la mutilazione della popolazione civile, il 50 per cento della quale sono bambini, hanno raggiunto lo standard internazionale della Convenzione sul genocidio. “È un’affermazione esagerata e irresponsabile” ha chiesto Richard Falk, il relatore speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani nei Territori Occupati palestinesi ed esperto di diritto internazionale all’Università di Princeton, “associare il trattamento dei palestinesi con questo primato nazista criminalizzato di atrocità collettiva? Penso di no”.

    Descrivendo un "olocausto in corso” Falk alludeva all’istituzione da parte dei nazisti dei ghetti ebraici in Polonia. Per un mese nel 1943, gli ebrei polacchi prigionieri guidati da Mordechaj Anielewiz respinsero l’esercito tedesco e le SS, ma la loro resistenza fu infine stroncata e i nazisti inflissero la loro vendetta finale. Anche Falk è ebreo. L’odierno olocausto in corso, che iniziò con il Piano D di Ben-Gurion, è entrato nelle sue fasi finali. La differenza è che oggi si tratta di un progetto congiunto israelo-statunitense. I cacciabombardieri F-16, le bombe “intelligenti” da 250 libbre GBU-39 acquisiti alla vigilia dell’attacco contro Gaza, essendo stati approvati da un Congresso dominato dal Partito Democratico, oltre ai 2.4 miliardi di dollari l’anno di “aiuti” per le attività belliche, danno a Washington il controllo di fatto. Appare improbabile che il Presidente eletto Obama non fosse informato. Esplicito sulla guerra della Russia in Georgia e sul terrorismo a Mumbai, il silenzio di Obama sulla Palestina evidenzia la sua approvazione, che è ovvia, dati il suo servilismo nei confronti del regime di Tel Aviv e dei suoi lobbisti durante la campagna presidenziale e la nomina di sionisti come segretario di Stato, capo di gabinetto e principali consiglieri sul Medio Oriente. Quando Aretha Franklin canterà "Think”, il suo splendido inno alla libertà scritto negli anni ’60, in occasione dell’insediamento di Obama il 21 gennaio, sono sicuro che qualcuno con il cuore impavido di Muntadar al-Zaidi, il lanciatore di scarpe, griderà: "Gaza!".

    L’asimetria sotto il profilo della conquista e del terrore è chiara. Il Piano D è oggi l’"Operazione Piombo Fuso”, che è l’incompiuta “Operazione Vendetta Giustificata”. Quest’ultima fu lanciata dal Primo Ministro Ariel Sharon nel 2001 quando, con l’approvazione di Bush, utilizzò degli F-16 contro città e villaggi palestinesi per la prima volta. Lo stesso anno l’autorevole Jane's Foreign Report rivelò che il governo Blair aveva riferito il proprio “via libera” ad Israele ad attaccare la West Bank dopo che gli erano stati mostrati i piani segreti di Israele [che prevedevano] un bagno di sangue. È stata tipica del Nuovo Partito Laburista una complicità duratura e servile nei confronti dell’agonia della Palestina. Tuttavia, il piano israeliano del 2001, rivelava Jane’s, aveva bisogno di un attentato suicida come “casus belli” che sarebbe stato la causa di “numerosi morti e feriti [poiché] la vendetta è un fattore cruciale”. Questo “spingerebbe i soldati israeliani a distruggere i palestinesi”. Quello che allarmò Sharon e l’autore del piano, il generale Shaul Mofaz, il capo di stato maggiore israeliano, fu un accordo segreto tra Yasser Arafat ed Hamas per fermare gli attacchi suicidi. Il 23 novembre 2001, gli agenti israeliani assassinarono il leader di Hamas, Mahmud Abu Hunud, e riuscirono ad ottenere il loro "casus belli"; gli attacchi suicidi ripresero in risposta a questa uccisione.

    Qualcosa di straordinariamente simile accadde lo scorso 5 novembre, quando le forze speciali israeliane attaccarono Gaza, uccidendo sei persone. Ancora una volta ottennero il “casus belli” per la loro propaganda. Un cessate il fuoco avviato e portato avanti dal governo di Hamas – che aveva imprigionato coloro che lo avevano violato – fu interrotto dall’attacco israeliano e razzi di produzione artigianale furono lanciati in quella che era solita essere la Palestina prima che gli occupanti arabi fossero “spazzati via”. Il 23 dicembre Hamas propose di rinnovare il cessate fuoco, ma la farsa israeliana fu tale che il suo attacco a oltranza contro Gaza era stato pianificato sei mesi prima, secondo il quotidiano israeliano Ha'aretz.

    Dietro questo squallido gioco si trova il "Piano Dagan", il cui nome deriva dal generale Meir Dagan, che prestò servizio con Sharon durante la sua sanguinosa invasione del Libano nel 1982. Attualmente al vertice del Mossad, l’organizzazione di intelligence israeliana, Dagan è l’autore di una “soluzione” che ha visto la reclusione dei palestinesi in un ghetto delimitato da un muro che corre nella West Bank e a Gaza, un campo di concentramento a tutti gli effetti. L’istituzione di un governo fantoccio a Ramallah guidato da Mohammed Abbas è il risultato raggiunto da Dagan, insieme ad una campagna di hasbara (propaganda) diffusa attraverso i media occidentali in maggioranza servili, se intimiditi, in particolar modo in America, secondo la quale Hamas è un’organizzazione terroristica dedita alla distruzione di Israele e da “condannare” per i massacri e l’assedio del proprio popolo per due generazioni, parecchio tempo prima della sua creazione. "Le cose non sono mai andate meglio”, ha affermato il portavoce del Ministro degli Esteri israeliano Gideon Meir nel 2006. "Il risultato dell’hasbara è una macchina ben oliata". In realtà, la vera minaccia rappresentata da Hamas è il suo essere da esempio come unico governo democraticamente eletto nel mondo arabo, ricavando la propria popolarità dalla resistenza nei confronti dell’oppressore e tormentatore dei palestinesi. Questo è stato dimostrato quando Hamas sventò un colpo di stato della CIA nel 2007, un avvenimento che i media occidentali decretarono come “la conquista del potere da parte di Hamas”. Similmente, Hamas non è mai descritto come un governo, tanto meno democratico. Né lo è la sua proposta di una tregua decennale come riconoscimento storico della “realtà” di Israele e il sostegno ad una soluzione a due Stati ad una sola condizione: che gli israeliani obbediscano al diritto internazionale e pongano fine alla loro occupazione illegale al di là dei confini fissati nel 1967. Come dimostra la votazione annuale presso l’Assemblea Generale dell’ONU, il 99 per cento dell’umanità condivide questa soluzione. Il 4 gennaio, il presidente dell’Assemblea Generale, Miguel d'Escoto, ha descritto l’attacco di Israele contro Gaza come una “mostruosità”.

    Quando la mostruosità sarà stata portata a termine e la gente di Gaza sarà ancor più straziata, il Piano Dagan prevede quella che Sharon chiamò una “soluzione sul genere del 1948” – la distruzione di ogni leadership ed autorità palestinese seguita da espulsioni di massa in “acquartieramenti” sempre più piccoli e forse infine in Giordania. Questa distruzione della vita istituzionale ed educativa a Gaza è progettata per produrre, ha scritto Karma Nabulsi, un palestinese esiliato in Gran Bretagna, “una visione hobbesiana di una società anarchica: mutilata, violenta, priva di un’autorità, distrutta, spaventata… Guardate all’Iraq di oggi: è quello che [Sharon] ha pensato per noi, ed è quasi riuscito a renderlo realtà”.

    La dottoressa Dahlia Wasfi è una scrittrice americana che si occupa della Palestina. Ha una madre ebrea ed un padre iracheno di religione musulmana: “La negazione dell’Olocausto è antisemita” ha scritto il 31 dicembre. “Ma non mi riferisco alla Seconda Guerra Mondiale, a Mahmoud Ahmedinijad (il presidente dell’Iran) o agli ebrei Ashkenaziti. Quello a cui mi sto riferendo è l’olocausto di cui tutti noi siamo testimoni e responsabili che si sta compiendo oggi a Gaza e negli ultimi 60 anni in Palestina… Dal momento che gli arabi sono semiti, la politica israelo-statunitense non può essere più antisemita di questa". Ha citato Rachel Corrie, la giovane americana che è andata in Palestina a difendere i palestinesi ed è stata schiacciata da un bulldozer israeliano. “Sono nel mezzo di un genocidio”, scrisse Corrie, “che anch’io sto indirettamente appoggiando e del quale il mio governo è ampiamente responsabile”.

    Leggendo le parole di entrambe, sono colpito dall’uso della parola “responsabilità”. Rompere la bugia del silenzio non è un’astrazione complessa ma una responsabilità impellente che ricade su coloro che godono del privilegio di una tribuna. Con la BBC intimidita, per quel che resta del giornalismo, consentendo solamente accesi dibattiti all’interno di irremovibili confini invisibili, sempre con la paura della calunnia di antisemitismo. La notizia non raccontata, nel frattempo, è che le perdite di Gaza equivalgono [in percentuale] a 18000 morti in Gran Bretagna. Provate ad immaginare, se potete.

    Poi ci sono gli accademici, i rettori, i professori e i ricercatori. Perché tacciono mentre vedono un’università venire bombardata e sentono l’Associazione dei Professori Universitari di Gaza chiedere aiuto? Le università brittanniche sono, come ritiene Terry Eagleton, nient’altro che dei “supermercati [Tescos] intellettuali, che sfornano merci note come laureati anziché frutta e verdura”?

    Poi ci sono gli scrittori. In quell’oscuro anno che fu il 1939, si tenne alla Carnegie Hall di New York il terzo congresso degli scrittori e quelli come Thomas Mann ed Albert Einstein inviarono messaggi ed intervennero per assicurarsi che la bugia del silenzio avesse fine. Secondo una testimonianza, in 3500 riempirono l’auditorium ed un centinaio di persone fu mandato via. Oggi, questa potente voce carica di realismo e moralità è considerata obsoleta; le pagine delle riviste letterarie ostentano un’altezzosità ironica di mancanza di attualità; il falso simbolismo è tutto. Per quanto riguarda i lettori, la loro immaginazione politica e morale deve essere sedata, non accesa. L’anti-musulmano Martin Amis espresse bene questo in Visiting Mrs. Nabokov: "Il dominio del sé non è un difetto, è una caratteristica dell’evoluzione; è come stanno le cose”.

    Se questo è lo stato in cui sono le cose, siamo regrediti come società civilizzata. Perché quello che succede a Gaza è il momento determinante della nostra epoca, che o concede all’impunità dei criminali di guerra l’immunità del nostro silenzio, mentre travisiamo il nostro intelletto e la nostra moralità, o ci dà il potere di alzare la voce. Per il momento preferisco il mio ricordo di Gaza: del coraggio e della resistenza delle persone e della loro “umanità luminosa”, come la definì Karma Nabulsi. Durante il mio ultimo viaggio da quelle parti, sono stato ricompensato con uno spettacolo di bandiere palestinesi che sventolavano in luoghi improbabili. Era il crepuscolo e lo avevano fatto i bambini. Nessuno aveva chiesto loro di farlo. Avevano realizzato delle aste per le bandiere legando dei bastoni tra di loro, e un numero ridotto di quei bambini salì su un muro e ressero la bandiera tra loro, alcuni in silenzio, altri gridando. Fanno questa cosa ogni giorno quando sanno che gli stranieri se ne stanno andando, convinti che il mondo non si dimenticherà di loro.




    John Pilger è nato e cresciuto a Sydney, Australia e vive attualmente a Londra. E' stato corrispondente di guerra, regista e commediografo. Ha scritto da molti paesi e ha vinto due volte il titolo di "Giornalista dell'Anno", il maggior premio giornalistico britannico, per i suoi lavori in Vietnam e Cambogia.

    Titolo originale: "Holocaust Denied"

    Fonte prima: http://www.antiwar.com
    Fonte seconda: www.comedonchisciotte.org
    Fonte terza: www.ariannaeditrice.it


  5. #2795
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    Cartellone affisso il 14 settembre 2006
    Ricordo che il numero 27 de "Il Cinghiale Corazzato" uscirà il 23 febbraio 2009.
    La scadenza di consegna per i pezzi è non oltre il 10 febbraio 2009.

    Luca
    Comunità Antagonista Padana

  6. #2796
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  7. #2797
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    Citazione Originariamente Scritto da Luca Visualizza Messaggio
    Ricordo che il numero 27 de "Il Cinghiale Corazzato" uscirà il 23 febbraio 2009.
    La scadenza di consegna per i pezzi è non oltre il 10 febbraio 2009.

    Luca
    Comunità Antagonista Padana
    Questo numero invernale de "Il Cinghiale corazzato"
    conterrà un grosso e documentato speciale sul
    Revisionismo storico,
    tema molto centrale di questi tempi.

  8. #2798
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    bellissimo il manifesto de "I Veneti"

 

 
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